Osamu Dazai non era né un personaggio né tantomeno uno scrittore comune. Il suo percorso di vita e di scrittura rappresenta uno degli esempi più drammatici del panorama letterario giapponese della prima metà del Novecento. Iniziò a scrivere nel 1933, ma è solo nel dopoguerra, esattamente con questo romanzo, che la critica inizia a prestare attenzione all’autenticità del suo pensiero prima che alle sue sregolatezze.
Osamu Dazai, alcolista e morfinomane, tentò quattro volte il suicidio, l’ultimo riuscito all’età di 39 anni. Si uccise gettandosi in un fiume, insieme alla compagna, non seguendo alcun rituale di antica tradizione. Un cattivo esempio, certo, ma è sempre più forte in me l’idea che fu, di fatto, precursore dei tempi moderni, considerando le devastanti tendenze della gioventù nipponica moderna. Lui era un ribelle che sfuggiva al conformismo e la sua opera si riveste di un’impronta autobiografica nella solitudine che disorienta.
In Italia, il romanzo, scritto nel 1947, venne tradotto direttamente dall’americano da Luciano Bianciardi nel 1959, un record se si considera l’attesa per altre opere. Donald Keene, autore dell’edizione americana, descriveva Dazai come “il più brillante della letteratura giapponese contemporanea e resta, come tale, nella letteratura mondiale” (pag. 15). Della sua produzione diffusa al di là dei confini nipponici, oltre ad un racconto inserito in una raccolta, restano solo il presente romanzo e “Lo squalificato” (1948), considerato anch’esso suo capolavoro.
Già il titolo “Il sole si spegne” dovrebbe far riflettere sulla sua personale prospettiva di un mondo giapponese in decadenza. Evidente e drammatica la contrapposizione con il simbolo nazionale, qual era ed è il Rising Sun, il Sol Levante. Yukio Mishima non apprezzava affatto il romanzo, né l’autore per un percorso ideologico che si dimostrava in assoluta antitesi. Ne disprezzava il senso di disfatta che aleggia tra le righe. Il mio pensiero è che semplicemente non poteva essere compreso.
Il romanzo narra le vicende di una famiglia che deve fare i conti con l’esperienza della guerra, drammatica per sua naturale definizione.
L’io narrante, nel rispetto di una scrittura in prima persona, è una donna, Kazuko. Gli altri componenti rimasti sono la madre ed il fratello Naoji, che fino ad un certo momento viene creduto disperso.
Appartengono all’aristocrazia giapponese che con la guerra viene annientata. Kazuko, divorziata, torna dalla madre ed inizia a prendersi cura di lei, cosa che potrebbe essere considerata normale ma non per una famiglia giapponese di quell’estrazione sociale. Un tempo c’era la servitù che si occupava di tutto. Kazuko e la madre hanno perduto tutto, perfino la loro casa e dopo un periodo a Tokyo trovano un alloggio in campagna. La madre si ammala e muore: “la nostra mamma tanto bella, che era l’ultima signora del Giappone” (pag. 145).
Kazuko s’innamora di Uehara che ha moglie ed una bambina; gli scrive continue lettere fino a che sembra essere ricambiata. Naoji torna improvvisamente a casa, ma le cose non migliorano. Beve e continua a farsi mantenere, con l’dea di portare avanti il progetto di una casa editrice.
L’incomunicabilità è il centro delle relazioni familiari e amorose. Non si parla, non si esternano i sentimenti con chiarezza ed onestà di linguaggio.
Dazai apparteneva ad una ricca famiglia di proprietari terrieri. È facile per lui descrivere con accuratezza ed un linguaggio semplice i dettagli e le contraddizioni caratteriali. Eppure con uno stratagemma narrativo li mette in comunicazione tra di loro. Kazuko scrive lettere e lo stesso Naoji lascia un testamento – lettera alla sorella, rivelandogli una verità insopportabile e, allo stesso tempo, insospettabile.
Ci si deve fermare nella lettura, per poi riprendere fiato e continuare. Una sensazione opprimente attanaglia il cuore nello scorrere le righe dolorose di un uomo che si sente estraneo, un uomo che sente di aver come unico posto nel mondo quello destinato agli ospiti.
Le parole di Naoji si rivelano terribili, ancor di più se inserite nel contesto del suicidio di Dazai. Sono pensieri che s’intrecciano e completano quelli del romanzo successivo, “Lo squalificato”, scritto nell’anno della sua morte.
Kazako è speculare al fratello. Dazai non elabora l’immagine di una donna perfetta. Lei è ossessionata da un passato non risolto, dal destino che bussa alla porta per vendicare un torto (il serpente), si sente incapace di reggere la nuova situazione economica della famiglia, detesta la dissolutezza del fratello ma finisce per intrecciare una relazione con un uomo sposato: “vittime di un periodo di transizione della moralità” (pag.188). Eppure non si abbatte e, nel momento in cui scopre di aspettare un figlio, sente dentro di sé crescere “l’arcobaleno della rivoluzione” (pag.189), una rivoluzione morale, aggrappandosi ad essa come unico scopo nella vita.
Lo scrittore finisce per narrare solo una parte degli eventi, racchiudendo, tuttavia, in quegli episodi la drammaticità di un’epoca piena di contraddizioni morali e sociali.
Dazai non dimostra apertamente la sua obiezione alla diffusa occidentalizzazione, agli orrori della guerra, all’aberrante conformismo sociale. Lo si percepisce, dai dettagli, dalle citazioni letterarie, con frequenti interventi sul marxismo e sul cristianesimo. Dalle descrizioni iniziali che Kazuko fa della madre e dei suoi gesti, si comprende che non è tanto la decadenza dell’aristocrazia in sé a preoccupare, quanto ciò che vede in essa: il cuore del Giappone che perde i suoi riferimenti, i suoi valori, la sua nobiltà.
Lui narra ciò che è la sua visione, in puro stile autobiografico, intrecciando le vicende, aprendo ferite sulla società, sullo smarrimento che, in fondo, era generalizzato. Il senso di appartenenza dello scrittore e dell’uomo Dazai alla gioventù nipponica del tempo, quale testimone efficace e potente, era cosa naturale, quasi ovvia. Eppure lui si sentiva estraniato, isolato, con un crescente male di vivere urlato a pieni polmoni ed inciso per sempre sulla carta. Disorienta leggere il pensiero di Dazai; disorienta ascoltare il dolore di un’anima che non ha mai avuto dubbi sul suo percorso finale: “ è doloroso, per la pianta che è me stesso, continuare a vivere nell’atmosfera e nella luce di questo mondo. Manca, non so dove, un elemento che mi permetterebbe di continuare. Mi manca. Non potevo far di più che restare in vita fino ad oggi…” (pag.171).
Seguono pagine di dolorosa e rara intensità in cui l’impostore svanisce. E’ la maschera che si frantuma, è la maschera che si mette a nudo. Non resta più nulla. È il vuoto che rapisce la sua anima. Per sempre.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Osamu Dazai scrittore giapponese il cui vero nome era Shuji Tsushima (Kanagi, 19 giugno 1909 – Tokyo 13 giugno 1948), nasce da una ricca famiglia di proprietari terrieri. S’iscrive all’Università di Tokyo e frequenta per un po’ di tempo la Facoltà di Letteratura Francese. La sua vita cambia bruscamente dopo il suicidio di Ryonosuke Akutagawa, scrittore che ammirava. Abbandona gli studi ed inizia a collaborare con i movimenti rivoluzionari di sinistra da cui si dissocia. Riprende gli studi, ma nel 1929, la notte prima dell’esame finale tenta per la prima volta il suicidio. Si riprende, ma fugge con una geisha e la sua famiglia trancia i legami con lui. Inizia a scrivere in un crescendo di esperienze di autodistruzione che vanno dall’abuso di alcool ai narcotici, passando per l’isolamento a cui viene forzato in un istituto per malattie mentali. Sono brevi i momenti di lucidità, in cui, tra l’altro, si sposa. Tenterà altre tre volte il suicidio, fino all’ultimo avvenuto il 13 giugno 1948, all’età di 39 anni. Il suo corpo viene ritrovato dopo 6 giorni.
La terza figlia, Yuko Tsushima, si affermerà come scrittrice.
Osamu Dazai, “Il sole si spegne”, Feltrinelli, Milano, 1959. Traduzione dall’americano (The setting sun) di Luciano Bianciardi, con prefazione di Donald Keene.
Edizione originale: Shayo, 1947.
U
n appassionante approfondimento qui.
DAZAI in LANKELOT:

Commenti
Un romanzo che mi ha estremamente toccato. Da quanto ne so, un'esperienza comune.
Il romanzo verrà ripubblicato il 18 giugno 2009 da Feltrinelli, per cui inserirò dopo la nuova copertina, pare con traduzione diretta dal giapponese.
La mia è la prima versione Feltrinelli, con traduzione di Luciano Bianciardi, già valida, a parte un linguaggio un po' desueto.
"sensazione d'arsura, a morte. E per quanto sia doloroso, non posso nemmeno pronunziare le semplici parole 'fa male'. Non cercare di scrollar via questo portento d'inferno inimitabile, unico nella storia dell'uomo, senza fondo!
Filosofia?Menzogne. Principi? Menzogne. Ideali? Menzogne, Ordine? Menzogne. Sincerità? Verità? Tutte menzogne. Dicono che il glicine di Yshijima sia vecchio di mille anni, ed il glicine di Kumano risalga a centinaia d'anni or sono. Il mio cuore danza solo in quei grappoli di glicine fiorito" (pag. 79).
Il 19 giugno ricorre il centenario della sua nascita. E' morto il 13 giugno del 1948, il suo corpo è stato ritrovato 6 giorni dopo, il 19 giugno.
"In Italia, il romanzo, scritto nel 1947, venne tradotto direttamente dall?americano da Luciano Bianciardi nel 1959, un record se si considera l?attesa per altre opere."
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Ma si riesce a ordinare, in libreria?
Sembra micidiale.
4. Il romanzo è stato pubblicato con la traduzione di Bianciardi nel 2001, edizioni SE.
L'originale americano è di Donald Keene che non è esattamente uno qualunque: http://it.wikipedia.org/wiki/Donald_Keene
Ora,io apprezzo enormemente il dono di una nuova traduzione dal giapponese, leggo da una grandissima trsduttrice, ma mi chiedo se, con tanti inediti da importare, compresi quelli di Dazai, c'era davvero la necessità di un nuovo lavoro su questo libro. Proverò a verificarne i cambiamente comunque.
Il libro l'avevo cercato a lungo, in libreria non l'avevo trovato (anche se vedo ora la disponibilità on line sulle edizioni SE), infatti l'ho fatto tirare giù dalla solita Torre in biblioteca.
Bianciardi, a mio avviso, ha sentito una grande vicinanza all'autore giapponese. Personalmente l'ho adottato, ma se si conoscono i dettagli biografici di Dazai non può che destabilizzare e commuovere tanto è potente il suo pensiero messo a nudo sulla carta.
Più tardi in giornata l'altro testo...
(ottima integrazione, e ottimo lavoro. Come sempre;) )
E' decisamente per me e proprio per questo lo eviterò. Almeno per ora.
"un uomo che si sente estraneo, un uomo che sente di aver come unico posto nel mondo quello destinato agli ospiti."
Pubblicato! ecco la nuova copertina...pare che abbiano lasciato la traduzione di L.Bianciardi. Evviva! :)
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olè!