“Recentemente un monaco cattolico mi ha chiesto il significato di sunyata, e io gli ho prontamente risposto: Non è affare tuo. Per quale motivo? Mi ha domandato sconcertato. La ragione sta nel fatto che la nozione di non sé, la mancanza di esistenza dell'io, avrebbe potuto seriamente interferire con il suo concetto di Dio Creatore” (Dalai Lama)
Questo libro riassume gli insegnamenti tenuti dal Dalai Lama nel 2007 al Palasharp di Milano nei giorni dal 7 al 9 Dicembre. In questi tre giorni Tenzin Gyatso affrontò vari argomenti che vengono riportati nel libro in forma riassunta e semplificata. Tra questi ricordo I principi della pace e dell'armonia; La religione e il bisogno di pace interiore; il Buddismo da Nalanda alla diffusione in Tibet. Ma l'argomento principale degli insegnamenti del Dalai Lama in questi tre giorni milanesi è stato commentare un libro di Nagarjuna, studioso indiano del II secolo d.C.: Commentario alla mente dell'Illuminazione. Questo libro affronta un tema essenzialmente nel Buddismo: la Vacuità.
Premetto che non sono un'esperta qualificata di nessun aspetto del Buddismo, ma solo una che cerca di praticare alcune meditazioni relative a questa tradizione (poco e male). Ho una predisposizione verso gli aspetti del “provare le cose” più che teorizzarle; e naturalmente sono ad un livello molto basso nella pratica della meditazione, nel senso che non ho eliminato manco per niente tutte le mie afflizioni mentali. Il sentiero esposto nel libro di Nagarjuna si indirizzava sul piano pratico a chi aveva già eliminato le proprie afflizioni mentali e poteva accedere non solo intellettualmente al concetto di vacuità. Oggigiorno invece, dato che moltissimi libri della tradizione buddista sono a nostra disposizione, viene letto e studiato da chiunque abbia interesse a farlo. E' possibile che il Dalai Lama abbia deciso nel 2007 di proporne la spiegazione proprio per darne una corretta interpretazione.
A proposito de "I principi della pace e dell'armonia" il Dalai Lama afferma che: “Il modo più intelligente per ottenere la pace è di sicuro quello di svilupparla dentro di sé...Ora la pace interiore da cosa può essere disturbata? Solo da paure, angosce, stati emotivi afflitti”. (pag. 7). Per ottenere questa pace il Dalai Lama usa un definizione molto efficace e che mi è piaciuto molto: disarmo interiore che “ è basata sullo sviluppo di qualità come il buon cuore e la tolleranza, valori professati da tutte le religioni”. (pag. 14). Ne La religione e il bisogno di pace interiore il Dalai Lama afferma che uno dei modi per coltivare la serenità mentale è vivere secondo una fede religiosa. Dopo avere accennato alle varie religioni viene affrontato la nascita del buddismo da un punto di vista filosofico. Tema diffusamente affrontato nel capitolo seguente: il Buddismo da Nalanda alla diffusione in Tibet. Tre sono le dottrine che Buddha insegnò quando iniziò a “fare girare la ruota del Dharma”:
L'esposizione delle Quattro Nobili Verità (“la verità del disagio, dukkha, la verità dell'origine di dukkha, la verità della sua cessazione, la verità del Sentiero” (pag. 27).
L'esposizione della Perfezione della Saggezza; l'esposizione della Discriminazione Raffinata. Di questi due argomenti si parla nel Commentario alla mente dell'Illuminazione di Nagarjuna. A questo proposito il Dalai Lama accenna all'università indiana di Nalanda, che nel tempo antico fu la più grande e importante università buddista. Qui si formarono i più grandi studiosi della filosofia buddista come Nagarjuna. Afferma il Dalai Lama: “ La tradizione spirituale buddista tibetana va rintracciata nella più pura tradizione dell'università di Nalanda”. (pag. 31).
Vorrei puntualizzare che nel 2007 ero presente a questi insegnamenti del Dalai Lama, ma devo confessare che capii molto poco delle spiegazioni dettagliate che del libro di Nagarjuna egli ci diede. Fortunatamente le Lezioni italiane mi sembra semplifichino abbastanza concetti ardui e apparentemente astratti contenuti nel Commentario alla mente dell'Illuminazione.
Il testo tratta di cosa sia la realtà, se essa esiste o no. A questo proposito si dà il significato di Illuminazione: in sanscrito: Bodhi. Questo termine ha due caratteristiche, la prima riguarda l' eliminazione di tutto ciò che oscura, la seconda riguarda lo sviluppo delle qualità positive dopo che queste oscurazioni sono state eliminate. Insieme questi due aspetti realizzano lo stato del Risveglio. Gli oscuramenti di cui parla Nagarjuna non sono solo le afflizioni mentali come rabbia, angoscia, ecc...L'oscuramento principale, da cui nascono tutti gli altri è non comprendere la natura ultima della realtà. Qui si fa riferimento al secondo e terzo giro della Ruota del Dharma: la mancanza di esistenza intrinseca dei fenomeni e la distinzione tra fenomeni che esistono e quelli che sono solo una elaborazione concettuale. Dice il Dalai Lama: “quando si parla di fenomeni ci si riferisce a quelli transitori, gli aggregati psicofisici sulla base dei quali viene costruito l'io. L'io definito dai proponenti non buddisti è un io separato dagli aggregati continuamente mutevoli”. E aggiunge che per il buddismo “non può esistere un io dotato di identità propria, unitario e permanente, indipendente o autosufficiente, separato dai fenomeni funzionali, cioè gli aggregati psicofisici sulla base dei quali esiste”. Questo significa forse che l'io non esiste?...L'io esiste, ovviamente, ma la sua è un'esistenza particolare: è un sé che viene colto sulla base degli aggregati...Ora, se osserviamo la nostra mente e analizziamo le nostre percezioni ci sembra che il nostro sé abbia un'esistenza vera, permanente, a prescindere dal mutare del corpo e della mente. Ma questa mente alla quale l'io appare come eterno e indipendente dagli aggregati, è erronea. (pag 46-47).
Questo discorso è veramente quello che distingue il buddismo da altre religioni o sentieri spirituali. Spesso ho sentito e sento tuttora dire dai Lama Tibetani che la meditazione può essere praticata da chiunque, buddisti, cattolici, atei. La meditazione ha lo scopo di allentare la morsa di rabbia, angoscia, ansia e tutte le altre emozioni negative che ci affliggono. Quindi ben venga per tutti. Ma solo un buddista dirà che queste emozioni negative sono causate dall' aggrapparsi e proteggere un io che si crede erroneamente immutabile ed eterno. Quindi nel buddismo non si può parlare di anima.
Il testo di Nagarjuna che il Dalai Lama commenta in queste Lezioni Italiane è la fonte ufficiale del buddismo tibetano così come si è sviluppato in Tibet in epoche remote; l'invasione cinese ha messo in contatto questa filosofia e una gran quantità di Lama tibetani con noi occidentali. Quindi è chiaro che ogni occidentale che si avvicina al buddismo lo farà in base a quello che è stato finora, alla sua occidentalità. Ci sarà chi si sentirà portato verso la filosofia, chi verso le pratiche devozionali e i riti, chi, come me, soprattutto verso la pratica meditativa. Ma in ogni caso prima o poi non si potrà non prescindere da questa concezione filosofica della vacuità, cioè della non esistenza di un io stabile, indipendente dagli aspetti psicofisici di una persona. Per questo il Dalai Lama avverte sempre gli occidentali di interessarsi al buddismo ma di non convertirsi ad esso. Lo dice anche nelle Lezioni italiane: “Di base suggerisco alle persone che provengono da differenti tradizioni religiose di mantenere la propria fede...Per esempio in passato una mia conoscente europea di origine polacca, membro della Società teosofica divenne buddista. Al momento della morte cadde in confusione perché le si presentò alla mente, in modo molto intenso, il concetto di Dio Creatore. Si era cioè evidenziata in quel momento la presenza di una confusione interiore latente”. (pag. 132).
Un altro concetto molto importante affrontato dal Dalai Lama in questo libro è quello della Legge di causa ed effetto. Per ogni risultato ci deve essere una causa, che è ciò che promuove un risultato. Mi viene in mente ad esempio la nostra volontà di raggiungere un determinato obiettivo nella nostra vita. Ma questa causa non basta per ottenere un risultato, sono necessarie le condizioni che “ sono ciò lo formano, lo modellano”. (pag. 62). Questo risultato a sua volta diventerà la causa di ulteriori risultati e così via. La legge di causa ed effetto dà luogo al karma. Ciò che ci spinge a compiere un certo atto, che il buddismo chiama motivazione, sarà a sua volta la causa per un risultato futuro. “La legge di causa ed effetto è ciò che governa il sorgere dei fenomeni, quindi la possiamo comprendere come una legge naturale, qualcosa che governa il divenire, l'esistere delle cose. Ciò è dovuto al fatto che c'è una causa karmica. Questa causa o impronta karmica viene stabilita nella mente da una motivazione” (pag.63). Questa motivazione può essere positiva o negativa. La motivazione negativa è causata dall'ignoranza, che dà origine al samsara (il ciclo infinito di vita, morte e rinascita. E più avanti il ragionamento si conclude così: “Questo è il senso del vuoto, della mancanza o vacuità di un'esistenza indipendente e intrinseca dei fenomeni. Il fatto che i fenomeni sorgono per via di un altro elemento indica che sono vuoti di un'esistenza intrinseca. (pag. 69).
Il riconoscimento da parte nostra della legge di causa ed effetto porta a compiere atti positivi che danno luogo, sono cause di esperienze di felicità; nella visione buddista questo darà origine a rinascite in cui si vivranno esperienze positive. Per ottenere questo è necessario assumere una moralità. Il Dalai Lama elenca le azioni negative da abbandonare, come rubare, mentire, calunniare, avere brama, ecc. Ma questo non è l'unico metodo per evitare la sofferenza; c'è anche quello relativo alla meditazione. Con la concentrazione e stabilizzazione meditativa si evita la sofferenza del cambiamento, cioè l'alternarsi di esperienze piacevoli e spiacevoli. Ottenute queste realizzazioni la mente sarà completamente purificata da quelli che il buddismo chiama oscuramenti. Manifesterà allora spontaneamente la propria natura originaria, “la sua natura primordiale è immacolata e libera da ostacoli” (pag. 86). Dice il Dalai Lama: “Nagarjuna spiega come, capendo il sorgere dipendente, si sviluppi comprensione verso la sofferenza degli esseri e si cerchi quindi il modo di promuovere la loro liberazione. (pag.88).
Un'ultima annotazione: il libro contiene in Appendice il testo completo delle 112 stanze di cui è composto il Commentario alla mente dell'Illuminazione di Nagarjuna. Un'utile e vasto Glossario completano l'opera.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Tenzin Gyatso , XIV Dalai Lama, (Taktser, Tibet, 1935)
Dalai Lama, "Lezioni italiane – Una visione di pace", Sperling & Kupfer, 2008
APPROFONDIMENTI IN RETE
Sito ufficiale: http://www.dalailama.com/
Sito che riassume gli insegnamenti del Dalai Lama nei tre giorni a Milano; riporta inoltre i viaggi e gli insegnamenti del Dalai Lama in varie parti del mondo in italiano: http://www.sangye.it/wordpress2/?cat=8
in Lankelot: http://www.lankelot.eu/buddismo
Dianella Bardelli
Commenti
[lezioni italiane] Dianella
[lezioni italiane] Dianella dice: "Questo libro riassume gli insegnamenti tenuti dal Dalai Lama nel 2007 al Palasharp di Milano nei giorni dal 7 al 9 Dicembre. In questi tre giorni Tenzin Gyatso affrontò vari argomenti che vengono riportati nel libro in forma riassunta e semplificata. Tra questi ricordo I principi della pace e dell'armonia; La religione e il bisogno di pace interiore; il Buddismo da Nalanda alla diffusione in Tibet. Ma l'argomento principale degli insegnamenti del Dalai Lama in questi tre giorni milanesi è stato commentare un libro di Nagarjuna, studioso indiano del II secolo d.C.: Commentario alla mente dell'Illuminazione. Questo libro affronta un tema essenzialmente nel Buddismo: la Vacuità..."
> buona lettura!
[dalai lama] tutti i dati:
[dalai lama] tutti i dati:
Dalai Lama, "Lezioni italiane – Una visione di pace", Sperling & Kupfer, 2008
APPROFONDIMENTI IN RETE
Sito ufficiale: http://www.dalailama.com/
Sito che riassume gli insegnamenti del Dalai Lama nei tre giorni a Milano; riporta inoltre i viaggi e gli insegnamenti del Dalai Lama in varie parti del mondo in italiano: http://www.sangye.it/wordpress2/?cat=8
in Lankelot: http://www.lankelot.eu/buddismo
[dalai lama] domani arrivo -
[dalai lama] domani arrivo - oggi ho passato la giornata a riparare guasti tra pc e mac vari, e l'influenza mi ha steso. Ma domani recupero e commento:)
[dalai lama] aspetto con
[dalai lama] aspetto con molto interesse, curati l'influenza ( se hai la febbre soprattutto)
su youtube: varie parti delle conferenze con traduzione dal tibetano in italiano: http://www.youtube.com/watch?v=kdF2N7Zt3-c&feature=related
[nagarjuna] pensavo, a
[nagarjuna] pensavo, a proposito di questo passo:
"Il testo di Nagarjuna che il Dalai Lama commenta in queste Lezioni Italiane è la fonte ufficiale del buddismo tibetano così come si è sviluppato in Tibet in epoche remote; l'invasione cinese ha messo in contatto questa filosofia e una gran quantità di Lama tibetani con noi occidentali [...]"
> in ottica buddista, l'invasione cinese quindi ha avuto senso? Vale a dire: è stato un male che ha innescato un bene, cioè la dialettica tra tanti lama tibetani e noi occidentali?
[nalanda] a proposito di
[nalanda] a proposito di NALANDA, leggo su wiki it e riferisco qui, a beneficio di tutti:
"[...] Al suo massimo splendore, Nālandā possedeva più di 100 aule di insegnamento, 8 sale monastiche, 11 monasteri con 300 dormitori dove risiedevano almeno 3000 monaci-studenti ammessi dopo un severo esame.
Uno splendore durato fino al 1235 quando una invasione musulmana guidata da Muhammad Khalji la raderà al suolo trucidando tutti i monaci[1]. Interessante è la testimonianza di un pellegrino e traduttore tibetano, Dharmasvamin (tibetano: Chag Lo-tsa-ba, 1197-1264), il quale giunto alcuni mesi dopo l'incursione musulmana vi trovò solo un vecchio monaco sopravvissuto di novant'anni, Rahulasribhadra, che tra le rovine insegnava il sanscrito a qualche decina di giovani discepoli [...]"
> http://it.wikipedia.org/wiki/N%C4%81land%C4%81
[dalai lama] estremamente
[dalai lama] estremamente interessante, dianella, grazie davvero - ci sono parecchie cose che mi affascinano molto, come il principio del karma, come il senso profondo della meditazione, come l'antica storia della povera Nalanda, università martire. Ci torneremo su.
Mi viene in mente una cosa: del bodhisattva cosa ha scritto, il dalai lama, nelle lezioni italiane? Ne ha parlato?
[bodhis.] Nel commentare
[bodhis.] Nel commentare questo libro no, quello che so è che il Bodhisattva è colui che rinuncia al Nirvana e sceglie di rinascere per aiutare gli esseri senzienti; c'è un libro che parla dei Bodhisattva : La via del Bodhisattva di Shantideva. Credo che abbia a che vedere con degli impegni che si prendono dopo un'iniziazione.
una introduzione a quwsto libro: http://www.sangye.it/altro/?cat=15
[bodhisattva] è una figura
[bodhisattva] è una figura amabile, quella del bodhisattva, piena di fascino e di umanità e di gentilezza - e di letterarietà. Dovresti raccontarcela, Dianella, quando hai un po' di tempo. Ti andrebbe?
[bodhisattva] lo sapevo che
[bodhisattva] lo sapevo che lo dicevi...senti il libro lo posso leggere e un pò riassumere, ma penso poco commentare, in genere questo libro è materia di studio per chi compie studi superiori di buddismo. Può essere interessante a questo proposito sapere che per fare questi studi si può andare in India oppure in Italia al monastero di Pomaia vicino a Cecina è stata creata una specie di Università buddista, dico una specie perchè dura solo 7 anni, gli studi di un Lama durano molto di più: A Pomaia c'è il Basic Program e dopo se si è promossi il Master Program, fatto anche questo si è autorizzati a insegnare. A questi Master insegnano dei Lama c'è la traduzione in italiano; c'è la possibilità di seguirli anche a distanza.
http://formazione.iltk.org/it/attivita/formazione/buddhismo-tibetano/programmi-avanzati/
[bodhisattva] rimango
[bodhisattva] rimango fiducioso:)
[nagarjuna] sì, questo è
[nagarjuna] sì, questo è quello che dicono sempre i Lama; poi secondo questo testo di Nagarjuna ogni risultato ha una causa, a sua volta questo risultato diventa la causa di un altro risultato, che a sua volta diventa una causa e così via; quindi la causa della venuta in occidente dei Lama tibetani è l'invasione cinese, il risultato è la diffusione del buddismo tibetano in occidente; nella misura in cui si pensa che questo sia un bene l'invasione cinese del Tibet ha fatto questo. Tieni presente che in India a partire dal 1959 si sono ricostituite le Università buddiste che c'erano in Tibet, come l’Università Filosofica di SeraJhe nel sud dell’India; questo fatto che l'invasione cinese ha causato il fatto positivo della diffusione del buddismo tibetano l'ho sentito dire anche recentemente da Alak Rinpoche che frequento e che abita e insegna vicino a Bologna. Comuqnue se è vero che las cultura tibetana è in corso di genocidio, l'unica possibilità per la preservazione di questa cultura è il fatto che sia ricostituita in occidente come è accaduto.
[dalai lama, vacuità] Tutto
[dalai lama, vacuità] Tutto questo discorso sulla vacuità si può anche tradurre in qualcosa che ha a che vedere con la nostra vita pratica, cioè se si pensa che non esista un io permanente e sempre identico a se stesso ( es. quando diciamo Io sono fatto così), non lo si protegge più tanto, cioè se abbiamo questa costruzione mentale di noi stessi, tipo "io" sono fatto così e cosà, ci aggrappiano ad essa e la proteggiamo dagli attacchi esterni; questo fa sì, e parlo per la mia esperienza personale, che ci offenda, ci si arrabbi, si pensi di se stessi: "sono una persona sensibile" "nessuno mi vuole bene", cose così; ma se invece ci stacchiamo da queste idee fisse su noi stessi, ci si offende meno, ci si arrabbia meno; si diventa più forti mentalmente, non perché ci proteggiamo ma proprio perchè non lo facciamo dato che non c'è niente di reale da proteggere se non le costruzioni mentali di noi stessi.
[dalai lama, vacuità] è una
[dalai lama, vacuità] è una bella spiegazione, dianella, condivisibile, e piena di saggezza. E' un principio molto saggio e molto giusto.