De Crescenzo Luciano

Storia della filosofia moderna

Autore: 
De Crescenzo Luciano

I PREGI DEL PREGIUDIZIO

Niente come la televisione è capace di entrare nelle nostre case e di insediarsi tra le nostre abitudini, nessuno come Maurizio Costanzo è in grado di “creare” un personaggio mediatico e propinarlo con indefessa solerzia all’attenzione pubblica. Beh, Luciano De Crescenzo è stato, nel mio immaginario, l’icona della “fabbrica umana Costanzo Show”: Il sorriso sornione sotto la barba bianca, gli occhi vispi come quelli di un bambino perspicace non hanno fatto che alimentare questo pregiudizio, così ho sempre rifiutato di acquistare un suo libro, ritenendolo un filosofo da salotto o, tutt’al più, un Socrate d’avanspettacolo. Tuttavia non vivo con serenità questo mio atteggiamento snob, ho spesso sensi di colpa che mi fanno tornare sulle mie epidermiche posizioni integraliste per rivederle, attenuarle o, semplicemente, per dargli delle fondamenta solide.

Così quando (per regalo lo ammetto) mi sono trovato di fronte Storia della filosofia moderna da Cartesio a Kant, ultima pubblicazione di De Crescenzo, ho aperto il libro ed ho iniziato a leggere.

La lista dei filosofi è effettivamente degna di un’antologia filosofica: Cartesio, Hobbes, Pascal, Spinoza, Locke, Newton, Malebranche, Leibniz, Vico, Wolff, Berkeley,  Baumgarten, Linneo, Montesquieu, La Mattrie, Helvétius, D’Holbach, Diderot, D’Alambert, Voltaire, Condillac, Lessing, Giannone, Genovesi, Filangeri, Pagano, Pietro Verri, Alessandro Verri, Beccaria, Hume, Rousseau, Sade, Smith e, finalmente, Kant.        

Quattro pagine scarse di media per ognuno, a caratteri cubitali, abilmente strutturate: la vita, romanzata da aneddoti curiosi; le opere e il pensiero, drammaticamente sintetici; riflessioni dell’autore, drammaticamente inconsistenti, ironicamente (?) comparabili ai pensierini di un bambino delle elementari.

Considero la filosofia qualcosa di più di una passione, adoro il soave tocco con cui Gaarder la rende accessibile e, soprattutto, divulgabile. Credo che l’emancipazione della filosofia da quella sorta di gabbia intellettuale nella quale da sempre è recintata non senza proprie responsabilità, sia una cosa meravigliosa, dirò di più, una missione. A livello morale arrivo a dire, anzi a ripetere, che la filosofia andrebbe insegnata, se non altro, agli alunni delle scuole medie. Ma mai un proposito deve diventare fanatismo, mai una passione sconfinare nella cecità, mai dimenticare, come ammonisce il buon Socrate, quale importanza abbia la moderazione, quale intrinseca saggezza risieda nel giusto mezzo e, in fin dei conti, cosa sia il buon senso. Il libro di De Crescenzo è la degenerazione di un eccellente proposito, la commercializzazione dove era divulgazione, la banalizzazione dove era semplificazione, la prostituzione dove era educazione. La filosofia diventa, come tutto, business, speculazione mediatica, mercificazione ruffiana. Ormai qualsiasi cosa possa diventare un fenomeno di massa, una moda o più semplicemente qualcosa di vendibile, viene colonizzata senza ritegno alcuno: con De Crescenzo sembra essere arrivato il turno della filosofia, anche i filosofi sono immolati all’altare della pubblicità e via uno slogan per ogni filosofo: Cartesio? Se dubito penso, se penso esisto e se esisto anche Dio esiste. Questo, in quattro parole, il pensiero di Cartesio. Il resto, tutto sommato, si potrebbe anche saltare.  Leibniz? Un massone. Hume? Un empirista che più empirista non si può. E via di seguito…

Si potrebbe pensare ad un tocco di ironia che non guasta per alleggerire il tutto ed invece bastano poche pagine per capire che il libro è tutto lì, non si fa mai sul serio, anzi, ci sono accenni alla rinfusa che non danno mai una cornice chiara dell’autore trattato perché non seguono alcun filo conduttore se non quello della casualità. Tuttavia il libro non può essere ascritto neanche al rispettabile genere satirico perché, oltre a non far ridere, è frastagliato da schegge di irritante buonismo da ombrellone, nel quale Bin Laden ed il terrorismo figurano come bersagli fin troppo appetibili. In sintesi,del Covatta latita, ancor prima dell’umorismo, la trasparenza.

Passiamo ai fatti. La tesi della bieca “operazione  commerciale preparata a tavolino” è avallata da diversi, evidenti, dettagli, fin troppo ingenui:

  • Una copertina totalmente nera con un titolo da manuale di filosofia a millantare una credibilità disattesa fin quasi dall’indice.
  • Le dimensioni dei caratteri in copertina: minuscolo il titolo, enorme il nome dell’autore per giunta rafforzato dal suo rubicondo faccione come a dire: qui si vende l’uomo non l’opera!
  • Una quarta di copertina che più furba non si può: tre righe a riportare l’unica frase riuscita dell’intero libro: Il mondo si divide in due emisferi distinti e separati: da una parte c’erano quelli a cui piaceva più ragionare, e dall’altra quelli a cui piaceva di più credere (Credo che l’editore ne abbia invano cercate delle altre per riempire più spazio).
  • Le abnormi dimensioni dei caratteri interni, l’altissimo numero delle foto, i lunghi (in proporzione) frammenti riportati, gli innumerevoli spazi bianchi giustificati dal numero di capitoli che insidia quello delle pagine rendono chiara l’intenzione di tirare a lungo un testo che, senza perdere la vista, avremmo potuto racchiudere in un manabile di una sessantina di pagine, e non più.
  • Se qualcuno avesse la pazienza di isolare quanto realmente appartiene all’autore, scopriremmo che non possono essere stati impiegati più di sette giorni di lavoro di taglia e cuci dai ventiquattro compendi filosofici che, per sua onesta ammissione, ha a casa.  

Ulteriore aggravante è la poca cura dei particolari, qualsiasi maestro di marketing insegna che tanto più un prodotto è vuoto tanto più dovrà essere ricca la sua confezione, la cura dei particolari rende cioè vendibile ciò che di suo non lo sarebbe; tutto ciò sembra rispettato solo in copertina, perché poi ci si chiede che costava al signor De Crescenzo sincerarsi della validità di quelle due frasette che attribuiva al pensiero dei  singoli filosofi. Evidentemente tanta fatica, perché vengono attribuite a Spinoza i concetti di Res extensa e Res cogitans che sono notoriamente formulazioni di Cartesio. Per non parlare delle sciatte selezioni dei testi degli autori: sfacciato nel caso di Pascal dove tra i 948 aforismi dei suoi pensieri ne vengono selezionati 49 (dichiarati 35 della serie “poi me ne piacevano di più allora gli ho aggiunti”) tutti incredibilmente tra i primi 451. Come dire gioco alla roulette e vedo uscire 49 volte di seguito il rosso. Dato che la “scrematura” è chiaramente alla carlona De Crescenzo si poteva perlomeno premurare di “spalmarla” in modo omogeneo…

Un testo, dunque, che più che avvicinare alla filosofia rischia di allontanare; non è con la distorsione e, dirò di più, mortificazione, che la filosofia deve arrivare al grande pubblico…spulciando qua è là scopriamo che De Crescenzo è un ingegnere: béh, mutatis mutandis, invoco l’amico Montesquieu e la sua rigida separazione dei poteri: ridiamo ai filosofi la filosofia e godiamoci, ogni tanto, i pochi pregi di un sano pregiudizio

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Luciano De Crescenzo è ingegnere, sceneggiatore, attore e regista. Dal 1977 a oggi ha pubblicato 25 libri che sono stati tradotti in 19 lingue.

Luciano De Crescenzo, “Storia della filosofia moderna - da Cartesio a Kant”, Mondadori, Milano, 2004.

Giovanbattista Arlechino, Luglio 2004.

 

ISBN/EAN: 
9788804550044

Commenti

La filosofia diventa, come tutto, business, speculazione mediatica, mercificazione ruffiana.

Ecco l'antidoto per quella orribile creatura catodica:
http://youtube.com/watch?v=pavNpozrgM8&feature=related

grande cinema. Intelligente, e più divulgativo di questo amico della tv.;)