Debenedetti Giacomo

16 ottobre 1943

Autore: 
Debenedetti Giacomo

Emilio Gentile, sulle pagine dell’inserto domenicale de Il sole 24 ore del 1 marzo 2009, a proposito dell’uscita del volume di Francesco Cassata La difesa della Razza. Politica, ideologia e immagine del razzismo fascista (Einaudi 2008) torna sulla disputa, piuttosto annosa tra gli storiografi ormai, delle matrici autoctone dell’antisemitismo fascista. E in poche righe e con analisi succinta, parte dalla teoria defeliciana, contenuta nella Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo, in cui si affermava che la folle e criminosa infatuazione razzista del duce, chiaramente dimostrava che l’adozione dell’antisemitismo di Stato fu sostanzialmente un atto di volontà, una scelta di Mussolini per finire a quella meno personalistica dove (e lo dice tra gli altri lo storico americano Phil Cannistraro) la campagna contro gli ebrei non fu che il culmine logico, seppure estremo, degli atteggiamenti culturali del regime.

Personalmente credo che al di là delle ‘datate’ posizioni del regime a proposito dei pericoli dell’internazionale ebraica (e dell’essere popolo deicida, come affermava gran parte degli apparati cattolici anche dopo l’emanazione dei provvedimenti razziali del '38 e ancor dopo i rastrellamenti del ghetto) Mussolini forse non avrebbe adottato una politica persecutoria di tale portata se non ci fosse stata la pressione della ‘soluzione finale’ adottata dal nazismo.

A proposito di quest’ultima, sempre Gentile, per appoggiare la tesi della ‘rivoluzione antropologica’ fascista riporta, alla fine del pezzo, l’articolo del 1942 dell’antropologo Guido Landra, uno degli estensori del famigerato manifesto razzista del 14 luglio del 1938, in cui tra l’altro si diceva che il problema ebraico non conosce che una soluzione: eliminazione totale degli ebrei. A questa affermazione si può ribattere cronologicamente: è vero che la Conferenza di Wansee avvenne nel gennaio 1942 (quella dove, verificata l'impossibilità pratica di trasportare gli ebrei nel Madagascar (sic!) a causa dell'andamento negativo della guerra, si cercò una soluzione alternativa, che era quella dello sterminio totale della razza ebraica dall'Europa), ma persecuzioni, esecuzioni e intenzioni genocide del Terzo Reich furono intraprese già alla fine degli anni trenta, soprattutto in terra polacca.

Chi riteneva che Mussolini barattò gli ebrei in cambio di una più stretta alleanza con Hitler era Giacomo Debenedetti, il grande critico letterario, l’autore del fondamentale Il romanzo del Novecento: lo scrisse chiaramente in quel suo straordinario libriccino 16 ottobre 1943 (Einaudi) che per fortuna viene sempre continuamente ristampato. Che Natalia Ginzburg definì: breve e splendido.
Narra la retata nazista nel Ghetto di Roma con la deportazione di circa mille ebrei e lo sgomento di un’intera città di fronte alla barbarie di quell’azione.
Il resoconto è lucido e straziante, ancor più terribile nell’evidente rappresentazione di un intero popolo incredulo e sbigottito di fronte ad una violenza che non avrebbe creduto mai possibile.
Alcuni passi sono di una letterarietà sublime ed altissima, come quando si rappresenta un ufficiale delle SS, emblema della paura: Tutto divisa, anche lui, dalla testa ai piedi: quella divisa attillata, di un’eleganza schizzinosa, astratta e implacabile, che inguaina la persona, il fisico ma anche e soprattutto il morale, con un ermetismo da chiusura-lampo (pag.16).
Ma se la cronaca del rastrellamento, nella sua secca vertigine dell’irrazionalità, raggiunge vette narrative inarrivabili, è nella seconda parte del libro (col titolo Otto ebrei) che lo scrittore, nel suo strazio esistenziale, come lo definì Moravia, pone l’accento sulla condizione d’emarginazione a tutti i costi dell’ebreo.
Prendendo spunto da un fatto di cronaca: Roma, 24 marzo 1944. Si sta ‘manipolando’ la cosiddetta ‘prima lista’ per le Fosse Ardeatine. Al signor Raffaele Alianello, commissario di Pubblica Sicurezza, viene fatto trovare un elenco di sessanta persone di cui dieci in soprannumero. Dunque dieci persone da salvare. Alianello scelse, tra queste, otto ebrei.
Debenedetti a questo punto si chiede: perché? Cosa spinse il commissario ad una decisione del genere dal momento che tutti gli arrestati erano innocenti e che quindi avevano la possibilità, in egual misura, di finire tra il gruppo poi liberato?
Dice l’autore: Ama Alianello gli ebrei? Sappiamo che, al processo Caruso (processo contro l’ex questore di Roma accusato di responsabilità diretta nell’eccidio delle Fosse Ardeatine, poi fucilato…n.d.a.) li barattò contro la pulizia e illibatezza della propria fedina politica: argomento di demagogia antifascista. Come con Mussolini non si sentirono oggetto di un vero e proprio odio sincero, passionale, fisico, così col soccorrevole commissario gli ebrei non hanno beneficiato di un vero amore solidale, caritativo e, per dire la parola, cristiano.
Debenedetti riteneva tuttavia che se a Berlino o nel ghetto di Varsavia ci fossero stati uno, cento, mille Alianello, molti ebrei sarebbero tornati a casa. Ma la ‘scelta’ effettuata dal commissario pecca di propaganda, come lui molti sono gli ardenti neofiti di ogni verbo pubblicitario, i catecumeni dello slogan.
Aggiunge l’autore: Questo di chiudere tutti e due gli occhi, di creare eccezioni a vantaggio degli ebrei, non è un modo di riparare dei torti. Riparazione sarebbe rimettere gli ebrei in mezzo alla vita degli altri, nel circolo delle sorti umane, e non già appartarneli, sia pure per motivi benigni. Questa è una antipersecuzione: dunque fatta della medesima sostanza psicologica e morale che materiava la persecuzione.
16 ottobre 1943 uscì dapprima nella rivista romana Mercurio nel numero novembre-dicembre 1944, venne ristampato l'anno successivo a Lugano in "Libera Stampa" e nel volume delle edizioni romane O.E.T. e nel '47 uscì in traduzione francese in Temps modernes su sollecitazione di Jean Paul Sartre. Otto ebrei uscì a Roma nel 1944 nelle edizioni "Atlantica" con prefazione di Carlo Sforza; ristampato nel '61 nella "Biblioteca delle Silerchie" del Saggiatore insieme con la Lettera a Hitler di Louis Golding, fu unito a 16 ottobre 1943 nel volume degli Editori Riuniti del 1978 curato da Ottavio Cecchi e prefato da Alberto Moravia.
Proviamo a sostituire, nell’equazione, la parola ebrei, con qualsiasi altra che definisca popoli, etnie, o ‘categorie’ discriminate e perseguitate: zingari, extracomunitari, clandestini, omosessuali.

Il risultato della denuncia non cambia: costoro chiedono, tutti, alla comunità di non essere defraudati, neppure a titolo di risarcimento o di ripartizione dei danni (…) Può, questa nostra, parere una riottosa, bizzosa, vittimistica, incontentabile paura di essere amati. Ed è soltanto paura di essere gratuitamente amati, ingiustamente amati, cioè male amati.
Profetico ed terribilmente attuale.

BREVI NOTE

Giacomo Debenedetti (Biella, 1901 - Roma, 1967), scrittore, saggista e critico letterario italiano.

ISBN/EAN: 
9788806173098

Commenti

neo AL!

"La difesa della Razza. Politica, ideologia e immagine del razzismo fascista". Chissà che cazzata di testo che sarà. Ancora pubblicano queste stronzate. Davvero ridicolo.

"la folle e criminosa infatuazione razzista del duce, chiaramente dimostrava che l?adozione dell?antisemitismo di Stato fu sostanzialmente un atto di volontà, una scelta di Mussolini per finire a quella meno personalistica dove (e lo dice tra gli altri lo storico americano Phil Cannistraro) la campagna contro gli ebrei non fu che il culmine logico, seppure estremo, degli atteggiamenti culturali del regime".

Certo di volontà, dubito che un capo possa fare atti non volontari. Volontario e dettato dalle contingenze e dall'alleeanza, come oramai sanno tutti coloro che non sono in malafede. Il fascismo non era e non è mai stato razzista, questo è un fatto inequivocabile.

"Chi riteneva che Mussolini barattò gli ebrei in cambio di una più stretta alleanza con Hitler era Giacomo Debenedetti, il grande critico letterario, l?autore del fondamentale Il romanzo del Novecento: lo scrisse chiaramente in quel suo straordinario libriccino 16 ottobre 1943 (Einaudi) che per fortuna viene sempre continuamente ristampato".

Che stronzata colossale. E tu dici pure per fortuna, va be'...

"Alcuni passi sono di una letterarietà sublime ed altissima, come quando si rappresenta un ufficiale delle SS, emblema della paura: Tutto divisa, anche lui, dalla testa ai piedi: quella divisa attillata, di un?eleganza schizzinosa, astratta e implacabile, che inguaina la persona, il fisico ma anche e soprattutto il morale, con un ermetismo da chiusura-lampo (pag.16)".

è uno stereotipo arcinoto, non mi pare una grande descrizione.

Vedo che sei monotematico, Alfredo Erre, sempre questi libri insulsi recensisci. Contento tu.

Federico, ma i commenti 3 e 4 non sono in contraddizione? Mi pare di capire che tu sia d'accordo con Alfredo:

"Personalmente credo che al di là delle ?datate? posizioni del regime a proposito dei pericoli dell?internazionale ebraica (e dell?essere popolo deicida,come affermava gran parte degli apparati cattolici anche dopo l?emanazione dei provvedimenti razziali del ?38 e ancor dopo i rastrellamenti del ghetto) Mussolini forse non avrebbe adottato una politica persecutoria di tale portata se non ci fosse stata la pressione della ?soluzione finale? adottata dal nazismo."

Sbaglio?

6, no, Fede, non è monotematico - e basta sfogliare non solo il suo archivio su Lanke, ma tutto l'ottimo Paradiso degli Orchi - per apprezzare l'eclettismo di Alfredo.
Oltre a essere mio amico, è un redattore di Lanke, come tutti: ti prego di non scendere sul piano personale, né di giudicare "insulso" un libro che, immagino, potresti non avere letto. Correggimi se sbaglio. Prima si leggono i libri, poi se ne parla.

Insomma - cautela. e molta, perché non si trattano così i miei amici, né chi anima questo posto proprio come me e te. Non volermene.

e IT, grazie Al per il nuovo articolo.
E' un onore poter ospitare i tuoi pezzi e poter imparare qualcosa da te. Sarei felice di potermi confrontare in merito all'opera, ma non ho avuto ancora l'opportunità di leggerla. Per adesso, memorizzo e interiorizzo quel che tu ne hai scritto.

cura ut valeas,
gf

7. Non sono in contraddizione, no. é un fatto di forma, ma anche di sostanza. Barattò è un termine perlomeno inesatto. Diciamo che fu costretto dalle circostanze a fare quel che fece. é ben diverso.

8 - Monotematico qui su Lankelot, per il resto non saprei. Guarda i titoli che ha recensito. Insulso, si, dagli elementi che vengono fuori nel pezzo direi proprio di si, quanto meno per me. Ma poi, ognuno ha la sua sensibilità. Non te ne voglio, ci mancherebbe.

Un atto "volontario e dettato dalle contingenze", o "costretto"?
Sono due cose diverse. E le hai scritte tu, Federico.
Barattare è dare qualcosa per avere qualcosaltro senza far uso di moneta. Che poi uno sia "costretto" ad un baratto, è altro discorso.
Ma è indubbio che Mussolini fece quelle cose per assicurarsene altre.

12 - Non c'è stato nessun baratto, o almeno non nei termini qui esposti. é una cosa indimostrata e indimostrabile.

13. Dunque Mussolini non fu "costretto" da nessuno. Baratto è anche scambiare la propria vita per qualcosaltro, ad esempio.

L'unico mio 'errore' è aver scritto 'barattato' senza aver evidenziato che era la definizione esatta di Debenedetti. Per il resto ognuno si prende gli insulti che si merita. Quelli che mi lancia Leon mi inorgogliscono.

15 - Non mi pare di averti insultato. Rileggiti i commenti. E perché mai dovrebbero inorgoglirti miei ipotetici insulti? Spiegacelo a tutti che non è mica chiaro. Dai, su, un po' di coraggio.

14 - Non esistono patti siglati in merito. Tutto ciò che si può dedurre dalle vicenda è puramente ipotetico.

15, 16. Vi conoscerete di persona: vi piacerete.
Credetemi che state andando fuori strada.

Per favore: niente personalismi. Si parla degli argomenti: si parla delle fonti: si parla dei libri.

18 - Non lo escludo, io al contrario di Alfredo Erre non ho pregiudizi. Magari mi sarà anche simpatico, chissà. Resta il fatto che con la scusa di sentirsi offeso non mi risponde mai. E comunque, io non sarei affatto orgoglioso di essere insultato mai da nessuno. Pertanto non capisco da dove venga questa sua goduria ad essere insultato da me. Che poi, rileggetevi i commenti, io non lo insulto affatto . Ho detto solo che è monotematico, non mi pare un isulto. O sbaglio?

17. Appunto, Léon. Dunque si può "dedurre" che Mussolini "fu costretto". Si può "dedurre" che "barattò". Si può "dedurre" che fu un atto "volontario", da cui si può "dedurre" che fu un atto profondamente "razzista".
I fatti sono che le leggi razziali vennero promulgate, e in qualche modo anche rese effettive (che il fascismo sia stato molto più leggero dei tedeschi, non cambia il fatto che le leggi vennero promulgate). Il resto sono deduzioni. Si può dire che Mussolini non fosse razzista etc, ma le leggi furono fatte ugualmente.
Se per circostanze politiche è appunto una deduzione. Così come l'eventuale "costrizione" di cui parli tu.

Ci sono, in somma, due fatti che si possono dire, credo, certi:
le leggi razziali
Mussolini non antisemita
sono due cose in evidente contraddizione, su cui si possono dedurre molte cose. Si possono fare molte ipotesi.
L'ipotesi del "baratto", in questo senso, non è troppo lontana dalla "costrizione" di cui tu parli. Anche se nel primo tuo commento hai parlato di "dettatura delle contingenze", in accordo ad esempio ad Alfredo quando all'inizio parla della "pressione" nazista.
Se devo essere sincero il termine "baratto" lo trovo più vicino alla tua definizione di atto "volontario e dettato dalle contingenze" piuttosto che della "costrizione".
Comunque mi sembrano "deduzioni" visto che non esistono atti ufficiali in merito.
E non esistendo atti ufficiali del governo italiano del periodo che testimoniano la costrizione tedesca, non si può che prendere atto che la posizione ufficiale del governo riguardo gli ebrei fosse quella dichiarata dalle leggi, aldilà, purtroppo dico io, di quali fossero le convinzioni personali dei governanti a riguardo.
È giusto prendere in esame queste ultime per cercare di "dedurre", appunto, i motivi di certe decisioni, ma non si può, a mio avviso, non condannare il fatto che quelle decisioni vennero prese.
Secondo me le leggi razziali furono qualcosa che non doveva essere fatto, né allora, né prima né ora né mai.
Il fatto che qualcuno le abbia fatte per me non depone a suo favore, anche se posso cercare di capirne le ragioni storiche etc.

Lungi da me personalismi. Gli insulti di Leon ai quali mi riferisco sono di tutt'altra natura. Quando a proposito di:?Chi riteneva che Mussolini barattò gli ebrei in cambio di una più stretta alleanza con Hitler era Giacomo Debenedetti, il grande critico letterario, l?autore del fondamentale Il romanzo del Novecento: lo scrisse chiaramente in quel suo straordinario libriccino 16 ottobre 1943 (Einaudi) che per fortuna viene sempre continuamente ristampato?.
dice:
Che stronzata colossale. E tu dici pure per fortuna, va be??

oppure :?La difesa della Razza. Politica, ideologia e immagine del razzismo fascista?. Chissà che cazzata di testo che sarà. Ancora pubblicano queste stronzate. Davvero ridicolo.

oppure: Il fascismo non era e non è mai stato razzista, questo è un fatto inequivocabile.

Dunque questi sono insulti. Insulti alle centinaia e migliaia di persone che hanno subito quella politica. Il libro di Debenedetti non è una stronzata colossale, ma un testo civile scritto con parole belle e appropriate (e spesso i termini più semplici per indicare qualcosa sono i più efficaci). Mi rifiuto di credere che ci sia ancora qualche persona (o personaggio) che metta in discussione la politica razzista del regime (che poi la mano dello stesso sia stata più pesante dopo l'asse Roma-Berlino non so fino a che punto possa spostare il nocciolo della questione).
Per una sorta di traslazione, proprio perché mi ritengo cittadino di questo mondo, gli insulti fatti a idee legittime e a persone, diventano insulti a me che li condivido.
La Storia 'scritta' per certi versi è sempre sotto stretta osservazione: quasi nulla vi è di insindacabile. Ma vi sono atti (nel caso del libro di Debenedetti, il rastrellamento del ghetto e l'idea che l'ebreo dovesse essere risarcito quando, sempre secondo il critico, doveva essere soltanto considerato cittadino del mondo) per i quali il dubbio non è ammesso e non è ammissibile.
Io ho avuto uno zio fucilato a Forte Bravetta nel febbraio del 1944 per il solo fatto di essere antifascista. Io lo sono non per ereditarietà, ma perché uccidere una persona per le idee che esprime è il massimo del crimine. Figuriamoci poi se lo si fa perché appartiene ad una etnia.
Il linguaggio di Leon è aggressivo, violento, per certi versi fascista (perché si è fascisti non solo perché si è devoti al duce o si inneggia ancora alla sua politica o perché quella successiva ne ha ereditato in parte gli ideali, ma anche per l'uso che si fa della lingua). Apprezzo il tentativo di Gianfranco di smussare i toni della disputa. Lungi da me trasformare Lankelot in una sorta di agone ideologico e politico: ma purtroppo, e posso ammettere che questo sia un difetto, la politica 'violantiana' della riappacificazione nazionale mi ha sempre un po' disgustato. Non sono dell'idea che il giusto stava solo da una parte e tutto il marcio dell'altro. Figuriamoci. Quanti di quelli che erano fascisti, una volta caduto il regime, si sono fatti portatori di ideali antifascisti?
Ma di una cosa sono certo: i valori della resistenza e dell'antifascismo 'sincero' sono parte integrante della mia persona.
Tutto questo per dire, e concludo con una frase dello scrittore cileno Pedro Lemebel: 'Non me ne importa un cazzo, io non stringo la mano a nessun fascio.'
Non me ne voglia nessuno. Nemmeno Gianfranco.

21 - sono all'autore rivolti, non a te. E poi:

"oppure: Il fascismo non era e non è mai stato razzista, questo è un fatto inequivocabile". Questo non è un insulto, pure se non sei d'accordo.

"Dunque questi sono insulti. Insulti alle centinaia e migliaia di persone che hanno subito quella politica".

MO TI INSULTO DAVVERO SE CONTINUI SU QUESTI TONI. SEI TU CHE OFFENDI. QUESTA è DEMAGOGIA PURA

"Mi rifiuto di credere che ci sia ancora qualche persona (o personaggio) che metta in discussione la politica razzista del regime" . MENTI SAPENDO DI MENTIRE. OPPURE SEI DAVVERO IGNORANTE SENZA SPERANZE

"Il linguaggio di Leon è aggressivo, violento, per certi versi fascista"

AH AH AH SEI RIDICOLO

"la politica ?violantiana? della riappacificazione nazionale mi ha sempre un po? disgustato".

queste sono dichiarazioni ottuse e pericolose. Sei tu il vero razzista, non accusare gli altri.

"Non me ne importa un cazzo, io non stringo la mano a nessun fascio.?
Non me ne voglia nessuno. Nemmeno Gianfranco".

Sei veramente disgustoso, non so come una persona sensibile e pura come Gianfranco possa esserti amica.

In conclusione: é molto grave quello che hqa scritto Alfredo Erre, Gianfranco. Ti prego di intervenire: Lankelot non può ospitare un simile personaggio, contrario a tutti i principi per cui Lankelot esiste.

Per me le leggi razziali, in quanto atto ufficiale di Stato, dicono che lo Stato era razzista.
"Provvedimenti per la difesa della razza italiana

VITTORIO EMANUELE III PER GRAZIA DI DIO E PER LA VOLONTÀ DELLA NAZIONE RE D'ITALIA IMPERATORE D'ETIOPIA

Ritenuta
la necessità urgente ed assoluta di provvedere;
Visto l'art. 3, n. 2, della legge 31 gennaio 1926-IV, n. 100, sulla facoltà del potere esecutivo di emanare norme giuridiche;
Sentito il Consiglio dei Ministri;
Sulla proposta del DUCE, Primo Ministro Segretario di Stato, Ministro per l'interno, di concerto coi Ministri per gli affari esteri, per la grazia e giustizia, per le finanze e per le corporazioni;
Abbiamo decretato e decretiamo:"

Anche questo è un fatto.

28 - Branco, mi pare di averti spiegato il perché delle leggi razziali. Atto deprecabile, ci mancherebbe. Ma quello che mi sorprende è perchè abbia avuto più risalto di altre cose simili, nella storia dell'umanità. Del resto, sono cose sempre successe. O meglio, lo so perché. Ma non alimentiamo altre polemiche...

29. Federico, uno Stato è "anche" quanto dichiara di essere. Le circostanze possono aiutare a capire, ma non giustificano tali atti. Così tu hai scritto nel commento 3. che il fascismo non era razzista, ma ciò che fece promulgare lo era eccome.
Questo pezzo di Alfredo, poi, parlando di un libro che tratta di una retata nazista, non poteva non ricordare quelle leggi. Inoltre la sua posizione al riguardo, quel "Personalmente credo che....Mussolini non avrebbe adottato ... se non ci fosse stata la pressione nazista", mi sembrava abbastanza chiara, e facendo risalire quella svolta alle "contingenze" a cui credo ti riferisca anche tu sempre nel tuo commento numero 3. non eravate, a parole, così distanti.
La frase precedente che tu riprendi è evidentemente una citazione, in corsivo, di Debenedetti, cui, subito dopo, segue il "Personalmente credo..."
Poi, "baratto", di cui onestamente non recepisco il valore totalmente negativo ed offensivo che tu sembri attribuirgli con il tuo "è una stronzata".
Inoltre, iniziare a commentare, appena cominciato a leggere il pezzo, scrivendo "Chissà che cazzata sarà..." sembra rendere conto di un pre-giudizio anche offensivo nei confronti di chi ha letto il testo, come se io alla tua recensione di "Non lasciarmi entrare" avessi scritto, film su adolescenti, chissà che cazzata sarà etc.
Non è mai bello sentirsi dire che si leggono cazzate.

30 - Il fascismo non contempla il razzismo nei suoi assunti ideologici, non esiste alcun documento a supporto di questa tesi. E ciò fu riconfermato con lo statuto della R.S.I.

Il resto è contingenza storica, Andrea. Nessuna idea, ideologia, movimento etc non è mai caduto in contraddizione tra teoria e pratica. Non è mai successo nella storia. Se io analizzo un'idea, un'ideale, una dottrina, la analizzo per i suoi assunti, i suoi principi. Se al contrario analizzo l'applicazione dell'idea in pratica, analizzo gli uomini e i loro necessari compromessi. Se non facesissimo cosi la parola comunista o cristiano non dovremmo nemmeno pronunciarle visto i morti che si son fatti in nome di queste dottrine, religiose e politiche, disattendendo i principi. Invece c'è chi oggi si può definire comunista e cattolico tranquillamente, senza esser tacciato aprioristicamente di essere un assassino. E cosi dovrebbe essere pure con chi si dichiara fascista. Ma, ahimé, i fascisti hanno perso la guerra. E si sa che i vinti non hanno gli stessi diritti dei vincitori...

Conosco De Benedetti solo per Il romanzo del Novecento, non immaginavo neppure avesse scritto su un argomento del genere. Proverò ad accostarmi al libro, da profana. Senza la preparazione storica adeguata, ma col desiderio di capire qualcosa in più. Di aggiungere un'altra voce (e che voce) sulla questione delle leggi razziali.

Tra l'altro, (annotazione personale) nella recente visita alla sinagoga di Roma, la guida spiegava come la comunità ebraica di Roma sia tra le più antiche. In epoca fascista, molti degli ebrei di Roma erano più romani dei romani.

Discussione infuocata e difatti mi sono chiesto se era il caso di intervenire o meno. Anche se ritengo che lankelot non sia luogo adatto per buttare benzina sul fuoco, tant'è visto che gli scambi poco rilassati con Leon non sono una novità (con A.Erre abbiamo avuto soltanto qualche precisazione piccata e nulla più), azzardo.
Le leggi razziali sono una realtà e non vedo perchè negare che il regime con la loro emanazione non sia diventato "razzista".
Però c'è da dire che prima del 1938 gli ebrei, e questa è una realtà, nel regime fascista erano inseriti e lo condividevano in maggioranza, come tutti gli altri italiani.
Quel Montanelli così poco amato da Alfredo Erre, ricordava come Mussolini (mi pare nel 1936), avesse bollato in sua presenza l'antisemitismo nazista come "roba da biondi"; salvo poi emanare quelle leggi pochi anni dopo.
Insomma ritengo che una lettura corretta della storia e perciò della repressione nei confronti degli ebrei (ricordiamolo: italiani come noi e non certo marziani) debba comunque considerare il periodo prima e dopo il 1938; senza per questo rinnegare le proprie idee e, per quello che mi riguarda, senza dover ribadire la propria distanza politica dal regime fascista.

33 - Per una volta ti quoto Homo Lupus, guarda un po'.

30- Mi permetto di inetrvenire da profana.
"Il fascismo non contempla il razzismo nei suoi assunti ideologici"
Non consideriamo le ideologie, consideriamo i fatti.
Le leggi razziali sono innegabili ed ebbero atroci ripercussioni .
I programmi politici, sono teoria. E la Storia ci ha dimostrato che la realtà si allontana sempre moltissimo dalla teoria, dalle idee.
Sul fronte opposto si potrebbe dire che anche l'ideologia comunista, considerata in sè, senza tener conto delle disastrose conseguenze cui ha portato, ha molto di buono.
Ecco, questo per ribadire che dovremmo ragionare sui fatti, per mantenere oggettività.

31. Ma anche Alfredo ha parlato di "pressione" e quindi di contingenza storica delle leggi razziali.
Nessuno qui nega la contingenza storica, neppure Debenedetti, che però usa parole molto più forti, ma essendo stato scritto nel 1944 questo libretto mi sembra si possa dire che le sue parole siano dettate da "contingenza storica".
Quindi, Federico, non partire a testa bassa a dire "stronzata", "cazzata" e via dicendo, perché se pensi che il libro è stato scritto nel 1944, e che comunque fa presente che le leggi razziali furono un "baratto", parola che può non piacere, ma che rimanda certo al particolare contesto storico, e che Alfredo di nuovo dichiara che "Personalmente...se non fosse stata per la pressione nazista...."....
Tutti qui hanno parlato di "contingenze storiche", magari non usando questi due termini, ma comunque in modo abbastanza chiaro.
Più che dire che PERSONALMENTE CREDO CHE MUSSOLINI...NON AVREBBE ADOTTATO ...uno cosa deve fare?
L'unico ad usare parole più forti è stato Debenedetti, che però ha parlato anche di "baratto", mostrando quindi di NON ignorare la contingenza storica, ma, essendo nel 1944, forse le sue parole più forti sono dovute alla contingenza storica.

Ovvero, se devo contestualizzare le leggi razziali, bisogna altresì contestualizzare lo scritto di Debenedetti.

36 - 37 - Io ho contestato le parole di De Benedetti, dall'ottica di chi evidentemente conosce i fatti oggi, naturale. Non so perché Alfredo Erre s'è sentito offeso personalmente. Anzi, ora lo so, l'ha spiegato dopo: delirando, come potete tutti notare. Quindi rileggete bene i commenti, io non sono partito a testa bassa. Chi ha parlato con i paraocchi è il recensore.

Felice del confronto, meno - ripeto - per i personalismi. Restiamo sul piano degli argomenti. Più che dire "delirante", si può esprimere "forte dissenso" o "pieno disaccordo": fondandosi sulle fonti.
Per me, delirante è il pazzo di Piazza Barberini - che oltretutto è divertente. Parlate di fonti e di notizie storiche. La passione è bella ma acceca.

Grazie;)

39 - Rileggiti il commento 21 è gravissimo. Se poi va bene a te, Franco, la cosa mi sconcerta assai. Io ho risposto di conseguenza. Ti prego di parlare con Alfredo Erre, è l'ultima volta che gli consento di dirmi certe cose. La prossima volta non sarò cosi accomodante.

L'ho riletto.

2 cose mi colpiscono:

"Ma vi sono atti (nel caso del libro di Debenedetti, il rastrellamento del ghetto e l?idea che l?ebreo dovesse essere risarcito quando, sempre secondo il critico, doveva essere soltanto considerato cittadino del mondo) per i quali il dubbio non è ammesso e non è ammissibile.
Io ho avuto uno zio fucilato a Forte Bravetta nel febbraio del 1944 per il solo fatto di essere antifascista. Io lo sono non per ereditarietà, ma perché uccidere una persona per le idee che esprime è il massimo del crimine. Figuriamoci poi se lo si fa perché appartiene ad una etnia."

> E in questo frangente non posso che riconoscere tutte le ragioni del mondo, e la solidarietà nei confronti di chi ha perduto un proprio caro, ingiustamente.

Mentre qui:
"purtroppo, e posso ammettere che questo sia un difetto, la politica ?violantiana? della riappacificazione nazionale mi ha sempre un po? disgustato. Non sono dell?idea che il giusto stava solo da una parte e tutto il marcio dell?altro. Figuriamoci. Quanti di quelli che erano fascisti, una volta caduto il regime, si sono fatti portatori di ideali antifascisti?
Ma di una cosa sono certo: i valori della resistenza e dell?antifascismo ?sincero? sono parte integrante della mia persona."

> In questo caso sono molto rammaricato, perché pur condividendo l'idea che bene e male non sono questione di colore politico, e pur comprendendo bene cosa intenda dire parlando di valori - ognuno ha i suoi, e questa repubblica si fonda, sino al 2009 inoltrato, su quelli - non mi attendo la clausola:

"concludo con una frase dello scrittore cileno Pedro Lemebel: ?Non me ne importa un cazzo, io non stringo la mano a nessun fascio.?
Non me ne voglia nessuno. Nemmeno Gianfranco. "

> Io la mano la stringo ai comunisti, ai democristiani e ai fascisti intelligenti; agli americani e ai cinesi. Ho le mie idee ma non riesco a non parlare col comunista o col socialista o col titino, etc. Poi magari mi adiro, ma prima parlo.
E mi pare che Alfredo, magari senza stringere la mano, abbia parlato a chi aveva idee diverse dalle sue.

Forse sono i toni che fanno tirare indietro le mani che dovrebbero, onorevolmente, stringersi e salutarsi.
Certo è che se Alfredo inquadrasse quelli che chiama "fascisti" come una minoranza di persone di destra radicale che niente più hanno a che fare col regime d'antan, allora credo che in quanto minoranza altra dall'origine, per forza di cose, non potrebbe che volerne sostenere l'esistenza in vita, alla Voltaire.
Stiamo parlando seriamente di minoranze, se parliamo delle parole "fascista" e "comunista". Serie minoranze in via d'estinzione.

E' il 2009! Guardiamo avanti. La storia 1943-1945 non è condivisa, e questo è quanto: o si condivide tutti la storia, oppure se ne discute. A oltranza. E senza rimedio.

?Dunque questi sono insulti. Insulti alle centinaia e migliaia di persone che hanno subito quella politica?.

?Il linguaggio di Leon è aggressivo, violento, per certi versi fascista?

Vogliamo commentare queste?

(ma almeno: la passione non intacca il rispetto, o la buona educazione. A volte fa più male dire "non sono d'accordo" che dire "sciocchezze" o "cazzate", tutto dipende dalle argomentazioni.)

42. Beh, per chi ha patito certe leggi sentirsi dire che il regime non era razzista è un po' complesso. Probabilmente, non hanno la volontà né la forza di sottilizzare e di riconoscere che il regime ha virato sul razzismo per contingenze politiche. Alla fine il risultato è stato quello tragico che tutti conosciamo, e le sottigliezze diventano materia per il dibattito storico, non per le coscienze dei cittadini. Che vanno un po' più dritto alle conclusioni.

42. Quanto al tuo linguaggio... violenza no - il linguaggio violento è un concetto troppo complesso da spiegare, è questione di contesto e sensibilità - fascismo non so in che senso (per molti significa qualcosa, per molti altri qualcosa di diverso...e per altri qualcosa di diverso ancora. Complesso!), aggressività sì. Perché - avete dei precedenti - sembra quasi che appena dice "a" e tu riconosci "abc" subito pregiudichi le argomentazioni. Stavolta, forse, eravate più vicini del previsto, però dicendo "stronzate" o "cazzate" o "argomento insulso" l'avrai forse indispettito.

Io sono un dialettico, ma se mi commentano un discorso con "bah", "bof", "stronzate!", "insulso!", un po' ci rimango male. No?

43 - non sono d'accordo. contestualizzale, sono vere e proprie offese non supportate da alcunché. E rivolte a me (sia ben chiaro, l'offesa non non è fascista ma violento nel secondo caso). Io mi rivolgevo a De Benedetti, invece. é che Alfredo Erre, non avendo argomenti per controbattere, ha trovato la scorciatoia più facile e infantile. Poverino, sono stato violento con lui. Sono davvero cattivo cattivo. Ma andiamo, per favore Franco, non offenderere anche tu la mia e la tua intelligenza.

Mi permetto di dire un'ultima cosa, perché poi davvero il troppo, come si dice, stroppia.
Sono sì molto passionale, ma ci vedo ancora.
Grazie a tutti.
Bye

46 - E Quindi? invece di scusarti questa ennesima cavolata. Io non lo so... non ho parole.

46, grazie a te, Alfredo. Pian piano ci arrivo a farvi parlare tranquilli, giuro sulla tomba del nonno.

45, eppure secondo me sia Alfredo che GD che tu avrete sempre argomenti per controbattere, è questo il bello - e la ragione di fascino - della vita. Che non c'è mai silenzio, ci sono sempre ragioni e cause e prove e fonti, e il dibattito autentico non termina mai. La verità non è assoluta, non è totalitaria: non è una pietra che ci si scambia e si riconosce. Quello è Dio.

Cioè, il livello cui personalmente ambisco: essere quella pietra. ahahahaah:))).
scherzo.

48 -46 Esagerato, non serve giurare sulla tomba del nonno;) Come ripeto, io non ho pregiudizi. Non escludo di poter parlare tranquillamente con Alfredo Erre, di persona. Qui mi sembra assai più complicato, visto che in rete non stringe la mano al fascio.