Personalmente, mi ero già occupato di questo libretto straordinario, fondamentale, qualche tempo fa. Ora fa piacere tornarci per una nuova edizione che dobbiamo alla combattiva casa editrice chiarelettere. Parliamo del Discorso sulla servitù volontaria del cinquecentesco Étienne de La Boétie, amico del grande Montaigne che lo definì “filosofo stoico”. Il libretto è ora preceduto da un breve saggio di Paolo Flores d’Arcais e da uno scritto di poche pagine di Paul H.D. d’Holbach (“Saggio sull’arte di strisciare a uso dei cortigiani”) dai chiarissimi intendimenti.
Il centro della riflessione di La Boétie sta in questa condivisibile convinzione: il tiranno non ha altro potere se non quello che gli altri gli attribuiscono. La Boétie trovava la chiave di lettura della tirannia non in un di più del carnefice, in una sua forza peculiare - né sembrava contemplare la nozione di carisma su cui molto ha insistito la storiografia del ‘900 - quanto in una disposizione volontaria delle vittime, contente di asservirsi al primo.
“Questo tiranno non sarebbe necessario combatterlo, né abbatterlo. Si dissolve da sé, purché il paese non accetti di essergli asservito. Non si tratta di togliergli qualcosa, ma di non dargli nulla (…) E’ il popolo che si fa servo e si taglia la gola; che pur potendo scegliere fra essere soggetto o essere libero, rifiuta la libertà e sceglie il giogo; che accetta il suo male, anzi lo cerca”.
Occorrerebbe un po’ di rispetto per se stessi, dunque, un banale desiderio di libertà che sia la propria e non quella del tiranno lasciato libero di fare ciò che crede – basterebbe avere l’animo di contraddirlo. “Ciò che egli (il tiranno) ha in più sono i mezzi per distruggervi che voi stessi gli fornite. Dove ha ottenuto tutti quegli occhi che vi spiano se non da voi stessi?”.
Il libro è pieno di riferimenti al mondo greco-romano, dai cui exempla, alla maniera di Machiavelli – uno che gli italiani hanno letto come gli è parso e piaciuto, cioè con allegra disinvoltura – il filologo trovava modo di cavare nitidi ragionamenti. “Ha qualche potere (il tiranno) su di voi che non gli derivi da voi stessi? Come oserebbe attaccarvi se non potesse contare sulla vostra complicità?”
L’infermità che ci condanna alla servitù è favorita dall’abitudine. Essa “esercita un enorme potere su di noi, soprattutto quello di insegnarci a servire (…) La natura dell’uomo è di essere libero e di voler esserlo, ma prende facilmente un’altra piega quando è l’educazione a imprimergliela. La prima causa della servitù volontaria pertanto è l’abitudine”.”. Il lucido pensatore non se ne capacitava: gli altri animali, scriveva, quando vengono catturati, dimostrano di essere consapevoli della loro sventura, “si dibattono con tanta forza con le unghie, le corna, il becco e la zampa da dimostrare chiaramente il prezzo che essi attribuiscono a ciò che perdono (…) e preferiscono gemere sulla felicità perduta piuttosto che crogiolarsi nella servitù”.
Gli umani no. La molla segreta e più vera del potere non sta negli “squadroni a cavallo, le guardie, le alabarde,” etc. Non nella forza come tale, insomma, piuttosto in una rete di complicità che si allarga a dismisura, a partire da “quattro o cinque uomini che lo sostengono (il tiranno), complici delle sue crudeltà, compagni dei suoi piaceri, lenoni della sua lussuria, beneficiati delle sue rapine (…) Questi sei ne hanno seicento sotto di loro, corrotti che hanno alle loro dipendenze seimila che innalzano di grado” lungo una catena per la quale “a causa dei favori strappati ai tiranni si arriva a un punto ove quelli che traggono vantaggi dalla tirannide sono numerosi quasi come quelli che aspirano alla libertà”.
Il libretto di La Boétie non manca di notare lo zelo dei sottoposti, “vigliacchi e rammolliti (…), zoticoni che non si avvedono di stare recuperando solo una parte di quel che gli appartiene” mentre il resto gli è stato tolto proprio dalla tirannia. A costoro “non basta che eseguano gli ordini del tiranno, bisogna che immaginino quello che vuole e, spesso, persino che prevengano si suoi desideri”. Basta regalargli “il teatro, i giochi, le farse, gli spettacoli, i gladiatori etc”, vecchi “strumenti della tirannide che addormenta i suoi sudditi”.
Flores d’Arcais lo definisce uno scritto militante, dando ragione della sua pubblicazione in una collana come la Instant Book (confezione minuta e pregevole). Quella del pensatore francese è una critica radicale del potere in quanto tale, non appena esso si configura come “sovranità separata” ossia opposta alla libera uguaglianza degli uomini. Il piccolo o grande privilegio di ogni uomo-massa tiranno di quello che gli è sotto è ciò che va estirpato alla radice. Ciò che andrebbe preso sul serio è invece un vero illuminismo di massa, ossia la dissidenza in potenza e in atto di ognuno. Difatti il libro si chiude con il divertentissimo d’Holbach. A suo avviso, magari un cattivo carattere, meno pedante e ossequioso nel seguire il principio evangelico dell’umiltà, meno smanioso di compiacere, abbastanza intemperante da schifare la pessima arte di strisciare, sarebbe di aiuto.
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
Etienne de La Boétie (1530-1563) eccellente filologo, traduttore dal greco, consigliere al Parlamento di Bordeaux, cattolico erasmiano e libertario, sodale di Montaigne.
Etienne de La Boétie, "Discorso sulla servitù volontaria", Chiarelettere, 2011. Prefazione di Paolo Flores d'Arcais. Con uno scritto di P.H. d'Holbach.
Una versione diversa di questo articolo potete trovarla qui
http://www.paradisodegliorchi.com/cgi-bin/pagina.pl?Tipo=attualita&Chiave=180
ancora a latere sull'argomento, per ciò che concerne le vicende italiane
http://www.paradisodegliorchi.com/cgi-bin/pagina.pl?Tipo=attualita&Chiave=203
Michele Lupo
Commenti
[discorso sulla servitù
[discorso sulla servitù volontaria] nuova scheda di MICHELE! Buona lettura.
[de la boétie-gf] convolato?
[de la boétie-gf] convolato? ancora no?
[michele] confermo, sono un
[michele] confermo, sono un uomo sposato:)
[gf] nulla è apparso diverso
[gf] nulla è apparso diverso nel frattempo, dunque l'uomo è salvo - bon:)
[michele] salvo, e tra non
[michele] salvo, e tra non molto ri-romano:)
[de la boétie] tutti i dati
[de la boétie] tutti i dati bibliografici:
Etienne de La Boétie, "Discorso sulla servitù volontaria", Chiarelettere, 2011. Prefazione di Paolo Flores d'Arcais. Con uno scritto di P.H. d'Holbach.
Una versione diversa di questo articolo potete trovarla qui:
http://www.paradisodegliorchi.com/cgi-bin/pagina.pl?Tipo=attualita&Chiave=180
[servitù volontaria] “Ciò
[servitù volontaria] “Ciò che egli (il tiranno) ha in più sono i mezzi per distruggervi che voi stessi gli fornite. Dove ha ottenuto tutti quegli occhi che vi spiano se non da voi stessi?”."
> Bastava spegnere il televisore, in effetti - andava spento già qualche anno fa, come diversi tra noi hanno fatto...
[de La Boétie] formidabile,
[de La Boétie] formidabile, questa segnalazione. Annoto di volata tra i desiderata. Non mi sfuggirà. Mi serve.