De Turris Gianfranco

Cronache del fantastico

Autore: 
De Turris Gianfranco

Firma principe della vecchia rivista “L'Eternauta”, Gianfranco De Turris (Roma, 1944), giornalista e scrittore specialista di letteratura dell'immaginario, è uno dei massimi studiosi e cantori italiani del fantastico: espressione di una coerenza e di un coraggio esemplari, capace com'è stato di fronteggiare l'egemonia culturale marxista negli anni della tirannide dell'ideologia rossa, difendendo le proprie idee senza cedere di un metro. Un combattente della cultura e della libertà: un servitore dell'intelligenza, e dell'intelligenza soltanto.

 

Questo prezioso volume raccoglie articoli e recensioni di opere fantasy, fantascientifiche, horror, utopiche e distopiche (o “antiutopiche”, come preferisce GDT) pubblicate tra 1988 e 1995: nelle parole dell'autore, “una miniera di informazioni e argomenti inaspettati, un regesto di libri oggi ingiustamente dimenticati, una messa a punto di prospettive critiche diverse” (p. 10). Otto anni di lavoro: in cerca dei punti cruciali del dibattito sul senso dell'Immaginario. Naturalmente, l'opera – pure meritevolmente assemblata – mostra tutto il fascino e tutti i limiti delle raccolte di articoli o di saggi brevi: qualche pezzo appare slegato, sconnesso, eccessivamente debole e via dicendo; non ha importanza, perché si passa senza soffrire da una segnalazione all'altra, da un concetto forte al successivo, e al termine della lettura non si può che guardare con soddisfazione al proprio taccuino – a dir poco pieno di appunti. Provo a condividerne una parte.

Il fantastico italiano non ha una tradizione autentica: padre primo, l'“Orlando Furioso” (p. 28), assieme alla triade novecentesca Buzzati-Calvino-Landolfi. Il sogno di De Turris è quello di tanti letterati europei: che nasca una narrativa non-mimetica nazionale da affiancare, e non da sostituire, a quella anglosassone (p. 23). Caronia ha parlato di “fantastico come frattale” (p. 49), Nicolazzini ha sognato un “genere dei generi”, un “mega-genere”: l'Immaginario puro, capace di “trasgredire e presentarsi come alternativa facendo pensare, da un lato; meravigliare e intrigare facendo divertire, dall'altro” (p. 50). Con buona pace delle posizioni crociane (1904: cfr. p. 44), dimentiche dell'avventura scapigliata, “risarcimento romantico della letteratura italiana” secondo Ghidetti (p. 45), De Turris crede che si avvicini il momento di un fantastico italiano consapevole e autonomo rispetto ai modelli dominanti; a questi nuovi scrittori italiani dedica larga parte dei suoi articoli.

Troverete notizie su autori come Rinonapoli (“I cavalieri del Tau”, 1986) e Pestriniero (“Il nido al di là dell'ombra”, 1986), Nerozzi e Pazzi, Zuddas (“Amazon”, 1978) e Pederiali (“Le città del diluvio”, 1978), Edoardo Calandra, lo psichiatra Magnarapa (pp. 62-63), Franco Cuomo e Sem Bianti (cfr. p. 253); inattesi entusiasmi per la narrativa iniziatica del maestro Sinopoli (“Parsifal a Venezia”, 1991); tiepida accoglienza delle antologie di fantascienza di Fruttero & Lucentini, viziate da un approccio diffidente e scettico (cfr pp. 140-141) e studio delle antologie uscite in quel periodo (cfr. Reim, p. 97).

Elencati romanzi emblematici, pubblicati negli ultimi tempi, da “La casa sul lago di luna” di Francesca Duranti a “Concerto rosso” di Berbotto, da “Equinozio d'autunno” di Giuseppe Conte a “Palladion” di Valerio Manfredi, da “Dio e il computer” di Roberto Vacca a “La malattia del tempo” di Pazzi: dimostrazione che si può pubblicare fantasy, horror, fantascienza senza nulla chiedere ai modelli stranieri (p. 118); buone le schede dedicate a una sintetica retrospettiva sull'opera di Guido Morselli, Tiziano Sclavi, Roberto Pazzi.

Prendente nota dei titoli e partiamo alla ricerca. Non servono introduzioni, invece, sui classici stranieri: si parla di Asimov e di Clarke, di Bradbury e di Sturgeon, Zamjatin e Orwell, Le Guin e Lord Dunsany, Fritz Leiber e Robert Howard e ovviamente King vs Barker (con divertente digressione sul significato dei rispettivi cognomi: cfr. p. 135, Re contro Imbonitore); piuttosto, meriterebbe d'essere scoperta la raccolta di racconti del romanziere Meyrink, “La morte viola”, e si dovrebbe richiedere la ristampa delle distopie del danese Stangerup (Iperborea, Guanda) e Kabakov (Mondadori).

***

Non mancano riflessioni sulla natura dei generi, e sulle relative definizioni: dall'Heroic Fantasy allo Sword and Sorcery (p. 25 e ss.), alla distinzione tra distopia e antiutopia (p. 269 e ss.): De Turris, in generale, sembra portato a credere, assieme a Welles, che i racconti di fantascienza siano fiabe del nostro tempo (p. 30), che la fantascienza abbia fascino nella sua essenza di trasgressione della norma culturale (p. 32), e che – come Borges insegnava – fantascienza e fantasy non devono opporsi (p. 124). Cioran ammoniva: “Noi non agiamo che sotto il fascino dell'impossibile. Questo vuol dire che una società incapace di generare un'utopia e dedicarvisi è minacciata di sclerosi e rovina” (p. 64).

L'opera è strutturata in quattro parti: “Cronache e scenari”, “Polemiche e occasioni”, “Autori e personaggi”, “Libri e riviste”. Cosa accadeva nel decennio raccontato da De Turris? Semplice: crollava il monolite del comunismo, e si schiantava al suolo l'antico approccio marxista alla letteratura di genere. Qual era? Fonte, “Kommunist”, organo ufficiale del Partito Comunista Sovietico: la fantascienza doveva “impegnarsi a creare una visione del mondo del futuro basata sulle 'prospettive sociali che si incarnano sotto i nostri occhi', adeguando i propri procedimenti fantastici alle leggi obiettive di sviluppo della società (naturalmente, comunista) e soprattutto 'risolvendo sempre a favore dell'uomo il conflitto tra l'uomo e la macchina'”. Andava difesa l'ineluttabilità del comunismo: nessuno poteva e doveva immaginare un mondo diverso (p. 37).

I quattro cardini del marxismo non hanno più retto alla prova del tempo e dei fatti: internazionalismo, massificazione delle coscienze, ateismo istituzionalizzato (…). L'orgoglio nazionale, la necessità di affermare la propria individualità, il sentimento tra loro (…) hanno costituito la miscela ideologica esplosiva che ha fatto leva sul concreto disagio materiale di popolazioni costrette, nella Vecchia Europa, a dieci anni dal Duemila, sull'orlo della fame” (p. 34)... e questa non è fantastoria, né fantascienza. A qualcuno, forse, non andrà mai giù.

Buon viaggio.


EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Gianfranco De Turris (Roma, 1944), giornalista, critico letterario e narratore italiano.

Gianfranco De Turris, “Cronache del fantastico. Science Fiction, fantasy horror su 'L'eternauta' (1988-1995)”, Coniglio, Roma 2009. Prefazione di Antonio Faeti. Postfazione di Ernesto Vegetti. Collana Maxima Amoralia.

Approfondimento in rete: WIKI it / Centro Studi La Runa / Fantascienza / Julius Evola /
In Lankelot:

 

Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Marzo 2009.

 

ISBN/EAN: 
9788860631671

Commenti

Questo prezioso volume raccoglie articoli e recensioni di opere fantasy, fantascientifiche, horror, utopiche e distopiche (o ?antiutopiche?, come preferisce GDT) pubblicate tra 1988 e 1995: nelle parole dell?autore, ?una miniera di informazioni e argomenti inaspettati, un regesto di libri oggi ingiustamente dimenticati, una messa a punto di prospettive critiche diverse? (p. 10). Otto anni di lavoro: in cerca dei punti cruciali del dibattito sul senso dell?Immaginario.

?I quattro cardini del marxismo non hanno più retto alla prova del tempo e dei fatti: internazionalismo, massificazione delle coscienze, ateismo istituzionalizzato (?). L?orgoglio nazionale, la necessità di affermare la propria individualità, il sentimento tra loro (?) hanno costituito la miscela ideologica esplosiva che ha fatto leva sul concreto disagio materiale di popolazioni costrette, nella Vecchia Europa, a dieci anni dal Duemila, sull?orlo della fame? (p. 34)? e questa non è fantastoria, né fantascienza. A qualcuno, forse, non andrà mai giù".

Interessante. Ne avevo sentito parlare. Sempre ottimo Franco a restituirci queste opere altrimenti poco visibili per i motivi che tutti sappiamo. E poi De Turris non tratta mai temi banali.

Questo libro è uno scrigno di concetti, idee e segnalazioni. Mi sono appuntato 4 libri introvabili da rimediare, e nomi di autori italiani che, purtroppo, non avevo nemmeno sentito nominare. E' uno strumento per tanti professionisti, tornerà comodo per citazioni e recuperi.
Mi dirai;)

Sicuramente Gianfranco De Turris è uno dei maggiori esperti di letteratura fantastica, ma spiegare il periodo che tratta (1988-1995) col crollo del monolite comunista e riportare la fonte 'Kommunist' che dà dettagli sull'interpretazione da dare al fantastico è pura comicità.
Anni fa (1992) uscì per la penna di Fausto Gianfranceschi uno 'Stupidario della sinistra' (mondadori). Proporrei uno 'Stupidario della destra' perché quello che ha detto meriterebbe una 'supercazzola'. L'approccio marxista alla letteratura di genere l'ha visto solo chi l'ha voluto vedere. Chi ha trattato con rispetto la materia non può che ritenere risibile un simile approccio 'ideologico'. Che poi miopi intellettuali dall'altra parte facessero lo stesso non toglie nulla all'enorme stupidità dell'assunto di De Turris.

4 - Ma quale stupidità. Ha pienamente ragione De Turris. Come al solito sei offuscato dalle tue simpatie politiche, nelle tue analisi.

Alfredo, aspetta: ho scritto una cosa ben diversa:
"si schiantava al suolo l?antico approccio marxista alla letteratura di genere. Qual era? Fonte, ?Kommunist?, "

> così ha un po' più senso, dai:)

Continuo a non capire. La citazione della fonte 'Kommunist' di chi è? Comunque non cambia la sostanza. Nel senso che non si può riportare per gli anni 1988-1995 una dichiarazione d'intenti dell'organo del Partito Comunista Sovietico. Che c'entra con l'intellettualismo indigeno?
Mi sembra che il mio appunto era preciso: come non sopporto che si possa ideologizzare un 'genere letterario' a destra, in egual maniera non lo sopporto che lo si possa fare a sinistra. Abbiamo fin troppo sopportato, e tutt'ora la stiamo sopportando, la miopia (ed il 'regime') culturale in questo paese.
Dunque: se la citazione è di De Turris, beh vuol dire che è una bestia e non ha capito ancora un cazzo. Se è la tua, la prossima volta che ci incontriamo la supercazzola te la do in testa. Mi sembra un buon compromesso :)

:)
No, la citazione è sua. Assieme, ribadiva le sorti editoriali di quei libri, come "1984" e "Noi", che in Russia non si potevano leggere sino a qualche anno fa, spiegando quanto fosse emblematico.
*
Non credo che abbia ideologizzato "a destra" un genere letterario: anzi. Ne ha parlato come di un "mega-genere", al di là di tutto: nato per difendere l'intelligenza e la libertà d'espressione, e incarnare gli archetipi.

Soltanto, ha ribadito quanto avveniva - e cioè che quando si usciva dal realismo non c'era esattamente un trionfo di critica, nè schiere di case editrici di chiara fama pronte a dar manforte. Non è una novità... del Calvino fantastico si parla poco, Buzzati pativa in vita il suo "disimpegno" (ci sono varie interviste incluse), Landolfi sopravvive per Adelphi (e più per i diari, cosa che ha del grottesco).

7 - Se tu che non hai capito un cavolo, non De Turris. De Turris è tutto fuor che una bestia ignorante, quelle valle a cercare tra i pezzi monotematici che posti di solito da queste parti. Franco t'ha ben spiegato. A questo punto, se non capisci ancora, o ci fai o ci sei.

voi vi amate, in realtà. Ve ne accorgerete:)

" piuttosto, meriterebbe d?essere scoperta la raccolta di racconti del romanziere Meyrink, ?La morte viola? ...è qui con me :)
credo di avertene scritto a suo tempo...

amnesia!
Sarebbe un grande contributo, credo:)

11. sono passati tanti anni da allora, come potresti ricordare? Io sì, perché è legata ad un'altra cosa ;P

:)

purtroppo ho sempre il vecchio pc in riparazione, non ho accesso alle vecchie mail e non posso rinfrescarmi la memoria:). Ma sospetto che a breve ne sapremo qualcosa...

Ad essere sincero, a me non sembra tanto stupido, ma riduttivo, in quanto sembra che, fino al crollo dell'impero sovietico, la scrittura e la critica di fantascienza fossero "solo" di quel tipo. Però temo anche non si capisca bene quel discorso, a dirla tutta. Ovvero mi sembra che, nella contrapposizione, si perda la posizione di De Turris. Dire poi che il crollo del regime sovietico invalida un tipo di approccio critico, sociale etc sarebbe come dire che il crollo del governo fascista invalida un tipo di approccio critico, sociale etc allo stesso modo. Da cui consegue che rifarsi a pensatori comunisti o fascisti sia, oggi, comunque inadeguato, dato il crollo dei due regimi. Mi sembra che, al contrario, non siano da dimenticare certe lezioni, ma certo da integrare e soprattutto da togliere certe costrizioni ideologiche.
Prendere il buono scartare il cattivo.
Comunque, non so se ho capito bene, eh.

Il problema, per me, è dove si dirige il mio sguardo quando analizzo una cosa, se sull'oggetto finito, o sulla sua idea originaria. Se sul "frutto" o sul "seme". Poiché uno stesso "seme", ma che finisce in un terreno diverso, può dare, o non dare, "frutto", e "frutto cattivo" o "frutto buono". Ci sono poi frutti cattivi all'apparenza che non sono così cattivi, e frutti belli che invece non sono tanto buoni etc etc.

Non conosco bene la critica e la scrittura di fantascienza, non ho letto molto, i classici Herbert, Asimov, Dick, e certe riduzioni di libri a "di destra" perché alcuni protagonisti hanno gli occhi azzurri o poco più...vabbé...ma da qui a dire che "tutto" un modo di critica sia "del tutto" sbagliato, per me ce ne corre.

Ripeto, se dal crollo dei regimi si dovesse invalidare qualsivoglia tipo di idea da loro espressa...perché, in somma, nell'attuazione, non mi sembra abbiano portato a chi sa quali sfracelli, sono crollati tutti...Non so.

Però non ho letto il libro, quindi è una considerazione nata esclusivamente da quel passaggio, prendetela per quel che è. Tra l'altro viziata da un malditesta galoppante...sigh.

Entro in ritardo su una discussione credo giù esaurita e sviscerata. Do solo una personale testimonianza, memore di studi su Buzzati, innegabilmente uno dei maestri del racconto fantastico italiano anche se poi in tarda età dedito all'iterazione ed al plagio di sé stesso. La critica di estrazione marxista (e non mi fate fare il pedante, vi assicuro che parlo per cognizione) stroncò l'autore soprattutto in quanto autore di testi che rappresentavano il commerciale e la irreversibile corruzione della borghesia. In ogni caso il genere letterario in questione è stato sempre avversato in Italia anche quando a raccontarlo erano autori di sinistra (Calvino docet). Credo che in ciò si possa ravvisare anche il manzonismo cattolico imperante in critica letteraria, che malvedeva certo "tipo" di testi. Nessuna nota professorale ed assolutista, solo ipotesi e una mia mera impressione. Saluti (P.s il testo mi interessa e non poco, a margine)

E' quanto dice anche De Turris - a proposito di Calvino.
Al di là del manzonismo, la questione è proprio di violazione del dogma realista marxista. Non c'è troppo da girarci attorno, il partito voleva realtà e propaganda di una certa visione della realtà...

(il libro ti piacerà parecchio)

qua, Randoval.

eccomi :)

vedrai che leggendo questo libro di De Turris potrai annotare almeno 20 titoli interessanti e potrai cominciare a crearti una mappa di cosa leggere - con ordine, o con allegro disordine, come preferisci: ma con un criterio guida, quello delle pagine di un maestro - e di nomi di artisti da approfondire o riscoprire. E' lui la guida per il fantastico italiano;).
*
Io posso parlarti di opere distopiche o fantascientifiche-fantasy angloamericane, con qualche eccezione (fantascienza russa). In ambito IT sono debole (eccettuati Landolfi, Calvino, Buzzati e qualcosa di Pazzi)

franchi, ora devo andare, appena ho un attimo leggo tutto ;)

ok.
salutem dico
gf