"Ne Il segreto dell’uomo solitario la Deledda si allontana coraggiosamente dal cliché del suo stesso narrare, superando una “regionalizzazione narrativa per tentare una tematica e un’ambientazione non legate al mondo insulare d’origine e non caratterizzate da un impegno di realismo e di denuncia” (Aldo Maria Morace in prefazione).
Si staglia così un universo nuovo, dove il consueto respiro descrittivo della narratrice nuorese si distende a nuovi approdi. Siamo in una non meglio precisata località marittima. C’è un spiaggia, una casa isolata abitata dal protagonista, Cristiano l’uomo solitario, e un paese vicino che gli da modo di tornare alla realtà per acquistare il necessario alla sopravvivenza.
Cristiano vive solo e sembra trovarsi in una posizione di autocompiacimento coccolato dal ritmo atarassico di una natura che sembra isolarlo dal resto del mondo. È consapevole delle possibilità autodistruttive di una vita così marcatamente appartata. Una siepe che circonda la casa impedendo sguardi indiscreti, un cancello e un pozzo con il quale si rifornisce d’acqua (elementi ciclicamente ritornanti nella panoramica deleddiana del testo) gli regalano l’illusione da alcova perfetta e indisturbata.
A spezzare questa aritmia del vissuto è la contadina Ghiana che ha il permesso di varcare il cancello per vendergli uova, latte e galline. Ghiana, benché sposata, non rifiuta di essere posseduta carnalmente dall’uomo solitario di cui sembra conoscere un infausto segreto nascosto tra le torbide pieghe del suo passato.
Cristiano mostra però un infantile affetto per la contadina, una inspiegabile morbosa gelosia, ma nel coito sembra non si vada oltre la semplice visione della donna come oggetto di possesso e piacere maschile; ne è ben conscia Ghiana che umilmente si porge all’uomo che ama, senza voler in cambio nessun segno tangibile: egli comprerà la gallina alla ragazza solo dopo aver sopito i suoi appetiti sessuali. La natura, gli oggetti nella casa, ogni cosa si carica di un valore simbolico oltrepassando il confine realistico di una narrazione, punteggiata fortemente da un lirismo che cristallizza il paesaggio ma non in un quadro statico, bensì noto; in altre parole la ricercata poetica narrativa che si insinua nel periodare deleddiano, e rischierebbe di cristallizzare l'ambientazione, rivela invece una mano sapiente in grado di coinvolgere il lettore in qualcosa che valica il traliccio tra letteratura e vita.
Vi è nella Deledda la padronanza della rappresentazione: sa aggirarsi nelle sue creazioni e cangiare un colore, un sapore, un odore, ma mai a caso sempre in parallelo con il vivere dei suoi personaggi. La trasposizione di certe descrizioni del contesto riporta alla memoria paragoni con pittori fiamminghi, con i quali vi è probabilmente in comune, in quel certosino affinamento dei particolari più insignificanti, in quel gioco di rifrazioni perfette, in quel virtuosistico illuminare chi l’occhio, chi la mente del fruitore, un respiro di inquietudine che non cessa mai di scuotere le pagine del romanzo sino alla fine, nascosto tra i ricordi di quel segreto che non si può ma si deve svelare.
Qualcosa in quel piccolo paradiso che Cristiano si è creato sta per cambiare: si sta costruendo lì intorno un nuovo caseggiato e quindi nuove persone, nuovi vicini con cui confrontarsi: la vita, il consorzio umano, la società che torna prepotentemente a riprenderselo e lui non vuole. Eviterà così di incontrare i muratori, e finchè sarà possibile i nuovi vicini.
La casa è abitata da una donna, Sarina, dal marito sempre a letto e moribondo colpito da nevrastenia, da una serva e da un infermiere che si occupano del malato.
Al principio Cristiano vorrebbe non avere incontri con la donna ne con gli altri,ma il cane penetrato dal cancello, porterà lui e Sarina a fare conoscenza.
L’ansietà di Cristiano, animale territoriale come il gatto che tiene in casa, è quella di potersi innamorare di quella donna, cosa che puntualmente averrà e si ritroverà ricambiato.
Mentre il marito è ancora vivo tra fughe, sonnambulismo e crisi, il loro rapporto non supera l’amicizia o piccole fiammelle di desiderio da parte dell’uomo solitario, subito soffocate dal suo autocontrollo e dalla sua paura di essere di nuovo “tirato dentro”.
“Cristiano accompagnava la donna in silenzio, più che mai imbarazzato: si cacciava di tanto in tanto le mani in tasca, cercando qualche cosa che non trovava, poi si fermava sotto qualche pianta e guardava in su, senza veder nulla: ella invece riconosceva una ad una le piante, delle quali diceva il nome toccandone il tronco, e strappando qualche foglia: ma le guardava con tristezza, come vecchie conoscenze che s’incontrano per caso e ci rammentano un tempo felice. –un tempo-disse, ricadendo suo malgrado nei suoi ricordi, - gli alberi mi interessavano molto: vedergli germogliare, fiorire, dar frutto, non è meraviglioso? E di autunno quando pare che arrossiscano o impallidiscano per la malattia che li consuma? C’era davanti alla mia finestra un platano che in novembre diventava così giallo e rosso che pure di sera pareva illuminato dal sole. Mi dava l’idea che fosse innamorato, di un amore senza speranza, che lo faceva morire ma in gioia. – Letteratura!- pensò Cristiano, ma non osò dirlo: anche perché, in fondo, il parlare della donna gli piaceva.
La morte del marito di lei, che seppur non detto ne descritto, aveva l’aria di qualcosa di atteso, libera queste due anime dal tormento delle proprie coscienze e sprigiona potente sul mondo l’amore che provano l’uno per l’altra. La donna che per tanti anni ha vissuto come una madre ad occuparsi del figlio (in questo caso il marito) negandosi gli anni migliori della propria vita, vuole ora come un’adolescente recuperare il tempo perduto, vivere finalmente libera con in potenza tanto bene da regalare senza più l’incubo di occuparsi di un marito impazzito.
Ghiana però svela all’uomo di essere rimasta incinta di lui, ma non pretende nient’altro che suo silenzio. Così al fosco segreto che lo tiene ad un passo da una vita perfetta con Sarina, si aggiunge anche quest’altro che potrebbe spezzare l’idillio creatosi tra lei e la donna. Ma non ha senso vivere così nel rimorso e con i fantasmi del passato e decide di svelare a Sarina l’annoso segreto della sua vita: da un complesso edipico mai superato infatti Cristiano si era trovato in una “città labirinto”, sposato ad una donna che non amava e trattava male senza ragione (similmente nella solitudine col suo gatto), non aveva per lei una parola di affetto e rischiava di diventare violento o forse lo era stato, ma non ne aveva memoria se non nel ricordo di essere finito in una clinica mentale.
Sarina sembra accettare questa situazione, sebbene presa da un iniziale sconforto, ma l’uomo nella sua ormai palese frustrazione e ossessione si convince che:
“tu (rivolto a Sarina) hai stabilito di partire di nascosto; ed hai voluto salutarmi per pietà, come hai salutato la salma di tuo marito. Sei pietosa, sì: sei pietosa e crudele come la vita stessa”.
In realtà come Sarina stessa aveva detto riferendosi al marito, che i pazzi in realtà comprendono e forse meglio dei sani, la previsione dell’uomo, ormai convinto di avere un principio di follia si era dimostrata crudelmente reale: dopo un risveglio mattutino, non trova più nessuna nella casa dei vicini. “Poi un giorno, passato il primo impeto di dolore e di sdegno, andò in cerca del suo bambino”.
Si chiude così il romanzo lasciando preludere un ritorno verso Ghiana, la contadina che benché a conoscenza del suo segreto di folle, non lo aveva abbandonato continuando a nutrire speranze sulla possibilità di una vita insieme a lui. Il margine tra ciò che l’uomo pensa di vedere e ciò che immagina attraverso i suoi occhi di sveglio, solcano intrecciando i confini l’uno dell’altro, ma solo una lettura disattenta può far perdere il filo della splendida tela intessuta da Grazia Maria Cosima Damiana Deledda.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Grazia Deledda (Nuoro, 27 settembre 1871 – Roma, 15 agosto 1936), scrittrice italiana, Premio Nobel per la Letteratura nel 1926.
Grazia Deledda, “Il segreto dell’uomo solitario”, Ilisso, Nuoro 2005.
Prefazione di Aldo Maria Morace.
Prima edizione: “Il segreto dell’uomo solitario”, 1921.
Approfondimento in rete: Italia Libri / Liber Liber / Wikipedia.
Elio Satta, giugno 2007
Commenti
A voi, una Grazia Deledda meno nota.
AHAHAHAH
:).
stanotte ne ho avuto il sospetto poi ho pensato, ma no ma no vedrai che sei tu troppo stupido a pensarlo
Ho notato che la casa editrice Ilisso sta ripubblicando tutti i libri della Deledda. Ci conto Elio, ce ne parlerai tu
Ragazzi che libro! :-)
Mancu Mari!!!
Cominciamo con i commenti seri.
"Ne ?Il segreto dell?uomo solitario? la Deledda si allontana coraggiosamente dal cliché del suo stesso narrare, superando una ?regionalizzazione narrativa per tentare una tematica e un?ambientazione non legate al mondo insulare d?origine e non caratterizzate da un impegno di realismo e di denuncia? (Aldo Maria Morace in prefazione)."
> Trovi che sia un passo avanti, e che davvero si trattasse semplicemente di un cliché? Non è necessario raccontare la propria terra, prima d'ogni altra cosa, pure evitando pretese neorealiste? Pensaci, non è esattamente la stessa cosa.
"punteggiata fortemente da un lirismo che cristallizza il paesaggio ma non in un quadro statico, bensì noto."
> bene. Due osservazioni:
a)che intendi per "punteggiata dal lirismo"? Potresti portarci qualche frammento ad esempio?
b) che intendi per "noto" in opposizione a "statico"?
"Vi è nella Deledda la padronanza della rappresentazione: sa aggirarsi nei suoi stessi poster"
> Ho letto bene?
"Poster" inteso come "manifesto"?
". La trasposizione di certe descrizioni del contesto riporta alla memoria paragoni con pittori fiamminghi, con i quali vi è probabilmente in comune, in quel certosino affinamento dei particolari più insignificanti, in quel gioco di rifrazioni perfette, in quel virtuosistico illuminare chi l?occhio,"
> Ah! Mi piacciono i fiamminghi, ma vorrei sentire i tuoi fiamminghi. Nominami i punti di riferimento di questo bel paragrafo, vai.
"Il margine tra ciò che l?uomo pensa di vedere, ciò che sente di immaginare e ciò che immagina attraverso i suoi occhi di sveglio, solcano vicendevolmente i confini l?uno dell?altro"
> bella clausola. Domanda: qual è la differenza tra "sentire di immaginare" e "immaginare"?
Quali sono gli occhi di sveglio?
Ciò detto - e in attesa delle tue risposte - bravo Elio. Di questo libro esistono poche sintesi e poche analisi nel web.
Spero sia il primo d'una miniserie.
8: manca un pezzo forse andava messo in cui Morace afferma che i recensori della Deledda si sono trovati spiazzati davanti a questo romanzo. quando M. usa clichè probabilmente si riferisce a ciò che si aspettavano di trovare nella Deledda.
9:con punteggiata da un lirismo intendo delle brevi e fisiche pennellate di cose soggettive fortemente poeticizzate da un incedere elegante leggero epppure grande e metafisico. Con noto in opposizione a statico intendo che il paesaggio dipinto dalla D. assume un sapore di appartenenza da parte nostra, ma non per questo è cristallizzato nella fissità narratologica. ecco come posso dire: "immagine di guardare un fermo immagine di una spiaggia e ora immagina di guardare un immagine di quella spiaggia. ok nel secondo immaginario benchè la ripresa sia fissa c'è movimento, il vento la sabbia i rumori, e dopo un po' ci abituiamo a questa seconda immagine è nota. la prima invece rimane per quanto bella cristallizzata.
10: poster usato come metonimia "una parte per il tutto"; fuori luogo? intendevo paesaggio ambientazione etc.
11: ricordo di studi su adorno non ho copiato nemmeno una parola se è questo che intendi. se non intendi questo ti faccio un esempio su tutti Jan van Eyck in quest'opera: http://www.iselinge.nl/Scholenplein/pabolessen/renaissance/Jan%20van%20E...
guarda come nello specchio ha reso alla perfezione l'immagine riflessa, guarda come nonostante la luminosità della scena c'è un alone negativo che sembra incombere sulla rappresentazione. idem con la deledda tutto è chiaro tutto è perfettamente e (so che odi questo termine) realisticamente ricondotto a noi (pur come ho detto trascendendo a volte questa realtà in chiave onirica) anche li abbiamo un chiaro presagio, qualcosa di infausto. si accenna appena alla prima guerra mondiale (questo dovevo scriverlo :-))
13: ora che la rileggo mi suona strana... aspe dunque forse è un refuso... ok infatti... ho fatto una ridondanza questo è in più "tra ciò che l?uomo pensa di vedere" quindi la frase corretta è "Il margine tra ciò che l'uomo sente di immaginare e ciò che immagina attraversi i suoi occhi di sveglio..."
Adesso non ricordo, Ma eri tu (ryoga) o darkside a non voler sentir parlare di deledda fino ad un po di tempo fa. Se eri tu, mi sembra che finalmente hai cambiato idea (ecco perchè prima ho scritto mancu mari), forse però a pensarci bene era l'asinaccio (in tal caso bisognerebbe consigliargli questo libro).
eh mi sa che ero io. canne al vento lo recupererò presto.
13, 8:
Scrivi: "manca un pezzo forse andava messo in cui Morace afferma che i recensori della Deledda si sono trovati spiazzati davanti a questo romanzo. quando M. usa clichè probabilmente si riferisce a ciò che si aspettavano di trovare nella Deledda".
> D'accordo, ma non l'avevi virgolettato: pensavo che "cliché" fosse farina del tuo sacco e non di quello di Morace. Allora virgolettiamolo.
13, 9. Allora direi che l'antitesi tra "statico" e "noto" andrebbe ampliata, che ne pensi? Aiuterebbe i lettori a capire quel che intendi. Bastano due frasi in più. Coraggio.
13, 10. Direi che "poster" non è pars pro toto ma sinonimo, in questo caso, Quindi lo modificherei.
varie: grazie per i cenni su VD. Aspetto di vedere la correzione sul periodo "sentire di immaginare".
Ave Elio!
mi costringi ad andare a casa di un mio amico per farlo: ma lo faccio perchè ti amo.
:) sei il mio idolo. il mio feticcio.
uooooooiiiiiiiiiiiiiii
Ottima presentazione, anche se ho sobbalzato al "poster" (eh eh), credo che cercherò il romanzo in biblioteca e lo leggerò al più presto. Peccato solo che ci hai detto come va a finire (io ooodio sapere come va a finire - ildepuffa)..
Ah, gli uomini soli della Deledda... che penna, ragazzi!
mo lo cambio
fatto caz
www.youtube.com/watch?v=T5xBtdav-wk