“Un papavero rosso all'occhiello senza coglierne il fiore” è scrittura che s'impasta alla vita per raccontarne frammenti indimenticati e indimenticabili. È il sunto di un'esperienza che tocca i poli opposti di gioventù e maturità senza snaturarsi con la prudenza comoda di chi arriva a dire di sé, trattenuto dalla briglia del senno di poi. È un libretto sottile che racchiude “la scarsa cinquantina di mezze pagine scritte il martedì sulla buccia del Manifesto” da Erri De Luca e la arricchisce con l'accompagnamento fotografico di Danilo De Marco. La copertina spiega il titolo e insieme tutta la schiettezza di chi si china e accosta il bavero della giacca all'unico papavero guappo che spicca in mezzo alla siepe di rovi e, complice il grado alcolico, si mette all'altezza del fiore senza strapparlo. Il vino smussa gli angoli del volto in un sorriso che disegna rughe profonde intorno allo sguardo, ma resta fuori dalle righe che usano il tempo passato per celebrare il ricordo. Ancora una volta De Luca ritorna “al tempo dell'odio”, a quel Sessantotto che l'ha visto scendere in piazza. Dice dell'Internazionale che era l'INVECE dei ragazzi di quegli anni, aggiungendo alla memoria, la saggezza di chi ha imparato che “l'odio è non distinguere la danzatrice dalla danza, la persona umana dall'azione che compie. Non è un errore ma un'insonnia, non è lo strumento ma la corda tesa che lo fa suonare”. E la conclusione del pezzo ha dentro tutta l'onestà di chi non rinnega nulla, ma ha abbandonato ogni risentimento: “Compivo diciotto anni nel maggio sessantotto. Al ragazzo debole e coraggioso, a quella generazione, debbo gratitudine e onore. Ai nemici di allora debbo il riconoscimento di aver reagito a noi non per calcolo ma per convinzione di essere nel giusto. Questa non è un'assoluzione, mi manca la toga e il parlamento, mi manca il temperamento. È solo un po' di lealtà, un po' di verde, che cresce sopra la crosta di lava infine raffreddata”.
Tuttavia lo scrittore non nasconde l'amarezza per il “diluvio di sentenze definitive, una frana di ergastoli e fango, la più massiccia pena politica inflitta a una gioventù dall'unità d'Italia” e aspetta di vedere uscire tutti i suoi compagni, non per riabbracciarli, ma per sciogliersi da loro, per allontanarsi da “quell'età davarista (da davàr vocabolo ebraico che stringe in sé cosa e parola) in cui i giovani tentarono di tenere insieme la parola esclamata e quella messa in pratica”.
Le pagine scorrono senza seguire una linea cronologica, sono istantanee che catturano i momenti più intensi, i gesti che maggiormente hanno lasciato traccia dentro la consapevolezza d'un uomo capace di ritrarsi attraverso la sua stessa storia. E non bara, non tace colpe né mancanze. Passa in rassegna le rivolte insieme al mestiere operaio, il volontariato in Bosnia insieme all'immigrazione, affrontando in forma embrionale i temi che torneranno come cardini delle pubblicazioni successive: lo studio ammirato dell'ebraico, “quella lingua che per prima trascrive la voce del Dio unico”, il vivo interesse per la Bibbia e l'Antico Testamento su cui compie ogni mattina il proprio risveglio, la letteratura tutta con continue citazioni e i più svariati nomi snocciolati lungo il percorso. Da Bassani a Moravia, da Ungaretti a Mendel'stam, da Fo ad Ovadia, da Tabucchi a Lodoli, da Pirandello a De Filippo, da Tagore ad Emanuele Trevi. E non manca l'attenzione ai temi sociali. De Luca condanna l'assenza di valori di quest'epoca in cui persino “il sacro del mondo resta subordinato al commercio”; invoca la solidarietà femminile, perché “senza un forte scatto di sorellanza tra donne italiane e prostitute straniere, il maschile è libero di comportarsi come peggio crede”; si schiera al fianco di quel sud del mondo che risale i paralleli e che non si ritirerà, benché ricacciato, umiliato e imprigionato; “resta in ascolto di ogni voce scritta o smozzicata che esce dai recinti”; pur senza abbracciare la causa vegetariana, afferma che “in natura esiste caccia e preda. Non esistono invece le vivisezioni, né la detenzione in gabbie a scopo di sollazzo. In natura esiste il dolore, non la persecuzione”; constata tristemente come al giorno d'oggi per molti “dare si riduca ad una voce di spesa, a una stretta di mano con un guanto”, eliminando l'urto del contatto, sottraendosi all'incontro con la disuguaglianza. Ed è proprio ciò che questo libro tenta di evitare, perché la speranza di chi scrive è che le sue “trenta righe del martedì, una volta scorse, lascino gli occhi puliti, oppure nel naso un po' d'aria di neve, oppure in bocca un gusto nuovo”.
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
Erri De Luca (Napoli, 1950), giornalista e scrittore. Ex attivista di Lotta Continua, ex operaio edile. Già collaboratore de “L’Avvenire”, oggi è opinionista de “Il Manifesto”, “Vanity Fair” e de “Il Corriere della Sera”. Traduttore dall’ebraico (da autodidatta). Il suo primo romanzo, “Non ora, non qui” è stato pubblicato da Feltrinelli nel 1989.
Erri De Luca, “Un papavero rosso all'occhiello senza coglierne il fiore”, Olmis, 2003
Pp. 144
De Luca in Lankelot: pag. 1 / 2 / 3 / 4 / 5
Angela Migliore, maggio 2010
Commenti
[Erri De Luca] Piccolo
[Erri De Luca] Piccolo omaggio allo scrittore a 10 giorni dal suo compleanno.
[de luca] intanto passo al
[de luca] intanto passo al volo per ringraziarti per la nuova condivisione, e per rinnovarti i complimenti per l'archivio EDL:)
[De Luca] :)
[De Luca] :)
[De Luca] Scelgo Angela per
[De Luca] Scelgo Angela per riaffacciarmi (disastri tecnologici casalinghi ancora in corso, sul lavoro vedo finalmente la luce!) e ricominciare a leggervi tutti.
Conosco ormai la tua passione per Erri De Luca. Direi che in questo libretto c'è un'intera epoca. L'acqua non ha ancora smesso di passare sotto i ponti della nostra storia, si fa fatica ad accettare certo passato. Ma guai a fermarsi lì e De Luca è andato avanti.
Mi ha dato quest'impressione anche in una recente intervista. E ho apprezzato.
[De Luca] Grazie Ilde, che
[De Luca] Grazie Ilde, che onore!
Sì, questo libretto parla con grande sensibilità sia al passato sia al presente.
[de luca] Ilde ha ragione,
[de luca] Ilde ha ragione, siamo stati davvero bene aggiornati e informati di ogni sua nuova pubblicazione, negli anni, grazie alle tue letture trascinanti ed empatiche. La sensazione che l'artista abbia intrapreso un sentiero tutto personale di evoluzione, compassione, pietà e meditazione è ragione di speranza in un futuro diverso, dialettico, democratico, civile. Tutte parole che vanno restituite al loro senso autentico, extracatodico, extrapartitico.
[De Luca] Ogni tanto ripesco
[De Luca] Ogni tanto ripesco qualcuno dei titoli meno noti. Centellino i miei De Luca rimasti, in mezzo ad altre letture.
Quanto alle tue osservazioni, voglio riportarti un frammento dal libro, che mi sembra calzante: "Che spuntino presto strette di mano tra nemici che hanno scontato l'odio, che un cenno di saluto, di cordialità possa infettare le loro trincee, ricoprirle perchè non vi cadano dentro i figli. Che questo possa capitare prima di vent'anni".
[de luca] è un frammento
[de luca] è un frammento molto bello e molto condivisibile. L'unica cosa che potremmo aggiungere è la speranza che gli "ex" o meno ex nemici possano presto tornare a osservare con diversa lucidità la realtà. Leggerla con lo sguardo di trenta o settanta o novanta anni fa è un po' grottesco, sono cambiate troppe cose, certe parole hanno perso il senso originario, e così certi obbiettivi e certe dinamiche.
(De Luca) "Che spuntino
(De Luca) "Che spuntino presto strette di mano tra nemici che hanno scontato l'odio, che un cenno di saluto, di cordialità possa infettare le loro trincee, ricoprirle perchè non vi cadano dentro i figli. Che questo possa capitare prima di vent'anni". Si, e intanto firma appelli contro la libertà di manifestare del Blocco Studentesco e in favore di terroristi rossi come Cesare Battisti. Carta canta, De Luca non si può permettere di fare la morale anessuno. Ma per favore! Quelli come lui sono i peggiori, predicano bene e razzolano male.
[De Luca] Non faccio
[De Luca] Non faccio l'avvocato di De Luca. So che non ti va molto a genio e non sto qui a perorarne la causa. Continuerò a leggerlo e a recensirlo, questo sì.
[De Luca] Sì, Franco,
[De Luca] Sì, Franco, infatti. Oggi in materia di politica si è perso anche il lusso dei nemici, idee più che confuse e ideali morti a vantaggio della convenienza.
[De Luca] Le pagelle di
[De Luca] Le pagelle di Giorgio De Rienzo premiano lo scrittore napoletano, «l'unico di rango che ci ha dato il 2000» ttp://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/arte_e_cultura/2009/11-dicembre-2009/erri-de-luca-scrittore-d-italia-decennio-1602140060133.shtml