Se passate in libreria a cercare questo testo, tradotto in moltissime lingue e venduto in tutto il mondo, probabilmente lo troverete nello scaffale destinato alla New Age o ai testi esoterici. La stessa Congregazione per la dottrina della fede, presieduta dal Card. Joseph Ratzinger, in data 24 giugno 1998, ha dichiarato che le posizioni di Anthony De Mello sono incompatibili con la fede cattolica e possono causare gravi danni (notificazione pubblicata in calce all’opera dell’edizione da me letta). Non sono d'accordo: sia perché tale dichiarazione sa tanto di censura, sia perché chi scrive è cattolica praticante e nel pensiero di De Mello ha ritrovato tanto del pensiero cristiano ed, anzi, alcuni passi del vangelo le sono apparsi addirittura più chiari dopo la lettura di alcuni dei libri del gesuita indiano. Certo, lo scrittore, originario di Bombay, risente molto dell’influsso religioso induista e buddhista della sua terra, ma il suo nobile tentativo di conciliare queste diverse religioni con il cattolicesimo è un ulteriore pezzo aggiunto a quel mosaico ancora da completare che è il dialogo interreligioso, oggi più che mai così tanto necessario.
Chiariamo subito che “Messaggio per un’aquila che si crede un pollo”, diviso in 56 capitoli per appena 200 pagine circa è un testo di teologia, ma anche un testo di filosofia e un testo di psicologia, una sorta di istruzioni per l’uso che chiunque può sperimentare nella propria vita, credente o meno che sia. In estrema sintesi, secondo Anthony De Mello, siamo tutti come addormentati ma non intendiamo affatto svegliarci perché il risveglio sarebbe spiacevole e comporterebbe lo smascheramento dell’illusoria vita che conduciamo, non vogliamo svegliarci perché abbiamo paura di abbandonare quello che abbiamo. Della serie “ma chi me lo fa fare?”
Secondo l’autore però la fede è proprio insicurezza e apertura verso la verità, quali che siano le conseguenze e dovunque ci porti, ed io aggiungo che la fede vuol dire anche coraggio, coraggio di lasciare le proprie certezze, coraggio di mettersi e mettere tutto in discussione, perché se si percepisce un’oltre poi non si può far finta di niente.
De Mello sostiene che la nostra vita viene sprecata alla ricerca di ciò che non potrà mai darci felicità perché la felicità non è nell’ottenere qualcosa ma il nostro stato naturale, la cui piena realizzazione noi stessi impediamo imponendoci traguardi ed obiettivi non necessari e che, se non raggiunti, come spesso accade, procurano solo un’inutile sofferenza. Se il desiderio fosse invece vissuto solo come stimolo o preferenza e non come “conditio sine qua non” del nostro vivere, coglieremmo maggiormente il senso stesso della vita che per De Mello, ed anche per me, consiste nell’amare. De Mello ci parla, inoltre, della libertà e della dipendenza, della pace interiore e della consapevolezza, descrivendo il tutto con il suo inconfondibile stile e regalandoci pagine profonde e suggestive per la loro chiarezza e semplicità.
Ma cosa bisogna fare per svegliarsi ed incominciare a vivere sul serio? De Mello sostiene che occorre imparare ad osservare e ad osservarsi disimparando quasi tutto quello che ci è stato insegnato e abbandonare così tutte le false dipendenze che ci hanno e ci siamo imposti, bisogna saper ascoltare la vita, morire a se stessi, occorre vivere consapevolmente il presente, dando un significato a tutto quello che si fa, bisogna analizzare le nostre reazioni negative, le nostre insoddisfazioni per poi risalire alle loro cause e quindi capirle, farle proprie perché soltanto un’evoluzione conoscitiva e spirituale può farci mutare il nostro modo di vivere.
Per cambiare il mondo non bisogna cambiare la realtà perché il mondo non ha niente che non va, la vita non è difficile siamo noi che la rendiamo tale, dobbiamo invece cambiare la visione distorta che abbiamo, degli altri, delle cose e persino di noi stessi, allora sì che il mondo ci apparirà diverso, anzi per quello che realmente è (Signore dammi la grazia di cambiare ciò che può essere cambiato, di accettare ciò che non lo può essere, e la sapienza per coglierne la differenza).
De Mello con questo libro ci suggerisce la strada da imboccare per giungere alla verità, ma afferma che ognuno deve percorrerla da solo perché è un lavoro che va fatto in prima persona e non si può delegare ad altri, l’autore afferma che alla fine di questo percorso troveremo sicuramente la verità ma non ci spiega cosa essa sia perché la verità non può essere espressa a parole (coloro che sanno, non dicono; coloro che dicono, non sanno). E’ un libro che va letto una pagina o massimo due al giorno, va sorseggiato, riflettuto, sottolineato, lo stile è vivace ed il continuo riferimento a proverbi, racconti e detti di matrice orientale lo rende spiritoso e godibile, è un libro che va assolutamente letto, datemi retta sulla parola e non ve ne pentirete!
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE.
Anthony De Mello (Bombay 1931/1987), padre gesuita indiano.
“Messaggio per un’aquila che si crede un pollo”, Edizioni Piemme Pocket, Casale Monferrato (AL), 2002.
Titolo originale: Awareness, 1990 by the Center for Spiritual Exchange pubblicato da Image Books – Doubleday, New York .Prefazione di J. Francis Stroud, S.J. – De Mello Spirituality Center Fordham University – Bronx, New York.
Bibliografia consigliata: “Istruzioni di volo per aquile e polli”. “Brevetto di volo per aquile e polli”. “Chiamati all’amore”.
Nina Garbo, 10 marzo 2004.
Commenti
Nina Garbo ripropone De Mello: II di II
Lessi parecchi anni fa questo libro e, in effetti, è vero che va affrontato poco alla volta per essere apprezzato. Di De Mello è carino anche "La preghiera della rana - saggezza popolare dell'oriente", con storie e aneddoti che appartengono a paesi, culture e religioni diverse: per avere un diverso punto di vista su temi spirituali!
Ce ne parlerai, tu, MGB? E dai e dai.
"La stessa Congregazione per la dottrina della fede, presieduta dal Card. Joseph Ratzinger, in data 24 giugno 1998, ha dichiarato che le posizioni di Anthony De Mello sono incompatibili con la fede cattolica e possono causare gravi danni (notificazione pubblicata in calce all?opera dell?edizione da me letta)."
> Curioso rileggere questo articolo datato 2004:).
"suggerisce la strada da imboccare per giungere alla verità, ma afferma che ognuno deve percorrerla da solo perché è un lavoro che va fatto in prima persona e non si può delegare ad altri"
> Santo gnosticismo...
De Mello andrebbe rivalutato ...
copertina!
copertina!