De Amicis Edmondo

Costantinopoli

Autore: 
De Amicis Edmondo

Davvero gustosa, diremmo quasi fragrante, questa pubblicazione einaudiana della Costantinopoli di E. De Amicis. A dire il vero è già un po' datata, risalendo al 2007, ed inizia a scarseggiare sugli scaffali delle librerie. È proprio da uno di quegli scaffali che questo libro ha colpito la mia attenzione, proprio pochi giorni prima di prendere un volo che mi portasse a vivere ad Istanbul, realizzazione e quasi “trasfigurazione” contemporanea della Costantinopoli di De Amicis.

Il preambolo che stiamo per fare può certamente apparire scontato, ma allo stesso tempo non se ne può fare a meno. Tutti noi, grandi o piccini, conosciamo il nome di Edmondo De Amicis per quel suo divulgatissimo libro Cuore, che ha alloggiato per lunghi decenni sui banchi delle scuole italiane. Molti di noi invece, io per primo fino a poco tempo fa, non conoscono il De Amicis viaggiatore e narratore di viaggi; ricordiamo nell'ordine Spagna (1872), Ricordi di Londra (1873), Olanda (1874), Marocco (1876), Ricordi di Parigi (1879), scritti come corrispondente del quotidiano “La Nazione”. Costantinopoli esce nel 1878, penultimo dei suoi libri di viaggio. Einaudi ne propone una selezione dal corpus integrale effettuata da Luca Scarlini. Ad introduzione, per impreziosire un po' il tutto e per accattivare l'attenzione del lettore, viene pubblicato un ricordo di Istanbul del viaggiatore Umberto Eco.
 
Non so se si possa sposare il parere di O. Pamuk, secondo cui il miglior libro scritto su Istanbul sia proprio questo di De Amicis, essendo tanto vasta la letteratura europea riguardante la “seconda Roma”, che non ho davvero avuto il tempo di affrontarne nemmeno la metà. Di certo posso dire che questa Costantinopoli si legge con vivissimo piacere, scoprendo il talento descrittivo incredibile di un autore che la vulgata, volente o nolente, ha mummificato fra le bende bonarie del libro per ragazzi. Si scopre un De Amicis, emotivo, arguto, attento, pungente, anche comico quando serve. Ed anche se si avverte tutta la distanza degli anni che separano la città attuale da quella descritta dal nostro, passeggiando per Istanbul si può cogliere tutta la sagacia e la bontà delle osservazioni che egli fece attraversandola. Uno sguardo ai nomi dei capitoli ci aiuterà a focalizzare la materia in oggetto: si comincia con L'arrivo, Cinque ore dopo, Il ponte, Il Gran Bazar; si prosegue più nel dettaglio con I cani, Gli eunuchi, L'ozio, La notte, La vita a Costantinopoli, Gl'Italiani (sic), I teatri, La cucina, Il bagno. Ci si addentra in un accalorato discorso storico con Santa Sofia, e si conclude in bellezza con Le turche.
 
Se è vero, come dice De Amicis riprendendo la M.me De Stael, che “il viaggiare è il più triste dei piaceri”, ci sentiamo di dire che questo vale soprattutto per il viaggiatore acculturato, documentato, non ingenuo, com'erano appunto la Stael e De Amicis. Si capisce subito che Edmondo arriva ad Istanbul carico di letture sulla città, erudito in materia storica, fascinato dagli scrittori d'area francese che lo avevano preceduto sulla città del Bosforo. E la dinamica che si instaura fra aspettativa e soddisfacimento di essa, non può che generare fiotti di malinconia tardo-romantica. Ma l'operazione di De Amicis, non si ferma a decantare i sentimenti vissuti dal viaggiatore, non si abbandona a mestizie ottocentesche, bensì descrive, indaga, annota, e risponde al bagaglio letterario che lo ingombra con un'operazione altrettanto letteraria, ma dal sapore nuovo, più razionale, disincantato e curioso ad un tempo, molto spesso ironico.
 
Si inizia con un arrivo dal sapore cinematografico: De Amicis arriva ad Istanbul via mare, nutrendo per giorni e notti il sentimento di attesa fremente che lo tiene, ma all'alba del giorno d'arrivo un fitta nebbia ingombra il cielo. Dapprima la disperazione, per un accidentale fenomeno atmosferico che rovina l'attesa di anni, ma poi l'incidente si fa privilegio: Costantinopoli si mostra a poco a poco, stagliando i suoi minareti e le sue torri attraverso l'uggia della nebbia e si regala così a piccole dosi, con passo lento come una dissolvenza appunto cinematografica, destando la gioia e lo stupore, dopo lo sconforto. Segue un'accurata descrizione geografica, condotta con estremo mestiere, data anche la particolarità “urbanistica” della trina Istanbul.
Dopodiché è un immediato tuffo nel ventre della città, nel suo caos inarrestabile e colorato. Nel capitolo Il ponte si passano in rassegna tutte le innumerevoli etnie che abitano Costantinopoli, greci, armeni, italiani, turkmeni, ebrei, valacchi, africani etc. Si descrivono le multiformi e variopinte fogge degli abiti della gente. Segue Il Gran Bazar, con la sua fitta descrizione degli oggetti che vi si vendono, dell'arte scaltra dei venditori, con un gusto per l'elencazione che alla lettura potrebbe risultare pesante, ma che in fin dei conti è il solo vero modo che la scrittura ha per rendere onore alla infinità varietà delle forme, dei colori, degli odori, alla loro statica eppur frenetica esposizione. Chi ha visto i posti di cui parla De Amicis, legge gli elenchi che lui riporta non tanto cercando di riconoscere gli improbabili nomi ottocenteschi degli abiti e degli oggetti, ma piuttosto come una musica, una litania capace di riportare alla mente le rapide e incomputabili sensazioni che i Bazar o semplicemente le strade di questa città imprimono nella mente del visitatore.
 
Più avanti, nei vari capitoli I cani, Gli eunuchi, La notte etc. l'osservazione di De Amicis si addentra di più negli aspetti concreti della vita turca, superando il primo inebriante stordimento. Le lotte territoriali dei cani, la miseria umana degli eunuchi, che suscita parole di abominio e di ripulsa etica nel nostro; la particolarità della cucina, delle abitudini teatrali alquanto rozze dei turchi, la vita degli europei che abitano a Pera, in quel quartiere della città in cui più vivi si avvertono i risultati di quelle riforme occidentalizzanti portate avanti da alcuni Sultani del diciannovesimo secolo. Lì dove una borghesia di stampo europeo viene impiantata nel sistema feudale e clientelare dell'Impero, la vita rassomiglia a quella di Parigi, di Londra o di Vienna, con in più un sapore speziato ed un panorama mozzafiato.
Gustosissimo il racconto dell'esperienza straniante del Hamam, il bagno turco, eseguito con arte comica davvero notevole. In fine il tono si fa accurato e accorato nella descrizione di Santa Sofia, la grande basilica bizantina, diventata una moschea a seguito della presa di Costantinopoli da parte musulmana nel 1453. È talmente esatta e partecipata la descrizione di De Amicis che sembra quasi che egli sia stato presente ai fatti che racconta, addolorandosi (e qui il nostro naso un po' si storce) del fatto che quel capolavoro di architettura e di aspirazione mistica sia caduto fra le mani degli infedeli, ed auspicando di conseguenza che un giorno la croce cattolica ritorni a troneggiare sulla gigantesca cupola dell'edificio (e qui il nostro naso si storce del tutto!).
 
L'ultimo capitolo dedicato alla condizione della donna, ci mostra una particolare attenzione dello scrittore per le sorti del bel sesso, e più che indulgere a particolari piccanti e saporiti, preferisce scandagliare l'animo delle turche, affrontando in primis la questione della poligamia, che già allora andava svanendo.


E v'è chi dice che le donne orientali sono soddisfatte della poligamia e che non ne comprendono neppure l'ingiustizia. Per creder questo bisogna non conoscere, non dico l'Oriente, ma nemmeno l'anima umana.

E con l'attenzione rivolta appunto all'anima umana, De Amicis conclude con un appello al rispetto del sesso femminile, vedendo in esso rispetto un fattore fondamentale di evoluzione sociale e di civiltà. Come dargli torto del resto. E come non pensare che il desiderio di De Amicis sia stato adempiuto solo in parte, vedendo questa società turca contemporanea sempre più avviata verso una morigerata rivalutazione del canone religioso, che cerca di opporsi alle conquiste e al relativismo etico della società dei consumi e del capitalismo?

Non è certo una guida che possa sostituire le commerciali Lonely Planet quella di De Amicis. Molto è cambiato dai suoi tempi, e l'affascinante capitale di un impero e divenuta una megalopoli sterminata, proiettata verso occidente e che sembra affaticata nel portarsi dietro, come un sacco pieno o una zavorra, tutta la penisola anatolica. Certo lo scrittore italiano ha colto il carattere profondo di questa città, il suo fascino irresistibile, la sua nostalgia, la sua bulimia. I nomi dei ristoranti e dei monumenti li troviamo nelle guide turistiche moderne; il nome del mistero di un posto lo troviamo nelle parole degli scrittori.
 
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
 
Edmondo De Amicis è nato a Oneglia il 21 ottobre del 1846. Fu militare, poi inviato del quotidiano "La Nazione" e infine scittore prolifico ed attento al sociale. Conosciuto soprattutto per aver scitto il libro Cuore, famoso in tutte le scuole italiane. Negli anni della maturità si avvicinò alle idee del socialismo e fu sempre attento sostenitore del Risorgimento italiano. Morì a Bordighera nel 1908.
Costantinopoli pubblicata da Einaudi nel 2007 è una selezione della corrispondenza di viaggio che De Amicis scrisse da Istanbul; la selezione è curata da Luca Scarlini.

Approfondimento in rete: Wikipedia / Il Narratore / ItaliaLibri 

in Lankelot: articoli su EDMONDO DE AMICIS

Francesco

ISBN/EAN: 
978-88-06-190-47-7

Commenti

Costantinopoli di E. De

Costantinopoli di E. De Amicis: ne scrive FRANCESCO.

Ben ritrovato!

Aggiungo qualche link in calce e qualche tag

[de amicis] "Non so se si

[de amicis] "Non so se si possa sposare il parere di O. Pamuk, secondo cui il miglior libro scritto su Istanbul sia proprio questo di De Amicis,"

Ammazza! Questa sì che è una chicca:)

Grazie! Ci devo prendere

Grazie!

Ci devo prendere ancora mano con le tag e tutto il resto.

Piano piano ce la faccio!

[francesco] mi sembra stia

[francesco] mi sembra stia andando sempre meglio;)

[costantinopoli] questo

[costantinopoli] questo articolo - la riscoperta di un'opera laterale, praticamente rimossa - è davvero in pieno stile Lankelot, Francesco. De Amicis è diventato un minore, col passare del tempo, per via dell'eccessiva fortuna del libro "Cuore". Io avevo letto anche un altro romanz(acci)o, "Sull'oceano", tentativo di raccontare l'emigrazione IT in USA. M'ero fermato là. Però considerando quanto era portato per sketch, bozzetti, cartoline e ritratti mezzi impressionisti, non fatico a credere sia riuscito a dar vita a un buon libro di viaggio. Che sia il migliore sulla Turchia è una notizia spiazzante.

Annoto tra i desiderata...

Così sostiene Pamuk nel suo

Così sostiene Pamuk nel suo libro su Istanbul, ma francamente faccio un pò di fatica a crederlo. Indubbiamente è un libro scitto molto bene, vivace; ma su Istanbul si sono cimentati fior fiori di scrittori (basti ricordare Flaubert e Gautier) quindi continuo a dubitare in attesa di leggerli per bene...

[pamuk] spero che man mano

[pamuk] spero che man mano potremo condividere queste tue letture. Scrivi benissimo, è un piacere leggerti.

(De Amicis) Lo scorso 3

(De Amicis)

Lo scorso 3 luglio il libro è stato tradotto una nuova volta in turco dalla casa editrice Yapı Kredi Yayınları. Il volume è arricchito dalle incisioni di Cesare Biseo. 

La scorsa edizione risale ad Ottobre 2009, presso la Pegasus Yayıncılık. Il titolo del libro viene tradotto con "Istanbul".

 

[de amicis] ottima

[de amicis] ottima integrazione, Franz. Stai diventando enciclopedico:). Che spettacolo.

(De Amicis) Amor di

(De Amicis)


Amor di completezza :) Più che altro è che stamattina mentre andavo a lavoro sono passato davanti alla vetrina di una grande libreria che esponeva in bella vista un centinaio di copie dalla copertina rosso vivo del libro del nostro De Amicis, ed ho voluto condividere!

[istanbul] francesco, è

[istanbul] francesco, è uscito il libro per te: si chiama "Il romanzo di Costantinopoli" - a cura di Silvia Ronchey e Tommaso Braccini. Sottotitolo, "guida letteraria alla Roma d'Oriente". Einaudi, 2010.

mille pagine di scritti su Costantinopoli. http://www.newz.it/2010/10/06/il-romanzo-di-costantinopoli-guida-lettera... per qualche notizia. Io l'ho visto in vetrina e ho pensato subito che tra non molto ce ne avresti parlato:)))

 

(Costantinopoli):Davvero

(Costantinopoli):Davvero Gianfranco grazie per questa segnalazione strapreziosa. Provvedo a ordinarlo e quando tornero' in İtalia lo prenderö subito in mano. E' davvero un problema per me essere aggiornato sulle ultime uscite, non potendo frequentare le librerie, a meno che non siano on-line (e ultimamente e' un problema pure con quelle!); perciö i suggerimenti e i consigli di amici, come te come voi, sono ORO!

[costantinopoli] figurati

[costantinopoli] figurati franz, grazie a te. Non è stato molto pubblicizzato, sin qua. Devo la scoperta della sua esistenza alla libreria Tilopa di monteverde, qui a Roma. Ha tenuto il libro in vetrina per qualche settimana. Ogni volta che vedevo quel libro pensavo: chissà di cosa parla, chissà come è strutturato, chissà di che si tratta davvero. Pochi giorni fa l'ho sfogliato, e ho capito che si trattava di un'antologia. Hanno fatto un po' di casino in sede di confezionamento dell'opera, in Einaudi. Se guardi la copertina sembra un "romanzo" scritto da due autori sconosciuti [quindi ammetto non proprio stimolante, considerando le 1000 pagine]. Ma se apri il libro scopri che è un mondo, un'antologia complessa e molto stratificata. Ora sarai tu a dirci quanto è importante, io l'ho solo fiutata:)