De Luca Erri

Pianoterra

Autore: 
De Luca Erri

Pubblicato per la prima volta nel 1995, Pianoterra, torna in stampa a tredici anni di distanza con l’aggiunta di pagine nuove e la sottrazione di cinque racconti incentrati soprattutto sull’esperienza di Bosnia, qui sostituiti con scritture più recenti. La nuova edizione fa a meno di Una drusa; Ecco si sappia…; Prelievi; Nishta; Domande e Impressioni di un involontario, ma titolo e punto di vista restano uguali, per ammissione dell’autore stesso nella premessa. La scrittura di De Luca si colloca “all’altezza del suolo, tra i piedi, le scarpe e le scope”. “È spunto di marciapiede, sbirciata non panoramica sul mondo”
Ottica coinvolta di chi non inventa, racconta.
La propria vita, le convinzioni, i ricordi e quei “viaggi da fermo” che sono assenze verso stazioni precedenti, e insieme riconciliazioni con quella folla che racchiudiamo dentro, benché “si preferisca semplificarla fino alla povertà di un singolare”. Perché “l’obbligo di essere individui, di rispondere a un nome e a uno solo, abitua ad azzittire la varietà di persone che si accatastano in ognuno. Scrivere, invece, aiuta a riaverle, anche se in loro presenza non si governa più niente, ci si deve mettere da parte e nel frattempo scrivere storie sotto il loro trambusto (…). Poi il loro chiasso si dirada e si torna sé stessi, pronome difettivo di tutto”.
Le pagine, però, restano e incidono.
Novantanove, a un passo solo dal centiaio e raccolte in un libro esile. Non leggero dati i temi affrontati.
Ventisei racconti brevi, ventisei stoccate nei confronti delle storture di questi nostri tempi barbari, ventisei “eccomi”, di un De Luca che non si nasconde neppure di fronte alle questioni più scottanti e se è vero che l’epurazione di Prelievi priva il nuovo Pianoterra della voce del napoletano riguardo il mercato degli organi, del suo habeas tempus da unire all’habeas corpus come diritto da ottenere nel nuovo Medioevo di oggi, è altrettanto vero l’innegabile carattere di denuncia che permea gli altri testi.
Nei confronti della magistratura; dei politici; dei centri di permanenza temporanea; del nuovo sud e della nuova Questione Meridionale; “del laboratorio o della pescheria in cui è possibile il commercio tra una vita che palpita e un vantaggio” e non ultimo, nei confronti degli speculatori disonesti pronti a trarre profitto dalla penuria altrui, allungando le mani sulla distribuzione di beni che dovrebbero appartenere all’umanità tutta.
È un De Luca che mescola memoria ed attualità e dice di sé senza descriversi, ma attraverso le proprie idee e l’ostinata coerenza con un sentire che lo ha piantato in una guerra non sua: a Belgrado “a fare atto di residenza, non di resistenza”. Scrivere è condividere quelle notti di bombardamenti, gli sguardi e le mani tese della gente incrociata durante i lunghi viaggi da volontario sui tir di viveri diretti nell’ex Iugoslavia, “pellegrino in mezzo ad odi e torti metodici incalcolabili”, domandandosi ragione di un’Europa sorda al suo stesso dolore.
Le righe si rincorrono in retrospettiva sugli anni di lotta, quando “bolliva odio politico e lui con gli altri volevano affondare i loro colpi”. Quando “si scremava nelle piazze d’Italia un residuo solido, come il grumo di sale azzurro di una pozza d’acqua marina: alcuni giovani avevano smesso ogni paura di cadere, di sanguinare, di abitare in prigione” e “per un insaprimento di collera, per indurimento di cuore faceva parte anch’egli di quel residuo minerale”.
Inevitabile riconoscersi distante, irreparabilmente distante dalle nuove leve immerse nel presente e infastidite dal passato, che “nuotano in superficie e a vista della costa, indifferenti ai fondali, all’abisso che regge in controspinta la loro leggerezza”.
Pianoterra, allora, è qualcosa in più di un album di ricordi in cui soffermarsi sulla ripetitività meccanica delle giornate da operaio, o in cui incorniciare quella Napoli “vecchia regina esilarante e spaventosa con la stessa faccia, con lievissimo cambio di sopracciglio”, che De Luca sa dipingere perfettamente nella sua complessità.
No, Pianoterra è soprattutto una dichiarazione di diversità da parte di un uomo che, alla soglia dei sessant’anni, dice il suo ieri per spiegare il suo oggi condensato in mancanze o in mosse che equivalgono a scatti, a risposte date coi fatti e che hanno radici profonde. Come ad esempio il non poter adoperare il termine patria. Come la convinzione che la pietà sia “un gesto accidentale, non una virtù permanente. E che abbia bisogno di occasione e prossimità”. Come la scelta di non voto dovuta all’impossibilita di sentirsi parte di una comunità nazionale, a seguito dei suoi “dieci anni di latitudine”. Come la spinta a scalar montagne, “per desiderio di percorrere una linea verticale”. Come la goia di pareggiare i conti col dolore e vivere abbastanza a lungo da poter diventare amico del proprio nemico, senza nulla dimenticare né rinnegare.
È questo Pianoterra: un ritratto in poche linee su carta ruvida di verità, tracciate come rughe intorno agli occhi, ad increspare la pelle aggiungendo profondità allo sguardo.


EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE

Erri De Luca (Napoli, 1950), giornalista e scrittore. Ex attivista di Lotta Continua, ex operaio edile. Già collaboratore de “L’Avvenire”, oggi è opinionista de “Il Manifesto”, “Vanity Fair” e de “Il Corriere della Sera”. Traduttore dall’ebraico (da autodidatta). Il suo primo romanzo, “Non ora, non qui” è stato pubblicato da Feltrinelli nel 1989. 

Erri De Luca, “Pianoterra”, Nottetempo, Roma, 2008
Erri De Luca, “Pianoterra”, Quodlibet, 1995


Approfondimento in rete:
rassegna stampa




De Luca in Lankelot:
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De Luca Erri - Il cielo in una stalla - AngelaMigliore
De Luca Erri - Il contrario di uno - AngelaMigliore
De Luca Erri - Il contrario di uno - acherusa
De Luca Erri - Il giorno prima della felicità - AngelaMigliore
De Luca Erri - Il peso della farfalla - AngelaMigliore
De Luca Erri - In nome della madre - AngelaMigliore
De Luca Erri - L'ospite incallito - AngelaMigliore
De Luca Erri - Montedidio - franchi
De Luca Erri - Morso di luna nuova - AngelaMigliore
De Luca Erri - Napòlide - rapace
De Luca Erri - Nocciolo d'oliva - marina monego
De Luca Erri - Non ora, non qui - AngelaMigliore
De Luca Erri - Opera sull'acqua - Grattarola
De Luca Erri - Opera sull'acqua - AngelaMigliore
De Luca Erri - Pianoterra - AngelaMigliore
De Luca Erri - Solo andata - AngelaMigliore
De Luca Erri - Sulla traccia di Nives - AngelaMigliore
De Luca Erri - Tentativi di scoraggiamento (a darsi alla scrittura) - AngelaMigliore
De Luca Erri - Tre cavalli - AngelaMigliore
De Luca Erri - Tu, mio - franchi
De Luca Erri - Una nuvola come tappeto - marina monego
De Luca Erri, Matino Gennaro - Sottosopra - AngelaMigliore
De Luca Erri, Bolaffi Angelo - Come noi coi fantasmi - AngelaMigliore
De Luca Erri, Mirabassi Gabriele, Testa Gianmaria - Chisciotte e gli invincibili - AngelaMigliore
De Luca Erri, Mirabassi Gabriele, Testa Gianmaria - Chisciotte e gli invincibili - Grattarola
De Luca Erri, Sarajlic Izet - Lettere fraterne - AngelaMigliore


 

Angela Migliore, novembre 2008

ISBN/EAN: 
9788874521401

Commenti

Vediamo se entro la fine dell'anno riesco a mettermi in pari con le pubblicazioni di De Luca del 2008.
Mancano "L'isola è una conchiglia" e l'ultimo uscito a settembre "Almeno 5".
Intanto il proposito c'è...

Olè! E guarda che favoloso archivio De Luca che stai creando, Angela! Volo a leggerti

"a Belgrado ?a fare atto di residenza, non di resistenza?. Scrivere è condividere quelle notti di bombardamenti, gli sguardi e le mani tese della gente incrociata durante i lunghi viaggi da volontario sui tir di viveri diretti nell?ex Igoslavia, ?pellegrino in mezzo ad odi e torti metodici incalcolabili?, domandandosi ragione di un?Europa sorda al suo stesso dolore. "

> Ocio a "Igoslavia".
Pensavo che la scelta dell'atto di residenza è qualcosa che dovrei condividere anch'io, non appena venisse toccata una nazione sorella o un popolo fratello. Mi sembra una scelta saggia e necessaria.
*
La questione jugoslava è molto complessa e non poco ideologica, è difficile decidere da che parte stare. Ci sono troppi elementi in gioco. E però...

"benché ?si peferisca semplificarla fino alla povertà di un singolare?. "

> si pr

"Inevitabile riconoscersidistante, irreparabilmente distante dalle nuove leve immerse nel presente e infastidite dal passato, che ?nuotano in superficie e a vista della costa, indifferenti ai fondali, all?abisso che regge in controspinta la loro leggerezza?."

> riconoscersidistante

> mi piace la parola "controspinta".

" Come la convinzione che la pietà sia ?un gesto accidentale, non una virtù permanente. E cheabbia bisogno di occasione e prossimità?.

> cheabbia

> forse è come dice. Ma credo che una società normalizzata e deindustrializzata non avrebbe più nessun bisogno di occasione e prossimità. Questa saggia osservazione è figlia del nostro tempo e di esso soltanto.

Questione editoriale: da quodlibet a nottetempo. Curiosa scelta.
Qui a RM, incredibile, non ho mai conosciuto un collega che lavorasse per loro. Stanno ben rintanati (che peccato).

Corretti i refusi, grazie.
Quanto alla pietà, credo il pensiero di De Luca sia abbastanza elementare, pragmatico se vogliamo. Al di là delle implicazioni del nostro tempo, penso si riferisca alla necessità di una pietà che sappia essere premura reale. E' troppo facile avere pietà in maniera astratta nei confronti di un prossimo che non ci è prossimo e per il quale non possiamo fare nulla concretamente. Credo sia questo il suo ragionamento quando parla di gesto e prossimità.

(è un bel ragionamento.)

Sulla questione dell'atto di residenza, è una scelta che ammiro e anche lì ho avuto la sensazione che De Luca si ponesse poco il problema ideologico. Interviene con la sua presenza perchè ritiene ingiusti i bombardamenti NATO, e gli aerei che decollano verso Belgrado, dalle basi italiane.
Interviene per dirsi contrario al torto che l'Europa fa a sè stessa. Non entra nel merito delle lotte tra serbi e croati. Non cerca nemici, offre solidarietà ai vinti.
Francamente mi piace così.
Delle ideologie si capisce sempre meno, vengono distorte dall'azione dei singoli e dalle incoerenze a vantaggio personale.
Un gesto di solidarietà, invece, resta inequivocabile.

Controspinta...
Il mare, il nuoto ritornano spesso e come temi e come metafora, nei vari libri di De Luca.
Piace anche a me :)

9- Lo trovo onesto. E pienamente consapevole della necessità di ridurre le distanze tra il dire e il fare, cosa che apprezzo moltissimo.

7- De Luca, accanto a Feltrinelli, Einaudi e Mondadori, conserva l'abitudine di pubblicare per piccole case editrici tra Napoli e Roma.
Non conosco i motivi del passaggio da Quodlibet a Nottetempo, ma so che per questi ultimi è uscito anche "Senza sapere invece", che proverò a procurarmi appena posso.

Grazie per le ottime integrazioni, Angela.
Ennesimo bel contributo.

Scomparso l'articolo. Avevo

Scomparso l'articolo. Avevo deselezionato le due opzioni sulla revisione, ma è successo ancora. Boh!

ora?

ora?

Non lo vedo. Entro, provo a

Non lo vedo.
Entro, provo a modificare quel grassetto nell'archivio Lankelot e il pezzo non appare.

riprova...

riprova...

Niente da fare. Non lo vedo.

Niente da fare. Non lo vedo.

io riesco a entrare e

io riesco a entrare e modificare; riprova adesso...

E' andata.Però non capisco,

E' andata.
Però non capisco, le volte precedenti non ho fatto nulla di diverso.
Grazie per la pazienza e scusami.

;). Probabilmente, mentre

;). Probabilmente, mentre revisionavi, risultava - al termine - nuovamente "flaggato" "pending drafts"

Ancora grazie, hai una bella

Ancora grazie, hai una bella pazienza.
E' che nei pezzi vecchi i link all'archivione, rimandano tutti in home page e quindi ci sto ritornando su.

siamo tutti pazienti:).

siamo tutti pazienti:).