De Luca Erri

L'ospite incallito

Autore: 
De Luca Erri

“Ospite con le pagine del tempo di un lettore”, De Luca torna ai versi in obbedienza, in supplenza di quella divinità che, cessati gli <<E disse>> di cui è piena la Bibbia, s’è chiusa nella scrittura sacra.

Si aggiunge al non detto, perché la poesia comincia quando Dio smette di dire. “Quando l’ascolto è arrivato fino alla capacità di intendere quella voce dentro il fruscio di <<silenziosa polvere sottile>>”, quando ha educato l’orecchio a “percepire sillabe di bisbiglio”.
Dalla massima altura, al precipizio. In direzione inevitabilmente contraria. Il Verbo s’innalza, la poesia discende a toccare la profondità di un sentire che riesce a raccontare il mondo, dicendo di sé.
Pur apparendo nettissimo il legame con le due precedenti raccolte poetiche, pur conservando continuità con i temi cari all’autore, “L’ospite incallito”, infatti, si rivela opera più apertamente autobiografica. È rotta che delinea con chiarezza tutti e quattro i suoi punti cardinali: Effetti personali, Natura, Historia e Persone. Quattro stanze complementari in cui De Luca decide di celebrare il ricordo, guardarsi dentro e farsi ospite al tempo stesso dando e cercando accoglienza, nell’utopia talvolta miracolosamente possibile, della condivisione.
Il verso si incrocia con la prosa, non canta, si fa confidenza e scavalca il tempo creando simmetrie, nodi di sangue e d’inchiostro.
E allora ritroviamo Gerusalemme, più volte menzionata in parallelo con Napoli anche nei romanzi, nello splendido Montedidio, ad esempio. Troviamo il rinnovato riferimento alla lingua ebraica, ormai costante stilistica di De Luca. Ritornano i personaggi biblici di Opera sull’acqua: qui c’è spazio per Davide, Saùl, Giosuè, Betzalèl e Caino. Rincontriamo Chisciotte e amici già letti nelle pieghe di libri precedenti. E riconosciamo De Luca riflesso dentro lo specchio della memoria dei genitori, nel napoletano rabbioso della madre che racconta il fascismo degli anni suoi giovani e nel tributo ad artisti che hanno fatto grande il Novecento. Perché queste pagine sono riassunto dell’uomo e dell’epoca toccatagli in sorte. Ma il tratto è quello intimista di chi sceglie il chiaroscuro per parlare di sé stesso senza la pretesa di voler insegnare la storia. Così accanto al brindisi di capodanno dell’Achmatova; all’omaggio a Chaplin; al personale INVECE di una generazione che cantava l’Internazionale e all’immagine di Che Guevara simile al Cristo del Mantegna, leggiamo degli scalatori Nives e Romano, della ragazza dell’autunno 1980, dell’amicizia col bolognese Giuliano, nonché della coincidenza col padre, che è radice mai recisa, neppure nel volontario esilio dalla città natale e che riemerge nei gesti e nei pensieri quando, osservandosi come dall’estrno, l’autore si rivede addosso le “sue mosse col vino e con i libri”.
E scopriamo un De Luca meno schivo, che non si limita soltanto ad accennare all’esperienza personale, come accaduto fino ad ora nelle sue opere. Ma la racconta per fotogrammi limpidi e vivi, non senza una certa nostalgia a tratti così prepotente da sfiorare il rammarico per un passato che non ritornerà.
“Qualunque destino è stato minore, perduto il migliore con te”. 
Scrive a chiusura di versi dedicati ad una donna che resta senza nome, eppure indimenticabile.
Le poesie d’amore di De Luca sono rare, ma di una intensità disarmante. Leggi e avverti che non c’è artificio. Allora capisci che i suoi libri gli somigliano e ti piacciono per questo. Per la loro semplicità complessa, per la lingua scarna. Non una sbavatura, non una sillaba di troppo. Come lui, come Erri De Luca, come la sua voce piana, come le rughe che gli increspano la pelle attorno all'azzurro degli occhi, come il bianco della sua camicia.
Come l’umiltà bellissima della sua proposta di riflessione rivolta ai suicidi. Come la sincerità romantica di chi cerca un altro verbo con cui sostituire l’abusato “innamorarsi”, per esprimere a pieno la forza di un sentimento attraverso il quale diventa possibile risentire il corpo. “Perché succede questo: risento il corpo, mi commuove una musica, passa corrente sotto i polpastrelli, un odore mi pizzica una lacrima, sudo, arrossisco, in fondo all’osso sacro scodinzola una coda che s’è persa. Mi sono innaturato: è più leale. Mi innaturo di te quando t’abbraccio”.
Poche righe, nessuna sbavatura, non una sillaba di troppo. La magia del suo scrivere sta tutta lì, nella forza di uno stile che esprime con semplicità ciò che altri non hanno saputo trasmettere in intere bibliografie: l’eleganza dell’essenzialità. Perché “dall’infimo succede il gigantesco”, a patto di saperlo cogliere senza spiegarlo, senza banalizzarlo. Come il lanciatore di coltelli cui egli stesso accenna, De Luca “scrive dell’amore senza nominarlo, la precisione sta nell’evitare”, “tocca da lontano, l’errore è di raggiungere il bersaglio, la grazia è di mancarlo”.
Ecco la sintesi perfetta della sua poetica che è mescola di una sensibilità acutissima e di una assoluta vocazione alla parola. A quell’ininterrotto labor limae dell’anima cui la letteratura lo sottopone da lettore accanito, eredità paterna, prim’ancora che da autore.

EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
 

Erri De Luca (Napoli, 1950), giornalista e scrittore. Ex attivista di Lotta Continua, ex operaio edile. Già collaboratore de “L’Avvenire”, oggi è opinionista de “Il Manifesto”, “Vanity Fair” e de “Il Corriere della Sera”. Traduttore dall’ebraico (da autodidatta). Il suo primo romanzo, “Non ora, non qui” è stato pubblicato da Feltrinelli nel 1989. 
Erri De Luca, “L’ospite incallito”, Einaudi, Torino, 2008

Approfondimento in rete:  Corriere della Sera / Il Sottoscritto

DE LUCA in LANKELOT:
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De Luca Erri - Il contrario di uno - AngelaMigliore
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De Luca Erri - In nome della madre - monnalisa
De Luca Erri - L'ospite incallito - AngelaMigliore
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De Luca Erri - Morso di luna nuova - AngelaMigliore
De Luca Erri - Napòlide - rapace
De Luca Erri - Nocciolo d'oliva - marina monego
De Luca Erri - Non ora, non qui - AngelaMigliore
De Luca Erri - Opera sull'acqua - Grattarola
De Luca Erri - Opera sull'acqua - AngelaMigliore
De Luca Erri - Pianoterra - AngelaMigliore
De Luca Erri - Solo andata - AngelaMigliore
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De Luca Erri, Matino Gennaro - Sottosopra - AngelaMigliore
De Luca Erri, Bolaffi Angelo - Come noi coi fantasmi - AngelaMigliore
De Luca Erri, Mirabassi Gabriele, Testa Gianmaria - Chisciotte e gli invincibili - Grattarola
De Luca Erri, Mirabassi Gabriele, Testa Gianmaria - Chisciotte e gli invincibili - AngelaMigliore
De Luca Erri, Sarajlic Izet - Lettere fraterne - AngelaMigliore

Angela Migliore, agosto 2008

ISBN/EAN: 
9788806192617

Commenti

Eccovi l'ultimo De Luca.

L'archivio EDL è praticamente tutto merito tuo, con poche eccezioni. Grande contributo...

:)

l'ho ascoltato recentemente, parlare della sua città. I rifiuti, la storia butterata, il carattere dei suoi cittadini.
L'ha definita una sorta di lavacro per molti -tra cui la V flotta, dirimpettaia galleggiante. Era addolorato. Io l'ho letto ancora poco ma ho provato compassione (nel vero senso) e empatia.

Sì, anche nei romanzi, spesso definisce Napoli una città occupata e le descrizioni riservate agli "alleati" non sono affatto tenere.

Ascoltarlo è bello quanto leggerlo. Somiglia stupendamente ai suoi libri.