“Sì com'a Pola, presso del Carnaro / ch'Italia chiude e i suoi termini bagna” (Dante, Inferno 3, 113-4).
Nel novantesimo anniversario della liberazione di Fiume (12 settembre 1919), “libero comune italico da secoli”, città a maggioranza italiana (oltre il 70 percento degli abitanti, allora), città olocausta, “inquieta e diversa”, è sacrosanto ribadire: Si spiritus pro nobis, quis contra nos? Niente verrà dimenticato, e la fiamma di quel grande sogno di giustizia, libertà e tolleranza nulla potrà spegnerla; a Dio piacendo, un giorno, le parole di Dante torneranno ad avere senso, e a essere condivise, nel pieno rispetto della storia e del sangue versato. D'Annunzio diceva: “Come v'insegno l'orgoglio, così v'inspiro questa fede mistica nella vittoria”. Questo pensiero guidò duemila legionari, partiti da Ronchi, alla gloria: vennero accolti con amore dai loro compatrioti, e assieme cullarono un sogno antico, giusto e grande: l'Italia. È doloroso pensare a come sia finito tutto, e a quanta sofferenza abbiano patito, nemmeno trent'anni dopo, le decine di migliaia di esuli fiumani. Una città spettrale venne ripopolata da etnie nuove, un tempo minoritarie o del tutto assenti, dopo la tragica sconfitta della nostra nazione in guerra. Mutilata, l'Italia s'è infine dimenticata dei suoi figli. Non tutti gli italiani hanno dimenticato, questo no. Io non scordo: altri, come me, non potranno mai scordare.
8 Settembre 1920: vede la luce una carta costituzionale destinata a fare storia e a rappresentare un paradigma innovativo e rivoluzionario. È la Carta del Carnaro, espressione dell'intelligente e coraggiosa visione politica del sindacalista rivoluzionario De Ambris e dei talenti letterari e “oracolari” (Guerri) di D'Annunzio. Quasi quarant'anni dopo l'ultima edizione critica, curata da Renzo De Felice per Il Mulino (1973), torna a disposizione degli intellettuali e dei cittadini questo documento storico-letterario di grande valore, in una nuova edizione curata da Marco Fressura e Patrick Karlsen per Castelvecchi, con prefazione di Giordano Bruno Guerri. I curatori propongono, oltre al testo dannunziano, un raffronto sinottico dello stesso con la primigenia stesura di De Ambris, fedeli alla lezione di De Felice; in appendice, cronache della cerimonia di pubblica lettura della Carta (30 agosto 1920) e della presentazione della Costituzione ai Legionari; la lettera originaria di De Ambris a D'Annunzio; infine, l'intervista rilasciata da D'Annunzio a proposito della prossima proclamazione dello Stato Libero di Fiume, apparsa nella “Vedetta d'Italia” del 14 aprile 1920. Completano l'opera una cronologia fiumana e una bibliografia essenziale.
GBG ribadisce quattro aspetti essenziali, sulla scia di De Felice: “La Carta non ha nulla a che vedere né con il corporativismo cattolico né con il successivo corporativismo fascista (...)”; è moderna nella “nuova concezione della proprietà, dei rapporti di lavoro, dell'istruzione pubblica, della condizione femminile, del decentramento amministrativo, della revocabilità di qualsiasi mandato”; è una limpida proposta di rinnovamente politico; è una “summa delle concezioni sindacaliste-rivoluzionarie “(pp. VIII-IX). Infine: la Carta doveva essere un esempio di nuova via, altra dal presidenzialismo statunitense, altra dal bolscevismo, altra dal liberalismo parlamentare.
Karlsen e Fressura, nella loro notevole postfazione, aggiungono che l'impresa di Fiume trova il suo senso “nel far emergere in controluce le alternative possibili che sussistevano all'indomani della Grande Guerra, di fronte all'affermazione irreversibile degli Stati nazionali in territori storicamente abituati da gruppi etnici diversi” (pp. 164-165).
Vediamo quali potevano essere queste alternative, e quanto possano essere attuali; nella Carta, veniva sancita la libertà di pensiero, di stampa, di riunione e di associazione; ogni culto religioso era ammesso e rispettato; l'istruzione primaria (in scuole “chiare e salubri”, rispettose delle culture delle minoranze), il salario minimo, la pensione, l'assistenza medica erano garantiti dalla Costituzione; il porto e le ferrovie restavano proprietà perpetua dello Stato. Le arti erano considerate parte fondante della nazione: i fiumani erano invitati a coltivarle, perché s'annunciava il “regno dello spirito umano”.
Si direbbe un disegno umanissimo, nobile e antesignano: democratico e civile. Si direbbe una Carta degna d'essere comparata alla nostra, perché possa ispirare modifiche e innovazioni: niente è immutabile, soprattutto una Costituzione scritta col sangue dei vinti, e dei caduti. Si direbbe che questa Carta sia, come scrive Guerri, un seme che avrebbe germinato, e germinerà, nei decenni a venire. Un documento fondamentale: per i costituzionalisti, per gli storici, per i letterati, per gli esuli fiumani e per i loro discendenti; per tutti quelli che hanno a cuore la storia e il sangue dell'Istria, di Fiume, di Zara; per tutti quelli che sognano un'Europa capace di restituire verità alla storia.
**
“Fiume è l'estrema custode italica delle Giulie, è l'estrema rocca della cultura latina, è l'ultima portatrice del segno dantesco. Per lei, di secolo in secolo, di vicenda in vicenda, di lotta in lotta, di passione in passione, si serbò italiano il carnaro di Dante. Da lei s'irraggiarono e s'irraggiano gli spiriti dell'italianità per le coste e per le isole, da Volosca a Laurana, da Moschiena ad Albona, da Veglia a Lussino, da Cherso ad Arbe. E questo è il suo diritto storico” (GDA).

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Gabriele D’Annunzio (1863-1938), scrittore e uomo politico italiano, eroe di guerra, esteta. Nel 1919 guidò una spedizione di legionari, partiti da Ronchi di Monfalcone (ribattezzata, nel 1925, Ronchi dei Legionari in ricordo dell’impresa), alla volta della città di Fiume, che le potenze vincitrici della Grande Guerra non avevano assegnato all'Italia.
Alceste De Ambris (1874-1934), deputato e giornalista italiano, fondatore e leader del sindacalismo rivoluzionario italiano, morto esule in Francia. Antifascista.
Gabriele D'Annunzio, “La Carta del Carnaro e altri scritti su fiume”, Castelvecchi, Roma 2009. A cura di Marco Fressura e Patrick Karlsen. Prefazione di Giordano Bruno Guerri. In appendice, cronologia e bibliografia. Copertina di Maurizio Ceccato.
Collana Grandi Navi, 36.
I curatori:
Marco Fressura (1978) ha svolto studi filologici e storico-letterari presso l’Università degli Studi Roma Tre, dove è attualmente in procinto di conseguire il titolo di dottore di ricerca.
Patrick Karlsen (1978), triestino, ha svolto il dottorato di ricerca in Storia Contemporanea all’Università di Trieste con una tesi sulla politica del Pci verso il confine orientale italiano dal 1941 al 1955. È giornalista pubblicista. Con Stelio Spadaro ha curato l’antologia L’altra questione di Trieste. Voci italiane della cultura civile giuliana (LEG, 2006). Per le Edizioni del Catalogo ha pubblicato nel 2005 la raccolta di prose e liriche Postnovecento.
Approfondimento in Lankelot:
Libri su FIUME: http://www.lankelot.eu/Fiume
LIBRI di GUERRI: tutto GUERRI in Lanke.
LIBRI di KARLSEN:
Karlsen Patrick - Postnovecento di marina-monego
Karlsen Patrick - Postnovecento di franchi
Karlsen Patrick - Postnovecento di angelamigliore
Karlsen Patrick - Postnovecento di patrizia-garofalo
Karlsen Patrick - Postnovecento di acherusa
Karlsen Patrick - Postnovecento di michele_bonaventura
Karlsen Patrick - Postnovecento. Intervista a Patrick Karlsen di irene
Karlsen Patrick, Spadaro Stelio - L'altra questione di Trieste. Voci italiane della cultura civile giuliana 1943-1955 di franchi
Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Agosto 2009

Commenti
8 Settembre 1920: vede la luce una carta costituzionale destinata a fare storia e a rappresentare un paradigma innovativo e rivoluzionario. È la Carta del Carnaro, espressione dell?intelligente e coraggiosa visione politica del sindacalista rivoluzionario De Ambris e dei talenti letterari e ?oracolari? (Guerri) di D?Annunzio. Quasi quarant?anni dopo l?ultima edizione critica, curata da Renzo De Felice per Il Mulino (1973), torna a disposizione degli intellettuali e dei cittadini questo documento storico-letterario di grande valore, in una nuova edizione curata da Marco Fressura e Patrick Karlsen per Castelvecchi, con prefazione di Giordano Bruno Guerri.
Però, che sorpresa!!
eh.
(altre ne verranno... ;) )
Prima di tutto: saluti e omaggi al caro Patrick! Interessante. Lo regalo a mio padre e dopo me lo leggo anch'io. Da quando in circolo?
settimana prox, giovedì;)
6 - Ok, sarà mio;)
Appena mi mandano la copertina la carico.
E' spettacolare:)
anche questo un'anteprima?
puoi farmi avere questo libro e quello della Lazio per quando vengo a Roma? Te li pago...
ma io non posso venderli, sono un consulente, mica l'editore:).
Scrivi agli uffici stampa, e domanda copie per recensione - basta ricordarsi di scriverla, la recensione, altrimenti non ne mandano più...
prova con alex at castelvecchieditore.com
che lusso! Complimenti ai curatori.
Beh, una carta scritta da un letterato non poteva non dare spazio all'importanza delle arti, mi pare logico.
La cosa affascinante, che Karlsen e Fressura fanno davvero ben capire - soprattutto grazie alla disposizione su due binari della stesura prima, quella di De Ambris, e della stesura seconda, quella di GDA - quanto e come sia intervenuto "esteticamente" il vate.
Mi è sembrato saggio che, in un momento politico come questo, caratterizzato da tanti dibattiti sulla Costituzione, si tornasse a parlare di costituzioni "altre". Chissà che questa Carta non dia ispirazione...
ancora complimenti a MF PK per la qualità della curatela, della postfazione e della scelta dell'opera; a Guerri per la prefazione. Libro che farà discutere...
10. sì sì ovvio, aspetto ancora di pubblicare quella di Monteverde su Historica, appena esce...
ecco la copertina a firma CECCATO!
eh che sorpresa...i miei complimenti e auguro grandi successi...:)
EVVIVA!
IL GIORNALE: "A novant?anni da quell?impresa, l?editore Castelvecchi ripropone all?attenzione degli studiosi e dei semplici lettori la Costituzione della Reggenza italiana del Carnaro che d?Annunzio scrisse rielaborando la bozza d?insieme preparatagli da Alceste de Ambris, sindacalista rivoluzionario e mazziniano (La Carta del Carnaro e altri scritti su Fiume, pagg. 168, euro 16). Lo fa affidandola alla cura esemplare di Marco Fressura e Patrick Karlsen e premettendogli uno scritto altrettanto esemplare di Giordano Bruno Guerri"
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=378234
www.editoriaindipendente.it/2009/08/28/lankelot-»-archivio-del-blog-»-dannunzio-gabriele-la-carta-del/
paginone sul PICCOLO di OGGI! A firma MEZZENA LONA.
Si parla di impresa "ben diversa da quella raccontata dai libri di storia".
DAJE!
Ottimo! Spero gli diano il giusto rilievo.
un gran bell'articolo, ti dico. La stampa sta rispondendo di lusso e in tempi minimi. E' un gran segno.
www.anvgd.it/index.php?option=com_content&task=view&id=6240&Itemid=144
www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=27592
http://it.wikipedia.org/wiki/Carta_del_Carnaro
Pescara, 10 set. (Adnkronos) - Una mostra per i novant'anni l'impresa di Gabriele d'Annunzio a Fiume. L'esposizione ''Le gesta di Fiume. Gabriele d'Annunzio, il Vate, l'Eroe, il Comandante'', curata da Maurizio Biondi, iniziera' sabato all'atelier Verna Oro di Pescara e si concludera' il 7 novembre. Circa cento gli elementi tra quotidiani, riviste, lettere, cartoline, fotografie, cartine, gigantografie, medaglie e francobolli d'epoca, ricordano l'atto rivoluzionario compiuto da poeta il 12 settembre 1919, quando a capo di oltre 600 soldati occupo' la citta' di Fiume. Punte di diamante della mostra sono la medaglia di Ronchi con il motto ''Hic manebimus optime''; un berretto, un pugnale e un album di fotografie d'epoca concessi da Sergio Guerri, discendente di Bruno Guerri che fu uno dei ''soldati arditi'' del Comandante; e una foto-cartolina piu' unica che rara, autografata da Arturo Toscanini e da Gabriele d'Annunzio dopo uno degli ultimi concerti al teatro ''Verdi'' di Fiume. Fara' da sottofondo alla mostra una selezione di brani eseguiti da Toscanini proprio in occasione di quel concerto.
http://www.opifice.it/index.php?option=com_content&task=view&id=779&Item...
Visto anche a Pistoia. In buona mostra. (altrimenti non l'avrei notato)
è cosa buona e giusta.
http://www.paradisodegliorchi.com/cgi-bin/pagina.pl?Tipo=recensione&Chia... a firma PIERPAOLO DI MINO
Olè!
www.anvgd.it/index.php?option=com_content&task=view&id=7152&Itemid=144
mercoledì 02 dicembre 2009
Il novantesimo anniversario dell?impresa di Fiume rappresenta l?occasione per riflettere su una vicenda del primo dopoguerra nonché sulla figura eclettica di Gabriele d?Annunzio, letterato ma anche soldato, il cui nome è legato ad una serie di gesta: dalla beffa di Buccari al volo su Vienna, solo per ricordarne alcune. La marcia di Ronchi, che, alla testa dei suoi legionari, lo aveva portato alle rive del Quarnero, era la risposta di un uomo d?azione, che con un?iniziativa così manifesta auspicava di smuovere una situazione ormai statica circa i nuovi confini d?Italia e risolvere quindi il problema adriatico, di cui proprio Fiume e la Dalmazia incarnavano la ?vittoria mutilata?. L?entrata nella città di San Vito era una provocazione e al contempo rappresentava la volontà di risolvere quello stallo che le nazioni vincitrici del conflitto non sapevano risolvere e che un?Italia debole e inetta sul piano politico e diplomatico non era in grado di rivendicare.
I fatti del 1919 sono stati affrontati in un convegno anche nel capoluogo liburnico, che, da quanto apprendiamo dal nostro quotidiano, è stata un?occasione mancata in cui non vi è stato spazio per un confronto critico sulla questione. Non avendo seguito i lavori, riteniamo sia fuori luogo dare giudizi, pertanto ci limiteremo solo a qualche considerazione generale che reputiamo valga anche in questo caso. Nella città sulla Fiumara non è la prima volta che si organizzino delle giornate di studio sul poeta-soldato; peccato, però, si ripropongano periodicamente incontri caratterizzati da un forte provincialismo, il cui obiettivo degli organizzatori è la mistificazione del passato e la trasmissione di concetti superati dall?interpretazione storiografica, in cui non si tiene conto dei risultati degli studiosi italiani. La bibliografia sull?argomento è notevole, basti citare i lavori di Renzo De Felice, Ferdinando Gerra, Paolo Alatri, Amleto Ballarini, Danilo L. Massagrande, Francesco Perfetti, Nino Valeri ed altri, che hanno dedicato ampio spazio alle vicende fiumane nelle loro ricerche. Ebbene tutto ciò passa inosservato e a tali incontri si ritiene inopportuno invitare dei relatori dall?Italia. Sarà dovuto ai costi, quindi, a spese che non si possono sostenere? Non crediamo proprio. Siffatto atteggiamento è privo di senso e addirittura assurdo; sarebbe come se in Italia si dedicasse un convegno sullo scultore Ivan Me?trovi?, che lavorò anche nel Bel Paese, e non si invitasse alcun esperto croato. Probabilmente il confronto non è gradito e al contempo tale impostazione è confacente a determinate dicerie proposte e che escono da qualsiasi logica ? vedi il D?Annunzio squattrinato e desideroso di sollevarsi economicamente proprio a Fiume ? che avrebbero inevitabilmente generato un vivace dibattito. Secondo taluni, con D?Annunzio la città sarebbe sprofondata addirittura nel suo periodo più plumbeo in duemila anni di storia. L??esecrata? impresa del ?maligno? Vate è paragonata a un?invasione funesta con la sua scia di morti e di degrado. La vicenda viene rappresentata come una sorta di unicum e tra le righe si coglie il nesso con quell?interpretazione, ancora tanto cara a determinati storici, che coglie la storia dell?Adriatico orientale solo e soltanto come un insieme di usurpazioni italiane del suolo croato. In tutto ciò non si tiene conto del contesto in cui avvennero quegli accadimenti e non si fanno i debiti accostamenti con i fatti coevi del primo dopoguerra, che interessarono una parte del vecchio continente.
La dissoluzione degli imperi plurinazionali e la nascita delle nuove entità statuali erano state contraddistinte dalla volontà di raggiungere i ?confini della Patria?. Con gli uomini ancora sotto le armi e il diffuso malcontento, le idee nazionaliste attecchirono con notevole facilità, pertanto ben presto si dette origine a imprese militari. Accadde in Slovenia con il generale Rudolf Maister che strappò Maribor agli Austriaci e si batté affinché i territori settentrionali e nord-orientali non cadessero entro i confini di Vienna. Proprio in questi giorni su un giornale sloveno abbiamo letto che quel comandante era un grande patriota e pertanto è considerato un eroe nazionale. Tali riconoscimenti, evidentemente, valgono solo per determinate categorie. In Serbia, fin dal termine delle ostilità, l?esercito regio penetrò al nord con lo scopo di togliere la Vojvodina agli Ungheresi. I Romeni della Transilvania si unirono alla regione sub carpatica del Regno di Romania. Il Regno dei Serbi, Croati e Sloveni aspirava, poi, anche alla Carinzia e colà intervenne militarmente. Nel Mediterraneo orientale i Greci invasero le coste dell?Asia minore. In quegli avvenimenti riscontriamo indubbiamente delle analogie.
Nell?Adriatico orientale, in cui non successe nulla di straordinario o di atipico, i reparti dell?esercito e della marina sabaudi entrarono ?per diritto di conquista e di annessione? nei territori che in base al patto segreto di Londra spettavano a Roma. Al termine del conflitto, però, parecchie cose erano mutate: l?Impero d?Austria-Ungheria non esisteva più e su una sua porzione ? il fianco meridionale ? era sorta un?entità che abbracciava gli Slavi del Sud. Fiume, nonostante avesse manifestato nella più assoluta libertà, la volontà di essere annessa all?Italia, non rientrava nei confini del Regno, perché lo scalo non era contemplato negli accordi del 1915. Dopo gli estenuanti e sterili risultati ottenuti dai rappresentanti italiani al tavolo della pace, l?intrepido D?Annunzio si mosse provocando non pochi disappunti presso gli statisti del suo Paese. A Fiume dette origine ad una singolare forma di stato e dalla città sull?Eneo quei legionari sarebbero dovuti passare in Dalmazia per ?redimerla? definitivamente.
Quale fu la realtà della città quarnerina nel periodo dannunziano? Vi fu veramente un?ondata di violenza così aberrante? Quali forme di resistenza ? che effettivamente esistevano ? sorsero in quella circostanza? Questi sono solo alcuni degli argomenti che potevano essere dibattuti. Vi è poi la Carta del Carnaro: in essa non era forse sancita la libertà di pensiero, di stampa, di riunione e di associazione e al contempo ogni culto religioso era consentito e rispettato? Allora perché sorvolare con tanta leggerezza? Si è insistito molto sul proto fascismo. Nulla di meno veritiero. Parlare di fascismo a Fiume non solo non ha alcun senso, ma al contempo si dimostra di non tenere conto dei risultati della storiografia italiana, che su tali argomenti può dire qualcosa a proposito. I modi di fare, i discorsi, la retorica, il rapportarsi con la folla, gli slogan, tutti di matrice dannunziana furono, semmai, acquisiti, fagocitati e fatti propri dal fascismo. Essi incarnavano un nuovo stile politico che contraddistinse la società ormai di massa all?indomani della Grande Guerra. Quando nel 1978 Renzo De Felice pubblicò nelle edizioni Laterza il ?D?Annunzio politico 1918-1938?, studio ancora imprescindibile, leggiamo che l?ideatore dell?impresa fiumana non poteva essere considerato ? come a torto per molto tempo si fece ? una sorta di ?Giovanni Battista del fascismo?. Lo storico rammenta altresì: ?che il fiumanesimo e il fascismo delle origini affondino le loro radici nello stesso magma culturale e siano entrambi figli del sommarsi della crisi determinata dalla prima guerra mondiale e quella connessa all?affermarsi della società di massa è fuori dubbio? (p. X dell?introduzione). È doveroso, però, fare le dovute distinzioni. Da allora sono passati oltre trent?anni! Gabriele d?Annunzio, in quanto eroe e persona di indubbia intelligenza, era poi visto con una certa titubanza dallo stesso Duce e pertanto fu relegato al Vittoriale sul lago di Garda, in un esilio dorato, dove visse sino alla fine dei suoi giorni.
Gli storici hanno bisogno di parlarsi, di relazionarsi, magari di criticarsi ? che poi è un bene se le osservazioni sono costruttive ?, altrimenti si propongono solo mitologie storiografiche, alimentate dagli stereotipi e dai luoghi comuni (non ancora) superati, che, francamente, lasciano il tempo che trovano.
Kristjan Knez
http://www.anvgd.it/index.php?option=com_content&task=view&id=7152&Itemi...
[karlsen] qui le prime
[karlsen] qui le prime notizie ufficiali sul suo nuovo libro, "Frontiera rossa", già in tutte le librerie italiane: http://www.leg.it/editrice/novecento/frontiera_rossa.htm
FRONTIERA ROSSA
Il Pci, il confine orientale e il contesto internazionale 1941-1955
di Patrick Karlsen
Collana: "Novecento", n° 5
In 8°, brossura, pagine 271
Prima edizione "Novecento", settembre 2010
ISBN: 978-88-6102-074-0
prezzo: Euro 26,00 i.i
Note: prefazione di Elena Aga-Rossi
LEG presenta: http://www.leg.it/editrice/novecento/frontiera_rossa.htm
Sul rapporto accidentato tra il Partito comunista italiano e il confine orientale divampa una controversia pressoché permanente, che trascende di gran lunga gli argini della storiografia. È un tema che riapre ogni volta lacerazioni profonde, chiama in causa rimozioni di lunga durata, evoca scomode ambiguità. E forse per questo è capace di urtare con sinistra potenza la coscienza del Paese: perché ne illumina crudelmente i vuoti, i sottintesi mai sciolti.
Frontiera rossa riannoda il filo tortuoso delle politiche del Pci di Togliatti verso il confine orientale nella fase forse più incandescente del secolo scorso: gli anni della Seconda guerra mondiale, della Guerra fredda e della divisione in due dell'Europa. Dopo la disfatta militare del fascismo, che distrusse l'opera di unificazione del Risorgimento, e dopo la scampata annessione al Terzo Reich, il territorio dell'alto Adriatico tornava a essere il fulcro di un'aspra e logorante contesa tra l'Italia e la Jugoslavia. Si trasformava via via nella linea di demarcazione tra il mondo che si riaffacciava alla libertà e il mondo soggetto all'influenza sovietica, inchiodando così il Pci a cavallo di urgenze e fedeltà contraddittorie. Su questo fatidico banco di prova, infatti, si sacrificarono in buona misura le sue responsabilità di partito nazionale.
Ma in seno al movimento comunista il confine orientale fu anche una membrana, nient'affatto impermeabile, tra due strategie in acuto contrasto tra loro: il prudente parlamentarismo del Pci di contro al combattivo espansionismo del "partito fratello" jugoslavo. Nell'incubo sempre incombente di un conflitto armato tra l'Urss e le potenze occidentali, si consumò allora uno scontro sotterraneo, finora rimasto nell'ombra, tra Tito e Togliatti. Sostenitore della "guerra inevitabile" e di una visione della rivoluzione in continua espansione, il primo; tenace esecutore delle direttive di Stalin finalizzate a escludere un'insurrezione in Italia, il secondo. Grazie a una ricchissima bibliografia e a una documentazione d'archivio largamente inedita, la ricerca di Patrick Karlsen riesce finalmente a fare il punto su un tema che non ha smesso di dividere gli storici e l'opinione pubblica, associando una rigorosa ricostruzione fattuale a nuove e affascinanti chiavi di interpretazione.
"Frontiera rossa costituisce un importante nuovo tassello nella ricostruzione delle vicende del confine orientale e della storia del nostro Paese, che per tanti anni sono state oggetto di interpretazioni di parte, quando non di disinformazione".
Dalla Prefazione di Elena Aga-Rossi.
· l'autore ·
Patrick Karlsen ha conseguito il dottorato in Storia contemporanea presso la Scuola Dottorale in Scienze Umanistiche dell'Università di Trieste, con una ricerca di cui questo libro è il frutto. Attualmente è borsista all'Istituto Italiano per gli Studi Storici di Napoli. Tra le sue pubblicazioni, L'altra questione di Trieste. Voci italiane della cultura civile giuliana (con S. Spadaro, Leg 2006) e La Carta del Carnaro e altri scritti su Fiume di Gabriele d'Annunzio (a c. di, con M. Fressura, Castelvecchi 2009).