Dagerman Stig

Autunno tedesco. Viaggio tra le rovine del Reich millenario

Autore: 
Dagerman Stig
Chi non ricorda l’invito che, anni fa, durante una campagna elettorale ibrida e moscia, il Montanelli anti-berlusconiano dell’ultimo periodo lanciò al popolo di quest'Italia che profuma di oleandri e di perché(1)? A chi lo ignora suggeriamo che fu una sorta di preghiera ad andare a votare, ma a turarsi il naso per l’eccessiva puzza di… sterco.
Operazione quella che, dal pulpito dal quale veniva, sembrava inappropriata e birichina: mi chiedo quale fetore emanasse il “buon” giornalista quando andava a braccetto col regime e si entusiasmava per i gasamenti delle popolazioni indigeni nelle terre dell’impero (polemiche da vecchio sessantottino, lo so, ora il Montanelli è anche sugli altari dell’intellettualismo neodemocratico).

Ma, tralasciando l’ex direttore de Il giornale che non è più fra noi, siamo sicuri che il suo invito non fosse invece una vecchia prassi e pure consolidata, qui da noi come all’estero?
La domanda mi sorge leggendo un libro straordinario: Autunno tedesco di Stig Dagerman.
Furono molti i giornalisti che nel 1946, subito dopo la fine della seconda guerra mondiale, attraversarono la Germania per vedere e scrivere degli orrori che erano scaturiti dal conflitto e della miseria a cui era sottoposta la popolazione.

Attivo antinazista fin dall’adolescenza e simpatizzante del giovane movimento anarchico “Storm”, Dagerman ebbe l’occasione, durante un viaggio in Germania che iniziò il 15 ottobre e terminò il 10 dicembre, di toccare con mano la tragedia di un intero popolo ridotto alla fame prima da un regime sanguinario e brutale, poi da una politica alleata irresponsabile e per nulla “di rottura”.

Questo stesso popolo che, di fronte alle esigenze di una ricostruzione del sistema, si trovò “costretto” a votare per scegliere i propri rappresentanti.

Racconta nel libro: In realtà Fräulein S., come moltissimi altri compatrioti che condividono la sua opinione, ha votato secondo il metodo dell’esclusione: la CDU, il partito cristiano-democratico, è escluso perché non si è religiosi; i comunisti non vanno bene perché i russi fanno paura; il partito liberale è troppo piccolo per poter contare qualcosa; quello conservatore è troppo sconosciuto; quindi rimangono i socialdemocratici, se proprio si deve votare. E la gente vota, nonostante affermi che è indifferente chi vinca le elezioni in un Paese che rimane comunque occupato. (pag.33).
Montanelli avrebbe sicuramente detto che il popolo tedesco aveva votato tappandosi il naso. A ragione, ma il lezzo tutt’attorno era dovuto non solo all’improponibilità di una classe politica già inquinata, ma alle condizioni impossibili di vita di quel momento.
La considerazione di Dagerman non piacque ai contemporanei (il libro uscì nel 1947), infastidì i socialdemocratici (ti credo!), fece incazzare i comunisti (idem) e procurò prurigine ai mollacchioni liberali.

 
Ma non aveva torto: qualcosa di simile si avverte, senza che lo dica mai, nella ricostruzione lucida e schematica che Crainz fa nel suo ultimo libro di un anno determinante per le sorti del nostro paese: il 1945.(2) Ma il giornalista svedese nella sua analisi impietosa va oltre: parla delle grosse responsabilità della gestione alleata e del perché la Germania post-nazista, post-nazista non lo fu mai: (…)Perché le nazioni capitaliste vincitrici all’Ovest non desideravano una rivoluzione antinazista. I gruppi rivoluzionari tedeschi sono stati isolati dagli eserciti vincitori, mentre questi ultimi avrebbero potuto disporre un anello protettivo di cannoni attorno ai confini della Germania per lasciare che i tedeschi stessi liquidassero l’odiato regime. Le masse rivoluzionarie dei campi di concentramento non sono state mandate a casa tutte assieme ma a piccoli gruppi innocui, i soldati sono stati liberati a minuscoli contingenti e i gruppi di opposizione nelle città, che già prima della fine della guerra avevano organizzato una denazificazione spesso severa, sono stati disarmati dagli alleati e sostituiti con le «Spruchkammern», che permettono a un Pubblico Ministero nazista ricomperare una fattoria mentre fanno morire di fame i lavoratori antinazisti.(pag.101).
Non faccio fatica a pensare che in Italia sia successa una cosa del genere e che il fascismo strisciante (e nemmeno tanto, vista l’evoluzione sanguinaria che ha avuto nella realizzazione della stagione delle stragi di stato) sia stato uno degli elementi dominanti della storia dell’Italia post-bellica. Altro che turarsi il naso… povera popolazione!
Il libro di Dagerman è, proprio perché dicevamo all’inizio straordinario, anche altro: l’ecumenicità del suo messaggio investe il dramma della popolazione ridotta alla fame e agli stenti. Leggendo l’appassionata cronaca non ho potuto non confrontarla con l’altro grande capolavoro dedicato ai tedeschi: Storia naturale della distruzione di W.G.Sebald (3). Il professore, durante memorabili lezioni tenute a Zurigo nel 1997 parlò della distruzione, senza precedenti, causate da oltre un milione di tonnellate di bombe, di centotrentuno città tedesche, provocando la morte di seicentomila civili e sette milioni di senzatetto e della rimozione totale, durata moltissimi anni, di tali sciagure da parte delle popolazioni del posto. Rimozione che, per una sorta di extrema ratio della sopravvivenza, fu quasi immediata: Nossak racconta che, tornando ad Amburgo pochi giorni dopo l’attacco, ha visto una donna lavare accuratamente i vetri di una casa «rimasta isolata ed intatta in mezzo al deserto di macerie… Credevamo fosse impazzita» scrive. Quindi soggiunge: «Lo stesso accade quando scorgemmo dei bambini intenti a strappare le erbacce e a rastrellare un giardino. Era così inconcepibile che ne parlammo in giro, quasi fosse un prodigio. (4)

Dagerman vide coi propri occhi una realtà dissociata, dove era possibile un desiderio di continuità col precedente regime non per folle ideologia, ma per necessità impellente. La fame, la miseria, gli stenti, avevano prodotto nella popolazione una deficienza, una condizione fisica, ma anche psichica, che non lascia molto spazio a lunghe riflessioni (Pag.11).


Votare socialdemocratico, turandosi il naso, era il male minore: il maggiore era sopravvivere alla giornata. Fu l’inizio di un autunno tedesco: lo sviluppo che ebbe poi la Germania Occidentale non può far dimenticare la divisione in due parti che il paese subì.
Dagerman da quel viaggio ne uscì provato. Una spiegazione in più per il suicidio avvenuto nel 1953?


(1)da Italia di Mino Reitano
(2)Guido Crainz – L’ombra della guerra. Il 1945, l’Italia – Donzelli – 2007
(3)W.G.Sebald - Storia naturale della distruzione – Adelphi – 2004.
(4)Pag. 50 . Ibidem


Stig Dagerman
Autunno tedesco
Lindau
Pag.137 Euro 12.00


Alfredo Ronci
prima pubblicazione: Paradiso degli Orchi

ISBN/EAN: 
9788871806884

Commenti

Al su DAGERMAN!
Prima pubblicazione:
http://www.paradisodegliorchi.com/cgi-bin/pagina.pl?Tipo=attualita&Chiav...

in calce, archivio DAGERMAN.

"e si entusiasmava per i gasamenti delle popolazioni indigeni nelle terre dell?impero".

Fermo restando che I. Montanelli non ha mai rinnegato il suo essere stato fascista, a differenza di tanti fascisti convertiti all'antifascismo militante (e intollerante), per dovere di cronaca (sto studiando da tempo il personaggio), e in relazione alla polemica con Del Boca, preciso che il giornalista negava semmai che ci fossero stati gasamenti delle popolazioni.
E quando, carte in mano, è stato smentito, ha preso atto e ha ammesso di aver detto fregnacce.
Rispetto il suo "entusiasmarsi" è un po' diverso.
Si effettivamente Montanelli , malgrado abbia più volte scritto che il '68 era stato un passaggio della storia inevitabile e necessario, i sessantottini non li amava affatto, quale conservatore e forse reazionario qual'era.
Come non li amo io, del resto.

"Non faccio fatica a pensare che in Italia sia successa una cosa del genere e che il fascismo strisciante (e nemmeno tanto, vista l?evoluzione sanguinaria che ha avuto nella realizzazione della stagione delle stragi di stato) sia stato uno degli elementi dominanti della storia dell?Italia post-bellica. Altro che turarsi il naso? povera popolazione!"

???? Sei vicino al delirio puro. In nome dell'antifascismo in Italia si sono fatte le peggiori malefatte. Le stragi di stato, dici. Cosa c'entra il fascismo con queste, fatte come noto a tutti - sei l'unico che ancora non lo sa - dai servizi segreti. Stato che, insieme alle organizzazioni terroristiche comuniste, ha contribuito ad eliminare fisicamente anche tanti giovani neofascisti. Sicuro di aver vissuto in Italia, negli ultimi 40 anni?

amices, dialettici & sempre fermi sul tema, mai andare sul personale. Alfredo è una gran persona, un conversatore democratico, un intellettuale preparato e aperto.

Chiaritevi con tutta serenità.

4 - Si, ma se scrive queste cavolate lo dovrò pure riprendere. o no? Si è sempre detto che questo è un sito su cui bisogna documentarsi prima di spararle grosse, o no?

Ma certo, in ogni caso prima di definirle così aspetta di sentire le repliche, dai.

Intanto, la notizia che riferisce - relativa agli studi di Sebald - è importante e merita meditazione:

"Storia naturale della distruzione di W.G.Sebald (3). Il professore, durante memorabili lezioni tenute a Zurigo nel 1997 parlò della distruzione, senza precedenti, causate da oltre un milione di tonnellate di bombe, di centotrentuno città tedesche, provocando la morte di seicentomila civili e sette milioni di senzatetto e della rimozione totale, durata moltissimi anni, di tali sciagure da parte delle popolazioni del posto. "

Come, d'altra parte, il libro del povero Stig.

7 - Guarda, come la gira la gira, il senso di quello che ha scritto è inequivocabile. E io, come sai, non sono uno sprovveduto. So distinguere quando uno scrive certe cose perché le scrive. Se non è ignoranza è malafede. Non si scappa. Comunque, attendo repliche.

Personalmente - correggimi se sbaglio - sono tra i tanti che non possono avere idee precise sulle c.d. "stragi di Stato": perché risposte precise definitive e univoche mancano.

"Rispetto alla congerie di azioni violente che hanno caratterizzato la cronaca politica italiana degli ultimi trent'anni, si inscrive nella strategia della tensione il periodico verificarsi di stragi od attentati privi di rivendicazione, tendenzialmente compiuti con esplosivi in luoghi pubblici o mezzi di locomozione di massa. Vi si annoverano:

* Il 12 dicembre 1969, avvenne un attentato a Milano, la strage di Piazza Fontana, morirono 17 persone e 88 furono ferite.
* Il 17 maggio 1973, avvenne la Strage della Questura di Milano, in cui morirono 4 persone e altre 46 rimasero ferite [2].
* Il 28 maggio 1974, avvenne la Strage di Piazza della Loggia, a Brescia in cui morirono 8 persone.
* Il 4 agosto 1974, avvenne l'attentato al treno Italicus a San Benedetto Val di Sambro, in provincia di Bologna, in cui morirono 12 persone e altre 105 rimasero ferite.
* Il 2 agosto 1980, avvenne la Strage di Bologna, in cui morirono ottantacinque persone e furono ferite oltre duecento.
* Il 23 dicembre 1984, antivigilia di Natale, avvenne l'attentato al treno rapido 904, a San Benedetto Val di Sambro, in cui 17 persone persero la vita e oltre 260 rimasero ferite.

Ad eccezione della strage dell'antivigilia, che produsse una serie di condanne definitive in Cassazione nei confronti di un gruppo di fuoco composto da estremisti di destra, mafiosi, camorristi e componenti della banda della Magliana, in tutti gli altri casi i processi non sono riusciti a trovare i responsabili o i mandanti.

(fonte: WIKI)

corretto=

10 - Si, Franco, ma lui dice - e rileggiti la frase - ?Non faccio fatica a pensare che in Italia sia successa una cosa del genere e che il fascismo strisciante (e nemmeno tanto, vista l?evoluzione sanguinaria che ha avuto nella realizzazione della stagione delle stragi di stato) sia stato uno degli elementi dominanti della storia dell?Italia post-bellica. Altro che turarsi il naso? povera popolazione!?

Ne vogliamo discutere? Dimmi se c'è una sola virgola di verità storica in questo. E poi, Franco, sempre perché non sono uno sprovveduto e ho letto altri suoi pezzi, mi è anche chiaro perchè la scrive. Non è ignoranza, probabile. Infatti son convinto ci sia più malafede che ignoranza. Sai Franco, che non sono buonista né lascio passare. Se stavo altrove forse, ma qui no. Proprio per le regole che ci siamo dati.

Sacrosanto che tu voglia confrontarti con lui; ma io sono convinto che Alfredo avrà avuto delle fonti. Basta condividerle e ragionarci assieme. Non sono esperto di stragi di Stato, so soltanto che non se ne viene fuori parlandone senza carte alla mano, e molta capacità di divinare certe dinamiche - in assenza di dati precisi diversi da quello, atroce, delle vittime e dei feriti.
Pazientiamo, dai:)
.

13 - Lui non parla solo di stragi, ma di Italia post bellica dominata dal fascismo strisciante, e poi ci inserisce le stragi, cosi, per avvalorare. Ma togliamo le stragi, e scusa se sono pignolo. Qual'è il senso di ciò che scrive? Qualcuno può ragionevolmente negare - a meno che non sia pazzo o in malafede - che l'Italia post bellica abbia vissuto col simulacro inviolabile dell'antifascismo e che, su questo, abbia giustificato tute le sue malefatte, considerando inoltre i giovani neofascisti come esseri di serie B? Vedi che non mi serve alcuna replica per poter capire che c'è della malafede. Poi possiamo discutere anche delle stragi di Stato, ma non è quello il punto, evidentemente.

Secondo me ci stiamo avvicinando al nodo centrale...
aspettiamo Al.

Ave fede, grazie sempre per partecipazione e spirito.

gf

15 - Grazie a te, della pazienza. Come al solito;)

daje.;)

Caro Leon
la malafede è di chi ha dietro alle spalle protettori e padrini e fa una professione che spesso ha riscontri di pubblico e di tasca. A me non mi paga nessuno, e scrivo quelle cose per il mio sito (ed ora per Lankelot) per una mia convinzione personale dettata da studi o a volte semplice curiosità. Hai ridotto il problema ad una dicotomia che andava bene negli anni '70 e non ora. Hai ragione tu, per anni si è vissuti col (come lo chiami) 'simulacro inviolabile dell?antifascismo' (che se permetti deve essere inviolabile, poi sugli errori possiamo pure parlarne) e si è assistito ad uno scontro generazionale che ha portato al massacro di giovani (sia di destra che di sinistra). Ma il mio discorso, ma non vorrei essere presuntuoso, era altro: in Italia, più che in qualsiasi altro paese europeo, c'è stata una netta continuità nel periodo post-bellico, col precedente regime (anche se succede in tutti i capovolgimenti di fronte; non si è mai visto,storicamente, che un assetto politico nuovo abbia cancellato del tutto quello precedente). Ti ricordo che negli anni sessanta ci fu il tentativo di golpe di Borghese e che spesso i governi democristiani venivano fatti con l'astensione o l'appoggio diretto del MSI. E aggiungo: hai ragione nel dire che a volte si sono affibiate colpe di stragi ad elementi di destra che non c'entravano e che la responsabilità della stagione della 'strategia della tensione' sia tutta dei servizi segreti, ma ti suggerirei di andarti a leggere i nomi di chi ci stava a capo, e delle dirette responsabilità di uomini deviati che, e questa è storia e cronaca e non malafede, erano legati indissolubilmente a frange dell'estrema destra.
Ma il mio discorso sul 'fascismo strisciante' va oltre: perché per fascismo non intendo solo un'ideologia passata, ma un modo di essere che è affine all'uso della violenza, fisica e verbale, e agli strumenti di repressione. L'Italia non è stata un modello di democrazia (è l'unico paese al mondo ad avere una commissione stragi) e questo perché un fascismo strisciante, non solo riferito al passato, l'ha fatta da padrone. Con uomini e mezzi.
Se in futuro avrò delle 'entrate' per la mia attività giornalistica spero anche di comportarmi in malafede. Ora no, mi spiace, ed è l'unica cosa che non ti permetto di dire. Perché la trovo volgare e violenta.

(splendido e bello il discorso di Alfredo contro la malafede. Plaudo. Confrontatevi sereni, sono qua... imparerete a conoscervi; )

18 - "Ma il mio discorso sul ?fascismo strisciante? va oltre: perché per fascismo non intendo solo un?ideologia passata, ma un modo di essere che è affine all?uso della violenza, fisica e verbale, e agli strumenti di repressione".

Secondo me è questo il punto. Se tu vedi cosi il fascismo è logico che scrivi queste cose. Il fascismo non era questo, altrimenti non sarei mai potuto essere neofascista. é qui che non possiamo proprio capirci. Sul resto del discorso, logicamente, si può discutere. E la tua risposta è chiara e spiega meglio. e te ne ringrazio: per malafede non intendevo tornaconto economico personale. Forse dovevo scrivere faziosità, è più calzante.