LE TECNICHE DELL’AUTOPLAGIO.
«Pensa alle stanze da bagno calde e confortevoli nei suoi appartamenti di Milano e Roma: alla vasca con idromassaggio e al box doccia con getti ad intensità variabile e funzione sauna, ai grandi specchi ben illuminati, alle mensole e i cassetti con flaconi e boccette di creme nutritive e rigeneranti e struccanti, ai barattoli di fondotinta, alle scatoline di fard e di rouge, alle matite per occhi e per contorno labbra, ai piumini da cipria, ai rimmel e ai rossetti, alle spazzole ai pettini e alle pinzette, alle limette, ai tagliaunghie, allo spazzolino da denti elettrico con stimolatore gengivale incorporato, alle medicine raggruppate per generi… » e la lista era ancora lunga ed estenuante. Elenchi del genere sono ricorrenti in Giro di vento, e rappresentano forse più di ogni trama o fatto o sfumatura psicologica l’animus del testo. Un testo che è contrapposizione vivida e ripetitiva dei due mondi che hanno dominato spesso le pagine di De Carlo. Quello della natura: libero, selvatico, forse barbaro ma vicino all’essenza; quello della città e del progresso: squallido, effimero, corrotto, superfluo ma comodo e, forse, irrinunciabile.
Anche gli elementi della trama sono riconoscibili. Quattro amici, professionisti affermati, di Milano, decidono di effettuare un sopralluogo presso un casale umbro che hanno intenzione di acquistare. Guidati da un abbronzatissimo agente immobiliare, il loro weekend si trasforma in un’avventura indimenticabile: il pick-up grigio metallizzato con il navigatore satellitare in versione 3D finisce in un fosso ed i cinque, illesi, vagano disperati per la campagna umbra in cerca d’aiuto, abbandonati da una tecnologia che sembra avergli voltato le spalle irrimediabilmente. Si imbattono in un complesso di case abitato da una singolare famiglia allargata che ha fatto del rifiuto totale del progresso in ogni sua espressione, religione di vita. Senza elettricità, una qualsivoglia forma di motori, il benché minimo confort dell’era post-industriale, privi di conseguenza di telefoni, televisioni ed ogni contatto con la “civiltà”, in attrazione-frizione continua con i loro salvatori-sequestratori, i cinque forestieri vedono frustrato ogni tentativo di fuga in una spirale ascendente di isterismo collettivo e reciproco scoprono le implicazioni-dipendenze drammatiche della globalizzazione e, soprattutto, l’inconsistenza odiosa dei loro rapporti d’amicizia e amore.
Chi non conosce De Carlo scoprirà una scrittura agile e sottile, un vocabolario ricco e mai gratuito, un’atmosfera malinconica e sincera da immedesimazione istantanea, per dirla con lui. Eppure chi si è commosso sulle pagine di Due di due, chi ha divorato Uto o ha apprezzato fluidità e freschezza narrativa di Tecniche di seduzione non faticherà a riconoscerne parti, concetti, persino situazioni riprodotte in Giro di vento. La tendenza a ripetersi è stata probabilmente una costante innegabile della produzione letteraria decarliana, e se questo è spesso visto come un limite e anche vero che è indice di appartenenza, sincerità e coerenza, un marchio di fabbrica che ci fa sentire subito a casa, protetti, rassicurati. Non gli si rimprovera di certo nessun cambio di registro presuntuoso, ipocrita, nessun trasformismo di maniera, nessun eclettismo forzato.
“Giro di vento” è però, a mio parere, un abile collage da mestierante navigato. Sembra quasi che De Carlo abbia preso i suoi quattro-cinque volumi migliori, li abbia messi uno sopra l’altro per poi stritolarli sotto una compressa, amalgamandoli ad arte. Una “mambo number five” a volte sfacciata: Il casale di Turigi e la comunità neo-medievale che lo presiede sembrano progenitori coatti delle “due case” di Due di due e dei brillanti propositi ecologisti del protagonista Mario. Il tutto è comunque arricchito da un perfetto clima para-mistico e plurietnico già letto e meglio sviluppato in Uto. La polemica con il mondo multimediale e, più blando, con quello dell’editoria, sono quelli di Macno e Tecniche di seduzione. La soffocante congestione-implosione di ogni storia d’amore e il senso di liberazione donata dalla passione per i cavalli li ritroviamo in forma estesa nelle pagine di Arcodamore e Nel momento. Forse, rispetto al passato, c’è un riconoscimento maggiore dei limiti del “ritorno alla natura”, una messa in discussione, almeno parziale, di principi un tempo sposati integralmente, così come un apprezzamento, sempre parziale, della vita dell’uomo moderno: «Per esempio a cosa dovresti rinunciare? dice Mirta. (…) Ad andare al lavoro di mattina nella mia macchina verde in mezzo al traffico, con lo stereo acceso. A incontrare gente che conosco troppo bene e gente che non conosco affatto. A leggere giornali pieni di notizie che mi preoccupano e mi indignano e mi mettono di cattivo umore. A lavorare sforzandomi di migliorare il gusto di persone che non hanno nessuna intenzione di farselo migliorare. A mangiare in un ristorante che dovrebbe essere sofisticato e invece è solo fasullo dal sorriso dei camerieri fino alla crema chantilly del dessert (…) o invitare qualcuno o uscire per una mostra o un aperitivo o una cena in casa di amici o in un ristorante messicano o vietnamita o un concerto rock o jazz o classico o un film brillante o di stupida azione o forse una festa, o guidare per arrivare nel mezzo della notte a un albergo di mare o montagna e svegliarmi il giorno dopo in uno scenario diverso tanto per rinfrescarmi la vista e i polmoni».
Restano l’armonia organica della struttura e il perfezionamento di neologismi global-capitalistici già proposti, per altro, in Pura vita. Il climax finale delle nevrosi proprie dell’uomo iperurbanizzato è senza dubbio credibile e ben preparato. Per chi ama questo autore e suona beffa ironica la terza di copertina dove compare la scritta: Carta riciclata senza cloro…. è davvero troppo poco.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Andrea De Carlo (Milano, 1952), romanziere, musicista e fotografo italiano.
Laureato in Storia contemporanea presso l’Università Statale di Milano con una tesi sulle comunità anarchiche durante la guerra civile spagnola. È stato assistente alla regia de “E la nave va” di Fellini. Ha scritto balletti con Ludovico Einaudi.
I suoi libri sono stati tradotti in coreano, croato, danese, ebraico, finlandese, francese, giapponese, inglese, lituano, norvegese, olandese, portoghese, russo, sloveno, spagnolo, tedesco. Il suo primo romanzo, “Treno di panna”, è stato pubblicato nel 1981.
Andrea De Carlo, “Giro di vento”, Bompiani, Milano, 2004.
DE CARLO in LANKELOT
Giovanbattista Arlechino, “Giambo”, Gennaio 2005.
Commenti
Ave ottimo! Ti perfeziono l'apparato-link interni. (sai che una di queste notti ho in programma di papparmi proprio questo De Carlo, pur consapevole che non è il caso? Ci pensavo giusto ieri a questo tuo pezzo:) )
"Chi non conosce De Carlo scoprirà una scrittura agile e sottile, un vocabolario ricco e mai gratuito, un?atmosfera malinconica e sincera da immedesimazione istantanea, per dirla con lui. Eppure chi si è commosso sulle pagine di Due di due, chi ha divorato Uto o ha apprezzato fluidità e freschezza narrativa di Tecniche di seduzione non faticherà a riconoscerne parti, concetti, persino situazioni riprodotte in Giro di vento. La tendenza a ripetersi è stata probabilmente una costante innegabile della produzione letteraria decarliana, e se questo è spesso visto come un limite e anche vero che è indice di appartenenza, sincerità e coerenza, un marchio di fabbrica che ci fa sentire subito a casa, protetti, rassicurati. Non gli si rimprovera di certo nessun cambio di registro presuntuoso, ipocrita, nessun trasformismo di maniera, nessun eclettismo forzato."
> dici tutto tu e con grande chiarezza. Apprezzo, medito, approvo e ti omaggio.
Perfetto, senza fronzoli e stavolta del tutto condivisibile :-). Degli ultimi dieci di De Carlo l'unico che, seppur non nuovo, sembrava leggermente all'altezza è stato secondo me "nel momento". Continuo a pensare che a fronte di uno stile originale e vincente, non abbia molto da dire, non ha il sostrato da narratore. Questo, in particolare, l'ho odiato quasi come il "mare delle verità"
Detesto De Carlo, ho già avuto modo di dirlo. Ne ho letto abbastanza per farmi un'idea e poter affermare con cognizione di causa la mia avversione. Se Due di due partiva almeno da un'idea non male, Pura vita e Nel momento li ho trovati pretestuosi, ridondanti, poco credibili e molto "editoriali". Mi risparmio quindi l'ignoto Giro di vento. Quanto all'ecologismo d'accatto, quello proprio può tenerselo (e magari cominciare a mettere in pratica ... eh eh).
Ah, Giambo, niente di personale contro di te: le tue pagine sono sempre godibilissime. Ma non credo che reggerò altre recensioni su questo autore...
Grazie Gf questo è un pezzo che ho scritto da amante tradito lo sai... e concordo con Bao: è un tradimento che si perpetra da dieci anni (personalmente ci ficco dentro anche Nel momento...)!!!
Ilde mi spiace per la tua avversione ma apprezzo comunque quest'ultimo tentativo in mio onore :)
Ho voluto rileggerlo, nell'arco d'una settimana, perché ho voluto dargli una seconda chance, al Giro di Vento. Perché ero rimasto poco convinto dalle prove precedenti. Parlo di "Pura vita" e de "I veri nomi", per intenderci (a me "Nel momento" era piaciuto;) ).
In prima battuta, credo che la percezione di "opera delle opere" vada assieme al discorso dell'autoplagio. Nel senso che può trattarsi, da una prospettiva, d'un'opera che costituisce una sintesi evoluta, diciamo così (pensa alle pagine sulle nuove tecnologie; a quanto si sofferma su sms, telefonini, smartphone, navigatori: le email mancano ma non mancavano mi pare ne "i veri nomi").
Autoplagio io lo spenderei in senso positivo. Non è un libro da ardere, come annoti anche tu: è ben scritto, radicale al punto giusto, pura superficie profonda. Stavolta, ecco forse è questo il limite, i triangoli amorosi sono più sfumati:).
In ogni caso ce ne fossero di narratori così. Ce ne fossero di cantastorie sempre freschi. Torno su De Carlo dopo amplissimi giri, e ritrovo con piacere un autore che mi ha deluso di rado. E mi fa un po' strano leggere "periferico" al posto di "obliquo", non vorrei fosse colpa d'un mio vecchio intervento nel suo sito, tanti anni fa.
Rivalutiamo Giro di Vento. Niente male.
copertina!
copertina!