“«In nome del padre»: inaugura il segno della croce. In nome della madre s’inaugura la vita”.
Erri De Luca sceglie di ripartire dalle pagine degli evangelisti Luca e Matteo per raccontare la storia di Miriàm/Maria e “ingrandire un dettaglio da loro soltanto accennato: l’accensione della natività nel corpo femminile, il più perfetto mistero naturale”.
Dopo Luzi, Montale e Pasolini, lo scrittore napoletano si confronta con il tema mariano e lo fa a suo modo: senza cercare consonanze con gli illustri del passato, ma semplicemente svelando la propria intimità con la scrittura sacra e aggiungendovi la sua postilla da non credente, raccontando qualcosa che non c’è e cioè una versione di Miriàm/Maria.Ad innescare il desiderio di realizzare questo libro, è la grandezza stessa della sua protagonista, in grado di servire all’autore da sprone per andare oltre quello che è scritto e privilegiare il taciuto, “amplificando i dettagli e tentando così una vicinanza”. La voce narrante racconta, quindi, quei nove mesi speciali, in una Israele occupata dall’esercito romano, tra tassazioni e prepotenze. Non c’è spazio per le celebrazioni, l’attenzione è focalizzata esclusivamente sul coraggio di quell’adolescente che, dopo una gravidanza fuori dalle regole della propria gente, partorisce senza aiuto. L’avvento del Messia passa in secondo piano, a De Luca interessa di più come quella ragazza porti a compimento la missione affidatale, coerentemente con la convinzione personale secondo cui il 24 dicembre sia la festa non del bambino, ma della madre. “Il maggior prodigio di quella notte di natività è la perizia di una ragazza madre, la sua solitudine assistita”. E queste righe sono un omaggio a lei, “all’operaia della divinità”. Ma è Miriàm stessa a raccontare e raccontarsi, De Luca le presta il nero del suo inchiostro, non interviene, non commenta. È scrittura al femminile: l’uomo resta in disparte quasi a sottolineare l’ininfluenza del “concorso maschile che in questa storia manca senza che se ne senta la mancanza”. Al pari di Iosef, lo scrittore consuma l’attesa della nascita, da lontano senza prendervi parte: presenza marginale e tuttavia partecipe, che affonda le radici nel suo affetto verso la lingua matrice e motrice del monoteismo.Riprende una storia antica di secoli, la storia delle storie e ci mette dentro la vita. Va oltre la fede, oltre il miracolo. Non disquisisce la verginità della donna chiamata ad essere la madre di Dio, prova ad interpretarne il sentire. Supera il dogma per accentuarne la dimensione umana, regalandoci, di Maria, un ritratto nuovo, di una bellezza che incanta.Il sacro è lì, De Luca non lo cancella, anzi lo tiene presente, ma supera le Scritture per dar fiato a colei che tacque al saluto dell’angelo. La storia vien fuori dalle “corde vocali di quella madre incudine, fabbrica di scintille”. È lei a narrare “la gravidanza avventurosa, la fede del suo uomo, il viaggio e la perfetta schiusa del suo grembo” e la scopriamo donna in tutta la forza della propria fragilità.Il percorso da Nazaret verso la Giudea non è solo andatura obbligata per il censimento dei romani, è occasione di intimità tra Miriàm e il nascituro. Lontana dal biasimo della sua gente, segue la stella con serenità e sperimenta la devozione dello sposo, che di quel figlio non suo, accetta di essere padre in pieno. Eroico nell’accollarsi il peso dello scandalo, eroico anche nella premura di un’astinenza intrisa d’amore. Sradicata dal suo presente, accetta quel “figlio di un vento di parole addosso” e l’incognita del futuro.Ieshu nasce spezzando l’unità con la madre, “sguscia dalla sua pienezza senza lasciarla vuota perché il vuoto lo porterà con sé"*sulla croce. Il nodo si scioglie in quella Bet Lèhem (Casa di Pane) che “da noi non è più un luogo, è una notte di veglia senza nuvole e senza luna, rischiarata dallo strascico di ghiaccio di una cometa e dalle lampadine accese su un albero di Natale nella stessa stanza, a confondere il sentiero dei Magi che finiscono per portare i loro doni sotto l’abete”**.Il nodo si scioglie nel canto di Miriàm e nella sua paura per quel figlio, ora non più solamente suo.
* “Il contrario di uno” pag. 9
** “Betlemme e la fabbrica di presepi”
tratto da “Il Mattino”, 23 dicembre 2002
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
Erri De Luca (Napoli, 1950), giornalista e scrittore. Ex attivista di Lotta Continua, ex operaio edile. Già collaboratore de “L’Avvenire”, oggi è opinionista de “Il Manifesto” e de “Il Corriere della Sera”. Traduttore dall’ebraico (da autodidatta). Il suo primo romanzo, “Non ora, non qui” è stato pubblicato da Feltrinelli nel 1989.
Erri De Luca, “In nome della madre”, Feltrinelli, Milano, settembre 2006.
Approfondimento in rete: Erri De Luca / intervista su ItaliaLibri / intervista video
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Commenti
Ogni promessa è debito.
ho notato che periodicamente De Luca torna sulle Sacre Scritture riflettendoci e interpretandole a suo modo, visto che ha avuto la pazienza di mettersi a studiare l'ebraico per leggerle in lingua originale e ho sempre avuto una certa ammirazione per questa sua affezione alla Bibbia. Qui credo sia coraggioso nel parlare al femminile (e per di più di un personaggio certo non comune come Maria).
"?ingrandire un dettaglio da loro soltanto accennato: l?accensione della natività nel corpo femminile, il più perfetto mistero naturale?. Appunto, frase emblematica direi.
Grazie Angela per aver scritto così bene ancora una volta di un autore che ami molto.
Sì, De Luca ama la Bibbia da lettore non credente. Ed è bello che ne tragga ispirazione senza impantanarsi in personalismi o riflessioni di timbro moraleggiante sulla fede. Non ho letto gli altri testi appartenenti a questo filone, ma mi è parso affascinante cominciare da questo che è il più femminile. Grazie a te per avermi spronata a scriverne e per il tempo speso su questa pagina.
"Supera il dogma per accentuarne la dimensione umana, regalandoci, di Maria, un ritratto nuovo, di una bellezza che incanta" > e mi domando se e quando riuscirò a leggerlo. Ma intanto ho avuto la fortuna della condivisione della tua lettura. Grazie semper Angela.
?Riprende una storia antica di secoli, la storia delle storie e ci mette dentro la vita. Va oltre la fede, oltre il miracolo. Non disquisisce la verginità della donna chiamata ad essere la madre di Dio, prova ad interpretarne il sentire. Supera il dogma per accentuarne la dimensione umana, regalandoci, di Maria, un ritratto nuovo, di una bellezza che incanta?.
?Il nodo si scioglie nel canto di Miriàm e nella sua paura per quel figlio, ora non più solamente suo?.
Il tuo scritto è essenziale come le pagine di De Luca. Anche tu, Angela, accenni, quasi per non disturbare, ma sei così intensa che arrivi all?anima.
Grazie
Raffaella
Grazie a chi legge. Ho fatto ben poco, non merito tutti questi complimenti.
Franco
spero tu riesca presto o tardi ad accostarti a questo libro. Maternità e tema sacro possono essere argomenti non sempre facili da affrontare, ma a volte ci sono pagine capaci di mettere ordine, riempendo il buio di certi vuoti.
Raffaella
Non so cosa dire...E'bellissimo ciò che scrivi...Grazie.
Aggiungo il link all'intervista di Antonella Lattanzi, letta sul blog di Francesca Mazzucato. http://scritture.blog.kataweb.it/francescamazzucato/2007/09/20/intervist...