De Angelis Paola

Journey To The Stars. I testi di Nick Drake

De Angelis Paola

Studiava Letteratura a Cambridge, era un giovane intellettuale riservato e introverso. Scriveva canzoni restituendo magnifiche reminiscenze letterarie, da Keats a Wordsworth, da Blake in avanti. Giovanissimo aveva incontrato un produttore che credeva nella sua musica, Boyd: pubblicato tre album, Five Leaves Left (1969), Bryter Layter (1970), Pink Moon (1972), senza incontrare il favore del pubblico. Intanto Nick Drake aveva lasciato Cambridge, inseguendo il sogno di vivere di musica e di guadagnare almeno il riconoscimento pubblico della sua grandezza, recludendosi in una casetta a Londra, sopravvivendo, trascurato e isolato. Oggi Nick Drake è un paradigma per i cantautori e per i musicisti lo-fi, lirico e malinconico, seminale ed essenziale, ma in vita non riuscì a evitare un pesante fallimento. Finì autodistruggendosi, forse involontariamente suicida (farmaci), nello sconcerto dei vecchi amici che non riuscivano più a riconoscerlo: catatonico, silenzioso, prigioniero del suo mondo di libri e dischi e di sogni d’arte.

Questo libro di Paola De Angelis, ispirato e ben documentato, è uno stupendo tributo alla figura d’un giovane poeta che ha avuto grande influenza nella musica e nella cultura occidentale soltanto post mortem. Strutturato in quattro parti – tre dedicate agli album, una alle canzoni inedite incluse nelle successive raccolte – e in una appendice discografica, “Journey To The Stars” è il libro che domandava chi ha ascoltato per anni i dischi di Nick Drake ritrovando, in quelle atmosfere e in quell’intensità, una lirica rappresentazione del proprio stato d’animo, dei propri sentimenti o del proprio malessere.

Mai invasiva nella ricerca e nell’analisi delle questioni famigliari e sentimentali dell’artista, sempre distante dalla biografia pettegola e piuttosto incisiva nell’analisi quantitativa delle lyrics e nella ricerca delle fonti d’ispirazione dell’artista, Paola De Angelis restituisce un’immagine viva e dolorosa di un artista incredibilmente e ingiustamente sfortunato. Difficile resistere alla tentazione di riprendere i vecchi cd e di schiacciare play, traccia per traccia, soffermandosi con diverso spirito e altra concentrazione su aspetti prima trascurati (dalla personalità bipolare all’estraneità a categorie diverse dalla natura e i sentimenti, dai riferimenti incrociati a miss Ride e mister Boyd in avanti), comparando volentieri certi passi di Drake con quelli di Barrett, ricordando magari che quel Black Dog della depressione cantato negli ultimi giorni di vita è lo stesso che angosciava Otto Weininger nei suoi taccuini. Il risultato è piacevole e triste, come era prevedibile.

L’analisi dei brani di Nick Drake conosce almeno quattro picchi di intensità e qualità; in coincidenza con le suggestioni su “Fruit Tree”, idealmente accompagnate dalle note di Simone Lenzi dei Virginiana Miller, in appendice; con le osservazioni e le indagini sul significato più plausibile di “Pink Moon”; con la dolorosa scoperta dell’ultimo brano inciso da Nick Drake, “Tow The Line”; con l’ascolto empatico di un pezzo micidiale come “Know”.

Destinato a non andare incontro soltanto ai desideri dei fan, il libro è capace di cortocircuitare Leopardi, Baudelaire, Yeats, il Jim Jarmusch di “Dead Man” e Nick Drake, mostrando una profondità di analisi e una ricchezza di riferimenti semplicemente rimarchevole: lettura consigliata agli appassionati di poesia, di rock e di critica letteraria, e a quanti si domandano da un pezzo chi fosse davvero quel cantante che ha accompagnato pomeriggi e nottate della loro giovinezza, con malinconica e discreta grazia. Questione di affinità elettive.

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Paola De Angelis, giornalista, conduttrice radiofonica e traduttrice italiana. Collabora con diverse testate, tra cui «Alias – il manifesto», «D – La Repubblica», «Il Mucchio Selvaggio».

Paola De Angelis, “Journey to the stars. I testi di Nick Drake”,  Arcana, Roma, 2007. In appendice, riflessioni su “Fruit Tree” di Simone Lenzi dei Virginiana Miller. Collana TESTI.

Notizie su Nick Drake:

http://it.wikipedia.org/wiki/Nick_Drake Wikipedia.
http://en.wikipedia.org/wiki/Nick_Drake Wikipedia inglese.
http://nickdrake.altervista.org/ Fan italiani.
http://www.nickdrake.com/index.html
Fan wasp.
http://www.ondarock.it/songwriter/nickdrake.htm Onda Rock.
http://www.scaruffi.com/vol2/drake.html
Scaruffi.
http://www.myspace.com/nickdrake
Myspace.
 

Recensioni dell’opera di PDA: SentireAscoltare / Indie Music
 

Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Febbraio 2008.

ISBN/EAN: 
9788879664417

Commenti

Destinato a non andare incontro soltanto ai desideri dei fan, il libro è capace di cortocircuitare Leopardi, Baudelaire, Yeats, il Jim Jarmusch di ?Dead Man? e Nick Drake, mostrando una profondità di analisi e una ricchezza di riferimenti semplicemente rimarchevole: lettura consigliata agli appassionati di poesia, di rock e di critica letteraria, e a quanti si domandano da un pezzo chi fosse davvero quel cantante che ha accompagnato pomeriggi e nottate della loro giovinezza, con malinconica e discreta grazia. Questione di affinità elettive.

Dedicato al gran Closer.

Ottimo Franchi e ottima Arcana! "Pink Moon" è un album splendido, ancorché la mia preferita di Drake sia "Northern Sky". Bene parlare di questo grande artista (quasi) dimenticato, che scriveva testi intensi. Anche lui afflitto da quel mal di vivere proprio a tanti grandi artisti del Novecento.

Ah, per inciso, il testo sarà mio;)

La cosa che più mi ha colpito è stata leggere l'interpretazione di quel suo disastroso malessere, durkheimiana: individuo estraneo a tempi e dinamiche della società postindustriale, relativamente a suo agio soltanto nei campus universitari, altrimenti isolato e afflitto.
Espressione della peste del Novecento in Occidente, la dis-integrazione.

Integrazione!
Video (ovviamente non ufficiale) & Lyrics di...

NICK DRAKE. Fruit Tree.

http://www.youtube.com/watch?v=kv8u_tZq0vE

Fame is but a fruit tree
So very unsound.
It can never flourish
Till its stalk is in the ground.
So men of fame
Can never find a way
Till time has flown
Far from their dying day.
Forgotten while you?re here
Remembered for a while
A much updated ruin
From a much outdated style.
Life is but a memory
Happened long ago.
Theatre full of sadness
For a long forgotten show.
Seems so easy
Just to let it go on by
Till you stop and wonder
Why you never wondered why.
Safe in the womb
Of an everlasting night
You find the darkness can
Give the brightest light.
Safe in your place deep in the earth
That?s when they?ll know what you were really worth.
Forgotten while you?re here
Remembered for a while
A much updated ruin
From a much outdated style.
Fame is but a fruit tree
So very unsound.
It can never flourish
Till its stalk is in the ground.
So men of fame
Can never find a way
Till time has flown
Far from their dying day.
Fruit tree, fruit tree
No-one knows you but the rain and the air.
Don?t you worry
They?ll stand and stare when you?re gone.
Fruit tree, fruit tree
Open your eyes to another year.
They?ll all know
That you were here when you?re gone.

Amici, segnalo:

Presentazione del libro su Nick Drake a Roma con Paola De Angelis, interviene Ernesto Assante
Venerdì 28 Marzo
ore 18,30
Libreria Bookàbar ? Palazzo delle Esposizioni
Via Milano 15/17
Roma

«Drake è uno degli intoccabili della musica inglese: un bardo diffidente i cui tre album, usciti tra la fine degli anni Sessanta e l?inizio dei Settanta, sono diventati una pietra di paragone per qualsiasi cantautore armato di chitarra acustica, propensione bucolica e un approccio alla malinconia ingannevole e delicato».

«The Times»

Quando, la notte del 25 novembre 1974, Nick Drake morì per overdose di antidepressivi nella casa dei suoi genitori a Tanworth-in-Arden, nel Warwickshire, aveva 26 anni e tre splendidi dischi all'attivo. Aveva vissuto la sua breve esistenza (e la sua ancor più breve carriera di cantautore) nell'ombra, praticamente ignorato dal pubblico e dai media: eppure nelle sue canzoni malinconiche e autunnali sapeva alternare la fragilità degli outsider alla solitudine bucolica, il rifiuto della modernità alla riflessione sulla fugacità del tempo.

Più di trent?anni dopo, per la prima volta in questo volume viene affrontata l?analisi dei suoi testi, impregnati di cultura letteraria: dai romantici ai poeti inglesi del dopoguerra, e di un personalissimo simbolismo legato alle stagioni e ai colori della terra.
Il culto intorno a questo menestrello solitario e incompreso, definito il ?Bob Dylan inglese?, è cresciuto a dismisura: citato dai musicisti più disparati come influenza imprescindibile ? dai R.E.M. a Paul Weller, dai Cure (che proprio a un suo verso debbono il loro nome) fino ai Belle & Sebastian ?, oggetto di biografie e documentari che hanno tentato di ricostruire la sua figura sfuggente. I suoi album e le sue canzoni vengono oggi regolarmente citate come must dalle riviste specializzate.

prossimamente... novità a propositop di Paola De Angelis!

sempre in Arcana.

idem come altrove, cambiato

idem come altrove, cambiato percorso url (non musica ma letteratura)

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