De Luca Erri, Mirabassi Gabriele, Testa Gianmaria

Chisciotte e gli invincibili

Autore: 
De Luca Erri, Mirabassi Gabriele, Testa Gianmaria

TRAMA: Tre uomini seduti attorno ad un tavolo in cui fa bella vista una bottiglia di vino rosso. Sono tre irriducibili lottatori che affidano alla parola di Erri De Luca, al clarinetto di Gabriele Mirabassi e alla chitarra di Gianmaria Testa il loro disperato appello alla libertà, rivendicando il diritto di opporsi alle avide fauci dell’omologazione.

 

RECENSIONE: Omaggiare la categoria degli invincibili: quelli che non si lasciano abbattere, scoraggiare, ricacciare indietro da nessuna sconfitta, e dopo ogni batosta sono pronti a risorgere e a battersi di nuovo. Questo l’obiettivo perseguito dallo spettacolo realizzato dal noto scrittore Erri De Luca, avvalendosi della collaborazione musicale di due artisti di acclamato valore, il raffinato cantautore Gianmaria Testa ed il celebre virtuoso del clarinetto Gabriele Mirabassi. Chisciotte diviene l’icona in cui si riconoscerà quel drappello generoso di irriducibili che vivono come esuli in una società che li priva ogni giorno della propria dignità, e che rivendicano il diritto di abbandonarsi alla voluttà del fantasticare.

De Luca trova nella rappresentazione teatrale una nuova dimensione comunicativa, che gli consente di esaltare la musicalità dei versi dando voce ad alcuni tra i più grandi poeti quali Hikmet, Sarajlic e Brecht. Ma il suo tentativo di restituire alla poesia un aspetto popolare, passa attraverso la riesumazione di un nuovo spirito incisivo e militante della quale la massa mostra di non avvertire la necessità e che lascia l’amaro in bocca al cultore della materia. Certo non risulta facile offrire nuove opportunità al grande pubblico e nello stesso tempo mantenere ferma una sostanza che non tradisca la qualità di quello che si vuol far conoscere.  

C’è una poetica continuità in questo spettacolo che, dopo il prologo iniziale, si articola in tre quadri, amore, guerra e prigionia, scanditi dall’accensione di una lampada che pende sulla testa dello scrittore come una spada di Damocle. 

Nella prima stanza l’amore dello strampalato eroe di Cervantes per Dulcinea diventa un paradigma su cui vengono declinati i versi che il poeta bosniaco Izet Sarajlic compose per la propria amata, vittima innocente di un’assurda guerra etnica. Insuperabile è la varietà e l’eleganza che oscillano tra la grazia struggente, la tenerezza e l’impeto in ciascun brano.

 

Sul tema della guerra si accendono i gravi strali della denuncia dell’autore, intercalati dalle lamentazioni dei versi più dolenti del secolo scorso, primi su tutti quelli di Giuseppe Ungaretti, che hanno il retrogusto amaro di una colonna sonora scandita nell’indifferenza di un teatro di guerra efferata e perenne.

Il terzo quadro infine evoca lo spettro agghiacciante di Auschwitz. Qui la voce declamante di Testa vibra dritta come una lama che da sola riempie di sé lo spazio della sala, mentre Mirabassi ricava dal suo strumento sonorità che richiamano alla forza drammatica più viva. Da questo testo inedito ne esce dunque uno spettacolo che è in definitiva un recital condotto tra amici, nella speranza che la poesia possa costituire un raro momento di condivisione. 

Gian Paolo Grattarola

 

articolo pubblicato sulla testata www.teatroteatro.it

CHISCIOTTE E GLI INVINCIBILI 

Di Erri De Luca
Con Erri De Luca, Gianmaria Testa, Gabriele Mirabassi 
Coordinamento scenico Paola Farinetti.
Luci: Andrea Violato - Fonica : Claudio Viberti
Genere: recital

Teatro G.B. Pergolesi di Jesi (AN) 02.II.2008


ISBN/EAN: 
9788860440877

Commenti

Amices, segnalo nuovo articolo di GPG.
Integro l'archivio De Luca.

'notte!

"Omaggiare la categoria degli invincibili :quelli che non si lasciano abbattere, scoraggiare, ricacciare indietro da nessuna sconfitta, e dopo ogni batosta sono pronti a risorgere e a battersi di nuovo."

> Ho ricevuto libro e dvd come cari doni proprio per queste ragioni. Sono felice di sentirne ancora parlare da queste parti. Il nostro archivio De Luca, grazie soprattutto ad Angela, è estremamente ricco. Dai un'occhiata...

"De Luca trova nella rappresentazione teatrale una nuova dimensione comunicativa, che gli consente di esaltare la musicalità dei versi dando voce ad alcuni tra i più grandi poeti quali Hikmet, Sarajlic e Brecht. Ma il suo tentativo di restituire alla poesia un aspetto popolare, passa attraverso la riesumazione di un nuovo spirito incisivo e militante della quale la massa mostra di non avvertire la necessità e che lascia l?amaro in bocca al cultore della materia. "

> In altre parole, sei rimasto perplesso per qualche momento di ideologia vera. Ho capito bene?

2. Accidenti Angela ha fatto proprio un bel lavoro. Complimenti.
Ho stampato tutte le pagine e le leggerò con molta cura.

3. Si hai colto nel segno. Non mi è piaciuto quel modo di piegare la poesia a strumento di militanza politica. Non mi piaccioni gli intellettuali omologati e detesto il tentativo di abbassare l'arte al livello più basso per renderla fruibile ad un pubblico più vasto.
Credo che si dovrebbe percorrere il percorso inverso cercando di educare il gusto delle persone.

Gian Paolo Grattarola

L'ho rivisto venerdì scorso allo Storchi di Modena.
Premetto che ho un certo debole per De Luca, ma io ci vedo qualcosina in più rispetto a ciò che si evince dalla tua pagina.

Soprattutto non sono d'accordo qui.
"Ma il suo tentativo di restituire alla poesia un aspetto popolare, passa attraverso la riesumazione di un nuovo spirito incisivo e militante della quale la massa mostra di non avvertire la necessità e che lascia l?amaro in bocca al cultore della materia".

. non credo De Luca si sia posto come obiettivo quello di restituire alla poesia un aspetto popolare. Semmai il contrario. Restituisce la poesia ai mancati lettori e lo fa accompagnandosi alla musica proprio per tornare alle origini. Per recuperare un binomio che anni addietro era considerato inscindibile.

. sarà che cerco di mantenere la politica lontana dalle mie letture, ma non ho notato lo spirito militante di cui scrivi. De Luca ironizza sul suo passato in maniera semplice quando ad esempio parla del tricolore e si attribuisce il rosso come tinta da rappresentare, scherzando poi con l'attinenza ai pomodori dell'Agro Nocerino Sarnese. Include i manifestanti contro la TAV tra gli invincibili, accanto a Strada, sì. Ma per l'universalità dei valori che rappresentano con la loro protesta e il suo operato.
Amore, guerra, prigionia, suicidio sono scelti come cardini su cui costruire l'intero spettacolo per il loro potente significato intrinseco, andando oltre gli schieramenti politici.
Poesia militante no, non ne ho ascoltata. Si menzionano Sarajlic ed Achmatova per il loro ruolo di poeti al fianco dei connazionali durante la guerra. Si citano i versi di Ungaretti e il disertore di Vian. Si chiude con "La ballata per una prigioniera". Ma nessuna apologia dell'ideologia.

4- Contenta dell'apprezzamento, Gian Paolo.
De Luca mi piace moltissimo.
Recensire i suoi libri è un modo per provare a pagare, anche se in minima parte, il mio debito di gratitudine verso la sua penna. Che mi regala sempre ore preziose.
In cantiere c'è la pagina sul suo ultimo: "Lettere fraterne" e poi un unico pezzo sui suoi libri in trentaduesimo stampati per Dante&Descartes.

5. Carissima Angela,

E' stato lo stesso De Luca nel corso di una conferenza stampa a dire di rimpiangere il tempo dell'impegno sociale e della militanza politica. E lo spettacolo risente a suo dire e a mio avviso di questo sentimento.
Come ho detto certo non è facile offrire nuove opportunità al grande pubblico e nello stesso tempo mantenere ferma una sostanza che non tradisca la qualità di quello che si vuol far conoscere.
Talvolta le intenzioni pur ldevoli approdano a risultati mediocri e non sempre per colpa degli autori.
Questo è un paese afflitto da un forte deficit di educazione alla lettura della poesia, ma non è detto che questo genere di spettacoli costituiscano un mezzo adeguato.
Rispetto la tua opinione ma io credo che la cultura non debba mai abdicare alle proprie regali virtù pur di raccogliere consensi.

Un caro saluto
Gian Paolo Grattarola

la poesia è indubbiamente poco letta e poco coltivata nell'animo............io non conosco nè visto lo spettacolo.............ma ritengo lodevole aprirla agli altri " in forma di teatro" in piccolo l'ho fatto anch'io e continuo a farlo.................è chiaro che chi opera in tal senso, mette se stesso.la sua vita e non può denudarsi dalla sua formazione, se ci sono contenuti poetici-policitici va bene.perchè no?...........ungaretti è pur nella guerra un poeta di carica vitale enorme.................dare voce al concetto di invincibile nel senso che mi pare di aver colto, mi trova aperta a ricevere.....credo che le batoste facciano la persona.la costituiscano anzi.........si finisce anche per ringraziare chi te le ha date e induce a chiedersi almeno come porsi dentro se stessi............premetto che un qualche modo per scuotere gli animi.......................miopi è un tentativo riuscito o meno di amore e di umiltà nei confronti di quanto si è scritto. Però non ho visto l'opera.

Probabilmente il rimpianto di De Luca si riferisce al fatto che, a torto o ragione, i giovani di allora militavano, mentre oggi c'è diffcoltà ad "affezionarsi" alla politica. Io la interpreto così.

Quanto alle intenzioni lodevoli e i risultati mediocri, non sono d'accordo. Dipingi il Chisciotte di De Luca come uno spettacolo divulgativo, in cerca di consensi e alla portata di tutti, ma non credo sia così.
Sembra facile, addirittura ingenuo se vi si approccia in maniera superficiale, se non si colgono i continui riferimenti e biblici e letterari e storici. Se non si coglie lo spessore del filo con cui lega nomi, versi, passato e presente, dando totale organicità all'insieme che ne deriva. E' il solito rischio che nasce dalla solo apparente semplicità dello scrivere di De Luca. Lo stesso rischio che ha disorientato anche Onofri.

Ci fu un tempo in cui alla reggia di Versailles i poeti godevano di privilegi maggiori rispetto a Colbert. Alla corte di Federico II Pier delle Vigne era il più fidato consigliere dell'imperatore svevo (fino al giorno in cui fu vittima di una losca congiura). Nell'antica Cina i poeti sfilavano nelle manifestazioni immediatamente dietro ai sovrani. Oggi sono diventati delle creature meravigliosamente superflue. E le letture di versi a teatro così come in televisione, certo non restituiscono loro la dovuta dognità. Occorre educare alla lettura, non semplicemente proporla.
Con questo non voglio togliere alcun merito alla pur lodevole iniziativa di Erri De Luca, ma uscendo dal teatro ed ascoltando i commenti superficiali del pubblico ho provato una profonda malinconia ed un senso di dolore profondo. Come se avessero offerto un raro vino prezioso alla degustazione di un astemio.

Perdonate lo sfogo.

Gian Paolo Grattarola

Ah beh, questo è altro discorso.

Ma ti assicuro che per quelli che avevano il giusto orecchio, sono state due ore preziose. De Luca mi ha offerto un ponte verso autori che non conoscevo come Sarajlic ed Achmatova, o che avevo solo sfiorato tipo Vian e Hikmet. Senza voler considerare la bellezza di ascoltare l'inchiostro diventare voce e il privilegio di godere di un'interpretazione capace di passare per quell'intensità di sguardo.

Non per tutti sarà stato così, non tutti avranno colto, ma per quei pochi che vi sono riusciti e tra cui ho la presunzione di sedere anch'io, lo spettacolo ha costituito dono immenso.

approfitto per salutare Angela che ricordo con affetto e con cui nella posizione concordo...........gian Paolo almeno pensaci a quello che abbiamo detto..................l'umiltà è un dono intellettuale dei più grandi................prova ad entrare emozionalmente dentro un'opera anche se non sei subito d'accordo con altri e considerala parte di te...............ho rilanciato 1000 volte nella vita!!!!!!!!!!!! Poi con riflessione scegli.
Sai con quanto stima esprimo quello che scrivo.

Ti omaggio, Patrizia, felice di saperti della mia stessa opinione.

si Angela sono della tua opinione perchè se per una sola persona anche è stata una donazione , questo solo basterebbe per essere un arricchimento.............sentiamoci

Ti ringrazio cara Patrizia della stima e dell'amicizia di cui mi circondi ogni giorno. Sai quanto sono legato al mondo della poesia e della letteratura. Tuttavia in questa circostanza consentitemi il diritto di dissentire. Questo non vuol dire che abbia ragione io. Semplicemente che ritengo che alla fruizione della poesia serva educazione e che non possa bastare l'intrattenimento mediatico. Avete mai provato ad assistere ad un concerto di Bach senza avere un minimo di conoscenza della complessa polifonia della musica barocca ?

Grazie comunque del Vs. prezioso contributo
Gian Paolo Grattarola

Premetto di non aver visto de luca testa e mirabassi, ma ho letto con piacere pezzo e commenti. Io credo che, per ogni cosa, si debba iniziare da qualche parte. Se il primo passo verso la poesia può essere uno spettacolo teatrale, ben venga, se il primo passo verso il teatro possono essere gli Album d'aprile di Paolini in tv (o i suoi pezzi per Report) ben venga, se il primo passo verso certi autori di cinema o di musica può essere, semplicemente, l'innamoramento per una persona a cui piacciono, o che li suona, ben venga. E dopo, se si vogliono apprezzare a pieno, cogliere le sfumature, lo studio. La potenza di un Caravaggio mi colpisce anche senza saper niente del periodo storico e delle sue vicissitudini, ascolto Bartok suonato da un amico e nonostante l'ignoranza qualcosa arriva. Che non basti l'intrattenimento mediatico, va bene, ma credo possa costituire un avvicinamento non indifferente. Poniamo che ad una persona che abbia assistito allo spettacolo sia piaciuto solo Testa, io credo che se si mette a cercare i suoi dischi, a qualcosa è servito. Se uno è rimasto sorpreso da Mirabassi e si mette a seguirne gli spostamenti, non è forse un bene? Che poi De Luca ci abbia messo una patina, per così dire, politica, sta nelle cose. Già nella scelta delle cose da leggere è insita la cultura, la preferenza di una persona. E niente. tutto qua. Grazie per le belle letture.

questo ultimo intervento mi è piaciuto molto e l'ho molto apprezzato.
Io che non conosco la musica classica fui sconvolta da un concerto a Roma di malher ( non si scrive così ) e andai a prendere i pezzi da sentire...............non conosco la polifonia barocca...........ma forse sentendo Bach...........qualcosa coglierei..................partiamo da qui altrimenti chi non ha cultura di base, come me, se deve studiare prima non andrà mai da nessuna parte...........purtroppo non si può sapere tutto o avere sempre i prerequisiti................

Non intendo tediarvi oltremodo con le mie convinzioni sui mezzi da utilizzare per rendere popolare la poesia e l'arte in genere. Mi pare di aver già abusato abbastanza della vostra pazienza.
Chiudo solo rallegrandomi che Angela abbia apprezzato i versi di Sarajlic e della Achmatova, che a mio modesto avviso sono autori di alto valore. In particolare cara Angela ti consiglio di approfondire la biografia e le opere della poetessa russa, profondamente suggestive.
A Patrizia dico invece che se avesse intenzione di inebriarsi delle suggestioni barocche della musica di Bach ne trarrebbe certamente spunto per imprimere sulla carta versi di straordinaria bellezza.

Gian Paolo Grattarola

mai nessuno tedia esprimendo le proprie opinioni. due sole cose da dire che mi riguardano. Sono intervenuta due volte su " pagano" di Gianfranco , a Padova e più a lungo a Modena dando al testo l'approccio che mi era più congeniale e non ho trattato tutta la parte storica che precisamente e con competenza Franchi racconta e che forse per lui è fondamentale..........lui si definisce "romano".....io ho sentito che nel testo l'autore mi appariva più appartenente al tardo ellenismo........sicuramente avessi dovuto riprendere un testo di storia e riguardarlo per una critica dei fatti non mi sarei presentata nè avrei amato il suo libro.per scrivere poesie non ho bisogno di Bach..........l'entusiasmo può rimanere anche senza essere scritto
e può arricchire anche senza miei precisi studi o forse suggerendoli dopo..le mie poesie hanno nascono dalla vita che sento dentro, dalle mie introspezioni...dal mio emozionale e da tante altre cose.......anche da voi che siete qui, che mi leggete e con i quali parlo da anni per un confronto che sento d'arricchimento e di spinta. grazie a tutti.

Grazie a te Patrizia. E' fin troppo ovvio che per scrivere poesie Tu non abbia bisogno di ascoltare la musica di Bach. La mia era una battuta per dire che, pur non conoscendo la musica barocca, la tua sensibilità ne avrebbe tratto infinito giovamento. Proprio come tu stessa affermavi. Tutto qui.
Le tue capacità poetiche e critiche non sono mai state messe in discussione da nessuno.

Gian Paolo Grattarola

aggiungo copertina +

aggiungo copertina + archivio EDL aggiornato!