Noia cosmica conclude la Trilogia spaziale di Clive Staples Lewis: l’ultimo, ponderoso volume – “Quell’orribile forza – Una favola moderna per adulti” è un libro cerebrale, dalla trama farraginosa e incerta, massacrato da un’infinita introduzione fondata sulle dinamiche e sulle interazioni di certi gruppi accademici o circoli intellettuali in generale, da un intreccio alieno all’intelligenza de “Lontano dal pianeta silenzioso”, caotico e sbaragliato dall’adozione del deus ex machina per risolvere l’improbabile garbuglio. Tutto terrestre – eccezion fatta per l’ormai prevedibile intrusione (influenza) dei guardiani dei pianeti. Travolti da una pesantezza semplicemente eccezionale, con qualche rammarico registriamo che le migliori premesse possibili – quelle del primo libro d’una saga – sono andate man mano disintegrandosi per venire sostituite da una scrittura ampollosa e controllata sino al parossismo, orfana d’una trama che s’è concentrata tutta nel principio dell’opera. Lewis ha avuto una grande idea ma l’ha sintetizzata soltanto in un testo; questo epilogo ha un andamento tanto più goffo quanto più pare volersi elevare sino alla lettura del senso della nostra esistenza, degli equilibri dell’universo e dei segreti voleri di Dio.
Sbilanciato dalla fin troppo franca opposizione dell’autore nei confronti del materialismo e di quella particolare forma di progresso scientifico che mira a “disumanizzare” l’umanità, si spinge a immaginare un disegno di un gruppo di scienziati e intellettuali (NICE nella versione originale, INCE nella curiosa versione italiana, che brucia la già fiacca ironia autoriale: sbaglio?) al quale si contrappone il Bene – naturalmente, Ransom e una ridotta cerchia di paladini della nostra specie. Leader di NICE è quel Devin (ora Lord F.) che avevamo incontrato in passato; purtroppo poteva essere chiunque altro, tanto che pare ampiamente giustificato il consiglio di Lewis, nella Prefazione: questo testo può essere letto senza particolare necessità di voltarsi indietro e studiare i prodromi e lo sviluppo della vicenda. Già, perché purtroppo non è proprio all’altezza, e può al limite stuzzicare l’interesse dei cultori e degli studiosi del ciclo Bretone, per via della nuova incarnazione di Merlino; un Merlino richiamato finalmente al risveglio, soltanto… nel libro sbagliato. E in un mondo inesistente, rigidamente schierato in due poli e due poli soltanto.
È un Merlino che può strappare qualche sorriso a un arcigno accademico, custode delle sue epifanie in tutte le opere letterarie dell’Occidente; un po’ poco per giustificare la lettura.
Ancora: “Quell’orribile forza” può richiamare non i cultori, ma i fanatici di Tolkien per una buona manciata di riferimenti diretti (quanto graditi da Tolkien?) al suo “Signore degli Anelli”; in questo caso, il detentore di questo libro potrà vantare con gli amici qualche aneddoto in più a proposito del suo totem J.R.R. – sta di fatto che non si va al di là dell’omaggio autoriale e amicale; ammirato o complessato, questo non si riesce a decifrarlo (e in ogni caso non so quanta importanza abbia: glissiamo).
Lo scenario apocalittico immaginato da Lewis si risolve con tanto di apoteosi di Ransom, chiamato a raggiungere quei pochi grandi uomini del passato da qualche parte, nel Cielo Profondo; ha capeggiato l’offensiva contro un manipolo di spietati scienziati che avrebbero desiderato radere al suolo la presenza umana e la natura tutta, in generale, fondando un sistema basato sulla tecnocrazia. Fragile è il contrasto – tanto semplificato, stavolta, da risultare scolastico – tra Male e Bene; grotteschi gli interludi fantastici, tra sogni visionari d’una medium e avventi di Merlini scossi dalla sparizione dell’Imperatore e dei Principi Cristiani. Tutto molto artificioso.
Onestamente m’ero avvicinato a questo terzo e ultimo libro della Trilogia Cosmica di Clive Staples Lewis con discreto ottimismo, scalfito appena dalla perplessità destata dalla cristianissima scrittura e dalla media originalità del testo precedente, “Perelandra”. Ne sono uscito con le ossa abbastanza rotte. Concludo ribadendo, in ogni caso, considerazione e apprezzamento nei confronti dell’intelligenza, della religiosità e della fantasia di un autore che – almeno in questo frangente – poteva animare qualcosa di immortale; la sua saga è invece quando memorabile, quando buona, quando esecrabile, nei tre volumi: senza dubbio si configura come una notevole occasione mancata. Chissà, forse l’ombra della grandezza del suo illustre amico Tolkien s’è rivelata non solo fertile di ispirazione e suggestione, ma soffocante come una nube purpurea: la percezione nitida di inferiorità potrebbe aver confuso Jack. In questo libro dà l’impressione d’aver cercato un risultato immenso: è epico, è massimalista, è imponente, e tuttavia risulta farsesco, prevedibile, noioso.
Cosa c’è di più triste d’una grande impresa che si sfracella al suolo e nel suolo striscia dopo aver vissuto a lungo nello spazio, sognando altri pianeti?
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Clive Staples Lewis, detto Jack (Belfast, 1898 – Oxford, 1963), romanziere, filologo, saggista e letterato irlandese. Insegnò Lingua e Letteratura Inglese ad Oxford: là, assieme a J.R.R. Tolkien e Charles Williams, fondò il circolo degli Inklings.
C.S. Lewis, “Quell’orribile forza – Una favola moderna per adulti”, Adelphi, Milano, 1999. Traduzione di Germana Cantoni De Rossi. Prefazione dell’autore.
Approfondimento in rete: Wikipedia / Into The Wardrobe: a C.S. Lewis web site / C.S. Lewis Foundation / Cara beltà (a cura di P. Schenone) / BombaCarta (a cura di A. Monda) / Pseudobook / Saggio di M. Pietroselli / Earendil Fantasy Society
C.S. Lewis in Lankelot:
Lewis Clive Staples - Le lettere di Berlicche - franchi
Lewis Clive Staples - Lontano dal pianeta silenzioso - franchi
Lewis Clive Staples - Perelandra - franchi
Lewis Clive Staples - Quell'orribile forza. Una favola moderna per adulti - franchi
Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Aprile del 2007
Commenti
Questo è quanto.
"Cosa c?è di più triste d?una grande impresa che si sfracella al suolo e nel suolo striscia dopo aver vissuto a lungo nello spazio, sognando altri pianeti?"
Direi che la chiusa dice tutto. Non tiene il paragone con Tolkien, come sospettavo. E riesce bene con discontinuità, del resto è difficile imbarcarsi in opere così ampie e tenere sempre alto il livello della narrazione.
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Ocio! "Chissà, forse l?ombra della grandezza del suo illustre amico Tolkien s?è rivelata non sono fertile di ispirazione e suggestione"
> non va "solo" al posto di "sono"? :-)
Hai ragione! Grazie per la segnalazione dell'errore di battitura.
Quanto al discorso-Tolkien... in questo caso manca un secondo termine di paragone; fantascienza non è fantasy. Lewis si era avviato lungo una strada promettente, il primo dei tre libri è intelligente, emozionante, immaginifico: purtroppo - ripensandoci a mente fredda - era proprio tutto lì, in quella iniziale prova; ecco, al limite ci si può godere "Perelandra" comparando certe argomentazioni e certe digressioni con i maestri cristiani dell'antichità.
Il paragone con Tolkien purtroppo va fatto - dico purtroppo perché si trattava comunque di due amici - ma direi che il metro è Narnia. Devo ancora iniziarlo (ma oggi, mentre passavo in libreria Tilopa, inspiegabilmente una copia di Narnia è caduta alle mie spalle. Lo scaffale distava 4 metri, non è chiaro come sia successo:) Sarà stato un eldil).
Narnia: come ti dicevo in altro commento, in casa mia è capitato il secondo volume, quello del film insomma e non è male. Adesso sarei incuriosita dall'opera completa per scoprire antefatti e vicende successive.
Aha! Arriva l'ultimo Lewis... ora leggo.
Mi è caduto l'occhio sul commento qui sopra: te l'avrei mandato volentieri io, Narnia... non so come disfarmene :))
ah ah:). Io cmq lo comincerò a leggere nell'ordine "postumo", non quello di pubblicazione; quello stabilito dagli eredi - si dice - su indicazione di C.S. (fonti assai discordanti).
"Sbilanciato dalla fin troppo franca opposizione dell?autore nei confronti del materialismo e di quella particolare forma di progresso scientifico che mira a ?disumanizzare? l?umanità..." uhm... anche Tolkien ce l'aveva parecchio con le "macchine", lo si vede bene nella parte finale del Signore degli Anelli, dove si legge che la Contea è stata stravolta e modernizzata...
?Quell?orribile forza? può richiamare non i cultori, ma i fanatici di Tolkien per una buona manciata di riferimenti diretti (quanto graditi da Tolkien?) al suo ?Signore degli Anelli?
mah, penso di poterne fare anche a meno :))
Quanto a Tolkien, visto che Lewis non ha conservato le sue lettere, è difficile sapere cosa pensasse dei suoi scritti. nell'epistolario tolkieniano Lewis è spesso associato a serate al pub ... Vero è anche che Tolkien sembrava tenere tantissimo al giudizio dei due amici...
"Chissà, forse l?ombra della grandezza del suo illustre amico Tolkien s?è rivelata non solo fertile di ispirazione e suggestione, ma soffocante come una nube purpurea: la percezione nitida di inferiorità potrebbe aver confuso Jack..."
Sì, può darsi. Però hai fatto benissimo a presentarci Lewis e aspetto Narnia con interesse... a parte gli scherzi, non è tutto da buttare!
:)
L'alcool appare non di rado. Spesso è anche divertente trovare allusioni a qualcuno che ha bevuto ma è lucido, alticcio ma non sbronzo; si parla di scrittura - in questo caso, per due articoli - con robuste dosi di whisky e sigarette. Direi che inspiegabilmente una certa sensibilità etilica traspare anche nella fiction:).
Tutto ciò - retroscena inclusi - pensando che di eruditi e di accademici in fondo (o in primis) si trattava, è piuttosto divertente.
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grazie Ilde.
8. Non so se riuscirò a scrivere di Narnia, soprattutto dopo l'episodio di oggi in libreria (cfr. nota 3). Sicuramente me lo leggerò con molta curiosità:)
Ma anzi! Il povero Jack ti sta chiedendo di rendergli un po' di giustizia!
Io proverò a restituire qualcosina di Tolkien, ma ultimamente sto diventando una lumaca...
dai dai. aspettiamo!
"oggi, mentre passavo in libreria Tilopa, inspiegabilmente una copia di Narnia è caduta alle mie spalle. Lo scaffale distava 4 metri, non è chiaro come sia successo"
:)))
E' stato proprio Gianfranco - quello vero, il primo, il papà di Ian insomma - a farmi notare che l'accaduto non aveva senso e aveva qualcosa di misterioso. Beh, nel dubbio sto rispettosamente leggendo Narnia, sto al secondo libro, mi sta piacendo molto ma ho l'impressione che non ne scriverò:)
Copertina, archivio e tags.
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