De Luca Erri

Nocciolo d'oliva

Autore: 
De Luca Erri

A distanza di undici anni da “Una nuvola come tappeto” Erri De Luca propone una nuova serie di episodi biblici, come di consueto da lui stesso tradotti e interpretati, sulla scia di una tradizione risalente ai Padri della Chiesa.

Vi sono però alcune novità rispetto al primo libro: innanzi tutto qui vengono proposti, essenzialmente nella prima parte, episodi evangelici, che erano invece assenti in “Una nuvola come tappeto”. L’autore ha voluto rendere pubbliche anche le sue riflessioni sul Nuovo Testamento.
La prima parte segue a grandi linee l’itinerario dell’anno liturgico, inizia perciò con alcune osservazioni sull’Avvento, prosegue col Natale, passa attraverso il mistero pasquale e approda all’Ascensione.
Di straordinaria profondità e acutezza sono i pensieri che De Luca espone sulle varie fasi di un tempo circolare come quello sacro, che si ripete sempre e torna continuamente su sé stesso in una eterna danza.

Sull’Avvento, tempo d’attesa per eccellenza e generalmente visto come aspettativa prettamente umana, osserva, basandosi su un verso del profeta Isaia: “C’è un’attesa prima, che spetta a Dio […]… il Suo tempo infinito si contrae nel finito di un’attesa. Dio aspetta: «Per farvi misericordia». Il tempo di Avvento sta a imitazione di, sta dirimpetto all’eternità di un Dio che accetta di farsi periodico, irrompendo nel mondo a mesi stabiliti con nascita, morte e resurrezione.”

Ed è il brano intitolato “Riassunto dell’intruso” a rievocare le vicende di Cristo, con il legittimo dubbio sull’effettiva necessità della strage degli innocenti e sulla considerazione dei miracoli come piccolo risarcimento per essere sopravvissuto a quella vicenda.
Dice De Luca sulla figura di Gesù: “Non aprì le acque come Mosè, però ci camminò sopra senza bagnarsi.
Non creò il frutto della vite, ma seppe provvedere, in una festa, a vendemmiare vino dall’acqua.
Non creò il sole, il fuoco, né luna, né stelle già create, ma diede vista ai ciechi e questo è un modo di inventare luce. […]
Non scrisse, non dettò, le sue parole facevano il viaggio delle api sopra i petali aperti delle orecchie. […]
Nascesse oggi, sarebbe in una barca di immigrati, gettato a mare insieme alla madre in vista della costa di Puglia o di Calabria.”
La sua nascita viene presentata dando un grande risalto a Maria e in modo umanissimo, mentre la morte e resurrezione vengono narrate con estrema originalità dal punto di vista di Gesù stesso calato nel sepolcro e prossimo ad uscirne: “ Anche stavolta sarò il primo a inaugurare l’esperienza” – osserva Gesù visto da De Luca e poi parla della caduta di Roma, che sarà causata non da una rivoluzione politica, ma da una buona notizia, da un’idea:


“A vederla da questo piccolo punto del tempo sembra una cosa visionaria, ma al mondo solo le cose visionarie, a più alto lievito di sogno, hanno forza di compiersi.”

La seconda parte si rifà soprattutto all Antico Testamento - a parte due riflessioni sul Nuovo Testamento – e contiene anche la spiegazione del titolo del libro.


“Leggere scritture sacre è obbedire a una precedenza dell’ascolto. Inauguro i miei risvegli con un pugno di versi, così che il giro del giorno piglia un filo d’inizio. Posso poi pure sbandare per il resto delle ore dietro alle minuzie del da farsi. Intanto ho trattenuto per me una caparra di parole dure, un nocciolo d’oliva da rigirare in bocca.”

In pratica De Luca ha fatto proprio un insegnamento dei Padri della Chiesa sulla necessità di ritornare continuamente ai Testi sacri e farli propri, rileggerli, tenendone a mente brevi frasi, un procedimento che consentirebbe di entrare nelle parole stesse e di esserne illuminati.
L’autore riprende qui alcuni personaggi ed episodi biblici di cui si era occupato già nel libro precedente (ad esempio Iona, Reuven, la Torre di Babele), ma riassume molto meno le storie, preferendo soffermarsi su singole frasi e parole, sulla loro traduzione e sulla sfumature del testo.
Non più una panoramica, ma un lavoro raffinato, un approfondimento che lo porta a notare sempre nuovi particolari.
Sono trascorsi parecchi anni da “Una nuvola come tappeto”, l’autore ha continuato – per sua stessa ammissione –a frequentare la Bibbia, ha approfondito la conoscenza, ha scoperto nuovi significati nei racconti, ha finemente e instancabilmente lavorato sul testo e ne ha colto alcune essenze importanti, talvolta anche solo un pensiero o un aspetto tra i tanti.
Segno di una grande abilità , ma anche della ricchezza e delle infinite possibilità del testo stesso.
Ne è emerso un lavoro pregevole, con spunti d’attualizzazione e frequenti richiami tra i vari libri sacri, in modo da spiegare la Bibbia con la Bibbia (procedimento usuale negli studi biblici). Eppure quello di De Luca non è uno studio soltanto, è certamente una riflessione viva e fresca, rispettosa ed attenta.


Così osserva ad esempio riguardo alla parola creatrice di Dio : “Non c’è altro esempio equivalente di una così immnesa importanza data alla parola. Noi che ne siamo utenti, praticanti passivi del dono di una lingua, stentiamo a intendere l’inaudita potenza di questo strumento. Lo consideriamo un meccanismo per comunicare, ma qui Elohìm è solo, non si rivolge a nessuno: dire è direttamente il suo creare. Ogni poeta imita in infinitesima quota l’uso della parola da parte di Dio.”

Straordinarie anche le osservazioni sulla benedizione contenuta nel libro dei Numeri 6, 22-27, una formula particolare perché è rivolta col tu.


“Non si sparge ad abbracciare in un solo gesto la comunità, ma si dirige a ognuno, investe la vita del singolo che è lì in ascolto.”

 
 EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
 
Erri De Luca (Napoli 1950), scrittore italiano. Ha conciliato impegno politico-sociale con la scrittura e il lavoro manuale. Ha studiato da autodidatta l’ebraico. Ha pubblicato:Non ora, non qui (1989); Una nuvola come tappeto (1991); Aceto, arcobaleno (1992); In alto a sinistra (1994); Alzaia (1997); Tu, mio (1998); Tre cavalli (1999); Montedidio (2001); Il contrario di uno (2003); Opera sull’acqua e altre poesie (2002); Solo andata (2005); Morso di luna nuova (2005); Sulla traccia di Nives (2005).
 
ERRI DE LUCA, Nocciolo d’oliva, Padova, Edizioni Messaggero 2002.
 
Ha tradotto e curato: Esodo/Nomi (1994); Giona/Ionà (1995); Kohèlet/Ecclesiaste (1996); libro di Rut (1999) e Vita di Sansone (2002).


Marina Monego

recensione già apparsa su lankelot.com

DE LUCA in LANKELOT

ISBN/EAN: 
9788825010206

Commenti

Un ringraziamento ad Angela che mi ha esortato a recuperare queste due recensioni su De Luca. :-)

A proposito dell'episodio de La torre di Babele, riporto qui, Marina, un pensiero di De Luca che calza alla perfezione:
"Nella Scrittura Sacra si legge di uomini che volevano costruire un edificio che arrivasse in cielo. Per generazioni furono muratori di una torre-montagna, poi Dio li salvò mandando loro il dono delle mille lingue diverse. Così si dispersero e abbandonarono l'impresa. Fallirono, ma in maniera grandiosa. Impararono che il cielo non si può scalare con impalcature e che per sfiorare il suo mistero ci vuole l'efficace umiltà della fede. I nostri mezzi più potenti dei loro arrivano più in alto e più lontano. Ma, inoltrandosi nell'infinito, il nostro progresso rispetto a loro arriva solo uno sputo più in là. In questa remota periferia dell'universo, che è il nostro pianeta, questa frazione insignificante del tempo generale, che è la vita, fede e ragione devono riuscire a coesistere."

De Luca, che si autodefinisce 'non credente', dedica ogni giorno un'ora di lettura alla Bibbia.

Brava Marina! Questi libri del ns. amatissimo scrittore sono veri gioiellini.

Raffaella

Ribadisco il precedente commento generale.
Poi
"Nascesse oggi, sarebbe in una barca di immigrati, gettato a mare insieme alla madre in vista della costa di Puglia o di Calabria"
Mah, in realtà Gesù non era - pare - propriamente così povero tra i poveri... benché certamente in Egitto la Sacra Famiglia emigrante non si vide stendere tappeti rossi davanti...

"Non c?è altro esempio equivalente di una così immnesa importanza data alla parola. Noi che ne siamo utenti, praticanti passivi del dono di una lingua, stentiamo a intendere l?inaudita potenza di questo strumento. Lo consideriamo un meccanismo per comunicare, ma qui Elohìm è solo, non si rivolge a nessuno: dire è direttamente il suo creare"

Qui la fede sa quello che l'intelletto non può comprendere.
La Parola fa quello che dice e dice quello che fa.
E non vado oltre.

Di nuovo grazie!

Marina, grazie a te.
La mia copia si ferma sulle pagine dedicate ad Isacco e c'è un segno su quelle titolate "A distanza di sicurezza".
Con De Luca avrei da sottolineare troppo, così spesso il libro resta bianco, ma quando lo riprendo, s'apre nei punti prediletti, segno che durante la lettura, lì si sono andati ad incagliare mente e cuore.
Le considerazioni sulla figura di Gesù sono mirabilmente riassunte nella poesia "L'intruso", contenuta in "Opera sull'acqua"

L'INTRUSO

Camminava sull?acqua, riempiva le reti,
i pescatori lasciavano il mestiere per seguirlo.
A una festa di nozze mancò il vino e provvide,
litri a centinaia, un colpo da maestro di vendemmie,
acqua in vasi di pietra si girava in vino.
È migliore, dissero i commensali, sì, è migliore
Il vino che non costa premitura, il pane fatto senza grano e forno,
il pesce che da solo salta in barca: scatenava il gratis
che appartiene alla grazia, passionale e guappa.
Veniva da un battesimo in acque di Giordano, morì poco lontano
Sopra una trave a T e quando un ferro gli trafisse il fianco
Spillò acqua con sangue, come breccia di parto,
morì come sorgente.
Ecco l?intruso del mondo, intriso dal grasso di tutte le colpe,
messo a sbiadire pallido di freddo in un aprile
o addirittura un marzo, oltre ottocento metri
sul livello del mare mai toccato.
Un gargarismo d?acque in fondo a un pozzo asciutto,
uno catarro nella tubatura delle arterie:
così scroscia la sua resurrezione.

bellissima la poesia, Angela! Grazie per averla inserita, costituisce un ottimo complemento alla rec. :-)
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Ottimo Raffaella anche il pensiero su Babele. Mi ha sempre colpito in verità il fatto che De Luca, da non credente, frequenti così tanto la Bibbia. Molto più dei cristiani spesso.
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Il brano sulla parola è uno dei più evocativi che abbia letto, Ilde.
Riguardo alla povertà di Gesù in effetti il suo padre terreno aveva un lavoro fisso, pare....di fatto poi lui condivise la vita dei poveri e non ebbe paura di frequentare gli "additati" o i diversi.