Delfini Antonio

Vagabondaggio primaverile e altre prose

Autore: 
Delfini Antonio

Il letterato è un vagabondo che ruba. Un vagabondo che ruba alla natura e al signore, con ogni sguardo, un segreto dell'essenza del mondo. Il letterato è un viandante che ascolta. Un viandante che ascolta tutte le parole e tutti i profumi delle strade delle città, saccheggiandone i colori, e associandoli con impertinenza al suo passato. Il letterato è un cantastorie che bara. Un cantastorie che bara perché non ha vissuto niente, e pretende d'aver conosciuto tutto. Delfini è un grande letterato. Dimenticato. Ma adesso basta, vogliamo che diventi un letterato esemplare, e che sia interiorizzato.

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Introduce il Professor Luigi Martellini, curatore di questa plaquette Via del Vento, pubblicata nel 2007 in 2000 esemplari: “Sono, quelli qui riproposti, sei degli undici petits poèms en prose tratti da 'Ritorno in città', pubblicato in autoedizione nel 1931 dalla Libreria Vincenzi di Modena, in seconda edizione nel 1933 da Guanda”. Ovvero, “prose che, nel manifesto da Delfini ideato per la promozione, definiva di 'autore ignoto', contemporanee quindi a 'Note di uno sconosciuto' e a 'Un romanzo d'amore' (di cui pochi sapevano l'esistenza)” (p. 27).
 
Si tratta, secondo il curatore, d'un biglietto da visita d'un artista ventiduenne, padre d'una prosa-poesia atipica nel nostro Novecento. Diamo uno sguardo a questo biglietto, allora. Nel primo racconto, “Le trombe della sera”, ci ritroviamo in una città perduta nella valle, nascosta da un mantello di nebbia, ridotta a un bagliore per chi la guarda dalla campagna. Delfini ci accompagna dentro le sue stradine taciturne, e poi sotto i portici d'una contrada, a respirare gli odori delle botteghe dei fornai e dei pasticceri. Nessuno sembra avere un volto. Nella strada più deserta di tutte, una che sembra un capriccio senza meta, il silenzio corre come per riscaldarsi. Altrove, c'è un giovane seduto a una scrivania, sommerso dai libri. Guarda fuori dal vetro e comincia a ricordare. Ricorda una ragazza che forse avrebbe potuto amare, infine si sente sperduto in tutta quella monotonia. Sa che lontano c'è il clamore della vita vera, e non la nostalgia del passato.
 
Il secondo racconto, “La passeggiata”, ha un incipit che mozza il fiato; fa pensare a Kerouac e al primo Baricco, soltanto è stato scritto trenta o sessant'anni prima. Suona così:
“Sono andato dove non so, dove non sono forse arrivato, dove mi è piaciuto andare, perché la gente se ne avesse a male”.
La gente, questa “regina degli spazzini scioperati”, lascia la via libera e pulita. E tutto a un tratto, il viandante ascolta un suono di chitarra e un canto di ubriachi. E sente “un odor di fiori di campo sotto la luna, perché era giorno e la fantasia correva con la sera, così come alla sera va via il sole che nascerà domani”. È tutto libero, facile, bianco: niente macchine, niente avvocati, niente presenza di stupidità. Soltanto poesia, quella del sublime vagabondaggio che chi ama Stirner e Hamsun sa ben riconoscere.
 
Nel terzo pezzo, “C'è una ragazza alla finestra”, siamo ancora in un sogno d'artista: in un sogno in cui ci ritroviamo in una città: una città dalle casette bianche, e c'è il mare che “tutti i giorni sospira ora lento ora grave, e certe volte diventa cattivo” (p. 8). La notte nessun rumore. Soltanto vento, e nubi, a pulire le strade dalle cose del giorno. A un tratto, l'allucinazione d'una ragazza (eterno femminino?) che sta tutta in queste sue “braccia nude che mi spiegavano il mutamento delle mie mani accarezzando il gatto”, che sembrano quelle che De Gregori cantava in “Giorno di pioggia”, quando voleva scrivere alla sua donna una “lunga poesia per le tue braccia”. E l'allucinazione domina e vince l'artista, e si tinge di realtà: e infine, lui, esiliato altrove, spaventato dal grido notturno delle civette, sa che nella città del suo sogno c'è una ragazza alla finestra.
 
Quarto, e già ci si dispiace che questo sogno stia finendo, è “L'osteria senz'avventori”. Un'osteria che fa paura, le tendine sempre abbassate fino alle undici, e al di là del vetro gli occhi “enormi, desolati, rossi quasi come il fuoco se non fosse un grigio che appare qua e là attorno alle pupille, si appiccicano al vetro e guardano”. Sembra che tutto stia crollando (fatiscenza onirica), a partire dall'insegna “vino”, che è come se sgocciolasse, nera. C'è un mistero che nessuno svela – e tuttavia esiste. Fumoso, lirico, delfinide.
 
“Fumi di una giornata di pioggia”, penultimo gioiello di questa plaquette, è un'altra elegia della solitudine, un'altra evasione letteraria dalla provincia, sognando “il respiro della campagna” o la “soffocazione della grande città”; poi arriva la poesia. Così, come una folgorazione.
 
“Ieri sono arrivate le prime rondini. Sono tornate al vecchio nido che ho sempre veduto. Le ho udite cinguettare piano piano seguendo il ritmo noioso di questa giornata. L'acciottolato smosso del cortile, lasciando sfogo alla terra, manda un odor di primavera impura, che fa pensare a un mazzetto di viole gualcite e pestate” (p. 18).
 
E poi via, ricordi, nostalgia – tanta, di tutto, dell'innocenza sgualcita, dell'infanzia sguaiata, degli estranei spariti – e infine un cane che abbaia, da qualche parte. Nessuno sa dove.
 
Ultimo brano è quello eponimo. Il viandante torna a casa, “come sempre, senza aver fatto nulla nella giornata, che mi solchi la fronte e definisca di fronte a Dio e al mondo” (p. 25). Cosa sta cercando, Delfini? Malinconie e allegrezze: in una parola, sentimento. Quello puro, che sembra un colpo di cannone dato dal cuore al mondo, quello capace d'incrinare il tempo, d'innamorare Dio degli uomini. E della loro arte prima. La letteratura.

 
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Antonio Delfini (Modena, 1908 – Modena, 1963), poeta e scrittore italiano.
 
Antonio Delfini, “Vagabondaggio primaverile e altre prose”, Via del Vento, Pistoia, 2007. A cura di Luigi Martellini.
 
Prima edizione: Qui appaiono sei degli undici piccoli poemi in prosa di “Ritorno in città” (autoproduzione, 1931; Guanda, 1933).
 
Approfondimento in rete: Ilde Menis segnala: ottima ed esaustiva la voce di Wikipedia qui / a completamento, una interessante disamina della poesia di Delfini ad opera di Francesco Mandrino, qui
 
In Lankelot: articoli su ANTONIO DELFINI.
 
Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Marzo 2010
ISBN/EAN: 
9788862260008

Commenti

Il letterato è un vagabondo

Il letterato è un vagabondo che ruba. Un vagabondo che ruba alla natura e al signore, con ogni sguardo, un segreto dell'essenza del mondo. Il letterato è un viandante che ascolta. Un viandante che ascolta tutte le parole e tutti i profumi delle strade delle città, saccheggiandone i colori, e associandoli con impertinenza al suo passato. Il letterato è un cantastorie che bara. Un cantastorie che bara perché non ha vissuto niente, e pretende d'aver conosciuto tutto. Delfini è un grande letterato. Dimenticato. Ma adesso basta, vogliamo che diventi un letterato esemplare, e che sia interiorizzato.

[speciale Delfini] in

[speciale Delfini] in corso... http://www.lankelot.eu/forum/index.php?topic=3213.0 aderite, è il caso.

Intanto...una richiesta in meno nell'archivio desiderata. Qui per tutte le altre: http://www.lankelot.eu/desiderata.html

[hammer] Luca! Delfini è

[hammer] Luca! Delfini è proprio tuo.

[delfini] Sembra molto bello

[delfini] Sembra molto bello e poetico...

[delfini] appunto, è tuo;).

[delfini] appunto, è tuo;).

''Tante volte avevo pensato

''Tante volte avevo pensato alla disonesta' e non mi era mai riuscito nemmeno di immaginarmi come si potesse essere disonesti, cioe' come si potesse raggiungere la pratica  della disonesta'''.


Antonio Delfini, dal racconto ''Simulazione'' (da ''La Rosina perduta'', Vallecchi 1957)


Prosa poetica, in genere: stile eccelso, Delfini... maestro dominatore di stili, anzi. Novelliere nell'anima, per vocazione!

(Delfini). Bene. Non ho avuto

(Delfini). Bene. Non ho avuto tempo di scriverne, ma ho apprezzato quel poco che ho letto...vedrò di rimediare...

[Delfini] E' incredibile ma

[Delfini] E' incredibile ma non riesco a trovare niente di Delfini nelle biblioteche che consulto solitamente. Mi fa rabbia anche perché dopo aver letto uno speciale a cura di Paris sono ancora più curioso...

Ciao, Paolo e brigata: io ho

Ciao, Paolo e brigata: io ho in casa l'edizione originale Vallecchi del '57 della ''Rosina perduta'' - che acquistai ai remainders negli anni '90. Chissa' oggi cosa si trova in giro, bah... presumo poco. In Italia si stampa troppo, troppi editori lucrano per un mese su un libro e poi lo mandano a quel paese - bello o brutto, che ne sa un editore di oggi della bellezza? Nulla. E' cosi'. Adattiamoci, eh...

[biblioteche, Delfini] oh

[biblioteche, Delfini] oh Paul, Ilde ti direbbe: "c'è il prestito interbibliotecario!". Luca ha già sperimentato quanto sia comodo e ben fatto:). Sai già di cosa si tratta?

[prestito interbibliotecario]

[prestito interbibliotecario] sì, confermo, non ho visto un libro a pagarlo. Ma io vivo oltremare...

[Delfini in biblioteca] Luca,

[Delfini in biblioteca] Luca, è scandaloso. Ma le poste finzionano oltremare? E allora? Come è possibile.? Io avrei fatto un casino se la biblioteca della mia città non mi avesse procurato i libri richiesti.


Per la ricerca nelle biblioteche italiane : http://www.aib.it/aib/opac/mai2.htm3


Naturalmente non pretendiamo che la biblioteca del paesello possa avere i libri dalla Nazionale Centrale di Firenze, ok? (che tra l'altro è una biblioteca di conservazione, assieme alla Nazionale Centrale di Roma, e non presta niente a nessuno).


Andiamo nella biblioteca della città capolupogo di provincia ed ESIGIAMO il servizio di prestito interbibliotecario. Potrebbe essere a pagamento, sappiatelo.

[Delfini in biblioteca/2] I

[Delfini in biblioteca/2] I racconti di Delfini venivano proprio da un prestito interbibliotecario :)

[ilde] sulle poste...

[ilde] sulle poste... Pensa: ho spedito un pacco qui, a Sassari. Sai che giro ha fatto? Sassari-Cagliari-Bologna-Sassari. Io ormai non ci capisco più niente...

[Delfini-poste italiane]

[Delfini-poste italiane] Guarda, è un casino incredibile... Per il prestito interbibliotecario ho provato anche alla biblioteca di Lettere e Filosofia ma hanno dei tempi assurdi, ridicoli. In pratica m'hanno fatto capire che il volume in questione deve essere "consigliato" dal professore di turno. Una vergogna.

[Delfini-prestito

[Delfini-prestito bibliotecario] Di buono c'è che ho trovato praticamente tutta la produzione di Fleur Jaeggy e qualcosa di Pontiggia :)

[Sardegna! Alla riscossa per

[Sardegna! Alla riscossa per il prestito interbib.] Cari amici, stampatevi una copia di questo doc.  risalente al 2008 http://www.sardegnabiblioteche.it/documenti/2_57_20080429113800.pdf e  andate alla sede della biblioteca regionale a Cagliari.


Chiedete di accedere al servizio di prestito interbibliotecario, che una vostra amica bibliotecaria al Nord vi ha ASSICURATO essere GARANTITO da tutte le biblioteche di una certa dimensione sul territorio nazionale.


Come d'altra parte dichiarano loro stessi online. E gli mostrate il documento.


In Sardegna il prestito interbibliotecario è compreso fra i compiti dei sistemi bibliotecari così come all'art.16, comma 4c della legge regionale 14/2006 (il testo integrale è online) .


Non è ammissibile che una biblioteca pubblica rifiuti di fare questo servizio. Sardi, insorgete!!!!!!

[Prestito] Grazie Ilde!!

[Prestito] Grazie Ilde!!

[delfini] la sensazione, in

[delfini] la sensazione, in generale, è che serva parlarne: che possa fare bene. Magari qualche editore si dà una svegliata... lamentiamoci così, civilmente, schedando l'introvabile:)

[delfini] d'accordo, è

[delfini] d'accordo, è importante che vengano ripubblicati i gioielli passati, ma la biblioteca ha delle funzioni imprescindibili dalle quali non può chiamarsi fuori. Questo ha poco a che vedere con i libri nuovi o vecchi. Dalle mie parti, causa i pochi finanziamenti (endemici) a queste istituzioni, il prestito interbibliotecario serve anche per le novità editoriali. I consorzi servono per questo: l'ultimo Marai, tanto per fare un nome che mi sta simpatico, lo comprano alla biblioteca civica di udine e in un paio di altre biblioteche di provincia. Poi si fa girare a seconda della biblioteca che lo chiede. Ovviamente il bravo bibliotecario ha il polso della propria utenza e sa se sacrificare 18 euro (ragazzi, ma voi avete idea di che assegnazioni annuali abbiano mediamente le biblioteche pubbliche dai comuni? no? beh, se vi dico una miseria credetemi) per comprare un libro che sa essere richiestissimo (piuttosto che doverlo richiedere 10 volte al mese a tutte le biblioteche del circondario).


Libreria e biblioteca sono luoghi piuttosto diversi, uno improntato allo scambio commerciale dei libri, l'altro allo scambio gratuito degli stessi.


Il comune denominatore sono i supporti cartacei e multimediali della conoscenza e questo è un dato importante, che però vi assicuro non commuove né gli editori, né gli amministratori, né i ministri ...


E' tempo che io recensisca un ottimo recentissimo libro - letto di corsa qualche tempo fa -  sugli sviluppi impensati delle biblioteche, soprattutto all'estero, dove questi luoghi si integrano con il tessuto cittadino in modo veramente straordinario.


In Italia siamo al solito qualche anno-luce indietro.


 


 


 

[ilde] aspettiamo, allora;)

[ilde] aspettiamo, allora;)