De Carlo Andrea

Macno

Autore: 
De Carlo Andrea

L’opera decarliana è contraddistinta da topoi facilmente riconoscibili. È infatti consueto riconoscere, nei suoi ultimi romanzi:

a) un triangolo sentimentale.

b) una figura femminile tendenzialmente artistoide e particolarmente volubile.
c) un’insistenza ossessiva sugli aggettivi: liquido, obliquo, bidimensionale (prima variante: tridimensionale, a seconda del gradimento dell’autore per il personaggio).


Questo romanzo non corrompe certo il codice genetico della scrittura dell’artista milanese: lo stile è inalterato, i luoghi comuni appena trascritti trionfano nitidamente, la narrazione risulta particolarmente fluida e immediata. Quanto tuttavia avviene in quest’opera ha del miracoloso se consideriamo che si tratta di un romanzo del 1985: De Carlo crea un personaggio che si impossessa del potere di uno Stato (imprudentemente riconoscibile nell’italietta nostra) proprio mediante i mezzi di comunicazione di massa. La sua sorte sembra segnata dalla stessa artefatta immagine che lo ha innalzato al trono: la menzogna perfetta della comunicazione lacera il suo potere e sembra progressivamente volgerglisi contro.


Il protagonista del romanzo è un uomo che dell’apparenza si è nutrito, e dall’apparenza ha edificato un palazzo diabolico: la mascherata più gracile e avida e meschina, quella della politica, si staglia come esito logico delle architetture mediatiche e delle falsità demagogiche create dalle televisioni. Io credo che sia da plaudire il tentativo decarliano di narrare una storia che abbia un elemento così nuovo, per la sua abitudine narrativa: quello di un personaggio principale tanto compromesso, contraddittorio e almeno in parte distante dalla vicenda biografica dell’autore stesso.

 
È salutare inoltre che De Carlo abbia dato chiare indicazioni sulla pericolosità delle propagande mediatiche; mi sembra chiaro che il testo abbia acquisito, per le recenti vicende del nostro paese, una valenza ipercontemporanea indiscutibile.
Resta da sottolineare che è opera letteraria, e non sociologica; e che quanti attendono dallo scrittore milanese un romanzo distante dalla linea comune di “Arcodamore”,“Due di due”, “Di noi Tre” e “Nel Momento”, potrebbero e dovrebbero soffermarsi maggiormente su quest’opera. Non credo sia meno accessibile degli altri romanzi del nostro: il pubblico può essere assolutamente eterogeneo.


Gradiranno tutti la freschezza e l’impatto “liquido” della narrazione; magari meno persone intenderanno il suo sinistro valore profetico. Dunque, in conclusione: un romanzo del De Carlo finalmente destinato a tutti quelli che sono annoiati dal De Carlo. Un unicuum nella sua produzione.


Buona lettura.

 


 

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE.

Andrea De Carlo (Milano, 1952), romanziere, musicista e fotografo italiano.

Laureato in Storia contemporanea presso l’Università Statale di Milano con una tesi sulle comunità anarchiche durante la guerra civile spagnola. È stato assistente alla regia de “E la nave va” di Fellini. Ha scritto balletti con Ludovico Einaudi.

I suoi libri sono stati tradotti in  coreano, croato, danese, ebraico, finlandese,
francese, giapponese, inglese, lituano, norvegese, olandese, portoghese, russo, sloveno, spagnolo, tedesco.

Il suo primo romanzo, “Treno di panna”, è stato pubblicato nel 1981.

 

Andrea De Carlo, “Macno”, Bompiani, Milano, 1984.

 


 

Lankelot, G.F., gennaio del 2002.

Una prima versione di questa recensione, revisionata e ampliata nel settembre del 2003, è originariamente apparsa su ciao.com e lankelot.com

 

ISBN/EAN: 
9788845234439

Commenti

Stesso discorso che valeva per la pagina su "Bastogne" di Brizzi. Queste erano le mie primissime pagine di "critica" (virgoletto a ragione) letteraria e inevitabilmente avevo il freno a mano tirato. De Carlo mi ha formato - particolarmente per "Due di Due" - e volevo tributargli una piccola lettura critica capace di deviare dall'argomento princeps, ossia la rilettura di "Macno".
Ripeto, avevo 24 anni e scrivevo su ciao sperimentando per capire quali fossero le reazioni - in contesto finalmente non letterario - a un certo tipo di approccio ai libri. Questo scritto andrebbe, insomma, opportunamente contestualizzato. Lo lascio qua egualmente.

ai libri di De Carlo manca il nome, Andrea. e il link a scrittorincorso non funge.
Su questo libro. A me piacque, a suo tempo, pur non essendo considerato, mi pare, dagli estimatori di De Carlo, come uno dei suoi migliori. Eppure. 1984, e già si potevano pre-vedere certe cose. Certi meccanismi. Eppure. La realtà è decisamente peggiore. Nel libro, a quel che ricordo, il protagonista aveva delle qualità, che sfruttava per mero tornaconto, ok, però non mi sembrava fosse ignorante e cafone etc etc, come molti personaggi del potere mediatico di oggi. poi, non so. ho ricordi sfocati del libro, ma lo trovai interessante, sì, e anticipatore.
ciaz. notte buona. ora usco.

Sì sì, devo ancora arrivarci:). Grazie cmq per le segnalazioni.
*
Inspiegabilmente non è considerato tra i migliori libri, e in generale corrisponde a quanto annoti. De Carlo gode di pessima stampa e di molte invidie, probabilmente per la sua riuscita carriera. Innegabile che abbia avuto parecchi alti e bassi, nella sua produzione; ha scritto probabilmente per necessità, da un certo punto in avanti (credo sia il suo lavoro). Se fosse stato libero di non scrivere a comando avrebbe creato molte opere degne. Macno è onesto e intelligente; e non facile come può apparire oggi...;)

ottimo commento