Dell'Olio Francesco

Intervista sul collettivo UBV

Autore: 
Dell'Olio Francesco
Per caso, mentre girovagavo per siti letterari, myspace e blog, mi sono imbattuto in questo interessante progetto: l'UBV, sigla di "Underground Book Village", un collettivo di scrittori che, come ci spiega Francesco Dell'Olio, socio fondatore insieme ad altri sette scrittori, che ha l'obbiettivo di fare emergere buona letteratura a prezzi modici. Un progetto giovanile ed innovativo che penso, se ben pubblicizzato, possa fare bene. Per l'originalità ma anche per la voglia di questi giovani e validi scrittori di emergere, di affermare le loro idee e di fare letteratura nel vero senso della parola.

Francesco Giubilei

http://caffestorico.splinder.com

 

L'UBV: che cos'è questo progetto e in cosa consiste?

L'Underground Book Village, del quale faccio parte, è un collettivo di scrittori... abbiamo deciso di unire energie e intenti allo scopo di proporre e far emergere ottima letteratura (ma a dire il vero siamo disponibili a
prendere in esame qualsiasi altra forma d'arte) a prezzi assai modici. Siamo tutti del parere che i libri debbano costare il meno possibile, ci piaceva l'idea che stava dietro ai vecchi e celebri Millelire di Stampa Alternativa... Nel nostro caso, però, si parla di libri in senso stretto, sia come formato che come numero di pagine. L'obiettivo comunque rimane il medesimo: spacciare libri a cifre irrisorie. L' U.B.V. è legato a Il Foglio Letterario di Gordiano Lupi nella lotta contro le case editrici a pagamento, contro i librai scorretti che disincentivano l'acquisto degli autori esordienti con le piccole case editrici e infine contro il caro-prezzo.

Come vi è venuta l'idea di fondare questo collettivo?

Come tutte le idee, parlando e confrontandoci. Io e gli altri colleghi che mi accompagnano in questa avventura, ci sentivamo già quotidianamente o settimanalmente perchè facevamo parte della redazione del Foglio Magazine e siamo quasi tutti autori della casa editrice Il Foglio. L'idea di fondare l'U.B.V. è nata così, quasi dal nulla e ha preso forma a poco a poco.

E' possibile farne parte o non accettate iscritti al di là dei soci fondatori?

Non abbiamo intenzione di creare un circolo chiuso, una casta, per cui siamo disponibili e oserei dire anche interessati a valutare nuovi ingressi, purchè le richieste provengano da persone valide e che credano nell'idea: non immagini quanto tempo occorra ritagliarsi, per portare avanti un progetto a più mani... anche perchè noi vogliamo fare le cose per bene e cerchiamo di essere il più perfezionisti possibile! Non abbiamo un direttore, si può dire che la struttura del collettivo si basi su una logica paritetica; ci confrontiamo, a
volte ci scanniamo perché ci muove la passione...

Chi sono gli scrittori che compongono questo collettivo?

Francesco Dell'Olio, che poi sarei io, Walter Serra, Alessandro Cascio, Emiliano Maromonte, Sasha Naspini, Frank Solitario e Vincenzo Trama.

Presto uscirà il vostro primo libro, ce ne vuoi parlare? Con quale casa editrice?

Il primo libro uscirà per i tipi de Il Foglio. E' incentrato sul tema del Destino: ognuno di noi racconta la propria storia di Dalila e Achille, cioè di un uomo e una donna che a un dato momento della loro vita si incontrano.
Ognuno di noi ha avuto carta bianca nel decidere la personalità dei due personaggi, l'epoca nella quale farli vivere, ognuno di noi ha deciso in piena autonomia se scrivere un racconto horror o giovanilistico o drammatico o d'amore o avventura, ecc. Abbiamo avuto solo dei paletti da rispettare, alcuni punti fissi o elementi che ritornano in tutti e sette i racconti e che non svelo, ma che potrete scoprire magari leggendo il libro quando uscirà. Ne è venuta fuori un'opera che oserei definire davvero interessante... Inoltre il volume sarà impreziosito da alcune foto di Maurizio Ravera.

Progetti per il futuro?
Per ora mi sto dedicando, appunto, al progetto U.B.V. che mi sta prendendo tutto il tempo libero. Poi si vedrà...

Cosa pensi del mercato editoriale italiano?

Ne penso bene e male al tempo stesso: bene perchè se non ci si limita a ciò che si trova sugli scaffali delle librerie ma si cerca, magari su internet o anche nelle librerie stesse ma negli scaffali più nascosti, si possono trovare davvero dei bei lavori. Male perchè ormai le librerie sono diventate vere e proprie aziende; non esistono più i librai nel senso stretto del termine, che ti consigliano andando oltre l'ultimo Faletti o Moccia... purtroppo però il mercato va in quella direzione: argomenti soliti, titoli allusivi e vendite più facili possibili... per i contenuti ripassare in un sedondo momento. Bisogna rimboccarsi le maniche e avere la voglia e la forza di non fermarsi a quello che ci propinano: chi conosce Maurizio Salabelle? Un autore italiano dei nostri giorni, davvero dirompente. Ma in libreria mica si trova... magari nei mercatini dell'usato. Ecco, ci sono rimasti quelli...

ISBN/EAN: 
00

Commenti

Amices,
segnalo il nuovo contributo di Francesco Giubilei. Buona lettura.

Dopo un po' di tempo torno su Lankelot.
Ho invitato l'autore a rispondere ad eventuali domande.
Intanto gliene faccio un'altra io.
In che anno è nato l'UBV?

Intanto, saluto Naspini Solitario e Trama, e tutti gli altri.
Le questioni trattate sono dibattute da un pezzo: la battaglia di Stampa Alternativa è antica, e condivisibile. La provocazione aveva senso, ma ricordo che aveva generato mostri. Traduzioni ridicole di opere importanti vendute da altri a mille lire. Libri che si sfaldavano appena aperti. Selezione sempre più ridotta, etc.
*
In generale, ripeto - i problemi non sempre sono i costi delle opere, ma le opere stesse: in particolare, come circolano, perché, attraverso quali canali distributivi e promozionali, e a quale prezzo. Distribuzione, promozione e recensioni sono i nodi, non tanto i costi. Quelli sono un problema editoriale. Spendere 10 euro per un libro non è un dramma per nessuno: non è un mistero.
Semmmai è un mistero che quei 10 euro vadano ripartiti tra l'editore, il libraio e il distributore in eguale misura o quasi, rispettando certi standard, e a volte più al promotore che all'autore. Quella è la battaglia. Liberarci dai parassiti.
Non abbassare i costi. Così, da autori, crepiamo sempre più in fretta e finiamo per fare altri due o tre lavori...

"contro le case editrici a pagamento, contro i librai scorretti che disincentivano l?acquisto degli autori esordienti con le piccole case editrici"

> La prima è facile. Chi mai si schiererà, tra i consapevoli dico e non tra gli scriventi, con gli editori-tipografi? Nessuno. E' un nemico talmente ridicolo che non ha più importanza parlarne.

La seconda meno. "Librai scorretti". Di quale libraio parliamo? Di quello di una volta - del libraio di quartiere - o della grande libreria? Sono mondi totalmente distanti... con regole e costi radicalmente diversi. E pubblico non sempre simile.
E in ogni caso: quanti tra i piccoli editori si smazzano presso i (piccoli!) librai per conquistare spazio? E come?

"Ne è venuta fuori un?opera che oserei definire davvero interessante? Inoltre il volume sarà impreziosito da alcune foto di Maurizio Ravera."

> Ecco. Leggeremo il libro.

"Male perchè ormai le librerie sono diventate vere e proprie aziende; non esistono più i librai nel senso stretto del termine"

> Su, su. Da quando in qua i negozi non sono aziende?
Di cosa stiamo parlando?

Insommma. Su certe questioni non spariamo così a casaccio.
Ci sono problemi gravi, gravi sul serio, e non si risolvono dicendo "il mio editore viene rifiutato dai piccoli librai". Questo è un effetto, non una causa. Indaghiamo le cause.
Spostare il mirino dalle dinamiche piccine a quelle grandi aiuterà a capire. Se no si rimane allo stato adolescenziale dell'autore che vuole essere letto e conosciuto da tutti in qualsiasi modo. Non vuole cambiare le cose, vuole cambiare la sua sorte.
Spero ne derivi un gran bel libro.

ave

Bene Gianfranco si prospetta un bel dibattito.
Intanto ti invito, vi invito, se non l'hai già fatto a firmare questa petizione:
http://controeditoriapagamento.splinder.com
contro gli editori a pagamento

Fatto.
*
Io il dibattito lo seguo se mi accorgo di parlare con chi sa di cosa stiamo parlando. Dei costi reali: di una casa editrice, della stampa dei libri, della distribuzione, etc. E delle dinamiche reali.
Altrimenti, se si parlotta tra autori sui libri che vendono poco e la gente che non legge perché un libro costa troppo (...), credo di avere già dato:). E preferisco parlare dei libri. Oggi, ad esempio, devo scrivere del bel libro di Naspini. Che esce per un editore invisibile in tante librerie, ma ben presente nelle fiere e sul web; i suoi introiti, ad esempio, sono ben diversi da quelli del piccolo editore che va in libreria. Sono migliori i suoi... e questo è un paradosso interessante.

Ave

"Indaghiamo le cause."
Quali sono le causa?
Discutevo con una libraria amica, vende bene, paga tre librarie, libraie non commesse.
Il problema è la gente, lei cerca di spingere libri di case editrici locali e piccole ma campa cdon i libri della Mondadori e & co.
Bisogna anche capire i libraia, quelli onesti, perchè è pieno di cialtroni.
Devono vivere anche loro, non possono tirarsi una zappa sui piedi togliendo i best seller, sopratutto in librerie di provincia, questa è la realtà.

"Io il dibattito lo seguo se mi accorgo di parlare con chi sa di cosa stiamo parlando. Dei costi reali: di una casa editrice, della stampa dei libri, della distribuzione, etc. E delle dinamiche reali."
Non sono un esperto Gianfranco, cerco di informarmi, semplicemente, qualcosa credo di sapere però.
A febbraio inizierò la mia prima vera e propria esperienza editoriale, se ti interessa te ne parlo in privato, e mi sto informando, è una giungla.

Esatto. E perché tutti i lettori confondono Mondadori con la qualità? Non perché è un marchio storico. Siamo pieni di marchi storici.
Per una questione di visibilità.
Dipende: dai media (tv, periodici, quotidiani), che raramente negano spazio alle (centinaia!) di nuove uscite annue M.;
dalle classifiche di vendita (già...) che naturalmente poggiano sulla visibilità nei media... e sulla tiratura. Pile di copie di un solo libro presenti in tutte le librerie sono ben altro da 1 copia 1 di un editore piccino. Ma per tirare tante copie servono tanti soldi...
Una tiratura del genere richiede grande distribuzione.

è tutto perfettamente calibrato: perché vivano le pubblicazioni - e le redazioni, non dimentichiamocelo... - dei 3 grandi gruppi, e le altre sopravvivano a fatica. Non è questione di cultura, né di qualità. E' una squallida questione industriale.
***
D'altra parte in quale nazione civile un autore che vende 2500 copie guadagna, in uno o due anni, quanto un caporedattore di un editore piccolo-medio in un mese o due? Quale logica maligna annulla il creatore per dare lavoro al manovale? La chiave, ripeto, è là.
In Italia tutti campano sui libri eccetto chi li scrive.
E' questo che mi ha stufato. E' questo il mio problema di autore, vivere della mia scrittura e non far vivere altri della mia scrittura.

10. Francesco, finisci gli studi. Liceo e Università.
Per lavorare seriamente c'è tempo. Esperienze editoriali ne avrai a dozzine negli anni. Solitamente, poco più che gratis.
*
Mi riferivo cmq alle dichiarazioni di Dell'Olio, non alle tue. Tu sei giovanissimo e hai pieno titolo per informarti e sbagliare. A me preoccupa il 30enne che parla come il 18enne, non il contrario.

"E? questo il mio problema di autore, vivere della mia scrittura e non far vivere altri della mia scrittura."
E come fare se il sistema è marcio?
E' un circolo vizio.
C'è una soluzione?
Fondare una casa editrice nuova, rivoluzionaria, l'ennesima? Ci hanno già provato in tanti, hanno quasi tutti fallito, ahimè.
Creare una libreria che vende libri di piccoli e medi editori?
Un mese poi esponi Moccia e Faletti.
Allora che fare?
Internet è l'unica, triste soluzione.

Non è triste, è una strada:).
Il problema è che forse è il momento di smettere di pensare a problemi che non ci competono - io non sono più editore e non so come altro sostenere piccoli e medi onesti, se non scrivendone e recensendo, tra i pochi in Italia, i loro libri: gratis - a meno di non voler fare un'industria.
Non siamo uomini d'industria, temo. E se c'è un'industria totalmente fallimentare, in partenza, per i costi e per gli introiti ridotti, questa è proprio quella del libro. Si regge su altre logiche.
*
La soluzione sarà, purtroppo, finirla con la mascherata e diventare autori-editori, sin quando non si diventa autori di un editore che può pagarti e dignitosamente per scrivere. Un sistema così serve solo a speculare sulla fatica e sulla passione degli autori, che in sé diventano ufficio stampa, promotori, organizzatori eventi, a volte revisori, etc. Chi è il vero editore, a quel punto? Chi ha stampato il libro o chi l'ha scritto e fatto circolare, senza guadagno (ma dando guadagno a tipografia ed editore)?
Insomma...
ragioniamoci su. Impariamo a impaginare con quark xpress e sgombriamo il campo dagli ultimi equivoci. Oppure faticosamente lottiamo per un anticipo da xxx euro per uno o due anni di lavoro:).
Basta poco:).

scrivi e studia e ama la Letteratura.
L'industria lasciamola industriare. Piccola e grande.
Chiacchierano senza risolvere i problemi degli autori. Punto.

Il tuo problema un giorno sarà - il mio problema è - camparci.
Questo è il punto. E in mezzo a tante ciarle, ideologiche ed economiche, quello è il nodo cruciale. Cfr. storia della letteratura italiana, capitoli tutti, biografie di quasi tutti gli autori.
*
L'educazione alla lettura e alla critica qui la facciamo da cinque anni, gratis, per tutti. Serve? Serve. Ma non cambia la realtà.
Non è televisione, questa. Non arriva a 2 milioni di persone, ma a 2000 al giorno. Continueremo per altri 50 anni spostando uno 0.05 del gusto e della sensibilità. A me basta questo, per sentirmi un po' meglio. Per la propaganda da centro sociale sono vecchio.

Interessantissima pagina, ancor più interessante dibattito.
Se può consolare, le grane degli autori risalgono a molti secoli fa. Le storie, come ben ricorda Gf, sono alla portata di tutti, su qualsiasi storia della letteratura - ah, non solo italiana.
Ci fu un tempo in cui autori ed editori dipendevano dai mezzi e dai capricci del potente di turno. Ancora oggi mi chiedo come quel genio di Manuzio potesse sbagliare clamorosamente i calcoli stampando un'opera (francamente illeggibile ma corredata di illustrazioni superbe) che fu il Polifilo. Un flop gigantesco. Manuzio, non fosse stato lui (il che significava per allora soprattutto un mare di idee già pronte per rimediare al danno), spariva per sempre.
Consiglierei a tutti gli aspiranti editori un po' di studio di storia della stampa e dell'editoria. I meccanismi sono interessantissimi, variano con i tempi e i luoghi, si intrecciano inesorabilmente alla storia delle nazioni, ma soprattutto alla storia della cultura e dell'istruzione (segnalo il vecchio ma sempre valido "Cinque secoli di stampa" di Steinberg e "L'editoria in Italia" di Rangone).
Esistono ancora le vere librerie, esistono da secoli le biblioteche che chissà perché nessuno mai ricorda, mentre spesso - soprattutto nelle città - sono luogo privilegiato di presentazione dei libri - assieme alle librerie più sensibili. Udine non è una metropoli, ma le occasioni non mancano. La biblioteca civica di Udine ha un'attività settimanale di presentazione di autori. Insomma...
Internet è una strada. Sì, Franco, sono d'accordo. Anche noi, ora, stiamo su questa strada ed è anche attraverso questa strada che la gente legge, si informa, si fa domande.

A margine, una testimonianza. Non è vero che si leggono solo Moccia e Faletti. Con una collega ho messo in piedi un servizio per acquistare con uno sconto abbastanza buono i libri per il nostro circolo dipendenti. Abbiamo scelto una piccola libreria indipendente, il circolo dà una mano. All'inizio la libreria ci aveva chiesto un impegno minimo di 300 euro al mese. Sono stati i mesi in cui ho investito in libri parte del mio stipendio, in attesa che il servizio prendesse piede. Adesso viaggiamo attorno ai mille euro al mese di ordini. Con mia grande sorpresa vedo girare editori di ogni tipo (i colleghi sono anche molto diversi per provenienza culturale) e Mondadori NON è il più richiesto.
L'anno scorso credo di non aver ordinato neppure una copia di Faletti e una sola di Moccia.
Invece abbiamo acquistato Meneghello, i classici (Svevo, Stevenson pubblicato da Iperborea) libri d'arte, moltissimi libri di storia e questo solo a Natale.

Questa è una bella notizia: ed è un ottimo esempio.
Azione, e azione di livello. Così si fa. Saluto tutto il circolo e le sue ideatrici;). Magnifico spirito (non ne dubitavo).

"Consiglierei a tutti gli aspiranti editori un po? di studio di storia della stampa e dell?editoria. I meccanismi sono interessantissimi, variano con i tempi e i luoghi, si intrecciano inesorabilmente alla storia delle nazioni, ma soprattutto alla storia della cultura e dell?istruzione (segnalo il vecchio ma sempre valido ?Cinque secoli di stampa? di Steinberg e ?L?editoria in Italia? di Rangone)."

> Entro dicembre 2008 ne scriveresti, per noi, qui?
Sarebbe un grande regalo - e un ottimo auspicio di consapevolezza per gli editori, aspiranti e meno.

entro dicembre 2008? direi che è un tempo ragionevole per presentarvi qualche caposaldo della storia della stampa e dell'editoria :))) Farà bene anche a me, un ripassino!

Sì sì però un po' prima.
Dicembre 2008 è un po' in là.
Intanto cerco di procurarmi i due titoli di Gianfranco.
Idelaura, mi puoi dare la tua e-mail o scrivermi a info@historicaweb.com
La tua idea del circolo mi piace, vorrei capire meglio però che magari ne parlo su Historica.

Ciao a tutti, vorrei inserirmi nel dibattito, che nasce dall'intervista che Francesco Giubilei mi ha fatto, dicendo la mia. Ciao Gianfranco, vorrei rispondere ad alcune tue note: "i librai scorretti che disincentivano l’acquisto degli autori esordienti con le piccole case editrici": non vedo perchè tu ti stupisca di questa mia affermazione: ti è mai capitato di andare in libreria a chiedere libri di autori cosiddetti emergenti, editi da piccole e sconosciute case editrici? Beh, a me capita spesso. E ti posso dire che nell'80% dei casi il libraio (o meglio: il dipendente con il quale parlo in quel momento) mi 'spinge' verso l'acquisto su internet... perchè poi "dovresti aspettare tanto tempo, poi ci sono le spese aggiuntive di contrassegno" ecc. opure: esempio della settimana scorsa. Ho chiesto alla libreria della coop un libro di Maurizio Salabelle (lo conosci? ottimo autore italiano), 'Il maestro Atomi' ripubblicato da Casagrande. Ora, a parte che sono stato guardato come se avessi chiesto un pezzo di luna, la risposta è stata: 'Ohi, è un libro un po' vecchio...' 'Vecchio?', dico io. 'E' stato ristampato nel 2004' E la commessa: 'Eh, 3 anni nel nostro mercato sono anche troppi'. Ora, tu come lo chiami questo comportamento? Io dico che il libraio disincentiva la vendita... Proseguendo: 'quanti tra i piccoli editori si smazzano presso i (piccoli!) librai per conquistare spazio', domanda che tu poni; mia risposta: non lo so... io stavo e sto parlando da lettore.

E ancora: "Male perchè ormai le librerie sono diventate vere e proprie aziende; non esistono più i librai nel senso stretto del termine”. La tua risposta è stata: "Su, su. Da quando in qua i negozi non sono aziende? Di cosa stiamo parlando?" Certo, ci arrivo anch'io che i negozi sono vere e proprie aziende... ma quello che volevo dire è che una volta (neanche tanti anni fa) potevi ancora incontrare il libraio che mandava avanti l'azienda con passione, che amava ciò che vendeva, che cercava anche di consigliare autori diversi dai best sellers... ora, con le catene Feltrinelli, Coop, Mondandori, ecc. questo si è un po' perso... E' questo ciò che intendevo per 'vecchi librai', che stanno scomparendo sempre di più, perlomeno nella mia realtà... Ecco perchè non accetto e rispedisco al mittente il tuo "Su certe questioni non spariamo così a casaccio". Infine una risposta a ldelaura: certo, so bene che non si leggono (per fortuna) solo Moccia e Faletti... Io non li leggo (o meglio, ho letto anche loro, per cercare di capire perchè hanno venduto così tanto) e come me tanti altri amici e conoscenti. La mia era solo una provocazione: perchè i Moccia, i Faletti e i Melissa P. hanno sfondato così tanto? e un Salabelle è un emerito sconosciuto? Potrei fare un paragone nel campo musicale: anche lì non si vendono soltanto i tiziano ferro, ma vai a chiedere in giro chi conosce qualche canzone degli Smog e vediamo quanti dicono di sì...

Ciao a tutti e grazie per lo spazio! Buone letture! Francesco Dell'Olio

Ave Francesco.
Benvenuto. Mi stupisco perché ti sei stupito tu. Da quando esiste la stampa in digitale - che ha ammortizzato i costi - i piccoli editori si sono moltiplicati. In libreria non si entra automaticamente.
In Italia ci sono migliaia di editori. Quale libraio può leggere tutto quel che viene stampato ogni anno o almeno può informarsi sul catalogo di tutti - grandi e piccoli? Nessuno.
Allora, tanti anni fa, sono diventati centrali promotori e distributori. E' una questione di logica, come vedi.
Logica industriale, certo. E teoricamente estetica. Se il promotore sapesse selezionare... volesse, meglio... e se rappresentasse un editore che può tirare tanto, senza certezza di rientrarci, allora...

Poi c'è da dire che pochi, tra i piccoli e piccolissimi editori, si disturbano ad andare fisicamente nelle librerie. Le ragioni puoi immaginarle. Costi in primis.
Sai come vengono ripartite le entrate per ogni libro? Sai qual è il reale margine di guadagno?

Il libraio appassionato lo trovi ancora oggi. Forse riesce a leggere anche lui 3 o 4 libri al mese. Certo non conosce tutto quello che espone. Forse neanche un decimo delle nuove uscite. Mi dici quando dovrebbe leggere? Mentre ti serve? Mentre tratta coi promotori? Quando torna a casa dalla moglie?
Magari, prima di lavorare era un buon lettore. E può parlarti di quel che ha letto anni fa. Magari fa una libreria di classici, rifiutando le novità. E può parlare di ogni libro. Vende solo ciò che ha letto lui. E' un'idea...un po' irreale.
Quindi, scusami, ma proprio non ci siamo.

(e guarda che lo stesso principio guida la ricerca di una buona birra artigianale. Non vado a cercarla alla SMA, vado a cercare direttamente il produttore o il distributore locale. L'industria, moltiplicando l'offerta, impedisce lo studio e la selezione intelligente.
*
Io sono un lettore forte. Diciamo 300 libri l'anno.
Casagrande è un editore svizzero. Ho qui il catalogo, aggiornato. Voglio studiarlo e ordinarmi qualcosa. In questo momento lavoro poco, posso leggere. Ricevo 1 libro ogni 2-3 giorni dagli editori. Ne ho circa 400 arretrati. Quando potrò godermi 1 pubblicazione Casagrande? Scavalcando gli altri?
Pensami libraio. Conosco parecchi editori e parecchie collane. Altre vorrei scoprirle. Mi piace stanare le primizie. Mi dici quando le scopro, se gestisco da solo la mia libreria? Mi fido, vado a naso - recensioni o segnalazioni - e ai lettori dico "ho letto che è fico"? E' questo che pensi come modello ideale?

Permettimi però una domanda: perchè io, libraio, devo avere dei problemi a ordinare Salabelle edito da Casagrande se un cliente me lo chiede? Lasciamo perdere il fatto che non riesca (comprensibilmente) a leggere tutto quanto espone (ma qualcosa leggerà, no?)... però perchè tende a rimandarmi all'acquisto su internet? E' questo che intendevo per libraio scorretto: cazzo, stai vendendo libri, mica frutta e verdura! Vorrai cercare di accontentare anche chi non cerca solo il libro che fa mostra di sè in lunghe pile sugli scaffali???
Continuo pertanto a credere di non aver detto fesserie... ti dirò di più: le grandi librerie, quelle che spuntano come funghi nelle graosse città, non le considero nemmeno come 'librai': ci sono i commessi e le commesse che il più delle volte non sanno neanche ciò che stanno vendendo, sono lì per lo stipendio, punto e basta. potrebbero stare in un negozio di bigiotteria che sarebbe lo stesso.
Ave atque vale,
Francesco

Più che scorretto è pigro. Casagrande non è Il Foglio.
E' distribuito da Messaggerie.
D'altra parte ti ricordo che se tu volessi realmente sostenere l'editore non dovresti ordinare in libreria, ma direttamente dall'editore. E' così che lo fai guadagnare...anche il 70 per cento in più del solito.
*
Quindi, pensaci bene la prossima volta - prima di ordinare in libreria, dico.

I commessi sono ex lettori. I promotori sono - se va bene - lettori di quarte, risvolti e bandelle. E anche nelle case editrici non tutti leggono: impaginano..:). Il libraio è sicuramente un ex lettore. Ma sappiamo bene che non basta. Il problema è QUANDO leggere se si lavora 8, 9 ore al giorno. Per dire. E questo al di là del problema GIGANTE della selezione: prendo 100 libri sui 10000 usciti, in narrativa, negli ultimi 5 anni.

Per rispondere a Giubilei: ogni grande azienda, privata o pubblica, ha un circolo dipendenti (i famosi CRAL o altre sigle). Perloppiù dietro il versamento di una quota associativa chi fa parte del direttivo cerca convenzioni commerciali, promuove gite, feste e altre amenità legate al tempo libero dei dipendenti. A una grossa azienda informatica è venuta l'idea di una convenzione per acquistare a prezzo ridotto i libri e i dischi (di solito i circoli dipendenti hanno degli sponsor commerciali). A me, moglie di un dipendente di questa ditta, è venuta l'idea di importare nella mia università, per il nostro cicolo dei dipendenti, la stessa cosa. Tutto qui, naturalmente.
Si può fare a fronte di molti soci e di sponsor che paghino dove il circolo non arriva. La differenza è che di mestiere io faccio la bibliotecaria (e soprattutto che come bibliotecaria ho lavorato per tanti anni nelle biblioteche pubbliche, adesso il discorso è molto diverso, il lavoro e i lettori sono diversi) e quindi conosco meglio i meccanismi, ho rapporti quotidiani con case editrici, distributori, commissionarie. Il resto lo fanno i miei colleghi: a loro segnaliamo periodicamente siti, offriamo qualche vetrina con recensioni eccetera (ho segnalato a vari colleghi anche Lankelot). Però devo dire che sono rimasta piacevolmente sorpresa: certo, fra i soci ci sono molti docenti, svariati laureati in materie umanistiche, ma non solo e da tutti è arrivato chiaro il segno di scelte abbastanza originali, meno scontate del previsto.

***

Ha ragione Franco: per far sopravvivere i piccoli editori occorre ordinare direttamente a loro ed è quanto io personalmente per me già faccio. Grazie a internet, prima di tutto.
Consiglio un altro libro interessante per capire i meccanismi della gestione di una libreria: Vendere l'anima (il mestiere di libraio) di Montroni (Laterza, 2006).
Quanto alla data di pubblicazione per cui un libro del 2004 è "un po' vecchio" non è una cattiveria del libraio, ma una realtà dettata dall'editoria. Estrapolo. "Dalla selezione non si scappa. In Italia ci sono in commercio circa 350.000 libri e se ne pubblicano 35.000 nuovi ogni anno" (p. 256)
Direi che alla luce di questi dati, il discorso di Franco appare molto chiaro e anche molto onesto.
Quando lavoravo in biblioteca, certo non potevo leggere mentre lavoravo (checché se ne pensi, il bibliotecario non è "quello che legge i libri" e neppure - solo - "quello che li presta"): avevamo poche ore di apertura durante le quali andava riordinato di continuo il materiale consultato, fatti i prestiti, registrate le fatture, catalogati i libri nuovi (lavoro che da solo richiede un tempo enorme, e va fatto bene altrimenti non si trova nulla), consigliati gli studenti che facevano ricerche, aiutati i lettori che volevano un libro rosso ma di cui solitamente non ricordavano altro ...eccetera, dalle due alle sette di sera. Chiusa la biblioteca, si facevano le otto per le statistiche e il riordino finale. Abitavo a 45 chilometri e non avevo famiglia, sennò non so. E mi è andata bene: c'erano (ci sono) comuni dove il bibliotecario deve organizzare incontri con l'asilo, le elementari, i cittadini, promuovere la lettura, disegnare cartelloni e fare le pulizie.
Leggevo la sera, le mattine libere (studiavo e non ne avevo a profusione), quando potevo e come potevo e quello che potevo.
Ero obbligata a fidarmi dei giornali specializzati, delle terze pagine, dei pareri di amici intelligenti e informati.

Immagino che non sia molto diverso per un libraio impegnato, davvero.

Vi racconto la mia esperinza.
C'è una rivista letteraria importante, conosco il direttore gli ho chiesto dove posso ordinarla e lui mi fa in casa editrice.
Volevo abbonarmi.
Casa editrice che ho anche promosso alcune volte sul mio blog, gratis.
Li contatto una, due, tre volte e non mi rispondono, si sono mangiati 35 euro o giù di lì, ecco questa è una cosa che mi fa girare i coglioni, scusate il termine.
Oppure.
Libro edito nel 2001, fuori commercio, ovviamente, è uscito nell'età della pietra.
Contatto l'editore che l'ha nello shop una, due volte, niente.
Queste sono cose che ci devono fare riflettere, molti di questi piccoli editori che fanno le vittime spesso si meritano questa situazione, piaccia o no è così.

"Ero obbligata a fidarmi dei giornali specializzati, delle terze pagine, dei pareri di amici intelligenti e informati." > E finalmente ci siamo arrivati. Siamo obbligati - alternative zero - a fidarci delle segnalazioni, dal momento che non è possibile - da nessun punto di vista: sia da studenti che da lavoratori - avere conoscenza di ogni singola pubblicazione; ci avviciniamo, credo, a 1/3500 nei casi migliori. Sbaglio?
La selezione è fondamentale. Ovunque. Il nodo è: chi fa la selezione. Chiaramente non può essere una libreria generalista...:)