De Luca Erri
Sab, 24/01/2009 - 15:38 — AngelaMigliore
Erri De Luca inaugura il duemilanove restituendosi al romanzo e riprendendo quei temi che possono ormai essere considerati cifra stilistica del suo scrivere. Non inventa, racconta poggiandosi alla Storia e al contempo dandole la soggettività di voci che appartengono intimamente a quella Napoli “monarchica e anarchica”, descritta così bene in questo libro, capace di rendere tutta la suggestione delle sue infinite contraddizioni. A ridosso del Vesuvio, in quei vicoli dove il cielo soffoca e il sole per mostrarsi deve rimbalzare sulle smerigliature concave delle finestre e il mare resta nascosto agli occhi, arrivando solo al naso e sulla pelle, con lo scirocco che ne sparge sale e odore.La stessa Napoli angusta di Non ora, non qui; con le portaerei degli Americani ad ingombrare il golfo come in Tu, mio; prossima a Gerusalemme come in Montedidio. Ancorato ancóra ad un dopoguerra che è ferita rimasta infetta, l’autore ci regala pagine nuove in cui il timbro di don Gaetano e dello smilzo finiscono col confondersi ed arricchire quelli già assorbiti attraverso le vocalità dense di mast’Errico, di Rafaniello e di Nicola, ascoltati nei precedenti romanzi. E Anna somiglia a Maria e il palazzo sembra essere di nuovo lo stesso, e l’uomo con la stella gialla strappata dal cappotto, rifugiatosi nel seminterrato nascosto dietro la statua raffigurante re Ruggero il Normanno, copia di quella davanti al palazzo reale, pare dare continuità alle parole dell’altro ebreo descritto in “Il cielo in una stalla”. Ritorna quel settembre ’43 caldo di bombe “che era una fornace”, ritornano le Quattro giornate, quando il mo’ basta dei napoletani seppe farli popolo contro i tedeschi, costringendoli alla dipartita. Quando “la città scattò a trappola” contro il nemico, riuscendo a liberarsene. Don Gaetano condivide il ricordo, ripercorre quelle novantasei ore mai protagoniste della letteratura e si sofferma su quello che l’ebreo spera Dio voglia far essere “Il giorno prima della felicità”, il terzo di rivolta e l’ultimo di attesa per la libertà, l’ultimo pure dell’anno 5704 per il calendario ebraico, con quel sasso gettato in mare ad espiare colpe e a figurare il peso dell’oppressore scaricato dalle spalle di Napoli tutta.
Don Gaetano racconta e crea appartenenza in un orfano cui piace figurarsi figlio di nessuno, in prossimità con l’Ulisse che parla a Polifemo. Figlio dei libri letti in prestito. Figlio dello stabile in cui abita, del perimetro racchiuso fra mura e crepe e di nessun genitore che ne cadenzi la crescita a schiaffi e calci. Solo a compensare la mancanza con la libertà, tanto che “se gli veniva una malinconia di sera quando le madri chiamavano i figli in cortile a salire nelle case, si ricordava le botte che arrivavano fino al suo stanzino e se ne usciva pari. Si tappava le orecchie, non bastava. Gli strilli di dolore dei bambini passano lo stesso, sono comunicanti da una pelle all’altra.”
Così da una pelle all’altra, da una vita all’altra passano pure le storie di don Gaetano che aprono le orecchie della “scigna” (scimmia) e ne fanno il testimone secondo del suo tempo. Un tempo tramandato in eredità da un uomo con cui il giovane non spartisce geni, ma impara a condividere il giorno. Perché l’ascolto crea una complicità che va oltre il legame filiale e si misura tra il detto e il taciuto, tra i pensieri indovinati, il gioco di carte e le chiamate della vedova.La portineria allora è il luogo dove si consuma un secondo giorno prima della felicità, quello in cui Anna smette di essere memoria di scugnizzo appesa al riflesso del suo viso alla finestra, per diventare carne e sangue.“Dieci anni dopo Anna era scesa dal terzo piano alla segreta per le loro nozze di bambini. Il tempo era una lettera e si era chiuso con un bacio”, nella la promessa di quella domenica da aspettare senza domande.Mai come in questo libro De Luca scrive d’amore. Un amore crudo che è fame e possesso e smarrimento e fuga da sé nell’altro.Anna: un’autistica, “una bambina chiusa dall’interno, una pazza che dà ordini ai sogni e ai desideri. Regina di sangue delle streghe, delle bruciate in piazza”. La felicità è lasciarsi prendere da lei, è essere suo come un’urgenza, come un’apnea che è obbedienza cieca, come una paura più bella di qualsiasi coraggio. Anna torna, perchè “i desideri dei bambini danno ordini al futuro” e si scioglie il silenzio e “comincia il tempo che dura momenti”. Le donne di De Luca sono spigolose, difficili. Racchiudono un dolore che le rende incredibilmente forti nella loro fragilità. Sono parentesi che non si lasciano archiviare, si incidono nel destino di chi vi si imbatte, cambiando il corso della loro esistenza. Dopo Anna la vita prende un’altra piega, un altro orizzonte. Perché “lui è polline ed obbedisce a lei che è vento”.Perché ci sono nodi che esigono la verità del sangue e non possono non passare per la lama di un coltello.
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTEErri De Luca (Napoli, 1950), giornalista e scrittore. Ex attivista di Lotta Continua, ex operaio edile. Già collaboratore de “L’Avvenire”, oggi è opinionista de “Il Manifesto”, “Vanity Fair” e de “Il Corriere della Sera”. Traduttore dall’ebraico (da autodidatta). Il suo primo romanzo, “Non ora, non qui” è stato pubblicato da Feltrinelli nel 1989. Erri De Luca, “Il giorno prima della felicità”, Feltrinelli, Milano, 13 gennaio 2009
Pp. 133 Approfondimento in rete: La Voce / Set / La Repubblica / Il Mattino

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Chisciotte e gli invincibili -
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De Luca Erri, Mirabassi Gabriele, Testa Gianmaria -
Chisciotte e gli invincibili -
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De Luca Erri, Sarajlic Izet -
Lettere fraterne -
AngelaMiglioreAngela Migliore, gennaio 2009
Commenti
Primo De Luca dell'anno nuovo. Non poteva mancare!
Qualche fammento che renda giustizia alla bellezza del libro.
Pag. 29
SCOPA
"Qua sotto, anno di grazia 1943 per voi e 5704 per noi, è una lettura comica. Don Gaetano, io non sono serio, sono tragico, uno scarto del genere comico. Fatemi prendere sul serio almeno il gioco della scopa, che è una mezz'arte religiosa. Sicuro, religiosa: la carta più importante è il 7, che è il numero della nostra divinità di ebrei. Sono stati gli ebrei a inventare la settimana. Prima i calendari andavano a luna e sole. Poi la nostra divinità ci ha fatto sapere che i giorni erano sei più uno. A santificare il numero 7 prima della scopa, siamo stati noi. Il mazzo contiene 40 carte, come gli anni passati nel deserto tra l'uscita di Egitto e l'entrata nella terra promessa. E poi c'è lo spariglio, una variante della presa di carta su carta uguale. Si può prendere la somma di più carte. Quest'è un invenzione che non c'è in natura. La natura va per coppie, la scopa va per spariglio. Il cartaro ha interesse a conservare tutto apparigliato, l'avversario no. È una lotta tra l'ordine e il caos. Fatemi prendere sul serio il gioco della scopa"
Pag. 22
ECONOMIA
"Don Gaetano capiva l'economia guardando il carro del robivecchi, quello che buttava via la gente. Stiamo diventando signori, una vecchia vasca da bagno hanno buttato, nientemeno, buttano pure i materassi di lana, hanno comprato quelli con le molle. Buttano le macchine da cucire a pedali. Credono nella corrente elettrica come alla vita eterna, e se finisce? "
Pag. 22-23
PERSONE
"Intanto non la chiamare gente, sono persone, una per una. Se la chiami gente non fai caso alle persone. Non si possono sentire i pensieri della gente, ma quelli di una persona alla volta"
Pag. 38
LIBRI
"Più di vestiti, e scarpe, i libri portano l'impronta. Gli eredi se ne liberano per esorcismo, per togliesi il fantasma. La scusa è che c'è bisogno di spazio, si soffoca di libri. Ma che ci mettono al posto loro, addosso ai muri col segno dei loro contorni? (...) Il vuoto in faccia a un muro, lasciato da una libreria venduta, è il più profondo che conosco".
Pag. 45
INCENDIO
"L'incendio lascia la terra in bianco e nero, succhia il midollo ai colori, spolpa il verde, l'azzurro e il marrone".
Pag. 85
AMERICANI
"Sono l'ultimo popolo inventato dal mondo, l'ultimo arrivato. Sanno fare la guerra e le autmobili. E' un popolo di bambini ingranditi".
Pag. 130
"Soldati americani in gita. Erano i figli di quelli arrivati a città liberata. Perchè stavano ancora qua? Perchè erano gli eredidi quella vittoria. Si eredita la vittoria? Dovrebbe durare il momento del nemico a terra, poi smettere".
(grazie Angela. Soprattutto per l'ultimo frammento, che mi ha fatto pensare a "Tu, mio")
"Non inventa, racconta poggiandosi alla Storia e al contempo dandole la soggettività di voci che appartengono intimamente a quella Napoli ?monarchica e anarchica?, descritta così bene in questo libro, capace di rendere tutta la suggestione delle sue infinite contraddizioni.
A ridosso del Vesuvio, in quei vicoli dove il cielo soffoca e il sole per mostrarsi deve rimbalzare sulle smerigliature concave delle finestre e il mare resta nascosto agli occhi, arrivando solo al naso e sulla pelle, con lo scirocco che ne sparge sale e odore."
> Bellissima questa introduzione, Angela.
E' sempre una gioia leggerti - particolarmente quando parli del tuo De Luca.
6-7 >Sono sempre contenta di leggere De Luca e mi fa piacere si percepisca anche attraverso le mie pagine.
Le descrizioni di Napoli nei toni di De Luca, sono una radiografia di certi pensieri miei ricorrenti, che nessuno saprebbe esporre meglio.
(Tu, mio è forse il suo libro che più amo)
mi rende fiero di essere napoletano.
"Ancorato ancóra ad un dopoguerra che è ferita rimasta infetta, l?autore ci regala pagine nuove in cui il timbro di don Gaetano e dello smilzo finiscono col confondersi ed arricchire quelli già assorbiti attraverso le vocalità dense di mast?Errico, di Rafaniello e di Nicola, ascoltati nei precedenti romanzi. E Anna somiglia a Maria e il palazzo sembra essere di nuovo lo stesso, e l?uomo con la stella gialla strappata dal cappotto, rifugiatosi nel seminterrato nascosto dietro la statua raffigurante re Ruggero il Normanno, copia di quella davanti al palazzo reale, pare dare continuità alle parole dell?altro ebreo descritto in ?Il cielo in una stalla?. ad un dopoguerra che è ferita rimasta infetta, l?autore ci regala pagine nuove in cui il timbro di don Gaetano e dello smilzo finiscono col confondersi ed arricchire quelli già assorbiti attraverso le vocalità dense di mast?Errico, di Rafaniello e di Nicola, ascoltati nei precedenti romanzi. E Anna somiglia a Maria e il palazzo sembra essere di nuovo lo stesso, e l?uomo con la stella gialla strappata dal cappotto, rifugiatosi nel seminterrato nascosto dietro la statua raffigurante re Ruggero il Normanno, copia di quella davanti al palazzo reale, pare dare continuità alle parole dell?altro ebreo descritto in ?Il cielo in una stalla?.
>ocio a questa parte, il testo si ripete per qualche disguido immagino !
9> Sì, Antonio. E' così anche per me.
10> Grazie, Marina.
Ho appena corretto. Bizze di wodpress.
e che bell'archivio qui in lanke. merito soprattutto tuo
Per una napoletana volutamente in esilio come me, De Luca è un modo per riconciliarmi con la città natale.
E' bello condividere la lettura qui su Lankelot, so che siamo in molti ad apprezzarlo.
Quanto all'archivio, mi piacerebbe riuscire a portar qui, l'opera omina. Ogni Natale saccheggio Dante&Descartes a Port'Alba, per le sue pubblicazioni minori. Un po' alla volta le recensisco tutte.
Napolide, però, l'ho scoperto grazie alla tua pagina. A Modena le librerie non lo avevano. In giro non lo avrei mai trovato, mi sarebbe sfuggito senza la tua segnalazione. Ti sono debitrice.
ti farà piacere sapere che, solo in febbraio, questa pagina - completa dell'archivio dei pezzi dedicati a De Luca - ha avuto 1820 letture - dal primo al 16 febbraio;)
Leggo solo ora.
Sì, mi fa molto piacere. Più gente legge, più si sdogana il nome di De Luca da certi pregiudizi.
Grazie di avermene informata!
De Luca e' un grande scrittore, uno dei pochi viventi veramente un metro sopra gli altri. Ne scelsi quattro anni fa il racconto ''La citta' non rispose'' e mia moglie ne fece la prima traduzione slovena in assoluto, antologizzandola nella raccolta ''Papir in meso - Antologija italijanske kratke prose 1989 - 2003'' (Ljubljana 2005), della quale fui il curatore-postfatore.
Scelta che tutt'ora credo giusta molto piu' di alcuni fra gli altri racconti presenti nell'opera - autori questi che dovetti includere solo per dare uno spaccato verace della nuova narrativa breve italiana, non tanto perche' mi piacessero quei nomi.
Brava, Angela!
Foto scattata alla Fiera del Libro di Torino :)
18. mi piacerebbe vedere l'altra :P
19- mail :)
(corro)
(e comunque ora mi sembra più familiare questo napolide. E' suggestione)
(E' un napolide che sa scavare dentro chi lo ascolta. Sa raccontare senza stancare, dal vivo rende bene almeno quanto per iscritto. La corrispondenza tra inchiostro e voce è perfetta. Stai a vedere che ho stuzzizato un'altra lankelottiana a sposare la causa De Luca?)
(oddio...la curiosità c'è...ma il tempo? Soprattutto dopo la fiera...si è rarefatto come non mai eh eh eh).
(Eh, ma io so aspettare)
(vabbè prometto :P)
(Grande!! Quando vorrai, scegli pure il titolo. Non me ne manca nessuno.)
(poi mi suggerirai Un titolo di Henry...che ha perso le lettere esotiche)
(Pragmatismo napoletano! Quanto al suggerimento, a disposizione!)
Con estrema sincerità mi chiedo come si possa ritenere orrendo un libro,quando tutti lo osannano. Ma cosa ho letto e cosa hanno letto gli altri?
30- Perchè l'hai trovato orrendo?