E' un destino curioso quello di Piercamillo Davigo; grottesco magari ma del tutto in sintonia con gli usi e costumi della nostra esotica Italia: i famigli di coloro che sono stati indagati dal pool di "mani pulite" e che poi nella cosiddetta seconda repubblica si sono rifatti una verginità non hanno avuto remore nel definirlo "fascista", "qualunquista", "toga rossa" e soprattutto "estremista comunista".
Un campionario politicamente molto variegato soprattutto se riferito ad una sola persona.
Definizioni paradossali se rivolte ad un magistrato che, quanto a formazione e cultura, nell'ambiente giudiziario ha fama di essere un "conservatore a tutto tondo"; oltre a possedere una mente ed una competenza giuridica di alto livello: da qui il nomignolo di "Dottor Sottile" non soltanto appannaggio del nostro ministro dell'Interno.
"Io sono stato educato ai valori tradizionali del cattolicesimo e continuo a credere che le tenebre non possano prevalere sulla luce. Per questo penso che, alla lunga, le cose non potranno peggiorare" (pag.195): effettivamente la conclusione del lungo colloquio del 1998 con Davide Pinardi non fa pensare ad un lugubre rivoluzionario intenzionato a stabilire per via giudiziaria la dittatura del proletariato.
La sensazione che in Davigo non ci sia proprio nulla di bolscevico permane lungo tutte le quasi 300 pagine dell'intervista; tanto più che i riferimenti diretti alle inchieste in corso o di recente conclusione sono minimi: sono molti gli episodi citati di malaffare, con corrotti, concussi e concussori che per lo più rimangono anonimi, ma sempre quale spunto per poi proseguire su un discorso di carattere generale che investe la legislazione, la pubblica amministrazione, il comportamento degli imprenditori, dei cittadini (i ragazzi di buona famiglia "che pagano per l'esonero dal servizio militare"), della magistratura corrotta, delle forze dell'ordine, dei mass media.
Un colloquio dove gli aspetti più propriamente tecnici non sono disgiunti da considerazioni che toccano temi assolutamente imbarazzanti come l'etica di un popolo, quello italiano, che da sempre, e tanto più in presenza di una legislazione ipertrofica e inadeguata, è tristemente permeabile ad ogni tipo di facili illegalità, alieno dall'approfondire le pseudo notizie propinate dai media e soprattutto dalla memoria particolarmente labile.
Qualche malfidato ha voluto vedere anche nelle affermazioni tipo "chissenefrega se fa i suoi interessi, l'importante è che faccia anche i miei" un'ulteriore conferma delle demoralizzanti osservazioni presenti in "La giubba del re".
Sarà forse una forzatura ma un dato di fatto è evidente: la distanza tra l'etica di chi vuole servire lo Stato con indosso "la giubba del re" e l'etica di coloro che hanno avuto che fare con mazzette e mazzettoni, e dei tanti che, in presenza di un'identità nazionale particolarmente debole, ci raccontano di una serena e molto normale illegalità, ostile al moralismo dei suoi fustigatori istituzionali.
Proprio per questo colpiscono le giustificazioni ("la lacerazione del velo") sia di quei personaggi, noti e meno noti, caduti tra le maglie dell'inesorabile Davigo, sia dei loro interessati sodali; come se in fronte avessimo scritto "giocondo".
Le tesi sono note ma vale la pena riportare per intero il brano dell'intervista.
Innanzitutto: "Abbiamo agito a fin di bene". "Come se non si trattasse - replica Davigo - di non uno ma di due reati, l'uno aggravato al fine di commettere l'altro: una corruzione e un finanziamento illecito".
Poi la seconda, "ancora più sorprendente": "Non rubavamo soltanto noi, ma lo facevano anche gli altri che non avete individuato". E Davigo: "Come se si dovessero identificare e raggiungere tutti i colpevoli di un certo tipo di reato prima di potere giudicare quello che è stato preso con le mani nel sacco".
E poi la terza: "Meglio i corrotti dei tromboni moralisti". "Non mi sarei mai aspettato - scrive ancora il magistrato - che il disvelamento di questi fatti potesse portare a questo effetto perverso e opposto rispetto a quello che ci si dovrebbe attendere dal comune buon senso".
Giusto per prevenire le contestazioni di chi teme una magistratura giacobina, mossa ad una spietata repressione mediante strumenti "giustizialisti", quella appunto che userebbe a sproposito il termine "etica", bisogna precisare che queste osservazioni di Davigo, peraltro sporadiche nell'economia dell'intervista, vogliono rappresentare l'ambiente in cui il magistrato italiano è costretto ad operare, non certo il programma di una casta rivoluzionaria intenta a conquistare il potere per via giudiziaria ("Lo Stato di diritto per me è un valore e di conseguenza mi comporto con la fermezza che deriva dalla convinzione di una funzione demandatami dalle leggi e dalla Costituzione")
Se poi alcuni lettori potranno risultare infastiditi dal richiamo al rispetto della legge è altro discorso che investe una personale concezione della vita civile e della politica.
Davigo nel colloquio con Davide Pinardi, oltre ad analizzare i costi economici della corruzione e dimostrando così un'eccellente comprensione degli ingranaggi della pubblica amministrazione, sia dal punto di vista più strettamente legislativo che da quello "sociologico", sulla scorta della sua esperienza professionale, azzarda quelle proposte e provvedimenti urgenti che, pur in presenza di una società "familista", potrebbero mettere una pezza a questa invereconda situazione di illegalità diffusa.
Chi, come il sottoscritto, ha responsabilità nella pubblica amministrazione e vi lavora (le due cose non sempre vanno insieme) non potrà non cogliere ed apprezzare le pungenti e calzanti osservazioni del nostro magistrato.
Cosa fare per evitare tentazioni da parte dei responsabili di spesa, o comunque fare in modo che non la facciano franca così facilmente, soprattutto in situazioni di "opacità" strutturale?
Quello che in fondo molti di noi sanno da tempo e che nessuno fino ad ora ha mai voluto mettere in pratica: una pubblica amministrazione costituita da pochi funzionari molto motivati, ben preparati e conseguentemente ben pagati (praticamente una élite burocratica alla stregua del citatissimo caso francese), in uno Stato che "dovrebbe fare soltanto quello che i privati non possono fare, quello che è indispensabile che faccia in prima persona".
Ed inoltre: "più controlli amministrativi e meno controllo penale", senza pensare che forme di decentralizzazione possano essere la panacea, meno leggi (fino ad ora emanate spesso al fine di impedire ricorsi alla giustizia amministrativa), meno pressione fiscale.
Uno degli aspetti più interessanti di "La giubba del re" sono le prime 195 pagine di intervista risalente alla prima edizione del libro, il 1998 (non a caso si fa riferimento alle aspettative sul Dlg 31 marzo n. 80/98, spiazzando così il lettore che non abbia colto il periodo del colloquio), cui seguono altre 40 di aggiornamento al 2004, il cui titolo dice tutto: "Sei anni dopo...e quante cose non sono cambiate".
Qui, dopo aver lungamente analizzato i problemi relativi alle rogatorie internazionali, le difficoltà di interpretare e distinguere le nebulose fattispecie presenti sul codice penale, l'inutilità del certificato antimafia, un affondo: "Si sostiene la necessità di punire severamente qualunque uso e detenzione di sostanze stupefacenti e viene introdotta al contrario la "modica quantità per uso personale" nel falso in bilancio. E ancora si sono inasprite le sanzioni per lo scippo - tanto che uno oggi viene punito con la reclusione da uno a sei anni - mentre il falso in bilancio è diventato una contravvenzione"..
"L'idea che un reato che in tutto il mondo viene considerato gravissimo possa essere considerato meno grave di uno scippo illustra bene una certa attitudine di politica penale, feroce nei confronti della devianza marginale, tollerante nei confronti della devianza dei colletti bianchi" (pag. 199-200).
In quarta di copertina è scritto "libro che unisce rigore giuridico e immediata leggibilità, alternando critica incisiva e paradosso divertente. Adatto a tutti coloro che si vogliono sentire pienamente cittadini di questo paese".
Sul rigore giuridico e critica incisiva nulla da dire; anzi c'è solo da fare i complimenti a quel gran capoccione di Piercamillo Davigo.
E' sul "divertente" semmai che pochi si troveranno d'accordo.
Vi assicuro che non riderete affatto.
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"Io vengo - ricorda il pubblico ministero - da un piccolo paese ai confini con il Piemonte e quando ero un ragazzino sentivo i vecchi che avevano un curioso modo di dire. Nella vita, spiegavano, non bisogna portare livree, ma se qualcuno ha necessità di portarla, l'unica da indossare con orgoglio è la "giubba del re". Questa espressione non era altro che il concetto sintetico del servizio di Stato".
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Piercamillo Davigo oggi è Consigliere della Corte d'Appello di Milano. Entrato in Magistratura nel 1978, dal 1992 ha fatto parte del cosiddetto pool "Mani Pulite". Oltre a tenere lezioni e seminari in numerose università è stato membro della Commissione del Ministero della Giustizia per l'adeguamento della normativa italiana alle convenzioni internazionali e di un gruppo di esperti dell'Unione Europea in tema di appalti; inoltre è autore di varie pubblicazioni tra le quali "Corruzione e sistema istituzionale", "La questione criminale in Italia", in W.Minella (a cura di), "Misure cautelari e diritto di difesa nella legge 8 agosto 1995 n. 332".
Davide Pinardi, nato a Milano nel 1952, laureato in filosofia, è stato assistente di Storia moderna presso l'Università Statale di Milano e insegnante nel carcere di San Vittore. Tra le sue opere ricordiamo i romanzi "L'isola nel cielo", "Il Valdese", "Nel fango del cielo", "A sud della giustizia" (1991), "Tutti i luoghi del mondo" (1996), "Viaggio a Capri", "La storia segreta del señor Correal" (2000), la raccolta di racconti "Il ritorno di Vasco e altre storie" (1994). Con Daniele Incalcaterra è stato autore del film documentario "Repubblica Nostra" (1995)
"La giubba del re. Intervista sulla corruzione" - Davide Pinardi intervista Piercamillo Davigo
Ed. Laterza, nuova edizione 2004 - pagg. 252, € 10,00
Riferimenti web: Wikipedia su Davigo / Intervista a Davigo / Wikipedia su Mani pulite
Recensione pubblicata su ciao.it il 2 giugno 2007 e qui parzialmente modificata per lankelot.eu
Luca Menichetti
Commenti
Ave Lupo!
Ho inserito il codice ean, i tag necessari per l'archiviazione nel nostro indice e ho formattato il titolo.
A presto per commenti & impressioni
vale
gf
""conservatore a tutto tondo"; oltre a possedere una mente ed una competenza giuridica di alto livello: da qui il nomignolo di "Dottor Sottile" non soltanto appannaggio del nostro ministro dell?Interno."
> Non sapevo fossero in due, i Dottor Sottile. Né, dirotti, avevo memoria della vocazione conservatrice di Davigo. Articolo importante e e fondamentale per contestualizzare. Ottimo Lupo... procedo
"l?etica di un popolo, quello italiano, che da sempre, e tanto più in presenza di una legislazione ipertrofica e inadeguata, è tristemente permeabile ad ogni tipo di facili illegalità, alieno dall?approfondire le pseudo notizie propinate dai media e soprattutto dalla memoria particolarmente labile."
> spaccato di felice nitore, da tenere sempre a mente.
L'amnesia ha un prezzo, si dice:).
""Meglio i corrotti dei tromboni moralisti". "Non mi sarei mai aspettato - scrive ancora il magistrato - che il disvelamento di questi fatti potesse portare a questo effetto perverso e opposto rispetto a quello che ci si dovrebbe attendere dal comune buon senso"."
> E' un approccio triste ma estremamente popolare nel Paese dell'astuzia e del paraculismo. Purtroppo mi suona strano che il Magistrato non s'attendesse una risposta di massa del genere. Il comune buon senso di un popolo povero di ideali e privo di consapevolezza è "pensa per te, e frega fin quanto puoi". Forse Davigo aveva simulato un altro Paese...
"una pubblica amministrazione costituita da pochi funzionari molto motivati, ben preparati e conseguentemente ben pagati (praticamente una élite burocratica alla stregua del citatissimo caso francese), in uno Stato che "dovrebbe fare soltanto quello che i privati non possono fare, quello che è indispensabile che faccia in prima persona".
Ed inoltre: "più controlli amministrativi e meno controllo penale", senza pensare che forme di decentralizzazione possano essere la panacea, meno leggi (fino ad ora emanate spesso al fine di impedire ricorsi alla giustizia amministrativa), meno pressione fiscale."
> bel programma, begli auspici...
""Io vengo - ricorda il pubblico ministero - da un piccolo paese ai confini con il Piemonte e quando ero un ragazzino sentivo i vecchi che avevano un curioso modo di dire. Nella vita, spiegavano, non bisogna portare livree, ma se qualcuno ha necessità di portarla, l?unica da indossare con orgoglio è la "giubba del re". Questa espressione non era altro che il concetto sintetico del servizio di Stato"."
> Purtroppo, quello Stato che ricordavano con amore era un altro, e probabilmente hanno tentato di trasformare l'Italia in un esempio degno della loro memoria sabauda. Il risultato è quello che conosciamo, non per colpa loro né dei loro nobili intenti.
Quindi, forza Lupo. Se puoi, cambia le cose. Lo scollamento tra cittadino e Stato si sta facendo giorno per giorno più netto...
"Per questo penso che, alla lunga, le cose non potranno peggiorare"
>speriamo, al limite, una volta raggiunto il fondo, si può sempre scavare!
Grazie Franchi, meno male che ci sei tu!
Abbi pazienza ma capita di postare in gran velocità e sfuggono molti dettagli.
In merito a Davigo e al libro - intervista, malgrado questa volta fossi veramente tentato, ho preferito non eccedere troppo nel raccontarlo; altrimenti la recensione in quanto tale non ha senso e diventa una sorta di Bignami. Di certo l'ho trovato interessantissimo, dalla prima all'ultima pagina.
Nota a margine: queste mie di saggistica ho continuato a postarle qui in "Arti", ma in realtà forse sono più adatte per "Scienze", se concordiamo con chi ritiene la politica, il diritto, l'economia in qualche modo espressioni di una specie di "scienza" imperfetta.
E con questo il funzionario dello Stato Dott. Lupo saluta.
Alla prossima recensione.
Non rubavamo soltanto noi, ma lo facevano anche gli altri che non avete individuato".>sembra che rubare in compagnia non sia più reato!
?l?etica di un popolo, quello italiano, che da sempre, e tanto più in presenza di una legislazione ipertrofica e inadeguata, è tristemente permeabile ad ogni tipo di facili illegalità, alieno dall?approfondire le pseudo notizie propinate dai media e soprattutto dalla memoria particolarmente labile.?
> quadro desolante ma verissimo.
"una pubblica amministrazione costituita da pochi funzionari molto motivati, ben preparati e conseguentemente ben pagati (praticamente una élite burocratica alla stregua del citatissimo caso francese), in uno Stato che "dovrebbe fare soltanto quello che i privati non possono fare, quello che è indispensabile che faccia in prima persona".
>anche questo è molto notevole, auspicabile.
Un testo di cui ignoravo l'esistenza, Davigo mi è sempre piaciuto tra l'altro. Grazie mille.
"queste mie di saggistica ho continuato a postarle qui in ?Arti?, ma in realtà forse sono più adatte per ?Scienze?, se concordiamo con chi ritiene la politica, il diritto, l?economia in qualche modo espressioni di una specie di ?scienza? imperfetta."
> Hai ragione, e andrebbero inserite in questo caso sia nella categoria "arti" che "scienze", pubblicate quindi in entrambe le sezioni. Agli amici del reparto scientifico farà piacere:)
"Scienza" ha una definizione abbastanza rigida, Popperiana, su cui penso di scrivere qualcosa prima di Natale.
Economia scienza, è opinabile ma difendibile.
Diritto certamente No. Politica in certa misura, in quanto (questa è mia interpretazione) la politica è sostanzialmente economia e talvolta etica.
La sezione scienze accoglie peraltro filosofia, che sicuramente non è scienza, e mi sembra che possa benissimo accogliere anche diritto e politica. D'altronde diritto lo vedo difficilmente rientrare sotto arti.
Scienze-economia è già stato inaugurato.
Se vuoi lanciare scienze-diritto e scienze-politica fai pure. Ricordati l'indicizzazione per la sezione scienze, in modo da non disperdere nell'etere i tuoi articoli, questo mi è piaciuto e sarebbe un peccato, e sappi che sarai solo e disperso, perché di diritto ne capisco meno di niente, e quel meno è diritto elvetico, non italiano.
Economia e politica vanno meglio, ma sono comunque lontani dalle mie specializzazioni.
Naturalmente la doppia indicizzazione arti-scienze è sempre la soluzione migliore.
Letto anch'io. Interessantissimo, credo che lo metterò tra i prossimi acquisti.
"sono molti gli episodi citati di malaffare, con corrotti, concussi e concussori che per lo più rimangono anonimi, ma sempre quale spunto per poi proseguire su un discorso di carattere generale che investe la legislazione, la pubblica amministrazione, il comportamento degli imprenditori, dei cittadini..."
ieri con mio nipote diciassettenne si parlava dell'uso austriaco di distribuire i giornali agli angoli delle strade semplicemente prelevandoli da una busta di plastica e inserendo gli spiccioli corrispondenti al costo.
Ah beh, mi fa il ragazzo, ma io allora potrei fregare i soldi quando voglio.
Vedi, gli ho detto, loro non lo fanno, nessuno lo fa. Questa è la differenza fra l'Austria e l'Italia.
Questa è la differenza fra il nostro modo di pensare guardando all'immediato personale guadagno dei furbi che crediamo di essere (sempre a scapito degli altri!) e atteggiamenti onesti al servizio della collettività...
Grazie Lupo, come per molti dei libri che recensisci, da mettere in nota...
lupo, ecce copertina + tags
lupo, ecce copertina + tags utili per il neo archivione;) fatti sentire!
[davigo] a proposito di
[davigo] a proposito di questo passo:
"Davigo nel colloquio con Davide Pinardi, oltre ad analizzare i costi economici della corruzione e dimostrando così un'eccellente comprensione degli ingranaggi della pubblica amministrazione, sia dal punto di vista più strettamente legislativo che da quello "sociologico", sulla scorta della sua esperienza professionale, azzarda quelle proposte e provvedimenti urgenti che, pur in presenza di una società "familista", potrebbero mettere una pezza a questa invereconda situazione di illegalità diffusa."
> E se sin qua avessimo sbagliato tutti strategia, dimenticando che ogni volta che si parla di corruzione non bisogna insistere sull'aspetto etico, sociale e culturale, e sulle ferite agli onesti, etc, ma sull'aspetto economico e basta? Magari la leggendaria "maggioranza silenziosa" quel concetto lo capisce, sinistra o centra o destra o nienta che sia. "Chi corrompe svuota le tasche. Le tue".
[Davigo] (sto aggiornando,
[Davigo] (sto aggiornando, svelando l'identità di Homo Lupus. Visto l'argomento e visto il periodo se non la faccia almeno il nome voglio metterlo. "Se non ora quando?". 17 anni fa!!!!)
[davigo] ti capisco:). Se può
[davigo] ti capisco:). Se può consolarti, ogni tanto penso a ciò che ho scritto in "Pagano", 4-5 anni fa, raccontando 17-16-15 anni fa... scripta manent. Posizione presa, posizione dichiarata. Posizione mai abbandonata. Sempre contrari all'uomo di Arcore e ai suoi scherani. Mai stati forzisti. Mai.