Il secondo capitolo dell’ambiziosa saga fanta-teologica di Clive Staples Lewis è un romanzo complesso e destinato a vivere, nel tempo, come esempio d’uno straordinario equilibrismo su un filo molto sottile; questo filo è un trionfo di nodi d’una bellezza complicata e fragilissima, quella dei testi sacri del cristianesimo. Si può pensare d’integrare, in un’avventura interplanetaria, la favola di Adamo ed Eva, rinnovandola e riproponendola in chiave di cosmici problemi d’armonia, giustizia, libertà e progresso? Se non si sta proponendo un messaggio allegorico, e più direttamente si va a raccontare la Bibbia evolvendone sfondo, contesto e visione, non si rischia di precipitare nel ridicolo – peggio ancora: nel baratro del manierismo amatoriale, o nella foiba dell’integralismo religioso? Il rischio è piuttosto notevole: e “Jack” non sembra esserne del tutto cosciente, risultando mosso da sincero amore per la sua religione, per la scrittura e per la componente fantascientifica (qui, a dire il vero, decisamente ridotta rispetto al folgorante primo volume della saga).
Così ne è derivato un libro, questo “Perelandra”, che talvolta suona come un’omelia d’un prete innamorato dei mondi di H.G. Wells e del Libro di Enoch, talvolta s’eleva sino a stupenda stravaganza, capitombolando, ecco, in qualche descrizione della natura eccessivamente lunga e in uno sviluppo della trama ridotto piuttosto all’osso, a dispetto delle quasi 300 pagine.
L’autore – a ben guardare – struttura “Perelandra” in due parti: nella prima – chiaramente introduttiva, sicuramente brillante non meno della sua omologa in “Lontano dal pianeta silenzioso” e ben bilanciata – Lewis in persona va a visitare Ransom (e l’eldil che lo protegge) e viene incaricato di supervisionare andata e ritorno del suo viaggio interplanetario, dal principio alla fine; nella seconda Ransom sbarca su Perelandra (Venere) e vive la sua iniziatica avventura.
È una neo-genesi, è l’albore della storia di Perelandra – la sua futura mitologia – l’argomento princeps del romanzo eponimo. Cinque sono i movimenti della trama: sbarco di Ransom e incontro con un docile e coccoloso draghetto, nel neo-Giardino delle Esperidi; incontro e dialogo con la Regina (la nuova Eva) d’un popolo che verrà; incontro-scontro con Weston, poi posseduto dal Maligno, e relativo conflitto dialettico tra Ransom e Weston per influenzare nel bene o nel male la Regina; drammatica sparizione di Weston; felice scioglimento della vicenda, con tanto di epifanie di Venere e Marte – gli oyarsa dei pianeti – al cospetto di Re e Regina, finalmente riuniti. La Terra è stata benedetta dall’avvento di Maleldil, Dio incarnato: Perelandra dal vittorioso confronto tra la sua Eva e le tentazioni.
Nella prefazione, Lewis rassicura e conforta il lettore: “Questa storia si può leggere da sola ma è anche il seguito di Lontano dal pianeta silenzioso, dove sono narrate le avventure di Ransom su Marte – o su Malacandra, come lo chiamano i suoi abitanti” – effettivamente, tuttavia, leggere “Perelandra” senza avere la visione cosmogonica del primo romanzo è un peccato; perché là non si eccedeva nell’evangelizzazione del prossimo, ma davvero si andava fondando un’opera letteraria di matrice cristiana; qui l’impressione è – ribadisco – che Don Jack sia salito sul pulpito e abbia inventato una predica nuova. Con classe, intelligenza e verve – non a caso molti frangenti del conflitto dialettico tra Ransom e “Weston posseduto” sono avvincenti e stuzzicanti – ma restando fedele all’abito talare (che pure in vita non indossò).
Benvenuti allora, una volta ancora, nello spazio – corrige: nel “Cielo Profondo”; gli Eldil (angeli o arcangeli che siano) finalmente v’appariranno e vi riveleranno come possano passare da un pianeta all’altro, nel nome del Dio Unico, per rispettare i suoi disegni e le sue volontà, contrapponendosi ai luciferini nemici del pianeta silenzioso, la nostra Terra. Qui gli Eldil sono ostili all’uomo e nemmeno comunicano con l’esterno; ma verrà un tempo in cui saranno sconfitti e il nostro pianeta risorgerà a vita nuova, finalmente benedetto da quel Dio che sembra – ma è apparenza, suggerisce Lewis – averlo abbandonato a se stesso.
Viaggerete in una bara celeste tra la Terra e Venere, e incontrerete isole galleggianti, cieli fiammeggianti d’oro, acqua scintillante; e tenebrose e poderose ondate vi sbatteranno da una parte all’altra, mentre la futura madre d’un popolo vacillerà tra le parole del Bene e le promesse del Male, resistendo con splendida grazia alle tentazioni e alla menzogna.
Scoprirete come il grande scienziato Weston, prima di cadere posseduto, fosse giunto a una confusa visione dell’esistenza fondata sulla spiritualità – sorta di mostruoso panteismo assai postmoderno, fusione indiscriminata di Bene e Male a qualunque prezzo, perché Dio e Satana sono immagini della stessa Forza; Dio è la meta, il dinamismo è Satana, nell’incubo del fisico che aveva appena scoperto la biologia, innamorandosene e rimpiangendo il ritardo.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Clive Staples Lewis, detto Jack (Belfast, 1898 – Oxford, 1963), romanziere, filologo, saggista e letterato irlandese. Insegnò Lingua e Letteratura Inglese ad Oxford: là, assieme a J.R.R. Tolkien e Charles Williams, fondò il circolo degli Inklings.
C.S. Lewis, “Perelandra”, Adelphi, Milano, 1994.
Prima edizione: “Perelandra”, 1943.
Approfondimento in rete: Wikipedia / Into The Wardrobe: a C.S. Lewis web site / C.S. Lewis Foundation / Cara beltà (a cura di P. Schenone) / BombaCarta (a cura di A. Monda) / Pseudobook / Saggio di M. Pietroselli / Earendil Fantasy Society
C.S. Lewis in Lankelot:
Lewis Clive Staples - Le lettere di Berlicche - franchi
Lewis Clive Staples - Lontano dal pianeta silenzioso - franchi
Lewis Clive Staples - Perelandra - franchi
Lewis Clive Staples - Quell'orribile forza. Una favola moderna per adulti - franchi
Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Aprile del 2007
Commenti
II di III. Prossimamente: "Quell'orribile forza".
"qui l?impressione è ? ribadisco ? che Don Jack sia salito sul pulpito e abbia inventato una predica nuova. Con classe, intelligenza e verve ma restando fedele all?abito talare (che pure in vita non indossò)".
Una punta di sano sarcasmo non guasta.
:). E nel prossimo e ultimo libro della Saga si ritorna sulla Terra! (ma c'è una sorpresa micidiale. Merlino!)
"Si può pensare d?integrare, in un?avventura interplanetaria, la favola di Adamo ed Eva, rinnovandola e riproponendola in chiave di cosmici problemi d?armonia, giustizia, libertà e progresso? Se non si sta proponendo un messaggio allegorico, e più direttamente si va a raccontare la Bibbia evolvendone sfondo, contesto e visione, non si rischia di precipitare nel ridicolo ? peggio ancora: nel baratro del manierismo amatoriale, o nella foiba dell?integralismo religioso? Il rischio è piuttosto notevole:"
Esatto! É difficilissimo parlare di questi argomenti in modo equilibrato e richiede una grandezza letteraria assai rara.
Lewis dev'essere qui caduto in una trappola: magari era mosso da nobili intenti, ma si è lasciato prendere la mano ed è ricaduto nel sermone.
Stesso brano segnalato da Marina e stesse conclusioni.
hm..gli Eldil di Lewis hanno un'assonanza da carta copiativa con gli Eldar tolkieniani. Gf, una curiosità: hai letto il Silmarillion? Tolkien sulla cosmogonia e sull'allegoria scrive cose molto interessanti e chiaramente non sta sulla lunghezza d'onda di Lewis. Intendiamoci, in fase di critica questo gli costerà (pensa solo a quanti lo hanno poi accusato di aver fondato una super-razza o di inneggiare al neo-paganesimo... a lui, l'inglese cattolico più apostolico romano di mia conoscenza!!!). Però Tolkien su questo punto critica Lewis (proprio a proposito di Perelandra, ti cercherò il passo). Ma ho anche scoperto che Lewis non era molto amato e quando osò dire che con il Signore degli anelli era sorto un nuovo Ariosto, la critica lo prese talmente in giro da affossare - senza averlo letto - il primo libro della trilogia tolkieniana.
Così Tolkien preferisce costruire una cosmogonia totalmente staccata da quella giudaico-cristiana (che ad essa si rifa, chiaramente, ma senza le allegorie tanto invise a Tolkien), dove Bene e Male sono chiaramente identificati e identificabili, mentre tutto il resto si adatta a una mitologia di provenienza nordica che nasconde talmente bene l'origine cattolica da essere disconosciuta dai cattolici stessi...
"Così ne è derivato un libro, questo ?Perelandra?, che talvolta suona come un?omelia d?un prete innamorato dei mondi di H.G. Wells e del Libro di Enoch, talvolta s?eleva sino a stupenda stravaganza, capitombolando, ecco, in qualche descrizione della natura eccessivamente lunga e in uno sviluppo della trama ridotto piuttosto all?osso, a dispetto delle quasi 300 pagine."
Non sembrerebbe imperdibile :))) Che ne dici?
4., 5. > in effetti direi che qui si segna un robusto passo indietro rispetto al primo libro della saga. Inevitabilmente me lo sono goduto, in ogni caso, perché c'è più di qualche orma da seguire e qualche luce da scandagliare con lo sguardo;).
5. Non ricordo niente del Silmarillion, se l'ho letto è stato quando ero poco cosciente:). Ma ho l'impressione che presto ci racconterai molto altro di Tolkien, e onestamente non vedo l'ora ;)
non conosco assolutamente l'autore, se non per detto, come si dice :-). Però è un tema che mi affascina, tutto sommato, lo ammetto e quindi resto incantato, talvolta, se sono cosciente, a frasi quali "Vi ritroverete a parteggiare per l?uomo del Riscatto ? Ransom, nomen omen ? contrapposto a chi è giunto al di là del vizio, e non può che conoscere sconfitta; mentre Perelandra splendida s?apre al futuro, senza peccato, senza macchia, e senza coscienza d?altro che non sia grandezza di Dio.". Fantastico. Fantasia. Realtà?
Allora rilancio:
http://www.lankelot.eu/index.php/2009/02/11/o-donnell-k-m-adamo-ed-eva-d...
Adamo ed Eva dell'inferno di O'Doonnell;).
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Quanto a Lewis... parti da qua:
http://www.lankelot.eu/?p=1725 LONTANO DAL PIANETA SILENZIOSO.
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