Tutto ha inizio la prima volta che comprai il Mucchio Selvaggio e mi capitò di leggere quei brevi articoli, una, due paginette, a firma Massimo Del Papa. Ricordo che rimasi a bocca aperta per lo stupore per la limpidezza del pensiero, subito dopo sorrisi, rallegrato da quella scoperta. Da allora, la mattina che nella cassetta della posta trovo Il Mucchio, sfoglio velocemente le pagine per arrivare al suo articolo e provare quel senso di ammirazione-disgusto-partecipazione-commozione-tensione che ha il potere di risolvere una giornata, oppure corro a leggere il suo pensiero quotidiano sul suo blog:
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Dovrei aggiungere che è nato a Milano nel 1964, che vive nelle Marche, che ha collaborato come cronista giudiziario e di cronaca nera con i dorsi locali de “il Resto del Carlino” e “il Messaggero”, che è sua l’ultima intervista concessa dal giudice Antonio Caponnetto, per il Mucchio Selvaggio, che collabora a siti internet, che gira per le scuole, che è autore di libri come “Exile on main street” (L’Autore Libri Firenze), “Decomposizioni” (Bastogi), “C’era una volta un re” (Diple Edizioni), “Milano funeral” (Diple Edizioni) e molto altro, ma mi basta riportare una frase di questa intervista che racchiude in sé l’uomo Massimo Del Papa, “Io poi non ho un vero mestiere, non sono mai andato a lavorare, non mi sono mai infilato un vestito per correre in ufficio, il mestiere è la vita stessa: non lavoro mai e non smetto mai, scrivo sempre e magari la notte di Natale, o a Capodanno quando tutti si divertono. Non ho orari, né abitudini fisse. È una libertà che credo d'essermi guadagnato, perchè poi sa di solitudine.”
A) Massimo Del Papa, giornalista scomodo, che si permette di esprimere pareri controcorrente su Enzo Baldoni, sulle Volontarie rapite in Irak, e ultimamente sul caso-Saviano. Criticato per le sue opinioni su Santoro e minacciato sulle pagine di Indymedia. Un gran calderone. Ma non ti sembra errata quella definizione sbandierata ovunque di “Giornalista scomodo”, quando il giornalista già di per sé contiene in sé quella definizione?
A) Se dovessi trovare una definizione per te (brutta storia inscatolarti), direi che in te contieni Pasolini, Celine, Bianciardi, Del Papa, cosa ne dici? Una sorta di membro esterno-interno dei Rolling Stones che so tu amare alla follia…uno scrittore, corsivista, arrabbiato…quali sono state le tue letture, i tuoi ascolti, i tuoi amori che ti hanno spinto su questa strada?
A) Sul Mucchio ti sei ritagliato uno spazio importantissimo, che insomma ha fatto virare di 90 gradi il giornale. Come vivi questa esperienza particolare nel panorama italiano? Con un direttore come Max Stefani? Lui, che nel panorama rock’n roll assomiglia a Jerry Lee Lewis e tu a Johnny Cash…
M) Con forte isolamento. Anche all'interno del Mucchio, dove a quanto pare non sono esattamente amato. Debbo dire che me ne fotto in ogni modo, con Stèfani ho un rapporto di amicizia, più che lavorativo, condividiamo il senso delle battaglie che facciamo e ci incitiamo a vicenda a trattare di questo o quell'argomento. Sapendo che ne ricaveremo solo impopolarità. Per me è la dimensione ideale. Io ho bisogno di agire senza sentirmici obbligato, senza avvertire che è un lavoro. Se mi fai andare per la mia strada, allora va tutto bene. Lui è molto bravo in questo, agisce con molto tatto. Non so se sia stato io a far virare la rotta del Mucchio, penso che anche Max, e anche Daniela, la condirettrice, avessero voglia di affrontare altre tematiche oltre alla musica, o almeno di andare più in profondità. Magari sono stato solo un'occasione, uno strumento. Però è stata dura, perchè per molto tempo sia all'interno che all'esterno della redazione le resistenze sono state durissime, continue. Se sto ancora qui a scrivere, lo devo a loro due, che mi hanno sempre sostenuto e fatto da scudo.
A) Proprio per elogiare la tua carica eversiva, in un tuo libro, “Decomposizioni” (Bastogi Editrice Italiana), nell’episodio “Cathay” affrontavi, con molto anticipo rispetto a tanti giornalisti nostrani” (penso al libro di Rampini, giornalista di Repubblica) proprio un viaggio nel profondo Oriente, la tigre Cinese che scalpita, inquietando l’Occidente…scatenando le ire dei leghisti, che poi sono gli stessi che trasferiscono da quelle parti le loro attività commerciali…quella Cina sbarcata anche in Africa…la dittatura trattata con le pinze e mai bombardata…Oriente…ci aspetta uno scontro frontale? Un assorbimento? Una nuova cortina di ferro? M) Ma io non credo, penso che invece ci aspetti una colonizzazione nel ruolo dei colonizzati. Anche dalle mie parti, nelle Marche, sono arrivati in forze questi cinesi; e già ne sento alcuni parlare come i padroni: malsopportano gli indigeni. Si aprono problemi di convivenza, destinati per forza a venire risolti nella convivenza. È la storia del mondo. Personalmente, a me non crea alcun problema il fatto che altre etnie rimodellino la fisionomia di una comunità. Il mondo è sempre andato avanti così, rimescolando il suo sangue. A Milano c'è una bellissima gioventù ibrida, che parla già con la cadenza stretta, lombarda, solo appena corretta. E allora? Che problema c'è? È la vita che continua, si trasforma, ed è bella per questo, no? A) Ritornando in Italia: Farina agente dei Servizi, sospeso dall’Ordine dei giornalisti, Cesara Bonamici e Anna La Rosa, (giornaliste adorate dai politici) in grossa difficoltà (inchiesta di Potenza, legami con la vicenda di Vittorio Emanuele), Deaglio sotto inchiesta per “turbamento dell’ordine pubblico”, la giornalista russa Anna Politkovskaja freddata per le sue inchieste, Paolo Guzzanti, giornalista-senatore, invischiato nel caso Mitrokhin, i giornalisti embedded in Irak. In che stato versa l’informazione in Italia e all’estero? Come reputi il sorgere di tutte queste testate on-line d’informazione “indipendente”? Sembra quasi che l’informazione la facciano quei cretini-servi che si vendono da indipendenti, come le Iene… M) Ma queste sono solo punte dell'iceberg: dovresti vedere nelle redazioni di provincia, io aspetto sempre una Giornalopoli che non verrà mai. C'è un libro appena uscito, “I padroni delle notizie”, di Giuseppe Altamore, che rivela lati traumatici di questa informazione criminale, ormai degenerata in pubblicità. E credo senza possibilità di ripensarsi, perchè ormai il sistema è scoppiato. I casi della Bonamici e La Rosa, una molto amica di Bertinotti, si sapevano da anni. Deaglio credo sia diverso: io credo nella sua inchiesta, mi fa ridere che tutta la politica, da destra a sinistra, corra a gettare fascine sul suo rogo. Io sto dalla parte della strega. A) Come giudichi tutta questa vicenda dei brogli elettorali, con questo “presunto” programma per sovvertire il risultato delle urne?…Robecchi su Il Manifesto, faceva notare come nessuno in pratica in questi giorni abbia giurato che non sia successo nulla, come se da quelle facce non ci possa aspettare che questo? Non è assurdo che fantomatiche democrazie come quelle statunitensi (dove vota sempre una minoranza della popolazione, peraltro con idee molto osmotiche) e italiane, “esportatrici di democrazie”, non sappiano garantire delle elezioni limpide?
M) La storia è ancora troppo giovane perchè possiamo liberarcene. Non sono neppure 30 anni da Moro. Quello che mi pare illuminante, è che anche la sinistra ha accolto in pieno presenze e valori piduisti.
A) Italiani paese di puttane, spie e camerieri? È proprio così? Oppure ha ancora un senso parlare di Costituzione? Di padri della Costituzione? Di quel “Tutti sono uguali di fronte alla legge”? Ma quale legge? La legge Cirielli? La legge Bossi-Fini? Dello stravolgimento dell’Articolo 11? M) No, non ha senso. Il Paese reale non si è mai, quasi mai rispecchiato nella Costituzione scritta. Vige quella televisiva, che sta bene a tutti proprio perchè capovolge ogni valore della Costituzione formale.
A) Sei stato molto critico nei confronti dell’indulto…per quali motivazioni? Quali scelte avresti compiuto per migliorare la situazione delle carceri? E se in carcere ci vanno per la maggior parte persone che hanno commesso reati comuni, in gran parte immigrati, forse non si dovrebbero analizzare e risolvere quelle che sono le motivazioni/i contesti che hanno portato a quel gesto.
M) Perchè l'indulto faceva comodo alla politica, che ha il 20 percento di se stessa compromessa in pendenze penali. Perchè non ha senso svuotare carceri che si riempiono subito, lasciando le carceri come sono. Perchè dopo l'indulto il vero problema, istituti di pena più civili e più umani, non se lo è posto più nessuno. E poi perchè l'indulto ha effettivamente favorito, come storicamente è sempre successo, una recrudescenza criminale. Vai a Napoli, e vedi chi festeggia l'indulto e chi invece lo maledice. Noi abbiamo tutto il Sud, mezzo Paese, in mano alle mafie. Cosa vuol dire analizzare e risolvere le motivazioni? Sì, gli immigrati vanno sostenuti. Ma se delinquono, debbono venire fermati e debbono pagare. Inutile fare del sociologismo buonista.
A) Sembra quasi che della reale forza di cui dispongono, a tutti i livelli, mafia, camorra, n’drangheta nessuno se ne voglia rendere conto…se in parlamento siede un personaggio come Marcello Dell’Utri, amico intimo di quel Berlusconi-amico di, significa che ormai è la malavita organizzata a comandare e se non a comandare, ad intimidire? Penso alla morte di Falcone e Caponnetto, appena decidono di salire ai piani alti della collusione saltano in aria… M) Ma il caso Dell'Utri in se' dice poco. È il Parlamento ad essere infiltrato da decine di presenze mafiose, o in rapporti mafiosi. Come sempre, solo oggi di più e in modo più trasversale. M) Ma no, in questo Paese se vedi le cose che ci sono ti danno del disfattista, del pessimista. Vedi il caso di Napoli: si ammazzano per la strada, tre o quattro al giorno, in modi fantasiosi, tutti a disperarsi, a chiedere l'intervento dello Stato, a maledire l'informazione che se ne frega, e poi, quando l'informazione racconta e lo Stato preme per entrare... si pestano gli sbirri, si maledicono i giornalisti, si dice andatevene, noi stiamo bene come stiamo. Anche il presidente Napolitano, va a Napoli, dice che è ricca di potenzialità, come no, un Eden, che non bisogna dar retta all'informazione pessimista... lo stesso giorno ne hanno arrestati 35 del clan Mazzarella, chiedevano il pizzo pure agli abusivi, e l'indomani un altro omicidio di strada. Sarà una questione culturale... A) Tutto questo in un paese che resta profondamente cattolico nelle apparenze? Tutti si definiscono come cattolici ma poi ognuno fa quello che vuole?…Finirà prima o poi questo servilismo alla religione cattolica-politica…basti pensare anche solo alla fiction di Banfi, con le polemiche scoppiate per la figlia lesbica? L’incontro in Turchia fra le due religioni…tutto questo mi fa paura……eh sì, che si pensava che sarebbero state superate…crociate…fatwa….
A) Un paese il nostro abbruttito, morto, incollato alla televisione e vorace di “Divertimento”, effimero, autofagocitante: la ragazzina che sogna di sbarcare a Saranno Famosi, il ragazzino che vede in Totti un esempio di vita, attaccati all’Mp3, sdraiati fuori dai bar con i jeans da 200 euro, che filmano col telefonino i pestaggi, con Simona Ventura come eroina, la stessa che elogia Moggi di fronte a milioni di spettatori, normalizzando ogni tipo di comportamento violento, menefreghista, becero, volgare……troppo pessimista sono?
A) Questo scontro fra laici-credenti lo si è visto nei referendum sulla fecondazione, sulla legalizzazione delle droghe leggere, sull’eterno scontro sull’aborto e di questi tempi sull’eutanasia. Welby che chiede di poter decidere della propria vita. Come se la vita fosse un valore in sé e non la qualità della vita che si conduce. In un libro che ho appena letto “Medicina maledetta ed assassina”, una malata di cancro ribadiva la volontà di non sottoporsi alle terapie di chemioterapia e a tutto il resto, non accettando le devastazioni sul proprio corpo, un corpo destinato alla morte. Esiste un limite al diritto di scelta? Dobbiamo a tutti i costi accettare i progressi della scienza? Esiste ancora un diritto naturale da seguire?
A) Se dovessi dare un consiglio a un giovane che intendesse scrivere, diventare giornalista, cosa risponderesti? M) Di lasciar perdere. O almeno di prepararsi ad interpretare un altro mestiere. A reinventarlo, in qualche modo. Nessuno più viene assunto in un giornale, e nessuno più fa carriera come giornalista. La puoi fare come paraculo, come pubblicitario, ma questo è un altro discorso. C'è gente che, partendo dal Mucchio ,si è talmente consumata la lingua pur di arrivare a fare il galoppino, e ormai più che marchette non può fare, anche perchè non sa fare altro. Bisogna essere pronti a vendersi, a diventare come quelli che si vedono in tv. Purtroppo, anche alcuni giovani promettenti si sono montati la testa e adesso diventano sempre più dei comici, mentre i comici prendono il loro posto. Vedevo una sera Travaglio fare il terzo grado, con domande ottime, a Buttiglione, ma non era Buttiglione, era Crozza che faceva Buttiglione, rappresentato come un orango ritardato. Che senso ha? Questa è democrazia? È giornalismo? Ma i giovani che incontro sono perfettamente consapevoli di questo, e infatti vogliono diventare giornalisti-spettacolo, giornalisti-veline. Non ci pensano proprio a complicarsi la vita con questo mestiere che, fatto come va fatto, ti consuma come fossi una candela. Intendono il giornalismo non per mettersi in posizione dialettica col potere, ma sincronica. Come un trampolino per arrivare più in alto. Questa è la morte del giornalismo. Anche perchè non è considerato una forma d'arte, artigianale, nella scrittura, la scrittura viene per ultima, è scrittura da cellulari, piena di slogan, di sigle, di inglesismi assurdi. Pensa, sono giornaliste la Lecciso, la Camila di MTV...
Commenti
...mi dispiace non essere mai in grado di postare, ma davvero è troppo complicato per me e mi sta pure scadendo la connessione...se mi date una mano, mi fate un piacere....spero stiate bene, lankelottiani...
Ave Andrea! Intanto ho inserito qualche tag. Ben ritrovato. Impaginiamo noi, piano piano, tranquillo;)
(e grazie per il nuovo, ricco e suggestivo contributo. Ottimo lavoro).
OT > nell'ultimo mese so che diverse persone legate a questo microcosmo hanno cercato Wrong, da Gordiano. E' una gran notizia.
(ecco, ora è leggibile:). Magari gli altri possono fare qualche rifinitura. A stanotte per il commento sul pezzo;) )
"?Io poi non ho un vero mestiere, non sono mai andato a lavorare, non mi sono mai infilato un vestito per correre in ufficio, il mestiere è la vita stessa: non lavoro mai e non smetto mai, scrivo sempre e magari la notte di Natale, o a Capodanno quando tutti si divertono. Non ho orari, né abitudini fisse. È una libertà che credo d?essermi guadagnato, perchè poi sa di solitudine.?
Questo è un passo fondamentale, vero e comprensibile - anche se non fatico a immaginare che a Capodanno gli sarà successo una volta sola, o giù di lì. Il concetto arriva con grande chiarezza.
"Tu trovi davvero distinzioni ideali ed etiche in un programma di destra e uno di sinistra? Dicono le stesse identiche cose. A parte la sinistra radicale che non dice niente, è impegnata a farsi la forca al suo interno. Ma le spinte cosiddette riformiste finiscono per convergere, approdando però a risultati inerziali."
Altro passo estremamente interessante. Peccato non l'abbia approfondito, lasciandolo a livello di slogan o di realtà tanto incontrovertibile da essere immutabile. Ma davvero interessante.
"Il Paese reale non si è mai, quasi mai rispecchiato nella Costituzione scritta. Vige quella televisiva, che sta bene a tutti proprio perchè capovolge ogni valore della Costituzione formale".
Come sopra.
"Su internet prosperano il porno e le truffe, i video dei ragazzini che stuprano o torturano loro simili, più deboli, indicano questo, una umanità rimasta a livelli istintivi, con in mano tecnologie di una potenza micidiale, che non sono in grado di sfruttare al meglio: sono proprio le macchine a possedere noi. "
> qui si precipita in una retorica retrograda, e non capisco perché. Molto facile prendere gli esempi estremi negativi, e trascurare in toto quelli positivi. Troppo facile.
L'ultima risposta - a parte le due citazioni finali, che dimostrano qualcosa che non mi interessa rilevare - contiene un nucleo fondamentale; ossia, lo status e il ruolo del giornalismo nella percezione dei contemporanei. Solo l'ultima risposta vale l'intero pezzo, e non per le domande.
Donc danke Andrea, e merci per averci presentato Del Papa.
"Tu trovi davvero distinzioni ideali ed etiche in un programma di destra e uno di sinistra? Dicono le stesse identiche cose. A parte la sinistra radicale che non dice niente, è impegnata a farsi la forca al suo interno. Ma le spinte cosiddette riformiste finiscono per convergere, approdando però a risultati inerziali!".
Ah, finalmente qualcuno senza peli sulla lingua: naturalmente, sottoscrivo. Più in generale davvero un tipo interessante questo Del Papa (che non conoscevo, e che grazie a te Andrea, cercherò d'ora in poi di seguire). Nessuna risposta banale, nulla è fuoriluogo, ho letto con vero interesse.
io mi sono fermata a questo, per il momento: ?Io poi non ho un vero mestiere, non sono mai andato a lavorare, non mi sono mai infilato un vestito per correre in ufficio, il mestiere è la vita stessa: non lavoro mai e non smetto mai, scrivo sempre e magari la notte di Natale, o a Capodanno quando tutti si divertono. Non ho orari, né abitudini fisse. È una libertà che credo d?essermi guadagnato, perchè poi sa di solitudine.?
tornerò.
(e OT > sto leggendo Wrong...)
"Peter Pan spostato di 60 anni (...) annoiato dalla vita, che la esorcizzava andando 'a fare del bene' dove in pratica poteva farlo solo al proprio ego (...) uno che non aveva rispetto e forse neanche amore per la moglie ed i figli
se ha deciso di andare a fare il 'pirata della solidarietà' pur avendo a casa della gente che lo aspettava col cuore in gola (...) un eterno dilettante che da dilettante è morto".
All'inizio stimavo molto Del Papa, i suoi articoli, il suo dire tutto senza peli sulla lingua... poi il suo discorso generale (su qualsiasi cosa che lo circonda) è diventato troppo aspro, troppo acido, accusatorio senza mai proporre alternative concrete.
Ho iniziato a non leggerlo più con la stessa passione, l'abbonamento al Mucchio non ce l'ho più perché non mi piace più la rivista. La sua posizione mi è iniziata a sembrare quella del bastian contrario per forza, sempre e comunque.
Ma è soprattutto per quelle parole verso Enzo Baldoni... dopo averle lette, niente è stato più come prima. E non so se riuscirà a riguadagnare la mia stima di un tempo.
concordo anche io. è da un po' di tempo che faccio fatica a seguire il suo blog.
Novità
MASSIMO DEL PAPA, "Ti vivrò accanto. La favola infinita di Renato Zero", Meridiano Zero, PD 2009