Il re dei camosci e il suo cacciatore. Antagonisti e, per questo, intimamente legati. Avvicinati dalla stanchezza dell’età. Il bracconiere che ruba “sotto gli occhi del padrone di tutto” e il camoscio cresciuto da solo “senza freno e compagnia”. Due creature accumunate dalla diversità e dalla solitudine costruita per indole e per prendersi riparo dal resto.
L’animale è re e patriarca, ha conquistato la sua supremazia in duelli mortali, non risparmiando cornate micidiali agli avversari di stazza inferiore e di peggior talento. L’uomo discende da una vita tra gli uomini, approdato al bracconaggio “dopo la gioventù passata in città tra i rivoluzionari, fino alla sbando”.
Novembre: la stagione a scadenza. L’uomo e il camoscio consapevoli di essere ad un ultimo autunno. Schivi entrambi, distaccati dai propri simili. Il cacciatore si arrende persino ad un incontro con una donna. Una giornalista che desidera “cavargli una storia” ma che, nonostante tutto, non gli caverà un bel niente se non qualche silenzio e uno sguardo perso tra un filo d’acqua e i suoi capelli fermi.
L’incontro finale tra i due “eroi” si prepara con materia di coscienza. L’odore d’olio dell’uomo si infila sottile nelle narici dell’animale. E’ lo stesso odore che, diversi anni prima, aveva sentito negli attimi in cui sua madre veniva abbattuta e sventrata. Il re di quei luoghi impervi ed aspri è proprio sopra a quell’uomo al declino e capisce che quello è il giorno: “Le bestie sanno il tempo in tempo, quando serve saperlo. Pensarci prima è rovina di uomini e non prepara alla prontezza”. L’uomo, invece, addormentato per poco e appena risvegliato è assorto nell’osservare in basso, verso il branco. Il re, con l’immancabile farfalla bianca poggiata lieve sul corno sinistro, sa più di lui e riconosce quel disgusto. Sarebbe bastato lanciarsi in un salto e calpestargli la schiena, uccidere l’uomo trafiggendogli il petto con gli zoccoli e lasciandolo morto al silenzio delle rocce. Ma no: “Il re gli era saltato addosso sfiorandolo senza un graffio e volava in basso verso il branco che aveva rizzato orecchie e musi”.
Era stato appena sconfitto, l’uomo. Sconfitto e graziato, come solo i grandi re lasciano fare. Ma il bracconiere non ha nulla di regale e nulla da concedere. Il re aveva deciso il suo giorno ed “aspettò impettito la palla da undici grammi che gli passò dall’alto in basso il cuore”.
La fine.
L’uomo scende verso la bestia e capisce. Non sarà più lo stesso: “La più aspettata vittoria era gemella uguale di una sconfitta mai conosciuta prima. Disprezzò l’istinto che gli aveva allineato il tiro”. Due vecchi: uno vivo, sconfitto, ladro ed assassino; l’altro morto, vittorioso, fiero ed audace. Deva portarselo via comunque, nonostante il peso eccessivo, nonostante la spossatezza delle gambe d’anziano. Non avrebbe sparato mai più, quello ero certo. Prende la bestia sulle spalle con immenso sforzo. L’avrebbe sepolta. Il passo si fa grave, il respiro anche. E il peso di quella farfalla bianca che torna a posarsi sul corno del re “fu la piuma aggiunta al carico degli anni, quella che lo sfascia”. L’uomo cade.
Un racconto “scritto in estate, raccogliendo notizie circa bracconieri e camosci”, spiega Erri De Luca in una video-presentazione di questo libro, “devo questo racconto al mio ascolto, al fatto che ascolto delle persone che raccontano storie”. De Luca ama la montagna e ama scalare. “Il peso della farfalla” è arrivato dai luoghi della sua passione. Ho apprezzato, come sempre, la sua scrittura che qui, forse più che altrove, sembra essere ancora più scarna e sottile. Minima, necessaria, impalpabile. Meno forte e meno originale, forse, il “soggetto” del racconto che non mi ha sorpresa né resa complice, come prima d’ora mi era accaduto coi libri di De Luca. Ho percepito una specie di debolezza narrativa, tenera e disincantata, molto simile alla stanchezza che avvolge l’uomo del racconto.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Erri (Enrico) De Luca nasce a Napoli nel maggio del 1950. E’ entrato a far parte di Lotta Continua di cui è stato responsabile del servizio d’ordine. Ha lavorato come magazziniere, operaio, manovale, camionista sia in Italia che in Francia e in Africa. Il suo primo libro, “Non ora, non qui” viene pubblicato nel 1989. Da autodidatta ha imparato e studia diverse lingue, tra cui l’ebraico per conoscere e tradurre la Bibbia. Amante della montagna e buon alpinista, Erri De Luca è autore di numerosi romanzi, ha curato vari studi su testi biblici e collabora con diverse testate giornalistiche.
Commenti
[il peso della farfalla]
[il peso della farfalla] monna racconta: "Il re dei camosci e il suo cacciatore. Antagonisti e, per questo, intimamente legati. Avvicinati dalla stanchezza dell’età. Il bracconiere che ruba “sotto gli occhi del padrone di tutto” e il camoscio cresciuto da solo “senza freno e compagnia”. Due creature accumunate dalla diversità e dalla solitudine costruita per indole e per prendersi riparo dal resto."
buona lettura!
[il buon de luca] amices!
[il buon de luca] amices! l'archivio De Luca festeggia oggi quota 25 contributi. Splendido risultato - grazie a tutti di cuore.
[monna, peso farfalla] buondì
[monna, peso farfalla] buondì monna. Scrivi: "Minima, necessaria, impalpabile. Meno forte e meno originale, forse, il “soggetto” del racconto che non mi ha sorpresa né resa complice, come prima d’ora mi era accaduto coi libri di De Luca. Ho percepito una specie di debolezza narrativa, tenera e disincantata, molto simile alla stanchezza che avvolge l’uomo del racconto."
> Già: forse perché, a quanto pare, il "soggetto" non è di De Luca:). Dà un'occhiata, quando hai qualche minuto, ai commenti apparsi in calce all'altro articolo, quello di Angela: si linkava questo
http://www.lafeltrinelli.it/products/9788807017933/Il_peso_della_farfalla/Erri_De_Luca.html
che è ancora pieno di tracce della questione...
[monna, de luca] ripresa e
[monna, de luca] ripresa e omaggiata qui: http://www.malgradopoi.it/letture-consigliate/il-peso-della-farfalla-err...