L’ottima introduzione di Enzo Golino a questo delizioso compendio di novelle e impressioni del celebre attore e autore teatrale si presta bene come trampolino di lancio per dare un’idea della grandezza del drammaturgo napoletano in un libricino di poco più di cento pagine.
Si tratta, in sintesi, di una raccolta di testi di vario genere; perlopiù scritti che richiamano il teatro, una riflessione a tuttotondo sulla “napoletanità” senza mai scadere nel facile stereotipo del “mito partenopeo” di cui Eduardo conosceva bene le debolezze. Attraverso il racconto del signor Tuttiquanti assaporiamo la comicità beffarda degli oggetti quando questi ci diventano ostili, si nascondono quasi per farci dispetto. Memorabile l’episodio dello “stagnaro” (l’idraulico), a chi non è capitato almeno una volta? Un tubo rotto oppure un guasto allo scaldabagno che magari ci impedisce di fare un bel bagno caldo, puntualmente si dimostra funzionante quando questi viene a farci visita, e certo, perché allora non si può “fingere” un guasto agli occhi dell’esperto ...
Con Il frutto fuori stagione poi, si delinea la bizzarra stagione dei lavoratori di pompe funebri, che conoscono bene i periodi di magra, quando di morti ce ne sono pochi e quindi bisogna incrociare le braccia e aspettare … Stupìto e non poco il protagonista dell’insolito racconto Vincenzino Cerasuolo,guardiano del deposito di casse quando si vede dinnanzi un committente per una bara: “E’ morto l’avvocato Di Stasio? Il professor Giacometti forse..” e quando gli viene chiesto il perché di codeste domande egli spiega che “Questo non è un periodo di mortalità abbondante…E allora quelli che “devono morire” di quest’epoca li teniamo segnalati”. La narrazione segue un ritmo vivace ma si rovescia principalmente attorno a un espediente spiazzante; nel caso del Signor Tuttiquanti, oppure in un “finale a sorpresa” nel caso del frutto fuori stagione, laddove il finto suicida nonché cliente inaspettato del negozio di pompe funebri, prima finge di interessarsi a una particolare cassa da morto per poi simulare la proprio uccisione dopo esservisi fatto chiudere, spaventando così il giovane guardiano che corre via per avvisare un principale incredulo il quale capisce l’estro surreale del “mariuolo” allorché scopre una cassa, stavolta intesa anche come deposito di danaro, completamente vuota. E che dire della magia di uno spettacolo simulato nell’intimità dello studio casalingo, laddove gli spettatori sono minuscole entità disseminate ovunque; su mensole, libri o magari su timbri appoggiati a una scrivania, perché in fondo: “Come può vivere un attore,senza pubblico?”
Bisogna inventarselo, figurarselo come una massa anonima di individui il cui giudizio,ravvisabile in una smorfia o in un cenno di approvazione, costituirà il metro di perfezionamento dell’Attore, colui che dà la carne al personaggio.
Questi sono soltanto esempi minimi per abbozzare un po’ la filosofia generale che sottende al pensiero del drammaturgo; Egli stesso,spiega: “Coloro che teorizzano, sia pure in buona fede, creano solo confusione. Ancora oggi attori e registi usano, per esempio, i metodi di Stanislavskij oppure di Brecht, mentre, se questi due grandi artisti fossero vivi e operanti,essi avrebbero già abbandonato tali metodi, passando ad altri e poi altri ancora.” E
d è proprio questa la linfa vitale del teatro; la possibilità di fare parte di un’evoluzione che abbraccia ognuno, ogni uomo che attinga alla propria esistenza e sia ispirato al contempo dagli insegnamenti della tradizione può far bene nell’arte, infatti è soltanto dopo il contatto con la tradizione, con i “momenti precedenti al nostro” che “si ha il diritto di darle un calcio e metterla da parte, sempre però con la consapevolezza che le siamo debitori, per lo meno, d’avere contribuito a chiarirci le idee.(…) Se ci serviamo della tradizione come d’un trampolino,è ovvio che salteremo assai più in alto che se partissimo da terra!”
La gran quantità di citazioni è solo un saggio della capacità di Eduardo di offrire uno spaccato dell’arte, del teatro e della Napoli che era e che è con brillante perspicacia e meravigliosa semplicità. Da quand’Egli nacque è passato un secolo e basta leggerne questi frammenti per annullare un lasso temporale tanto lungo e riconoscervi la grandezza di un frutto tanto prezioso per Napoli quanto lo è stato e continua ad essere oggi Eduardo De Filippo.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Eduardo De Filippo (Napoli 1900 – Roma 1984), poeta e drammaturgo napoletano. Fu commediagrafo e anche regista di fama internazionale, costitui' una propria compagnia di recitazione assieme ai fratelli Peppino e Titina con i quali ha recitato dal 1931 al '51, poi da solo fino alla morte. Le sue opere teatrali sono raccolte nei volumi einaudiani Cantata dei giorni pari e Cantata dei giorni dispari.
Tra queste ricordiamo: Natale in casa Cupiello, Napoli milionaria, Filumena Marturano, Questi fantasmi, Le voci di dentro, Mia famiglia, Bene mio e core mio, De Pretore Vincenzo, Sabato, domenica e lunedì, Il sindaco del Rione Sanità,Gli esami non finiscono mai.
Eduardo De Filippo, "Serata D'Onore",
Editore Avagliano, Collana Il Melograno, diretta da Michele Prisco, Napoli, 2000. Introduzione di Enzo Golino.
Illustrazione:In copertina Gregorio Sciltian,Ritratto di Eduardo De Filippo(1953)
Prima edizione: "Serata D'Onore", Cava De' Tirreni, 2000.
Approfondimento in rete:
http://www.eduardodefilippo.it//
http://it.wikipedia.org/wiki/Eduardo_De_Filippo/
http://w3.uniroma1.it/cta/eduardo/
Sarnella Fabiana. 30/8/08.
Commenti
Nuovo articolo di Fabiana!
:-):-)
Ciao a tutti!
franchi che dici, secondo te si può mettere la copertina accanto o è troppo tardi? :-O http://felitto.net/ava021.htm
Sì, certo. Ma in quella pagina non la vedo...
Possibile? Non riesco a trovare l'immagine di copertina da nessuna parte tranne questo felitto.net ...
http://www.avaglianoeditore.it/upload/seratadonore.gif
questa sul sito dell'editore.
ma li carica i gif? non ricordo.
Uh, grande branco!
Io non ne ho idea .. ..
done
:D:D Grazie grazie grazie grazie 1000 ;-)