Del Llano Eduardo

Unplugged

Autore: 
Del Llano Eduardo

Intelligente, grottesca e caustica come uno sketch dei Monty Python, la scrittura di Eduardo Del Llano è una satira leggera – in accezione kunderiana – e incisiva della quotidianità dei cittadini cubani nella fase terminale del regime: capace di paradossi alla Kržižanovskij, di trasfigurazioni della burocrazia e dei suoi agenti degni dell’ironia di Bulgakov, va a scolpire un personaggio destinato a diventare paradigma – Nicanor O’Donnell, protagonista di larga parte dei racconti dell’antologia “Unplugged” e delle altre opere di narrativa dell’artista cubano – proprio come avvenne per il fortunato e amato buon soldato Švejk di Hasek.

Dovrei ribadire che di auspicio e suggestione personale si tratta: nel corso della presentazione dell’opera, qui a Roma, ho domandato all’autore se si sentiva più vicino ad Hasek che a Kundera, per un’istantanea associazione di idee. La risposta è stata netta: Kundera. Peraltro omaggiato in diversi frangenti, in questa raccolta: last but not least nel racconto “You Know My Name”, in cui entra in scena assieme a Ray Bradbury, Steven Spielberg e Nanni Moretti (!) in una parata di artisti amati da Eduardo Del Llano – e dal suo Nicanor, s’intende. Che quando ama idolatra: sino a postulare la propria esistenza come invenzione bootleg di John Lennon, nel (davvero originale, e post borgesiano) “I Beatles”.

Cos’hanno in comune Švejk e Nicanor? La resistenza e l’esistenza in vita in una fase storica e politica delicata, per via dell’oppressione di un regime; l’approccio antieroico, umanissimo e divertito alla vita, e alle sue contraddizioni; la capacità immensa di sorridere delle avversità, di normalizzarle: rifiutando a volte di obbedire, senza per questo sbracciarsi: Švejk e Nicanor si fanno beffe del regime, e della vita, assecondando i paradossi dei regimi e della vita con sublime indifferenza. Come se la follia fosse una cosa normale, come se la propaganda fosse verità. Lasciano dire e  poi se ne vanno per la loro strada. Da un punto di vista strutturale, l’aspetto bozzettistico – da strisce di fumetto, o da cortometraggio – è quello che maggiormente mi convince ad accostarli.

Antieroi molto simili a tanti tra noi: velleitari e sfortunati, isolati e sognatori. Involontari acrobati nel buffo e triste gioco della vita. In questo momento storico ci si poteva attendere, da un narratore cubano, una nuova denuncia disperata delle condizioni di vita dei cittadini, e delle malefatte del regime. Del Llano-Nicanor non grida, non sbraita, non s’infuria: è così umano che ha accettato quel destino, se ne prende gioco come se fosse stato accidentale e inevitabile. Ecco: come se fosse normale. E così leggiamo, in “Monte Rouge”, di agenti governativi che si presentano a installare microfoni in casa del polemico Nicanor, incuriositi dalle sue analisi atipiche sulle malefatte dello Stato; come personaggi di Bulgakov, sembrano calarsi con grande agio nell’assurdità della situazione, decidendo infine assieme al loro ospite dove posizionare le cimici.

La satira morbida di Del Llano si esemplifica nella protesta del suo alter ego: dire qualcosa di rivoluzionario significa pretendere un’antenna parabolica. Come dire; basta poco, accontentateci. Stesso discorso vale per “L’influenza del censore”, racconto che rivela le tecniche di controllo della comunicazione internazionale via e-mail, i suoi paradossi e la sua insensatezza.
Strani burocrati protagonisti anche nell’allegorico “Sweet Dreams”: nel suo ufficio, Nicanor sottotitola i sogni dei cittadini perché siano tradotti all’estero.

Meglio: “La parola che cerchi è esportare. Proprio così, esportiamo sogni, sogni con ritmo e gusto, fantasiosi ma sobri. I nostri sogni migliori vanno forte in Europa. Proprio adesso ne sto traducendo uno in tedesco. Ed è chiaro, il Governo progetta attentamente l’immagine di sé che vende ai dormienti stranieri. In fondo, i sogni mostrano anche un volto del Paese, delle sue carenze e delle sue virtù, di ciò che colpisce l’immaginario collettivo. Si sa: il povero sogna la ricchezza, il prigioniero la libertà, l’asceta grandi orge. La sfera onirica è in prima linea nella battaglia delle idee” (p. 21) – già. E tutti sognano, a un tratto, la stessa cosa. Tutti eccetto uno.

Tra le altre storie, c’è la deliziosa satira del mondo delle comparse del cinema, “Regina”, l’oscura vicenda accademica della scoperta d’una mela che invalidava la legge della gravità, il para-cosmogonico “Nicanor e i pesci”, simulazione della relazione tra Dio e gli esseri umani sin dalla loro apparizione, grazie a una vasca, il divertissement anti-Compay Segundo (forse non mi sbaglio…) “Gerontamante” e il micidiale “Senilità ribelle”: nonno Nicanor legge ogni giorno un vecchio articolo del 1994, ossesso dalla notizia dell’esercito schierato per salvare il raccolto delle patate. Nell’intreccio deriverà da questo innesco, come scoprirete, un piano per così dire rivoluzionario, ossia la fondazione di un trasgressivo ospizio clandestino.  

Artista poliedrico – si vedano, oltre alla nota in questo articolo, le pagine di Danilo Manera “Nicanor, un antieroe spiazzato e spiazzante” in appendice all’edizione esaminata – Del Llano, tra cinema e letteratura, regalerà ancora qualcosa di caratteristico e di memorabile. Non soltanto per come spiega Cuba: ma per come si balocca della commedia umana.
Da leggere e rileggere,  in attesa della traduzione dell'opera omnia.

Nobody Expects The Spanish Inquisition!

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Eduardo Del Llano (Mosca, Russia 1962), attore, narratore e sceneggiatore cinematografico cubano. Ha insegnato arte latinoamericana all’Università dell’Avana e diretto, tra 1982 e 1997, il gruppo di creazione letteraria e teatrale “Nos y otros”.
Ha pubblicato romanzi e raccolte di racconti. In Italia, prima di questa antologia, era disponibile solo il romanzo “
La clessidra di Nicanor” (Giunti, 1997. Collana: Zanzibar).

Eduardo Del Llano, “Unplugged”, Gran Via, Milano 2008.

Collana: be alta – collana di narrativa ispanoamericana in bilico.

Traduzioni di Danilo Manera, Elisa Montanelli. Antologia e postfazione a cura di Danilo Manera. Progetto grafico di Nicoletta Sala. In copertina, foto di Francesco Bonardi. Cura redazionale di Maddalena Cazzaniga e Fabio Cremonesi.

Approfondimento in rete: Rassegna Stampa (it) / Mentelocale / IMDB / CANF / Cubanet / Wiki es / ICLAB / Trentino 

Notizie sulla collana BE ALTA di Gran Via (fonte: edizione esaminata).
I latinoamericani chiamano be alta la lettera b, per distinguerla dalla be baja, ossia la lettera v, che in spagnolo ha praticamente lo stesso suono. Be alta – collana di narrativa ispanoamericana in bilico presenta autrici e autori che si muovono in ambiti geografici o linguistici di frontiera.

Libri Gran Via recensiti in Lankelot:

Elorriaga Unai - Un tram a S.P.
Miranda Jaime - Non sono qui per farmi degli amici. Le disavventure di un consulente i.t.

Gianfranco Franchi, aprile 2008

ISBN/EAN: 
9788895492056

Commenti

"La sfera onirica è in prima linea nella battaglia delle idee?.
Eh già.

Grande dote l'ironia. Rendere leggero ciò che avrebbe del melodrammatico, senza però svilire nè banalizzare, è cosa da pochi.

Vero. E' la caratteristica principe di quelle persone che ci restituiscono voglia di sorridere di tutto. Delle persone umane.

Estremamente interessante...

"Intelligente, grottesca e caustica come uno sketch dei Monty Python, la scrittura di Eduardo Del Llano è una satira leggera ? in accezione kunderiana ? e incisiva della quotidianità dei cittadini cubani nella fase terminale del regime: capace di paradossi alla Kr?i?anovkskij, di trasfigurazioni della burocrazia e dei suoi agenti degni dell?ironia bulgakoviana, va a scolpire un personaggio destinato a diventare paradigma ? Nicanor O?Donnell, protagonista di larga parte dei racconti dell?antologia ?Unplugged? e delle altre opere di narrativa dell?artista cubano ? proprio come avvenne per il fortunato e amato buon soldato ?vejk di Hasek".

Direi che nell'incipit hai messo tutti gli ingredienti con cui vuoi invitarmi alla lettura :)))

?Senilità ribelle?

ahhahahaahh

Lo rimedierò :)

e cerca - se riesci - i suoi corti...

Splendido!
Ah ma io qui mi aspettavo un intervento di Gordiano, però!!!!

Ho letto un paio di racconti e mi sono arenato. Non mi ha entusiasmato. Tant'è vero che non ho recensito il libro. Credo che dopo aver letto tutto Pedro Juan Gutierrez non ci si possa entusiasmare per Del LLano. La satira dell'autore cubano non graffia, è poco incisiva, frena sempre quando è il momento di accelerare. Consiglierei la lettura attenta dei romanzi (quelli sì davvero graffianti!)di Zoé Valdés, ma anche di veri capolavori come I palazzi distanti di Abilio Estevez, per non parlare de Il romanzo della mia vita di Leonardo Padura Fuentes... Se vogliamo andare al passato leggiamo Cabrera Infante (soprattutto L'Avana per un infante defunto), se lo trovate Virgilio Pinera (La carne di René)... E che dire di Reinaldo Arenas (Prima che sia notte)? No , non mi posso entusiasmare per una cosa piccola come Unplugged. Lo rileggerò con più calma e in un periodo per me più tranquillo (estate?), ma per adesso il giudizio è negativo.

Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi

Questo è un grande romanzo cubano:

Abilio Estévez
I palazzi lontani
Adelphi ? pag. 280 ? euro 18,00

Abilio Estévez è nato nel 1954 all?Avana e da alcuni anni vive in Spagna dove scrive opere teatrali, poesie e racconti. Il suo primo romanzo, Tuo è il regno, ambientato nel periodo precedente alla Rivoluzione, è stato pubblicato nel 1997 e l?hanno tradotto in undici lingue. I palazzi lontani credo che avrà lo stesso successo, magari non da noi dove le opere troppo letterarie faticano ad arrivare tra le mani dei lettori. Sono le stranezze del mercato editoriale italiano che dà in pasto al pubblico solo cose facili e romanzetti noir di basso profilo. Sarà per questo che da un po? di tempo a questa parte leggo molti autori cubani, soprattutto quelli della diaspora che non sono costretti a compiacere nessuno. Mi accorgo che tra di loro ci sono scrittori di alto livello che sanno narrare la disillusione di un popolo e riescono a far sentire viva la sofferenza del quotidiano. Abilio Estévez credo che sia uno degli scrittori più colti e raffinati che mi è capitato di leggere negli ultimi mesi. Descrive L?Avana per pagine e pagine senza mai annoiare e riesce a costruire un capolavoro di tensione narrativa utilizzando uno stile poetico. ?Cade sull?Avana quel manto sporco, polveroso, diffuso, di accidia, di tedio, di sconforto che è il tramonto. La notte scura (del corpo e dell?anima). Ogni volta che cala la sera, L?Avana comincia rapidamente a scomparire. Tolgono l?elettricità. La vita sembra sospendersi o si sospende realmente, il tempo si ferma. Rimane solo l?attesa. Le illusioni, quelle poche che rimangono, fuggono?.
I personaggi di Estévez sarebbero piaciuti a Borges perché seguono la miglior tradizione latinoamericana e stanno a metà strada tra il realismo e il magico. Victorio, il protagonista, è figlio di un rivoluzionario che gli impone quel nome perché è nato nel giorno dell?attacco al Cuartel Moncada. Victorio non è un castrista convinto come suo padre e affibbia al genitore il nomignolo benevolo di papà Robespierre. Passa la fanciullezza accanto a un amico aviatore soprannominato il Moro, e di lui ricorda soprattutto quando gli diceva che ognuno ha un palazzo nel suo futuro. Basta trovarlo. Gli altri personaggi del romanzo sono Salma, una prostituta per turisti che sogna di fare l?attrice e vorrebbe fidanzarsi con Andy Garcia, e Don Fuco, un pagliaccio surreale che porta la strana coppia in un teatro abbandonato dove per un po? di tempo vivranno insieme.
Il romanzo comincia quando la casa fatiscente di Victorio, descritto come un omosessuale di 47 anni sessualmente poco realizzato, sta per essere demolita. Victorio brucia tutto quello che ha e scappa via da quella abitazione cadente con un libro di Saint-Simon, la fotografia del Moro in aereo e un telo da spiaggia. La parte del romanzo che descrive il suo vagabondare per le strade dell?Avana è stupenda. Victorio attraversa i quartieri più poveri, le strade polverose e dissestate, il lungomare dove i bambini si rincorrono e fanno il bagno. I palazzi lontani sono quei palazzi che Victorio non troverà mai, perché per quelli come lui non c?è un palazzo. Il Moro lo aveva soltanto illuso. Victorio fa parte di quella schiera di persone che soffrono e che non hanno un futuro. Come dice Don Fuco ?presidenti, ministri, generali e comandanti in capo vivono in palazzi, con giardini e piscine, si spostano su magnifiche automobili, assaporano i cibi più squisiti?. Il popolo no. Il popolo soffre, ?mangia l?orrendo pane quotidiano del negozio statale, che non è pane bensì una povera idea di pane, o vive in casette di legno marcio che filtrano acqua alle prime tre gocce delle piogge estive??. Un romanzo palpitante e commovente, dove si sente la sofferenza dello scrittore che ha vissuto sulla sua pelle molte disillusioni di Victorio. La traduzione di Barbara Bertoni è ottima, anche se avrei lasciato nella lingua originale espressioni come apagón (visto che black out non è italiano) e jinetera (prostituta per turisti). Responsabilità della traduttrice e del correttore di bozze è anche un uso smodato della forma scorretta sé stesso al posto della corretta se stesso.

10. Sono autori molto diversi. Non c'è nessun punto di contatto tra Gutierrez e Del Llano, nemmeno il luogo di nascita. Stili diversi, scrittura differente, reminiscenze diverse. E' come se ti paragonassero a un altro scrittore toscano solo perché toscano.
Del Lano ha altra cifra stilistica...

Mi ha deluso. Non so che dire. Mi ha deluso. Io lo paragono a tutta la narrativa cubana contemporanea che conosco molto bene. Continua a deludermi. E come sai sono ben disposto verso i cubani. Non ho parlato solo di Gutierrez. Ho citato parecchi nomi.

Gordiano

prova a leggere il romanzo, "La clessidra di Nicanor". Manera ne parla molto bene. Gli esperti siete voi...

www.paradisodegliorchi.com/cgi-bin/pagina.pl?Tipo=attualita&Chiave=88

recensione-intervista di Alex Pietrogiacomi. Da leggere.

Se Manera ne parla bene meglio che non lo legga. A lui non piace la narrativa di Gutierrez mentre io l'adoro.

Gordiano

davvero? Cosa dice di Gutierrez?

http://www.lankelot.eu/index.php/2008/08/10/del-llano-eduardo-unplugged-2/

la controparte lupesca!

a lettura completata, su spinta del buon Franchi che stimo e che ne parlava così bene e allora mi sono detto che lo dovevo finire, ma l'opinione negativa (purtroppo) resta...

Adesso dice che si è ricreduto, ma le sue prime valutazioni erano negative, non amava il parlato, diceva che i cubani scrivono solo di sesso e cose simili... non c'intendiamo molto con Manera, credimi... ma lui è un esperto vero, un ispanista con i controfiocchi, tutta la mia stima a manera, ci mancherebbe, io sono solo un appassionato...

Gordiano

Amice Gordiano,

grazie per averlo affrontato in ogni caso. Io conservo, a distanza di 4 mesi, un buon ricordo della lettura e della presentazione: m'è rimasta la curiosità di verificare la tenuta dell'autore sulla distanza del romanzo, e non del racconto breve. Se è autore da sketch o da bozzetti ce ne accorgeremo allora...

19. Ma va che sei ben oltre il Manera, ne sono convinto. Se mi ritrovi le pagine in cui stroncava Gutierrez mi fai un regalo.

A mio parere se si vuole apprezzare la narrativa cubana non si può prescindere da Yoani Sanchez che mi onoro di tradurre:

http://desdecuba.com/generaciony_it/

a proposito, complimenti per le Note del Traduttore nel blog. Notevoli.

No, su Manera ho scherzato molto in Quasi quasi faccio anch'io un corso di scrittura e lui se l'è pure presa (a mio parere in eccesso), ma è autore che stimo molto. Manera è un maestro, un ispanista, un professore di letteratuira spagnoal, grande esperto di letterature caraibiche. Ha scoperto fior di autori cubani... Io non sono nessuno, paragonato a Danilo Manera, ma ho i miei gusti. Amo Zoé Valdés, Karla Suarez, Padura Fuentes, Gutierrez, Vasquez Portal, William Navarrete, Cabrera Infante, Lezama Lima, Carpentier, Guillén, i raconti per ragazzi di José Martì, molti altri. Mi piacciono meno molti autori che Manera ci presenta come campioni della letteratura cubana, li vedo troppo "di regime".

Grazie per i complimenti. Penso che le note siamno fondamentali, sia per esprimere la mia opinione, visto che non concordo proprio su tutto quello che scrive Yoani (vedi ultimo post sulla violenza domestica), sia perchè con la nota fornisco indicazioni di cultura cubana a chi non ne sa niente. E' stata contenta anche Yoani della mia idea di inserire note a piè di pagina, quando il caso lo permette.

Aspettiamo qualcosa in cartaceo, dai. E' ora...

In realtà dovrebbe venire fuori e per Yoani sarebbe un grande contratto, che io le ho trovato...

tienici informati;)

Non dubitare. Appena si concretizza...

In alternativa, fammi sapere, magari ne parliamo via mail.
Vediamo altre due strade.

Brainstorm

L?ultimo corto di Eduardo del Llano dovrebbero farlo vedere nelle redazioni giornalistiche e nei mezzi informativi di tutto il paese. In una tavola rotonda, un consiglio editoriale discute l?avvenimento su cui impostare la copertina della prossima edizione. Ci sono diverse notizie da scegliere: uno straordinario record sportivo, la caduta di un meteorite che ha ucciso un pittore, vari eroi del lavoro e alcuni soldati internazionalisti. Gli obbedienti redattori attendono una chiamata telefonica dall?alto che deciderà quale notizia va privilegiata rispetto alle altre. Nel frattempo fingono di poter decidere e agiscono come se il periodico appartenesse davvero a loro.
Brainstorm è un corto che presenta personaggi per niente caricaturali, ma che rappresentano bene una realtà eccessiva e grottesca. Un insieme di atteggiamenti e di codardie professionali, produce l?effetto di estromettere dal lavoro i colleghi più coraggiosi. La sfida per questo tipo di giornalista non è avere un?opinione originale, ma anticipare e predire quali saranno le scelte del potere. Un buon informatore ?rivoluzionario? deve sapere ciò che diranno i capi prima che abbiano pronunciato una sola parola, deve interpretare i gesti dei governanti senza sbagliare nel riferirli.
Il corto racconta queste e altre miserie giornalistiche e continua la serie iniziata con l?ormai classico Monte Rouge. Tra i lavori diretti da Del Llano, questo mi ha colpito di più per vicinanza di temi e perché allude alle censure della stampa ufficiale. Mentre lo vedevo, ho avuto conferma di possedere un immenso privilegio, perché non ho un redattore capo, un censore, ma neppure qualcuno che mi dica quali argomenti trattare e che tipo di risalto dare alle notizie. Il mio peggior incubo professionale sarebbe quello di trovarmi a un tavolo dove tutti si guardano le spalle, cercando di conservare il piccolo privilegio di lavorare nelle redazioni di Granma, Juventud Rebelde o in qualche periodico provinciale.
Come nella scena finale del corto - che non anticipo per dare modo a tutti di gustarla - là fuori accade qualcosa ma i nostri media continuano a ignorarlo. Migliaia di avvenimenti accadono ogni giorno, ma i disciplinati corrispondenti dei notiziari televisivi non sono autorizzati a informare. In cambio ci mostrano una Cuba sognata a base di sovrapproduzioni agricole, sfide vinte, visite presidenziali, compromessi di resistenza e giovani pionieri sorridenti. La chiamata telefonica che autorizzi a raccontare la realtà non è ancora arrivata alla redazione di nessun periodico.

Traduzione di Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi

Nota del traduttore: Eduardo de Llano potete leggerlo anche in Italia, pubblicato un piccolo editore, perché i grandi sono troppo impegnati a fabbricare fenomeni letterari. Il suo libro italiano è Unplugged (Gran Via, 2008), a cura di Danilo Manera. Potete reperirlo collegandovi al sito www.gran-via.it. I corti (forse la cosa migliore della sua produzione), purtroppo, non hanno ancora varcato l?Oceano.

http://desdecuba.com/generaciony_it/