DeLillo Don

Mao II

Autore: 
DeLillo Don

Uno scrittore che prepara il suo nuovo romanzo da decenni, non esce di casa e non vive più una vita normale. Un poeta invece è stato rapito dai terroristi a Beirut, ora è in ostaggio. Una fotografa ritrae con la propria macchina solo scrittori, mentre tutt'attorno il mondo sembra essere un vortice senza senso di masse, paure, ansie metropolitane.
Alcuni passi nei quali vengono citate le Twin Towers e il WTC, fanno venire la pelle d'oca.
E poi la descrizione iniziale dello Yankee Stadium e dei matrimoni di massa è fantastica (accadono realmente, mica si tratta di invenzione
http://it.wikipedia.org/wiki/Sun_Myung_Moon).

Un libro minore della bibliografia di Don DeLillo, che dimostra ugualmente la sua incredibile capacità di unire ad una narrazione serrata, intrigante, appassionante, una trama che ingloba spunti da thriller, da romanzo noir, cronaca d’attualità e da racconto di metafiction.
Bill Gray è uno scrittore. In passato ha scritto romanzi che hanno fatto la storia della letteratura americana, ma non si è mai piegato alle regole dello star system letterario. Vive nascosto, in compagnia dell’alcool e del suo agente Scott – e della compagna di sesso di quest’ultimo, Karen – che lo ha reso invisibile alla massa, nascondendolo progressivamente e creando un grande caso di “scrittore misterioso” e scomparso dagli scaffali. Intanto, la fotografa Brita Nillson – che di mestiere fotografa scrittori – intende dedicare i suoi prossimi rullini a lui. E a Beirut, un giovane funzionario svizzero (e poeta) è ostaggio di un gruppo di terroristi.

Bill Gray però ha voglia di tornare a giocare con il mondo e con la vita. Il suo libro forse è pronto per essere stampato, ma lui vuole fare qualcosa in più, vuole agire in una società che è soprattutto rappresentazione mediata e mediatica, nella quale non sei se non compari in video, in cui gruppi terroristici salgono alla ribalta delle cronache e dei telegiornali attraverso gesti estremi e agghiaccianti.
Le vite di questi personaggi si intrecciano in Mao II, che è il nono romanzo di uno dei maggiori scrittori americani e mette in scena la società moderna, con tutte le sue ansie, le paure nei confronti del prossimo. Un romanzo che parla della letteratura e del ruolo dello scrittore in questa società, ma anche dell’attualità, del terrorismo e delle disfunzioni operate dalla società di massa e dei mass media (che ci rendono sempre più poveri, soli, atomizzati).

Spunti per la narrazione, ovviamente – si capisce dal titolo – i dipinti di Andy Warhol simbolo della cultura pop, e anche l’idea dello scrittore nascosto e fuori dal sistema dei media (Pynchon, Salinger), che combatte soltanto attraverso la letteratura, ma molto spesso la sua lotta oltre che inutile è anche impossibile da realizzare (il nuovo romanzo di Gray ha una gestazione infinita).
Molti gli spunti di riflessione disseminati nel romanzo, e se pensiamo che il libro è del 1992 è possibile notare soprattutto la capacità profetica del testo – si parla di terrorismo e uso dei mass media da parte di questi gruppi - e il forte legame che il testo ha con gli Stati Uniti attuali: una grande nazione in crisi, una grande nazione che ha paura del prossimo, che è in guerra con un nemico invisibile e agguerrito (come tutto l’occidente, d’altra parte).

L’intero libro è pervaso da un senso di terrore e disagio permanente, come se debba improvvisamente accadere qualcosa di irreparabile, una catastrofe inattesa e devastante. Ad accrescere questo senso di disagio contribuiscono i dialoghi – disincantati, cinici, ridotti all’osso, all’apparenza inutili – e il senso di inadeguatezza nella società dello scrittore Gray, che da troppo tempo segregato e nascosto in casa, non riconosce più il mondo di cui fa parte. Che forse non lo merita.
La scrittura di DeLillo si insinua nel profondo, grazie anche ad un’ottima traduzione di Delfina Vezzosi, e lascia un retrogusto angoscioso ed un vago sapore lynchiano ancora tremendamente attuale.

DeLillo in Lankelot:


EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
Don DeLillo, Mao II, Einaudi 2003, tr. di Delfina Vezzoli. Il volume è uscito per la prima volta in Italia per l’editore Leonardo nel 1992

Antonio Benforte, marzo 2009

ISBN/EAN: 
8806161628

Commenti

ce l'avevo da tempo sul pc, dovevo solo ultimarla. un bel libro davvero, ho voglia di approfondire molto l'opera dello scrittore.

Uno scrittore che prepara il suo nuovo romanzo da decenni, non esce di casa e non vive più una vita normale. Un poeta invece è stato rapito dai terroristi a Beirut, ora è in ostaggio. Una fotografa ritrae con la propria macchina solo scrittori, mentre tutt?attorno il mondo sembra essere un vortice senza senso di masse, paure, ansie metropolitane.
Alcuni passi nei quali vengono citate le Twin Towers e il WTC, fanno venire la pelle d?oca.
E poi la descrizione iniziale dello Yankee Stadium e dei matrimoni di massa è fantastica (accadono realmente, mica si tratta di invenzione http://it.wikipedia.org/wiki/Sun_Myung_Moon).

1. Leggi "I nomi" senza paura. Ma non ti far mai prendere la tentazione di leggere "Running Dog", "Cane che corre". Romanzo carino, con alcuni temi in embrione che svilupperà nel migliore "I nomi" di quattro anni dopo. Ma davvero altalenante nella scrittura. Un libro che mi ha un po' deluso, anche perché mi aspettavo molto di più. Eh.

i nomi, ne hai scritto proprio tu.
leggo edizione pironti, oltre che einaudi

"I nomi" è davvero bello. "Cane che corre" è una bozza di preparazione. Ho comprato l'edizione Pironti perché:
1) l'ho trovata a due euro ;
2) la traduzione è la stessa di Einaudi
La qualità non è però la stessa, visto che il libro mi si è diviso in un paio di "fascicoli"...

branco, dopo che l'hai letto te lo compro io a un euro se ci stai. :)

5. ottimo a due euro, peccato per la scarsa qualità della legatura...

chi ha letto altro di DeLillo?

"Spunti per la narrazione, ovviamente ? si capisce dal titolo ? i dipinti di Andy Warhol simbolo della cultura pop, e anche l?idea dello scrittore nascosto e fuori dal sistema dei media (Pynchon, Salinger), che combatte soltanto attraverso la letteratura, ma molto spesso la sua lotta oltre che inutile è anche impossibile da realizzare (il nuovo romanzo di Gray ha una gestazione infinita)."

> Personalmente dubito dell'esistenza di Pynchon, mi sembra decisamente una creazione editoriale - peraltro, sballata - ma per adesso teniamo viva l'ipotesi che esista (io qualcosa di suo ho letto, e non ne sono uscito entusiasta).

Ma non dubito che combattere solo attraverso la Letteratura sia sbagliato. E' la strada. L'identità è una questione privata, è il ruolo la questione cardine...

8, "cosmopolis", senza restarne folgorato. L'ho quasi del tutto rimosso. Ma rispetto il suo sperimentalismo.

10. appunto, intanto. :)

a me avevano sconsigliato Underworld, che sapevo essere il suo libro più noto e importante...

Secondo me tra Ansuini e Brancolini (e Consonni, appena passa di qua) spuntano fuori consigli notevoli;).

Io in programma, tra le prossime letture, ho sul comodino Americana.

(lettura condivisa con noi? dai...)

beh, spero! Mi manca una recensione letteraria qui su Lankelot! (ma prima, vorrei mettere a fuoco quella su The Millionaire per il cinema!)

attendiamo...

6. Uh. Ma a quale ti riferisci? Li ho letti entrambi, Alessandro, ma "Cane che corre" (Running dog) l'ho trovato un romanzo discreto, mentre "I nomi", beh, spero che la mia recensione dica abbastanza. Avrei voluto scriverne una anche per "Cane..." (questo romanzo è rimasto integro anche dopo la lettura, quindi forse per l'altro è stato un caso) ma...preferisco lasciarlo lì dov'è. A mio avviso è un romanzo di preparazione per il seguente "I nomi", quindi vi si trovano tratti notevoli ed altri "inutili". Credo che tanto, in questo mio giudizio, faccia la sequenza di lettura che ho adottato, partendo da "I nomi" e andando indietro a "Cane...". Vabbé.
Comunque ho letto solo questi due di DeLillo.

Su questa recensione. Parli di capacità profetica di DeLillo, ma non è esclusiva di questo suo romanzo, ed anzi, la si ritrova sia in "Cane..." che ne "I nomi". Se vai alla mia recensione, trovi una citazione dalle pagine 136-137, in cui parla del terrorismo.
Poi DeLillo è attento ai media ed al suo utilizzo già in "Cane...", a partire dal titolo originale, "Running Dog" che è il nome di una rivista politicizzata. Inoltre è fissato con l'arte, e con il cinema in particolare. La ripresa del movimento. A quel che leggo nella tua rece, Antonio, e quel che ho letto io in quei due romanzi precedenti, Don DeLillo ha delle tematiche preferite che non abbandona di romanzo in romanzo, ma sviluppa adattandone il contesto per farle emergere. Se poi andiamo a guardare il contesto storico in cui scrive, notiamo che non c'è tanto di profetico, quanto un parlare dell'attualità del momento.
La cosa sconvolgente, a mio avviso, è che certi tratti degli anni '80 e '90 si ripetano anche oggi, tanto da far sembrare i suoi libri "profetici". La sua capacità di vedere sul momento quegli aspetti costanti.
Ricordo, ad esempio, un racconto dei primi anni '90 di un italiano che parlava di...vendite telefoniche. Oggi diremmo "Call center" e "precariato". Considerando il fatto che l'autore di quel racconto, Daniele Boccardi, è morto nel 1993, molto prima che i termini appena citati comparissero nel nostro modo di parlare...

Per Gianfranco: Boccardi mi sembra ti manchi. Gordiano Lupi ne ha scritto da qualche parte, mi sembra. Un autore che ti potrebbe interessare, a te, e ad altri. (Io purtroppo il suo libro non ce l'ho più, ma sono contento di averlo dato a chi l'ho dato(-:)

18. grazie per la segnalazione di uno scrittore che non avevo mai sentito, e che ora dopo una ricerca in rete scopro essere molto ma molto interessante. Cose sue sono uscite per stampa alternativa, soprattutto.

19. (-: Boccardi è toscano. Alcuni suoi racconti sono presenti in rete, nel Fondo a lui dedicato: http://www.associazioneilfondo.it/vite_minime.html

ciao a tutti sto uscendo purtroppo, io sono innamorato dei giocatori e di grest jones street, tomanzi dei 70, devo dire che rumore bianco mi ha deluso e in parte anche underworld, però devo leggere altro. sono sicuro comunque che in delillo mi piacciono cose abbastanza particolari, tipo i dialoghi, non sono uno che sta attento alla storia. comunque quando mi ricollego vorrei approfondire con voi, cazzo adesso devo proprio scappare. branco lo compro sul serio il libro!

21. Eh Alessandro...non lo vendo. (-: però sul sito di Pironti i titoli di DeLillo sono col trenta per cento di sconto.
Oppure puoi provare nelle grandi librerie, tra gli scaffali a sconto, io li ho trovati lì (un anno fa).

discreto catalogo pironti eh?

appena riesco post proprio qui un paio di pensieri sull'autore e su questo libro. io ho letto tutto il de lillo tradotto in italiano. devo solo recuperare alcuni pensieri su questo romanzo, che l'ho letto davvero un po' di tempo fa.

per me i migliori rimangono underworld (pallina da baseball---da ricordare anche Il gioco di Henry di Robert Coover) -rumore bianco e libra.
ma anche body art non m'è dispiaciuto.

arrivo. appena mi libero, anche se ci vorrà un po'.

[underworld, body art]

[underworld, body art] rimangono tra i desiderata, eh? ;)

[Underworld] Appena finisco

[Underworld] Appena finisco la rilettura mi dedico alla recensione che ho in serbo da tanto tempo. E' che è un libro così gigante che incanalarlo in uno scritto con una lunghezza decente e con un filo logico decente è abbastanza difficile per me. Stessa cosa per L'arcobaleno della gravità di T.P. ma anche per l'ultimo di T.P. Ci sono dei passaggi in Underworld che meriterebbero solo di essere letti e nient'altro.  

[underworld, e tp]

[underworld, e tp] comprendo...

[Underworld-Tp] E' che leggo

[Underworld-Tp] E' che leggo e rileggo spesso questo tipo di mattonazzi (fra i citati nelle recensioni di Delillo, ho visto anche Richard Powers del quale ho finito di leggere le opere tradotte in italiano) e mi trovo sempre in difficoltà quando decido di scriverne per Lankelot. Forse un giorno, con la testa libera. 

[underworld] sei già riuscito

[underworld] sei già riuscito nell'impresa... [Gaddis, per dire]. Riuscirai ancora. Se tu vuoi, riesci. Sempre.

[Underwordl-DeLillo] Esco

[Underwordl-DeLillo] Esco frastornato dalla rilettura di Underworld. Molti pensieri, troppi e c'è un rimando tragico all'oggi (ce ne sono anche altri ma ridurre il libro a qualcosa di profetico è un po' riduttivo a mio avviso) nelle ultime pagine del romanzo, ovvero le tragedie nucleari. Rileggevo la parte della visita a un ospedale kazako con le vittime delle radiazioni nucleari e pensavo allo spettacolo tragicocomico di quel giapponese che si ammala di leucemia dopo aver mangiato verdure contaminate. Pagine terribili quelle.

[underworld, nucleare]

[underworld, nucleare] immagino... vuoi provare a campionarne qualche passo?

 [Underworld] Un primo

 [Underworld] Un primo passaggo:

"Ci sta portando, praticamente, sottovento. Non che la clinica fosse sottovento rispetto alla zona degli esperimneti, durante gli anni delle detonazioni frequenti. Probabilmente a quei tempi la clinica non esisteva nemmeno. No, era la gente, a trovarsi sottovento, gli abitanti del villaggio che adesso sono i pazienti della clinica, e i loro figli, e Vicktor ci porta dentro e questa volta non siamo in un museo. Viktor è stato qui quattro volte, dice. Lo dice in tono difficile da decifrare. Tutte le volte che è andato al Poligon è passato anche di qui. Questo è un uomo che sta cercando di commerciare in esplosioni nucleari - con metodi più sicuro, senza dubbio - e viene qui per mettersi alla prova, per dimostrare a se stesso di non essere cieco alle conseguenze. Cieche sono le vittime, invece. Il bambino con due lembi di pelle al posto degli occhi, un bolo di carne spugnosa, stranamente somigliante a una cappella di fungo, che spunta ai due lati della fronte. I bambini completamente calvi allineati lungo una parete in mutande, in attesa di essere visitati. L'uomo con l'escrescenza sotto il mento, una cosa che ha vita propria, embrionica e pulsante. La bambina nata che indossa la T-shirt di un festival gay e lesbico di Amburgo, Germani, lunga fino al pavimento. Il cretino giulivo che gira per i corridoi a braccia conserte. La donna dai lineamenti intatti ma con la faccia praticamente dimezzata, occhi naso bocca, tutto ammassato in un arco inclinato che fluttua sopra le spalle come uno spicchio di luna." (pag.851)

[Underworld] Un altro

[Underworld] Un altro passaggio:

"La clinica è piena di gente sfigurata, afeta da leucemia, cancro alla tiroide, immunodeficienza. I dottori conoscono Viktor e ci lasciano girare dappertutto. Viktor parla con i pazienti e con le infermiere. Dice che ci sono anche malattie sconosciute, lì. E parole, sconosciute, fino a poco tempo prima almeno. Per molti anni la parola radiazioni è stata bandita. Non si poteva pronunciare negli ospedali vicino alla zona degli esperimenti. I medici la pronunciavano solo a casa, con le mogli o i mariti o gli amici, e forse nemmeno con loro. E gli abitanti del villaggio non la pronunciavano mai perché non sapevano della sua esistenza. Alcune stanze hanno degli arazzi alle pareti. I vecchi indossano la papalina, e siedono immobili nei corridoi squallidi. Ci fermiamo sulla porta della mensa a guardare un gruppo di giovani che pranzano. Hanno perduto i capelli, le unghie e i denti, e sono qui per essere studiati. Mi guardo intorno in cerca di Brian. 

-In questo posto regna la malattia. E ti dico una cosa, - spiega Viktor. - Danno la colpa a noi. Dicono che è tutto calcolato. I kazaki sono convinti di questo.

- Noi chi?

- I russi. Dicono che abbiamo tentato di assassinare l'intera popolaione. Non sempre l'Armata Rossa evacuava i villaggi prima di un esperimento. La gente vedeva il lampo e la grande nuvola alzarsi in cielo. Non sapeva cosa fosse. L'Armata Rossa faceva esplodere bombe all'idrogeno, capisci, molto potenti, e lasciavano un centinaio di persone nei villaggi per vedere le conseguenze.

-Tu ci credi?

-Io credo a qualunque cosa.

-Credi che lo facessero apposta?

-Credo a qualunque cosa. E' tutto vero. Ogni volta che facevano un esperimento, esponevano centinaia di città e villaggi alle radiazioni. Il Ministero della salute dice, Okay adesso alziamo il limite. E quando il limite veniva superato, Okay alziamolo ancora." (pag. 851-852)

E molto ma molto prima c'era anche il corrispettivo nei deserti statunitensi.

[DeLillo e giovinezza] E un

[DeLillo e giovinezza] E un passaggio sempre nella parte finale del libro che mi ha fatto ripensare a tante cose:

"Ho nostalgia dei giorni del disordine. Li rivoglio, i giorni in cui ero giovane sulla terra, guizzante nel vivo della pelle, imprudente e reale. Ero stolido e muscoloso, arrabbiato e reale. Ecco di cosa ho nostalgia, dell'interruzione della pace, dei giorni del disordine quando camminavo per le strade vere e facevo gesti violenti ed ero pieno di rabbia e sempre pronto, un pericolo per gli altri e un mistero distante per me stesso." 

[de lillo e giovinezza]

[de lillo e giovinezza] questo passo è stupendo.