QUESTI FANTASMI
Quattro racconti, quattro storie di gente qualunque, di morti indimenticati fissati nel ricordo a metà strada tra leggenda e folclore, in una Messina in bilico tra le scempiaggini democristiane della prima repubblica, gli anni bui del fascismo e il carattere tragicomico dei giorni presenti fitti di spot pubblicitari, santi e santoni.
Morelli sceglie di raccontare il limbo di anime erranti e nostalgiche, incapaci di staccarsi dalla scena del loro stesso trapasso. Ma a dispetto di questo gran vagare di spiriti, manca del tutto la tensione che caratterizza la letteratura gotica, manca l’applicazione dei codici necessari per riconoscere appartenenza al fantastico visionario o al fantastico mentale di calviniana memoria. Mancano il meraviglioso e il perturbante, come pure la capacità di dare al soprannaturale una dimensione tutta interiore.
Lo stile è acerbo e ingenuamente descrittivo, i dialoghi convincono poco, l’intera narrazione si trascina simile ad una cronaca sciatta, che si limita al resoconto di quattro episodi slegati, ma assortiti in virtù della costante del fantasma, inteso quale residuo fisso della morte cruenta, che funge da comune denominatore. Il tutto, sotto l’egida di un titolo colpevolmente improprio.
Falsa partenza sin dalla copertina, quindi. Perché nel titolo è racchiuso il potere di far incagliare il primo sguardo del lettore. Il titolo è una promessa che le pagine dovranno saper mantenere e “Camionisti ubriachi contro il resto del mondo” ha, invece, il sapore di uno slogan scialbo, oltretutto poco coerente rispetto alla materia del libriccino che annuncia.
Una manciata di pagine: trentadue. Come denti che non sanno mordere né sorridere in nessuno dei quattro tentativi.
“Una per cui perdere la testa” è il primo. Ambientato durante il regime di Mussolini, risulta il ritratto stereotipato di un gerarca fascista, tale Filippo Medina che, comportandosi secondo clichè, torna nella città d’origine osannato da un gregge di camicie nere, balilla e piccole italiane. Tra la folla anche Goffredo, vecchio compagno di scuola, col capo chino nel tentativo di ingraziarsi sua eccellenza, oliando quella che considera una maniglia importante, per poter migliorare la propria condizione di impiegatuccio.
Merce di scambio: la procace Rosetta.
Da qui abusi, soprusi e conseguente vendetta pagata con la morte. Tutto secondo il più classico dei copioni, senza rinunciare neppure al fantasma che resta ad infestare i luoghi dell’accaduto.
Il secondo racconto, “Mattatoio Boccetta”, narra la storia di Eliseo, un senzatetto insediatosi sulle rive del torrente Boccetta, trasformato in autostrada negli anni della Dc e divenuto, in seguito, teatro in cui la morte recita da protagonista. Il barbone è testimone di ripetuti incidenti e tra le numerose vittime, sceglie di accompagnarsi a Giovanni, o meglio al suo zombie “dalla fronte mezza fracassata sulla quale s’intravede il logo della Mercedes che il camion assassino gli ha marchiato a fuoco”, per dividere col ragazzino la propria solitudine.
Anche qui, dunque, appare evidente come Morelli ricorra a tematiche molto abusate, senza riuscire ad incidere, senza preoccuparsi di fornire nuova chiave di lettura, bensì limitandosi a riportare gli eventi privi di un'adeguata analisi critica, o in alternativa, di quel sarcasmo che potrebbe dare smalto ad uno scrivere troppo spesso anonimo, pure quando si produce nel tentativo di giocare la carta dell’ironia. È il caso del terzo racconto, dal titolo “Ron Riàvulu & il dottor Sozzenstein”, dove la comicità non sa farsi pungente e le righe sul mago da strapazzo, sulla finzione pubblicitaria, sulle mode religiose e la mania dei gadget by Padre Pio, non raggiungono un livello tale che possa dirsi apprezzabile, che possa dirsi satira.
La quarta ed ultima storia, “Colli arrosto”, fa un passo indietro, tornando a stabilire lo scenario nell’Italia della seconda guerra mondiale. Un bunker, due soldati italiani, il caporale Ricupero e il camerata Golia, “le quaranta anime – quasi tutte donne e bambini – che essi stessi avevano tratto in salvo da una sicura morte”, e i bombardamenti della contraerea americana.
L’asse portante sembra essere quello di un malcelato antimilitarismo che traspare, attraverso il ritratto quasi caricaturale del Maggiore Turdslice e ancora mediante l’esasperante cecità del caporale Ricupero, che vive come un incubo l’ormai ineluttabile crollo del fascismo.
Qui Morelli è bravo a sottolineare i paradossi del periodo bellico e le sue contraddizioni, con gli uomini a farsi meri ingranaggi di un meccanismo generatore di morte. Qui l’umorismo sa dipingere un sorriso amaro in quella fiammata che divampa sui colli Sarrizzo.
Qui, solo qui.
Tutto il resto è più nebbia che altro.
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
Dario Morelli studia Giurisprudenza a Messina, dove è nato nel 1986. È redattore del freepress “Ufficio Spettacoli”, autore e presentatore radiofonico per un'emittente del Network di Radio Popolare e consulente editoriale per Newton Compton e Coniglio Editore.
Dario Morelli, “Camionisti ubriachi contro il resto del mondo”,
ComunicAzione, (collana due:cunti), 2006
Angela Migliore, gennaio 2007
Commenti
Angela, grazie infinite per la segnalazione, la puntuale analisi, la scheda del testo di questo giovanissimo (1986!) autore. E' piacevole pensare di aver assistito al punto di partenza della sua produzione letteraria grazie alla tua scrittura.
In bocca a lupo a Morelli e grazie di cuore ad Angela Migliore.
(sono convinto che farà tesoro dei tuoi rilievi e delle tue annotazioni. Serviranno, come tutte le critiche, sempre: a migliorarsi e a prendere coscienza delle proprie capacità).
puntuale e precisa come sempre, Angela!
Beh, visti gli inizi, speriamo che l'autore migliori, del resto è davvero molto giovane.
Letta la tua pagina con piacere. Quanto all'autore, c'è tempo... :)
"Qui Morelli è bravo a sottolineare i paradossi del periodo bellico e le sue contraddizioni, con gli uomini a farsi meri ingranaggi di un meccanismo generatore di morte. Qui l?umorismo sa dipingere un sorriso amaro in quella fiammata che divampa sui colli Sarrizzo.
Qui, solo qui.
Tutto il resto è più nebbia che altro."
E' un piacere davvero leggerti, Angela, anche se non conosco minimamente l'Autore.
Raffaella
"Mancano il meraviglioso e il perturbante, come pure la capacità di dare al soprannaturale una dimensione tutta interiore" acc quanti riferimenti in solo rigo. Sintesi. Dono, non esercizio.
***
Stroncatura. Composta ma durissima. Saprà farne tesoro, spero.
La stroncatura di questa Angela Migliore è il classico esempio di chi tenta di giudicare il nuovo con i metodi del vecchio. Persino il micro-formato la insospettisce e la indispone, chiaro esempio che la ragazza non è dotata di alcuna obliquità rispetto al pensiero dominante. Fossero tutti come lei, la letteratura sarebbe ancora ferma ai graffiti rupestri. Con l’aggravante che la compassata signorina, che nella recensione calca la mano e storce la bocca sulla giovane età di Morelli, sia - ohibò - nata nell’81. ( al tempo cioè, per dirne una, in cui io facevo già le gare coi motorini). Interessante personaggio, comunque, la Migliore. Incuriosito ho cercato tracce della sua arte su google, ed esso mi ha restituito soltanto, me tapino, la seguente poesiola, a conferma che talvolta i cognomi contengono molta ironia. Amore Brilla una lacrima dal nero dei tuoi occhi a render più sincero il tuo sorriso ponte tra due vite e un cuore solo. E il tuo sguardo traduce i tuoi pensieri per sussurrarli al mio che vive dell’incontro col tuo viso: oasi dorata nel deserto. Disegno le tue labbra con le dita nel ricordo del calore dei tuoi baci e nella solitudine delle mie notti nomadi, il vento di levante mi rapisce l’anima parlandomi di te. Angela Migliore
Franco, grazie a te. Per i consigli e la pazienza.
Un testo si lascia leggere o trascurare, in fondo il bello dell'essere lettore è anche la totale autonomia di gestione del rapporto col libro (Pennac docet). Qui è stato diverso. Forse semplicemente perchè sono poco abituata a leggere e scrivere su richiesta. Qui per me le cose si sono complicate, c'era un'aspettativa da soddisfare e spesso la voglia di essere educati castra la libertà. Ho fatto del mio meglio per non toppare nè in un senso nè nell'altro.
Marina, Ilde, Raffaella, grazie.
C'è tempo, sì. L'autore ha 20 anni. Il fatto è che non tutti a quell'età dovrebbero concedersi il lusso di scrivere e pubblicare.
Paolo, grazie.
Le righe diventano dense quando più che scrivere si legge. Ecco io so leggere. Credo di poterlo riconoscere.
Angela: guarda a me è capitato più volte di leggere e poi scrivere su quanto letto a richiesta, devo però ammettere di esser stata fortunata, non ho mai dovuto mentire, ho trovato bei libri (o almeno a me sono piaciuti e ho creduto nelle loro possibilità). Ho rifiutato solo un paio di volte: una non perché il testo fosse brutto, ma semplicemente perché non era nelle mie corde e l'altra perché proprio non m'ispirava. Bisogna sentirsi liberi in ogni caso, magari usando le dovute maniere come hai fatto tu qui.
Sì, diciamo solo che non mi piace dir male, ecco. Ma piuttosto che indorare la pillola, preferisco la stroncatura.
Salve, scusate il disturbo, mi sono iscritta apposta al sito per dire che non condivido AFFATTO la recensione di questo libro, che ritengo a dir poco superficiale. Quando l'ho letto, molti mesi fa, "Camionisti ubricahi contro il resto del mondo" non mi parve un horror, e meno che mai horror gotico, anche se parla di fantasmi. Certo che "manca l’applicazione dei codici necessari per riconoscere appartenenza al fantastico visionario": non c'appartiere! Io l'ho visto come un libro a metà fra atmosfere veriste siciliane e postmoderno pulp, con i fantasmi a fare da puro pretesto. Perciò quelle che questo sito muove come obiezioni a me paiono presupposti della narrazione. Lankelot definisce "personaggi caricaturali" delle evidenti stilizzazioni espressionistiche, cioè puri concetti (la vendetta, l'abuso di credulità popolare, il militarismo e altri) incarnati in personaggi a una sola dimensione. Per questo lo stile è neutro e non "ingenuo". E poi che vuol dire che "manca la capacità di dare al soprannaturale una dimensione tutta interiore"? Chi ha detto che debba avercela questa dimensione "tutta interiore"? Qui mi sa che siccome l'idea che il recensore s'è fatta del libro (a quanto si legge, dalla copertina) non combacia effettivamente col libro, allora è il libro che "sbaglia" poetica... Grazie e scusate l'intrusione! ;-)
(buonasera e benvenuta. Sei libera di muovere critiche agli argomenti del pezzo: Angela ti risponderà. Ho solo un'osservazione: Lankelot sono io, quindi non ho scritto io questo pezzo. L'ha scritto Angela Migliore che ha senza dubbio migliori capacità analitiche).
Purtroppo, pochi tra noi potranno intervenire a parte Angela: non conosciamo questo libro, che tu definisci con molto entusiasmo "a metà tra atmosfere veriste e postmoderno pulp" (pensa: personalmente non amo né il verismo né il pulp, mi avresti già scacciato anni luce lontano dal testo).
Lasciami sognare un'opera prima grezza, acerba, con sprazzi interessanti e molte buone idee: non etichettarmela subito con paragoni che ho il sospetto non stiano in piedi.
Le interpretazioni di un testo possono essere tante. Però chiariamo qualche concetto a mio avviso fondamentale. (e tralascio volutamente la questione del recensore che si fa l'idea del libro dalla copertina. Affermazione di pessimo gusto, cui non val la pena replicare) I motivi per cui "Camionisti ubriachi contro il resto del mondo" non sia un horror e non appartenga alla letteratura gotica, mi pare di averli spiegati all'interno del pezzo. Diversamente da lei, non scomoderei neppure il verismo siciliano e il pulp. Mancano le caratteristiche fondamentali di entrambi i generi. Non assimilerei Morelli a Verga nè tanto meno ad Ammaniti, Brizzi e Santacroce.
Curiosità: cosa si intende per stile neutro?
Un aggettivo del genere, più che contraddire rischia di avvalorare la mia tesi.
(neutro: agg., nel significato orig., che non è né l'uno né l'altro, che non appartiene né all'uno né all'altro di due fatti o condizioni che sono in opposizione tra loro; fig. indistinto, che ha caratteri non marcati né ben definiti.)
Ciao Gianfranco, grazie e scusami per l'errore, non l'ho fatto apposta ;-)
Cara Angela, vivaddio che Morelli non è Verga né De Lillo! Però nemmeno tu mi pari De Sanctis o Croce (senza offesa). La battuta sulla copertina (era pesante? chiedo scusa) voleva dirti che hai giudicato un'opera non-horror coi criteri del genere horror (e per giunta gotico!) solo perché hai fatto la marchiana equazione FANTASMI=HORROR. I paradigmi di riferimento di un libro li decide il libro, mica il recensore. Altrimenti si fa come in quella famosa battuta su Maurizio Costanzo: "sarà pure un bravo giornalista, ma come donna fa proprio schifo" :-D
"Camionisti ubriachi" non è un horror. A me pare che parli della Sicilia e dei siciliani, sia in sé che come metafora della malvagità intrinseca all'uomo di ogni luogo e di ogni tempo. Poi è chiaro che i libri si prestano a vari livelli di lettura, a seconda della cultura e della sensibilità di ogni lettore.
Lo stile è neutro perché semplicemente aderisce al contenuto senza aspirare a caratterizzarsi in sé. Distinguere neutralità e piattezza è un lavoro difficile; confonderle è un vizio diffuso. E' proprio l'occhio neutrale sulle atmosfere sicule che a me ricorda il verismo (così chiarisco anche quell'altro riferimento).
Comunque cara Angela non ti offendere e non ti preoccupare se ti bacchetto come critica. Sei brava, sei giovane e hai davvero tutto tempo del mondo per crescere e migliorarti.
Prendo atto del fatto che non condivide il mio parere sul libro, ma non è cosa per cui arrivi ad offendermi. Ribadisco semplicemente che l'equazione fantasmi = horror, mi è estranea. Ho cercato appartenenze e ho palesemente scritto di non averne trovate.
Queste trentadue pagine mi son sembrate grezze nello stile e nei contenuti. Troppa superficialità per poter parlare di ritratto della Sicilia o di "metafora della malvagità intrinseca all'uomo". Non c'è scandaglio psicologico dei personaggi, non si va oltre la cronaca sciatta di quattro episodi densi di cliché.
Liberissima di pensare che la stroncatura derivi dal mio essere ignorante, insensibile e conseguentemente incapace di andare oltre il più basso dei livelli di lettura. Non starò certo qui a tentare di convincerla del contrario.
Fabiana, sono convinto che avrai modo di interessarti a parecchi altri argomenti: qui ci sono oltre 1360 articoli, dedicati a narrativa, saggistica, trattatistica, poesia; cinema, rock... Vedrai che troverai senza dubbio altri ambiti in cui confrontarti, con Angela e non solo - abbiamo appurato intanto che sei molto presa dall'esordio di Morelli e sei convinta delle sue potenzialità, ne prendiamo nota con piacere. Adesso forza, che questo microcosmo è troppo grande per concentrarsi su uno e un solo articolo - mi sembra un peccato. Grazie per la collaborazione. Se ti interessano le opere prime, ne troverai decine - di autori italiani e non solo, emergenti o già affermati. Da Mascheri alla Massei, da Consonni a Pellegrini, da Morici a Mason, dalla Caroniti a Karlsen, da Busetta alla Nothomb. Tutti figli dell'editoria indipendente, a parte Pellegrini. Solo qualche nome per invitarti a guardare oltre quest'isola, e invitarti a dare eguale contributo altrove. Coraggio!
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Angela, grazie ancora per aver accettato di scrivere di questo libro: sei stata generosa e gentile e puntuale. Sono convinto che l'autore sia appagato dalla discussione e dalla visibilità, a questo punto. Rinnovo ogni migliore auspicio per il suo futuro.
Gianfranco, ti dirò onestamente che il sito non lo conoscevo, ci sono arrivata dal link sul blog di Morelli. mi sono iscritta per dire la mia, anche se non sono una critica e non mi occupo di letteratura. Diciamo che leggo libri come tutti, ma niente di più. Certamente darò un'occhiata in giro, grazie dell'accoglienza ;-)
Ciao Angela,
mi sono iscritto in questo (devo dire bel) sito per commentare l'opera prima di Morelli Dario. Io che l'ho letto ho notato quanto siano avvincenti le storie e che siano buone per riflettere. Morelli è sicuramente giovane, sicuramente non è un capolavoro, ma riesce a portarti dentro le storie. Ritengo (ed è una mia opinione) che sia una buona lettura e poi è anche u bel regalo per un amico o un conoscente. Saluti Matteo
P.S. Non è una critica ma una constatazione fatta per difendere uno scritto che (sinceramente) mi ha attratto.
Caro Matteo,
sta succedendo una cosa nuova. Non era MAI successo che gli amici di un autore venissero a commentare un articolo PUBBLICATO SU RICHIESTA. Adesso basta, comincio a stancarmi.
Tanti autori hanno domandato di essere recensiti. MAI era successa una cosa così stupida e grottesca. Piantatela. State facendo pessima pubblicità al vostro amico. Dico sul serio.
Lei è la terza persona in tre giorni. Mi sembra un po' troppo. Il primo commento era di un utente che andava criticando chi aveva scritto il pezzo, e non gli argomenti. E' stato rifiutato, è contrario al regolamento del sito criticare le persone e non gli argomenti.
Mi sembra si stia scivolando seriamente nel grottesco. Non costringetemi a eliminare il pezzo, sarebbe un peccato.
Mi è venuta voglia di leggerlo e recensirlo :-). Chissà se Angela può prestarmi la copia...vabbe, vediamo
Io ne ho copia in pdf, e non so dove trovare il tempo ma ormai crepo di curiosità anch'io. Se vuoi, invio. Scrivimi al solito e-mail. Dobbiamo scoprirlo, è obbligatorio.
"...e poi è anche un bel regalo per un amico o un conoscente". Straordinario.
Beh, dai. Siamo noi i matti che regalano letteralmente i libri, nel mondo civile si acquistano:).
questo fenomeno sembra suffragare l'ipotesi secondo la quale la maggior parte dei letterati costituisce categoria assai permalosa.....(noi esclusi ovviamente ! ;-))
Certo è piuttosto grottesco.
Angela: solidarietà, hai detto la tua e hai fatto bene!
Propendo più che altro per inesperienza e giovinezza e un bel pizzico di innocenza. E dire che ho 29 anni e non 81. A vent'anni, forse, avrei fatto casino anch'io. Non l'ho fatto ma non c'era questa diffusione del web:).
In ogni caso, transeat. Se ha scritto cose buone bene, ce ne accorgeremo negli anni o nei mesi a venire; altrimenti, pace: bene che abbia pubblicato, e che non abbia pubblicato a pagamento. E' sempre cosa buona e giusta che i giovani autori trovino spazi e lettori.
E dire che neppure volevo scriverne. L'ho fatto semplicemente per cortesia, dato che l'autore insisteva nel prediligere una stroncatura (annunciata), al silenzio.
Se avessi minimamente immaginato il polverone venutosi a sollevare, avrei evitato.
Anche perchè continuo ad essere dell'opinione che nella richiesta di recensione ci sia qualcosa che non vada. O quanto meno qualcosa che non riesco a condividere. E perchè, non essendo la sottoscritta nè un Croce nè un De Sanctis, il mio resta il parere di una emerita signora nessuno, quindi privo di valore, più prossimo alla pubblicità che alla critica. E perchè un autore che chiede di essere letto, è distante dal mio modo di concepire chi scrive.
Ah se avessi seguito l'istinto! Dannata buona educazione!
Paolo, l'ho scritto via email, ma non essendo sicura dell'indirizzo ripeto anche qui. Non ho più la mia copia in formato pdf, mi spiace. Se Franco riesce a fartela avere e magari a trovare pure quei cinque minuti per leggerla lui stesso, sarei poi contenta di conoscere le vostre opinioni in merito. "Dovete scoprirlo, è obbligatorio". Non posso restare l'unica sul sito ad aver goduto di tale privilegio :)
Cara, io invece ti lascio il privilegio, soprattutto a seguito di questa assurda bagarre.
"un autore che chiede di essere letto, è distante dal mio modo di concepire chi scrive".
Ecco, ha ragione Franco: chi ha fatto della tua recensione una questione personale non ha aiutato l'amico e neppure lo scrittore.
***
Che cosa si intende per recensione?
A mio avviso (da lettrice, bibliotecaria, studiosa, null'altro ma spero basti) una recensione è la condivisione di una lettura personale dell'opera. Si può essere neutri fino ad un certo punto.
Recentemente - Gf sa tutto - mi sono trovata a sfidare gli strali della categoria professionale con alcune critiche a un testo buono nel suo impianto ma lacunoso e troppo ottimista su alcuni aspetti della contemporanea editoria.
I colleghi solitamente si limitano a riassumere la tematica trattata, ma non è possibile tacere ciò che si sente può essere migliorato.
Altro esempio, questa volta di uno scrittore vero. Dopo averne vista la recensione qui, ho voluto leggere il libro di Enrico Pietrangeli. Vi ho trovato alcune cose che non mi hanno convinto del tutto e gliel'ho detto pubblicamente: con grande cortesia l'Autore ha preso atto dei miei appunti, mi ha chiarito alcune perplessità e non ha mandato nessuno a difenderlo.
Torno a bomba: se la recensione NON è pubblicità ma lettura personale mi chiedo che senso abbia sollevare polveroni per interposta persona. Fra l'altro ho riletto questa recensione e non riesco a trovare se non il parere spassionato di una lettrice forte (tralascio ciò che è anche Angela, qui stiamo parlando della recensione ) di ottima cultura che conosce il suo mestiere. Basterebbe leggere qualche altra sua recensione.
Invero, basterebbe leggere.
signori cari, ma chi ha fatto questioni personali? ho solo letto il libro e detto la mia, e per farlo mi sono sono iscritta al sito. Ero stata anche bene accolta, mi pare. Invece a giudicare dalle reazioni è come se avessi fatto del male a qualcuno. Mi spiegate dove sta il problema?
Tra l'altro noto che la stragrande maggioranza dei commenti non riguardano il libro ma l'autore! Vi dirò che io all'età di morelli non avevo nemmeno fatto caso. M'ero limitata a leggere il libro e a fare delle riflessioni su di esso, che non credo siano meno argomentate e quindi meno valide di quelle (comunque apprezzabili) di Angela. Arrivare addirittura alla "solidarietà" per il recensore mi pare un po' ridicolo ;-)
Va beh, ridicolo tutto, anche i 33 commenti. Sinceramente, sentite, basta. Baol: non posso inviarti il pdf.
Fabiana: va bene, è tutta una coincidenza. Scusaci se abbiamo avuto perplessità in proposito.
Adesso - STOP. Grazie.
Gianfranco, accetto le tue scuse... ma di cosa? ;-) Non so proprio perché mi sarei dovuta offendere. (Confesso che degli ultimi commenti non sto capendo moltissimo...)