D'Agata Giuseppe

Il segno del comando

Autore: 
D'Agata Giuseppe

Esistono dei libri che compaiono misteriosamente, nelle nostre vite. Può capitare di non aver mai sentito neppure nominare un autore contemporaneo, che pure pochi decenni fa conquistò una discreta fama, di sentirsi associati da un amico al suo stile e ad una sua storia, e di ritrovarsi tra gli scaffali di uno sconosciuto rigattiere etilista a scartabellare vecchi manoscritti ed edizioni recentissime, brancolando a stento, annebbiati dalla polvere; può succedere che, quel giorno, nel disordine dei settemila volumi di quella stravagante libreria quel romanzo piombi come per incanto tra le mani del ricercatore: quasi fosse venuto volontariamente incontro, completando un disegno magico.

E allora prima di parlarvi di questo libro vi racconterò una storia. La storia di due giovani letterati, che si incontrano in un caffè virtuale sino a qualche tempo fa inesistente e inimmaginabile, e si ritrovano a dialogare come torrenti di fuoco, d’arte, spirito e sogni; una notte, uno di loro viene folgorato da una reminiscenza… nel tuo stile, amico, in qualche frammento della tua anima, io sento riecheggiare un romanzo perduto…storia di un letterato prigioniero di Roma, affratellato nei secoli da una leggenda d’arte e letteratura e sentimento…quel che dovresti leggere, prima possibile, è “Il Segno del Comando” di Giuseppe d’Agata. Passa del tempo, e un pomeriggio piovoso, in una viuzza della città vecchia, a Trieste, il viandante s’imbatte in una libreria cristallizzata in un tempo indefinibile. Si aggira allora, come attratto dal richiamo del testo magico, per i sempre più stretti corridoi del negozio, diretto ad uno scaffale che pure mai ha conosciuto. Il libro si materializza. L’edizione è fortunosamente poco usurata e totalmente leggibile; abbandonata in una sezione da cinquanta centesimi al pezzo, quasi fosse priva di potenziali acquirenti, pare sorridere alla fortuna del viandante e si lascia andare tra le sue mani. Il viandante sorride, esce dal dedalo di conoscenza e polvere, e si allontana nella pioggia. Questo è un libro che domanda al lettore accortezza: è un codice segreto, un incantesimo fatato.

 

È la storia di un giovane critico letterario inglese, il professor Lancelot Edward Forster, e del suo viaggio misterico in una Roma confusa tra le rovine dell’antico passato glorioso e i silenzi intramezzati dallo scalpiccio degli zoccoli dei cavalli nel settecento; diretto nella Città Eterna per tenere una conferenza sui diari recentemente scoperti di Byron, si trova immerso in una avventura che corromperà la sua razionalità e il suo equilibrio, tenendolo sospeso tra spettri di una bellissima modella di un pittore, reincarnazioni leggendarie, negromanzia e sedute spiritiche; ripercorrerà i passi di un perduto amore, dannato alla cristallizzazione nel dolore e nel ricordo più malinconico, e confonderà soavemente sogno e realtà. Le visioni sapranno prepotentemente avanzare e conquistare la sua mente e la sua immaginazione: ad un tratto parrà che tutto quel che avviene sia stato pilotato da un destino calibrato alla perfezione, simmetrico nelle analogie di secolo in secolo.

 

Il nostro Forster viene convocato in Roma da un pittore, Marco Tagliaferri: al suo arrivo, troverà a riceverlo dapprima una bellissima fanciulla, che solo di notte appare, e conosce l’arte della magia; e quindi un discendente indiretto del pittore, che gli svelerà che chi ha domandato il suo arrivo nella luminosa capitale della cultura occidentale è morto da circa cento anni. È solo il principio di un romanzo dalla narrazione seducente e scorrevole, tracciato dall’ispirata vena gotica del D’Agata, scrittore e critico d’arte misteriosamente trascurato e sottovalutato nel nostro tempo: sconcertante l’abilità nel tessere e nel dipanare una trama complessa e ricca di richiami alla musica, alla letteratura e all’arte della pittura; estraniante la tecnica visionaria adattata confondendo elementi reali ad altri onirici ad altri ancora semplicemente suggestivi; divertente l’humour di stampo britannico che attraversa senza sosta l’opera. Potremmo salutare, nel D’Agata, un precursore di certa parte della produzione narrativa di Tiziano Sclavi; con più ironia e più classe, senza ombra di dubbio, e senza dimenticare una strizzata d’occhio al “Giro di Vite” di Harry James o a certe atmosfere più prossime, diciamo, ad Edgar Allan Poe che a certe produzioni demoniache e favolosamente immaginifiche di Lovecraft. Pur non mancando morti violente, latitano completamente truculente e cruente descrizioni grandguignolesche; l’atmosfera è più prossima alla tradizione letteraria dei paesi germanici a anglosassoni, una storia di spettri e fantasmi dal sapore piacevolmente demodé e non priva del rispetto dei cliché canonici del genere: organi, finestre cigolanti, muti spettri che vagano indolenti e indifferenti per le perdute scale, codici segreti di musiche perdute e sinistre taverne dissolte dal tempo ed eternate dal sogno e dal rimpianto.

 

Fascinosa la presenza della romantica figura di Lord Byron in tutta l’opera: senza ombra di dubbio, inoltre, il richiamo al cimitero acattolico di Roma, alle tombe di Keats e Shelley chiude un cerchio di ammirato omaggio ad un eccellente momento artistico degli artisti inglesi, momento di simbiosi per giunta con la cultura e la tradizione nostrana. È un romanzo, questo, che può offrire numerosi livelli di lettura: ad una prima stratificazione si presenta come un’opera noir, ad una seconda come una novella tardogotica creata da un eccentrico letterato italiano, ad una terza come opera misterica. E non è forse un caso che proprio il nome del protagonista, Lancelot, pronunciato di rado e solo nelle primissime battute dell’opera, richiami liricamente e trasfiguri con uno stile impeccabile la tradizione che voleva il Cavaliere del Lago ignaro del proprio nome, sin quando non avrebbe scoperto la sua lapide funeraria, vergata da mani sconosciute in epoca anteriore: mi attendevo, e puntualmente ho riscontrato, un passo nella parte più avanzata del romanzo in cui il nostro Forster scopre una lapide con il suo nome inciso, e osserva sul marmo apparire – come in un incanto – il riflesso, e la memoria, della sua perduta esistenza. Poco importa che si tratti di una fase onirica della narrazione: semplicemente, questo atto può significare l’avvenuta presa di coscienza del proprio cambiamento nel personaggio protagonista, o l’elevazione ad uno stato di consapevolezza e conoscenza superiore. Probabilmente rappresenta la rinnovata, o ritrovata, apertura mentale del critico letterario inglese, che cede alla debolezza dei suoi schemi e del suo raziocinio ed inizia ad accettare la possibilità che quel che vede, quella mirabile convergenza di spirito e materia, leggenda e arcano e mistero, possa essere reale. Al lettore spetta l’interpretazione: la letteratura propone significati, non impone un senso definitivo e immutabile.

 

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE.

Giuseppe D’Agata, (Bologna, 1927 - Bologna, 2011) narratore e critico d’arte italiano. Ex partigiano.

Giuseppe D’Agata, “Il Segno del comando”, Tascabili Economici Newton, Roma, 1994.

Per approfondire: WIKI it. 

Lankelot, G.F., maggio del 2002. 

Questa recensione, revisionata nell’agosto del 2003, è originariamente apparsa su ciao.com e lankelot.com

ISBN/EAN: 
000

Commenti

Udinese 78, salut. Cura ut valeas.

Pazzesca la storia che racconti. E trovami un sito nel mondo dove si parli di D'Agata. Thanks.

Trovami un sito al mondo in cui non solo se ne parli, ma qualcuno capisca e sappia perfettamente cosa significa quel che è stato scritto...;).

Ho un ricordo antichissimo e molto vago di uno sceneggiato Tv in bianco e nero con Ugo Pagliai e Carla Gravina che appariva e spariva dietro vetrate grandi, con in mano un candelabro dalle candele accese, una strada di notte con selciato (che a me piace tanto) umida di pioggia e al centro un pozzo....
Che mi dici, Gianfranco? E' quello?

Raffaella

Sì, quello. Anche;).

anch'io ho un ricordo... mi sa che devo fare un raid nella biblioteca di famiglia... dovremmo parlare di queste biblioteche di famiglia, anche se la mia non è assolutamente ordinata in maniera metodica... in pratica, abitavo in una casa di 14 stanze dove l'unico posto ove non si trovassero libri era il frigorifero!!!!! Leggendo la tua recensione effettivamente viene l'idea di un libro destinato a te da sempre ... e poi, quante coincidenze!

Già. E le migliori verranno fuori piano piano, commento dopo commento, vedrai (intanto fammi sapere se serve mano per riordinare la biblioteca di famiglia, quando torno a respirare aria di casa volentieri mi presto ad archiviare & catalogare al fianco della maestra).

Troppo onore!!!!

dello sceneggiato mi ricordo, come dice Raffaella, fu uno dei primi che vidi, ero bambina o poco più e mi faceva anche un po' paura , ma mi piaceva tanto proprio per il senso del mistero e la componemnte gotica.
Non sapevo invece che esistesse il libro, o meglio l'ho scoperto ai tempi del primo lanke. Se non sbaglio Movida fece un lavoro accuratissimo su quest'opera.
*
O voi che possedete una biblioteca di famiglia sì vasta, non sapete quale fortuna avete! E soprattutto avete tanto spazio....da me inizia a ridursi e dallora l'ordine dei libri, quell'ordine che creo io secondo miei criteri non può più venir mantenuto.

Coerentemente per magia - non riconduzione ad un acquisto mai avvenuto nella memoria - ho trovato questo testo incellofanato nella biblioteca (asfittica) da studente universitario. Come c'è finito? Non so. Dovrò esasperare la predestinazione in una lettura che durerà una notte.

Tienici informati a dovere;).

L'opera è senza indugi magnetica. Costruita ad arte e sembra spesso una sceneggiatura cinematografica tanto è una scrittura visiva. Un libro che non annoia mai, e che riesce a diffondere fascino gotico affiancato ad appetitose componenti d'arte romana e letteratura romantica. La lingua è semplicissima ed elementare, ma è un libro che riempie d'entusiasmo che è un brivido d'esoterico.
Ennesima ottima segnalazione.

Grazie per la condivisione, amice Arpa.

Attualmente irreperibile.
Trascrivo ISBN dell'edizione Rusconi:
8818060368

copertina!

copertina!

[d'agata, oggi...] E' morto

[d'agata, oggi...] E' morto questa mattina a Bologna Giuseppe D'Agata, Presidente del Sindacato Nazionale Scrittori,e autore de "Il medico della mutua", che divenne poi il celebre film con Alberto Sordi diretto da Luigi Zampa.  D'Agata fu tra i primi a muoversi con moderna versatilità tra la pagina scritta, la sceneggiatura per il cinema e la televisione e le partiture per la radio. 

D'Agata era nato a Bologna nel 1927. Fu un partigiano e raccontò la sua esperienza nella Resistenza in più opere, a esempio "I ragazzi del coprifuoco". Ha vissuto a lungo a Roma, è stato anche dirigente Rai.

Suo fu anche "Il segno del comando', sceneggiato che la Rai produsse nel 1971 con un cast che comprendeva Ugo Pagliai, Carla Gravina e Rossella Falk. A questi successi hanno fatto seguito ancora  molte altre sue opere, alcune delle quali molto innovative per lo stile, come il recente 'I passi sulla testa'.
 

[repubblica] http://bologna.repubblica.it/cronaca/2011/03/29/news/e_morto_giuseppe_d_...