“Questo devono fare i libri, portare una persona e non farsi portare da lei, scaricarle il giorno dalla schiena, non aggiungere i propri grammi alle sue vertebre”.
Le pagine di De Luca trascinano via la stanchezza dalle braccia, sincere, parlano a voce bassa come per intimità di confidenza, non si sommano al chiasso dei pensieri, fanno il vuoto dentro per generare accoglienza piena. Azzerano il conto delle ore spese in schiavitù di un tempo non nostro indicando la libertà della fuga nell’inchiostro. Ed ogni volta è un bagno di parole che rigenera: battesimo e osmosi.
Parole che trasmettono il passato inchiodandosi al presente, perché “al futuro non servono verbi, vuole nomi. Il futuro fa comodo agli indovini che si arricchiscono coi pronostici”, mentre il nostro parla l’oggi dicendo di ieri.
“Tre cavalli” è voce estorta al ricordo, è polvere soffiata via dagli anni dolorosi di sangue, è un cinquantenne che spoglia corpo e anima dentro gli abbracci d’un amore che ha diritto di essere l’ultimo.
Dopo l’Argentina, dopo la vita inseguita arrivano l’Italia, il verbo stare e una donna da tenere sul petto: Laila, nome a unir “due sillabe da ninnananna”, bello “come l’inizio di una canzone, che ne impari al volo la musica e più tardi le parole”. Laila, nodo a congiungere l’adesso e il prima. Il racconto sgorga a singhiozzi tra geometrie all’incastro di mani e piedi ad annullare distanze e cene fatte di baci, bocconi semplici e vino schietto. La memoria dei vent’anni suggerisce volti e squarcia la ferita di chi, gettatosi in guerra anche per vergogna di restarne fuori, vi si ritrova coinvolto e ficcato dentro, afferrato da un lutto capace di renderlo soldato per rabbia.
“Tre anni una siepe, tre siepi un cane, tre cani un cavallo, tre cavalli un uomo”, De Luca riprende la filastrocca dell’Appennino emiliano e narra la corsa dei primi due cavalli di quella che, tra autobiografia e trasfigurazione, sembra possibile riconoscere come la vita della sua intera generazione: gente insubordinata agli abusi, scesa nelle piazze del mondo a spendere la propria gioventù per manifestare l’urgenza del cambiamento, morta ammazzata o invecchiata sotto la condanna del carcere infinito.
Superstite, lo scrittore napoletano, mette nero su bianco un pezzo di storia rinunciando a dare e darsi spiegazioni, “perché su tanta perdita di vite suonano a giustifica i perché, accampano attenuanti” e lui non sa attenuare, appartiene a coloro che non son capaci di stare davanti ad una domanda, in quanto costituiscono il rimasto di una risposta. Dopo la frenesia rissosa degli anni ribelli, per molti dei suoi compagni di allora, la lentezza dei passi rinchiusi, per De Luca l’andatura meccanica dei gesti ripetuti nei lavori pesanti: diciotto anni di mestiere operaio, piantati in un tempo senza rivolta in cui assaporare la condizione di straniero. E straniero è il giardiniere senza nome, protagonista di questo romanzo, tornato in terra natia a farsi leggere la faccia e i pensieri da una donna capace di rimettergli in corpo l’amore.
Illeso senza saperne dire il motivo, né maledirlo, rimesso in mezzo e non più davanti agli uomini, a sperimentare le vie della gratitudine che passano per il “taglio non slabbrato di una lama assai affilata”. A imparare alfabeti diversi, perché “anche le mani e le nuvole, il manto delle tigri, la buccia dei fagioli e il salto dei tonni a pelo d’acqua è scrittura. Le querce sono romanzi, i pini sono grammatiche, le viti sono salmi, i rampicanti proverbi, gli abeti sono arringhe difensive, i cipressi accuse, il rosmarino è una canzone, l’alloro è una profezia”.
E accade che un libro usato, con le sue pagine docili perchè molto sfogliate, trovi posto nella tasca interna della giacca, appuntata sul petto dall’interno, lì dove un tempo posava l’arma: carta ad assorbire il veleno di “quel verbo ammazzare che una volta usato resta in corpo all’infinito”, perché “questo devono fare i libri, portare una persona e non farsi portare da lei, scaricarle il giorno dalla schiena, non aggiungere i propri grammi alle sue vertebre”.
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
Erri De Luca (Napoli, 1950), giornalista e scrittore. Ex attivista di Lotta Continua, ex operaio edile. Già collaboratore de “L’Avvenire”, oggi è opinionista de “Il Manifesto” e de “Il Corriere della Sera”. Traduttore dall’ebraico (da autodidatta). Il suo primo romanzo, “Non ora, non qui” è stato pubblicato da Feltrinelli nel 1989.
Erri De Luca, “Tre cavalli”, Feltrinelli, Milano, 1999.
Approfondimento in rete: Erri De Luca / intervista su ItaliaLibri / intervista video
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De Luca Erri, Bolaffi Angelo - Come noi coi fantasmi - AngelaMigliore
De Luca Erri, Mirabassi Gabriele, Testa Gianmaria - Chisciotte e gli invincibili - AngelaMigliore
De Luca Erri, Mirabassi Gabriele, Testa Gianmaria - Chisciotte e gli invincibili - Grattarola
De Luca Erri, Sarajlic Izet - Lettere fraterne - AngelaMigliore
Angela Migliore, luglio 2005
Originariamente apparso su Lankelot.com
Commenti
"?questo devono fare i libri, portare una persona e non farsi portare da lei, scaricarle il giorno dalla schiena, non aggiungere i propri grammi alle sue vertebre? (questo dovrei ricordarmi).
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Occhio che le ultime righe prima di "edizione esaminata e brevi note" sembrano incomplete.
Già, un bel promemoria.
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Grazie per la segnalazione, avevo doppiato alcune righe. Ora è ok.
", mentre il nostro parla l?oggi dicendo di ieri. è voce estorta al ricordo, è polvere soffiata via dagli anni dolorosi di sangue, è un cinquantenne che spoglia corpo e anima dentro gli abbracci d?un amore che ha diritto di essere l?ultimo. Dopo l?Argentina, dopo la vita inseguita arrivano l?Italia, il verbo stare e una donna da tenere sul petto: Laila, nome a unir , bello Laila, nodo a congiungere l?adesso e il prima. Il racconto sgorga a singhiozzi tra geometrie all?incastro di mani e piedi ad annullare distanze e cene fatte di baci, bocconi semplici e vino schietto. La memoria dei vent?anni suggerisce volti e squarcia la ferita di chi, gettatosi in guerra anche per vergogna di restarne fuori, vi si ritrova coinvolto e ficcato dentro, afferrato da un lutto capace di renderlo soldato per rabbia." è ripetuto due volte a distanza di poche righe (Fine primo paragrafo), non è volontario suppongo.
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Sta di fatto che con questa e le altre recensioni mi hai convinto: quest'estate De Luca sulla spiaggia (quando sarà concessa la spiaggia). ;)
Ho fatto un caos con questa pagina. Credevo di aver corretto e invece.. Non so perchè abbia bissato alcune parti. Grazie Arpa.
(Contenta di averti convinto alla lettura, son sicura che De Luca ti piacerà, poi mi farai sapere.)