Culicchia Giuseppe

Brucia la città

Autore: 
Culicchia Giuseppe

Una volta aperto questo libro la memoria è corsa cattiva a “Glamorama” e “Lunar Park” di Bret Easton Ellis e “Apex nasconde il dolore” di Colson Whitehead. In seconda battuta mi sono chiesto se l’autore abbia compiuto un’operazione del genere inconsciamente perché condizionato dalla sua attività di traduttore proprio di Bret Easton Ellis oppure perché, incapace di trovare nuovi percorsi creativi, soggiogato alla logica dello “scrivere a tutti i costi un libro all’anno”, abbia deciso di distanziarsi dall’odierna letteratura italiana abbracciando gli autori americani. Domande che nel libro trovano le risposte.

Brucia la città”, ultimo romanzo di Giuseppe Culicchia, il cui titolo riecheggia il successo interpretato da Irene Grandi sul testo scritto da Francesco Bianconi, leader dei Baustelle, arriva dopo l’insufficiente “Un’estate al mare” pubblicato nel 2007 da Rizzoli (sorta di tragicomica avventura vacanziera di due giovani appena sprofondati nella miseria dell’odierna condizione adulta), parte, senza riuscire a raggiungere l’obiettivo, da un proposito decisamente rischioso e interessante che avrebbe potuto renderlo un romanzo memorabile e necessario : vivisezionare una metropoli/mondo in trasformazione come Torino, aristocratica capitale sabauda, uno dei tre poli dell’ormai defunto defunto triangolo industriale e da poco uscita dal tunnel inebriante delle Olimpiadi della neve del 2006 che comportarono uno stravolgimento architettonico della città senza precedenti, sulla via della mutazione genetica da Grande Madre Fiat (ventre freddo che per decenni “pretendeva-accoglieva” in casermoni sovietici migliaia di immigrati provenienti da tutta Italia condannati poi per anni al lavoro a catena) a centro propulsore delle nuove tendenze artistiche e ideale luogo aggregativo per tutti quei “ggiovani” attirati dal nugolo delle fatue proposte pubblicizzate nella maniera migliore dagli stessi interpreti. Torino. La città di Libro Cuore e a detta di qualcuno la Berlino/Londra italiana con i suoi quartieri di immigrati stranieri (vedi Porta Palazzo) e i conseguenti problemi riguardanti l’integrazione di essi, la sua Mostra del Cinema, i suoi locali famosi in tutta Italia coi suoi dj (vedi sui Murazzi), il Po, un fiume all’apparenza placido e senz’acqua ma capace di piene devastanti.

"Brucia la città" fallisce in tutti i suoi proposito ed è un romanzo che rimane un grumo d'inchiostro e strisce di cocaina.

Giuseppe Culicchia trasfigura se stesso nel personaggio di Iaio, trentenne, dj alla moda-cocainomane e uomo di punta della F.u.f.f.a (agenzia che cerca di rinnovare l’immagine di Torino, donandogli un nuovo nome e un nuovo colore, rosa, con un rimando nemmeno troppo nascosto al personaggio principale di “Apex nasconde il dolore”, il cui ruolo è proprio quello di donare nomi ad oggetti ed in ultima istanza proprio ad una città), figlio di una coppia benestante post-sessantotttina (il padre un famoso giornalista e la madre adepta di una delle tante sette orientali), con un fratello morto, Ludwig (ossessionato dai Nirvana e suicidatosi anch’egli con un colpo di fucile negli stessi giorni del suicidio di Kurt Cobain) e legato da un sottile filo amoroso ad Allegra scomparsa all’improvviso dopo una scenata sull’Hummer del protagonista (una tossicomane benestante ed il solo personaggio sufficientemente credibile di tutto il romanzo, raccontata da Iaio in micro-capitoli) e lo segue nella sua discesa agli inferi. Fra un dj set in uno dei tanti locali alla page della città, circondato da colleghi dj e soli “amici” come Dj Zombi e Boh, rappresentanti di agenzie turistiche, politici (deliziosi comunque gli sfottò all’allora candidato Walter Veltroni che invita a farsi votare via sms), ragazze uscite dal Grande Fratello che si vendono per una sniffata di cocaina e che hanno come modello Paris Hilton, personaggi realmente esistenti elencati come in un reportage da settimanale scandalistico (fra i quali lo stesso Giuseppe Culicchia) e messi in ridicolo, spacciatori marocchini, ragazze brasiliane, giovani contestatori, punk, scultori, artiste figlie di palazzinari come l’algida Serenella accompagnata in ogni minuto dal suo maialino vietnamita con la quale Iaio intrattiene una relazione che sa di ridicolo, madri, padri, tossici, fino al suo crollo finale che sa di liberazione per il lettore.

Il confronto con Ellis è d’obbligo e Culicchia ne esce distrutto. 

 

Se per i propositi “Brucia la città” avrebbe potuto aspirare a tramutarsi ne “La vita agra” del 2000 risulta essere a lettura completata (lettura che risulta lentissima e molto noiosa con le pagine che sembrano cementate una all’altra)  nulla più che il lamento finto-ribellista di uno scrittore ancoratosi al classico lamento posato dei sociologi da intrattenimento televisivo. Insomma, la solita inconcludenza italiana che non riesce mai a fare quel salto coraggioso ormai resosi necessario e che si nota molto bene, in ambiti più commerciali paragonando un qualsiasi telefilm poliziesco americano ad uno italiano.

Brucia la città”, in cui ricorre come ormai da anni il consueto escamotage stilistico costruito su ripetizioni continue di paragrafi, frasi, ambientazioni che permettono di saltare intere pagine senza porsi il minimo problema, è la somma indecorosa e qualunquista di “Glamorama”, quella sì una perfetta disamina (a onor del vero in alcuni passaggi troppo verbosa e troppo voluminosa) dell’ambiente dello spettacolo/arte statunitense a 360° votato interamente al successo e al denaro, resa con un freddo cinismo senza paragoni (forse perché Ellis ha conosciuto sulla propria pelle ed esaminato quel mondo) e “Lunar Park”, la cruda auto-analisi-ferimento di Ellis e migliore sua opera a mio parere ancor più del celebrato “American Psycho”, del suo ruolo come scrittore, della sua caduta (anche qui fondamentale personaggio è la cocaina di cui Ellis ha fatto un grandissimo uso) come uomo e scrittore diventato ormai un personaggio da esporre in vetrina come un qualunque manichino, del rapporto con le proprie creazioni letterarie che si manifestano nella vita reale come il Patrick Bateman di “American Psycho” (gli incubi e allucinazioni di cui comincia a soffrire Iaio che si sente circondato da morti impiccati, straripamenti del Po, attentanti terroristici).

Prevedo già che questo romanzo potrà fare discutere il mondo culturale, politico e del gossip per la sua critica pseudo-sociale allo stato comatoso in cui versa questo Paese e di cui Torino è un valido esempio e me ne dispiace, perché questo romanzo non merita la benchè minima attenzione.

Brucia la città” mi ha ricordato il metodo di ingrassamento delle oche per ricavarne il paté. Le oche mangiano e mangiano e mangiano fino a che il loro fegato è così grasso da scoppiare. Solo alla fine, forse, si accorgono di aver mangiato per prepararsi alla morte e deliziare il palato degli uomini.

E non si riesce più a capire se gli scrittori/recensori/lettori siano il fegato, l’oca, il patè o l’uomo che spalma il patè su una fetta di pane infischiandosene di tutto.

Edizione esaminata e brevi note:

Giuseppe Culicchia (Torino, 1965, scrittore, traduttore e corsivista)

"Brucia la città" (Mondadori). Prima edizione gennaio 2009

Opere:

Tutti giù per terra (Garzanti, 1994); Paso Doble (Garzanti, 1995); Bla Bla Bla (Garzanti, 1997); Ambarabà (Garzanti, 2000); A spasso con Anselm (Garzanti, 2001); Liberi tutti, quasi (Garzanti, 2002); Il paese delle meraviglie (Garzanti, 2004); Torino è casa mia (Laterza, 2005); Muri & duri. Analisi, esegesi, fenomenologia comparata e storia dei reperti vandalici in Torino (Priuli e Verlucca, 2006); Ecce Toro (Laterza, 2006); Ritorno a Torino dei Signor Tornio. Atto unico (Einaudi, 2007); Un'estate al mare (Garzanti, 2007); Torino è casa mia (Audiolibro, 4 cd, Emons audiolibri, 2008); Brucia la città (Mondadori, 2009)

Contributi in Lankelot:

ISBN/EAN: 
9788804584384

Commenti

nuovo contributo di Andrea Consonni!

"Una volta aperto questo libro la memoria è corsa cattiva a ?Glamorama? e ?Lunar Park? di Bret Easton Ellis e ?Apex nasconde il dolore? di Colson Whitehead.
In seconda battuta mi sono chiesto se l?autore abbia compiuto un?operazione del genere inconsciamente perché condizionato dalla sua attività di traduttore proprio di Bret Easton Ellis oppure perché, incapace di trovare nuovi percorsi creativi, soggiogato alla logica dello ?scrivere a tutti i costi un libro all?anno?, abbia deciso di distanziarsi dall?odierna letteratura italiana abbracciando gli autori americani."

> Prima di procedere nella lettura, è difficile credere che le traduzioni di Ellis non lo abbiano influenzato; se si tratta, come sospetto, di riscritture, in più di un frangente, è come se fosse diventato "due volte autore".

"Se per i propositi ?Brucia la città? avrebbe potuto aspirare a tramutarsi ne ?La vita agra? del 2000 risulta essere a lettura completata (letterura che risulta lentissima e molto noiosa con le pagine che sembrano cementate una all?altra) nulla più che il lamento finto-ribellista di uno scrittore ancoratosi al classico lamento posato dei sociologi da intrattenimento televisivo. Insomma, la solita inconcludenza italiana che non riesce mai a fare quel salto coraggioso ormai resosi necessario e che si nota molto bene, in ambiti più commerciali paragonando un qualsiasi telefilm poliziesco americano ad uno italiano."

> Una signora stroncatura.

Grazie, Andrea. E' un piacere e una gioia leggerti, e sentirti parlare di letteratura e di artisti. Non importa, a certi livelli, della qualità dell'opera - importa della qualità delle tue sensazioni e delle tue osservazioni. Da serie A, in questo caso, come sempre avviene quando parli di un romanzo.

grazie.
un po' ci speravo in questo libro.

sì, e si sente. ma se fossi Culicchia sarei felice di un articolo come questo. Perché non solo dimostri di aver letto tutto il romanzo e di conoscere la sua produzione, ma soffri come un fan per la delusione. In più, aggiungi che hai dato luce a una delle 1000 uscite Mondadori l'anno: non sembra ma è una cosa rara, al di là dei loro soliti canali di circolazione delle notizie, e dei libri.
Chissà quanta stampa avrà Culicchia, per questo romanzo; e chissà quanti capiranno cosa voleva dire, sapendo da dove veniva, etc.

Culicchia è anche disegnatore di Pupilla, su Linus. Questa è l'ultima vignetta

http://linus.net/2009/02/pupilla-di-giuseppe-culicchia-6/

marzo: tra le pagine più lette in questi primi giorni.
A riprova della qualità dell'articolo, caro Consonni;)

?parte, senza riuscire a raggiungere l?obiettivo, da un proposito decisamente rischioso e interessante che avrebbe potuto renderlo un romanzo memorabile e necessario? ? Memorabile stroncatura. che mi lascia deluso, perchè di Culicchia avevo stima ed in lui nutrivo speranza. Ma ho paura che per sempre sarà afflitto dalla sindrome di Peter Pan. Ha delle potenzialità che però non esplodono, non si realizzano. dal suo esordio ad oggi. Questo lo leggerò, tanto per piangere.

?Se per i propositi ?Brucia la città? avrebbe potuto aspirare a tramutarsi ne ?La vita agra? del 2000??. Non so s questo geniale riferimento a Bianciardi è un?intuizione o perché conosci bene l?autore. Bianciardi è esplicitamente citato a sorpresa in una densa pagina de ?Il paese delle meraviglie?, di cui a breve farò la recensione, promesso

2. Condivido la chiosa