De Angelis Vanna

Le streghe

Autore: 
De Angelis Vanna

Il saggio di Vanna De Angelis mi ha stupita per l’accuratezza dell’apparato bibliografico e la capacità di non far pesare al lettore dettagli che non sempre, volutamente, seguono un filo prettamente storico. L’attenzione al dettaglio articolato su di un argomento vastissimo e difficilmente riassumibile ha fatto il resto.

La strada seguita è quella dell'ispirazione e della logica di una mappa particolareggiata dell'Europa nell'arco di secoli, dalla metà del 1300 alla fine del 1600: secoli che interessano due momenti contrastanti della storia dell'uomo, Medioevo e Rinascimento, ma che nonostante questo furono caratterizzati da una identica e feroce idea persecutoria nei confronti del diverso, streghe, zingari, eretici, ebrei.
È proprio nel Rinascimento che l'abominio di cui si è macchiata l'umanità intera nei confronti delle donne fu più cruento e crudele. Le cifre, al limite della precisione, sono spaventose: circa due milioni se non più, dato che molti documenti dei processi andarono perduti. Piuttosto arduo ma non impossibile arrivare ad un censimento poiché ogni processo per stregoneria era ampiamente documentato, seppur con spirito poco orientato alla ricerca della verità. Non è, quindi, solo il Novecento ad essersi macchiato di crimini immondi, ma  nella storia dell'umanità la cattiveria, l'invidia e l'ottusità dell'uomo hanno generato mostruosità che non devono essere dimenticate.
Affermava Montaigne che la stranezza della religione cattolica consisteva anche nel fatto che la crudeltà non fosse stata considerata un peccato mortale.
"Le Streghe" è un saggio storico infarcito di storie e leggende di casi singoli, noti o comuni, che, alla fine, hanno seguito la strada per il rogo: popolane o benestanti, per lo più guaritrici, moderne erboriste o levatrici, vecchie e fiere, giovani e belle che attiravano l'invidia di uomini e donne o di medici impotenti di fronte al loro antico sapere.
"Ciò che si dice della strega è più importante di ciò che essa fa".
Troveremo, quindi, le storie di Giovanna d'Arco e di Giordano Bruno, accusato di eresia e per cui, nonostante la pietà del Papa, non venne usato alcun riguardo. Spesso gli accusati venivano strangolati o storditi dal boia un attimo prima di  esser gettati in pasto alle fiamme, ma per il rogo di Giordano Bruno vennero utilizzati rami giovani e verdi che potessero ardere più lentamente.
La De Angelis, con rispetto, presenta le storie di donne scavando nell’origine dell’idea di inferiorità, attraverso la ri-scoperta dell’immagine di Eva, costola ricurva (e contorta) di Adamo che non riuscì a resistere alle tentazioni del maligno. Unica e separata da tutte le altre donne, Maria, la madre del Salvatore.
“Stringo i denti e dicono che sorrido”
Il libro si apre con il processo di Triora del 1587 in cui si riassumono tutti gli elementi che caratterizzarono la cosiddetta "Caccia alle streghe": vendetta, gelosia, invidia, intrighi politici, delazione, inquisizione, tortura, rogo. Sotto la tortura tutti confessavano.
Si passano in rassegna le immagini che la tradizione o la fantasia popolare hanno costruito sulle streghe: le fate, la società di Diana o Signora d'Oriente (o anche Erodiade), il culto dell'Hornud God e poi tutte le figure di contorno, elfi, folletti, goblin, troll, gremlins, gnomi, ondine, tritoni, silfidi, sirene, knockers, border redcap. Tutte figure del mondo "numinoso" di cui effettivamente molte delle vittime delle persecuzioni si credevano (o lo erano?) parte. Si passa poi ad esaminare gli elementi caratterizzanti la stregoneria e il legame satanico, con una particolare attenzione al "Sabba" e ai voli notturni delle streghe coperte di unguenti magici.
Il termine "strega" si fa derivare da "strix", un uccello notturno immaginato come un grande gufo e dagli occhi infuocati che succhiava il sangue dei bambini nelle culle. Da "strix" nasce "striges", quindi strega, donna malefica che con un unguento si trasforma in uccello vampiro; dal latino deriva un altro termine per indicarle “lamie” (più vicino all’immagine del vampiro), in tedesco hexe (dal greco aix, capra). Il termine francese sicuramente più noto è "sorciere" che, invece, indica la fattucchiera dedita alla preparazione di filtri e alla predizione del futuro. Numerosi, inoltre, i nomi creati dall'immaginazione popolare.
La parte centrale del libro è dedicata al rituale adattato dall'Inquisizione per individuare la strega (bastava un punto insensibile, un neo nascosto, una piccola voglia, una cicatrice dalla forma particolare per finire sul rogo. Prove che venivano individuate sempre e dopo un attento e minuzioso esame ) e, quindi, la confessione sotto tortura con descrizioni agghiaccianti ma reali. A leggere i resoconti di tali brutalità il dolore e l'angoscia nascono spontanei, soprattutto se chi legge è una donna.
Scriveva nella "Cautio criminalis" (pubblicata nel 1631) il gesuita Friederich Spee che raccoglieva impietosito fino ad ammalarsi le ultime confessioni delle condannate e dei condannati prima del rogo: " se un inquisitore avesse tra le mani il papa, con la tortura riuscirebbe a fare confessare anche a lui di essere uno stregone".
Citando l'Inquisizione non si può fare a meno di citare il testo portante, opera dei domenicani Jacob Sprenger e Heinrich Institor Kramer (1486), il "Malleus Maleficarum", scritto sulla base dei vari processi e delle torture a cui i due avevano assistito personalmente oppure delle conoscenze acquisite nel secolo precedente. Un testo fondamentale, quindi, e per questo ancora più terrificante perché il risultato era l'applicazione della violenza più brutale per estirpare il male senza perdono. Il riscatto era il rogo perché la strega doveva "essere bruciata viva".
Nei vari Paesi della vecchia Europa, Germania, Italia, Francia, ma soprattutto Spagna e Inghilterra l'Inquisizione era implacabile. Gli strumenti di tortura mano a mano che il tempo passava si facevano sempre più raffinati e orrendi. Alla fantasia degli inquisitori non vi era limite. E le donne, perché soprattutto le donne erano streghe (i maghi vivevano a corte nel lusso e nell'adorazione), erano brutalizzate fino allo sfinimento. Poche erano riuscite a resistere, ma anche quelle venivano comunque mandate sul rogo. E se da una parte la Chiesa Cattolica invitava al rispetto delle regole e alla pietà, dall'altra non risparmiò nessuno. Ma non fu la sola, anche Calvinisti e Puritani dimostrarono tutta la loro ferocia contro la stregoneria o presunta tale. Non c'era scampo. Erano tempi di malattie, di disastri naturali e storici. L'uomo viveva nel terrore della fine del mondo e la ricerca di un capro espiatorio sembrava poter alleviare le pene di ognuno. Chi osava opporsi, anche solo con la pietà, veniva sospettato di favoreggiamento o addirittura di fratellanza demoniaca.
Il medico Johann Weyer, al Malleus Maleficarum, nella metà del 1500, oppose un trattato di carattere medico, sostenuto da esperti dell’epoca. In esso sosteneva che le donne accusate di stregoneria erano conoscitrici di farmaci e di erbe curative e, pertanto, i "malefici" potevano essere spiegati facendo ricorso allo studio della medicina e agli effetti che certe sostanze potevano avere sulla natura umana. Dichiarò che quando una donna confessava congiungimenti carnali con il demonio, stava in realtà raccontando assurde fantasie erotiche dovute ad un disturbo dell'utero che definì "malinconia". Non streghe, dunque, si stavano bruciando, ma pazze. Per tale tesi Weyer viene annoverato tra i padri fondatori della moderna psichiatria. Nonostante queste sue convinzioni, non negò l'esistenza del diavolo e della sua influenza sulla mente umana.
Con il Rinascimento tutto sembrava dover sparire, ma non fu così. Solo sul finire del ‘600 la caccia alle streghe e i roghi con i loro odori di carne bruciata si affievolirono per trasferirsi nel Nuovo Mondo.
L'abate gesuita Friederich Spee prima di morire scrisse: "l'unico motivo per cui non siamo finiti tutti sul rogo come stregoni, è perché non siamo stati tutti sottoposti alla tortura".
A questo libro, vincitore del Premio Iglesias per la Saggistica, la De Angelis ha affiancato altri due titoli di approfondimento di taluni aspetti del tema, “Dalla parte delle streghe” e, soprattutto, “Il libro nero della caccia alle streghe”, quest’ultimo centrato su quattro grandi processi per stregoneria.
 
Dedicato alla memoria di quelle, e di tutte le donne massacrate dalla superstizione e dall'ignoranza.

Edizione esaminata e brevi note
Vanna De Angelis, scrittrice e saggista italiana, vive a Milano.
 
De Angelis Vanna, Le streghe, Casale Monferrato, Piemme, 2002.
 
Movida, luglio 2002. 

Originariamente inserita su ciao

ISBN/EAN: 
9788838447129

Commenti

mi trovavo giusto in tema con

mi trovavo giusto in tema con i pezzi precedenti a questo :)

aggiungo anche il tag

aggiungo anche il tag "streghe", non si sa mai;)

"È proprio nel Rinascimento

"È proprio nel Rinascimento che l'abominio di cui si è macchiata l'umanità intera nei confronti delle donne fu più cruento e crudele. Le cifre, al limite della precisione, sono spaventose: circa due milioni se non più, dato che molti documenti dei processi andarono perduti."

> Non sapevo fossero questi, i dati. Impressionante.

"Scriveva nella "Cautio

"Scriveva nella "Cautio criminalis" (pubblicata nel 1631) il gesuita Friedrich Spee che raccoglieva impietosito fino ad ammalarsi le ultime confessioni delle condannate e dei condannati prima del rogo: " se un inquisitore avesse tra le mani il papa, con la tortura riuscirebbe a fare confessare anche a lui di essere uno stregone"."


> Hai mai letto "Cautio criminalis" per intero? Ne esiste un'edizione italiana recente? Come ti sembra?

(per risposta alla tua

(per risposta alla tua prima,i numeri sono da capogiro, non ne avevo la minima idea dopo tutti questi anni)


Spee: sì, l'ho letto, ma sono passati molti anni, quasi 20...


la traduzione esiste. Io l'avevo trovato,ma non è di mia proprietà...era un testo importante, al livello del Malleus, in termini di testimonianza, da un gesuita poi, dei tempi...un coraggio pazzesco...