Lewis Clive Staples

Lontano dal pianeta silenzioso

Autore: 
Lewis Clive Staples

Cultori di H.G. Wells? Jack vi chiama in causa proprio nelle prime battute. Appassionati di fantascienza? Perfetto. Curiosi di sapere cosa succede quando la fantascienza incontra la metafisica? Allora ci siamo proprio.
Benvenuti nella Trilogia Spaziale di C.S. Lewis – nota in patria come “Space Trilogy”, “Ransom Trilogy” o “Cosmic Trilogy”. L’opera – questo vuole la vulgata – nacque nell’ambito d’una
scommessa tra Tolkien e Lewis, alfieri del Circolo di Inklings: Lewis avrebbe scritto una storia ambientata “lontano nello spazio”, mentre Tolkien si sarebbe misurato con qualcosa che fosse “lontano nel tempo”. Ne derivarono “The Lost Road”, a firma Tolkien, edito postumo, tra i lavori prodromici de “Il Signore degli Anelli”, e questa trilogia, composta tra 1938 e 1945: “Lontano dal pianeta silenzioso”, “Perelandra” e “Quell’orribile forza”.  
La mia trattazione parte da “Lontano del pianeta silenzioso”. Sgombriamo il campo dagli equivoci: è un grande primo libro, scritto con classe e intelligenza, mantenendo un notevole equilibrio; la trama si dipana con armonia e l’incontro con l’alterità aliena è quando lirico, quando suggestivo: sempre coinvolgente, sempre appassionante. “Lontano del pianeta silenzioso” avvince e cattura il lettore con grande naturalezza.

Protagonista è un filologo, Ransom (Tolkien? Tolkien): nelle prime battute, sacco sulle spalle, carta topografica in tasca, va cercando alloggio per le campagne inglesi. È in vacanza da solo e si gode la sua solitudine. Lewis lo introduce così, dopo aver accennato alla sua trasandatezza: “A prima vista si sarebbe potuto facilmente scambiarlo per un dottore o per un maestro di scuola, sebbene non avesse l’aria mondana dell’uno o l’indefinibile svagatezza dell’altro. Difatti egli era filologo, e membro di una facoltà di Cambridge” (p. 10). È stanco, cerca alloggio. Troverà invece una rissa che andrà sedando, riconoscerà tra i picchiatori un fisico che aveva conosciuto negli anni dell’Università, Devine – ma sarà talmente stanco che nemmeno ricorderà d’averlo sempre detestato – accetterà la sua ospitalità, finirà drogato e al suo risveglio molte cose saranno diverse. Devine e il suo collega Weston, tenebroso alfiere dell’ “idealismo scientifico”, hanno infatti scoperto come viaggiare tra i pianeti: stavano giusto cercando un esemplare da consegnare a qualcuno…

Lewis è magistrale mentre descrive la progressiva presa di coscienza del suo protagonista, a partire dal suo risveglio. Dapprima pensa d’essere stato imprigionato in un forno; poi s’accorge d’un lucernario sopra la sua testa, e passa del tempo a stupirsi della chiarezza delle stelle e della definizione della luna; la luna è davvero troppo grande!, e poi si sente leggerissimo. Leggerezza innaturale – non tiene i piedi sul pavimento – e caldo soffocante, e quella luna così grande… irrompe il borioso e aggressivo Weston, completamente nudo. Secco, spiega: è la Terra, quella. 
 
È questo il rocambolesco inizio d’un’avventura che ci porterà su Malacandra: questo è il nome che i suoi abitanti hanno dato a Marte.
Ransom sfuggirà – daccapo, in modo rocambolesco – dalle grinfie dei due scienziati, non appena sbarcati sul pianeta; lo accompagneremo mentre, solo soletto, avanza esplorando il territorio; e va vivendo questa sua (prima) incredibile avventura. 
Interrompo qui le annotazioni legate alla trama, per non bruciare il piacere della lettura ai molti che devono ancora affrontarla: passiamo all’analisi dei personaggi e dei significati dell’opera.

Malacandra è popolata da quattro razze: i Hross, sorta di foca-pinguino-lontra parlante e intelligente; sono agricoltori e poeti, vivono in comunità, si servono di strumenti di pietra e hanno un’alimentazione essenziale. Sono monogami (amano, figliano e poi ricordano le gioie vissute), continenti ed equilibrati: assolutamente monoteisti, come tutte le razze di Malacandra, affrontano con serenità la morte – consci della vita eterna – e vivono con armonia e generosità, pronti al sacrificio in nome del prossimo. Quindi vengono i Sorn, alti due o tre volte un uomo, dal volto sottile e lungo come sottili e lunghe sono le gambe; sono degli intellettuali umanissimi, protettivi nei confronti dei più deboli, sorta di angeli-titani; poi i Pfifltrigg, rana-uomo dalle mani enormi con numerose dita: sono i lavoratori manuali e gli artigiani di Malacandra; sentono le loro mansioni come un dovere-piacere ineludibile. Infine, gli Eldil, creature di luce – invisibili agli occhi dei terrestri – tramite primo con l’Oyarsa del pianeta, uno “sbuffo di luce”, guida spirituale e tramite con l’unico Dio. L’Oyarsa della Terra – scopriremo – fu maligno e ribelle: venne là confinato e costretto a vivere. Da allora, “Thulcandra”, casa nostra, fu il Pianeta Silenzioso. Tutti gli altri Oyarsa continuarono a comunicare senza difficoltà da un pianeta all’altro, consci che nessuna razza sarebbe durata in eterno e che molte razze si sarebbero succedute nei millenni.
Tutti i mondi dovranno morire, un giorno non lontano: ma mentre i popoli di Malacandra ne sono serenamente consapevoli, i suoi visitatori umani mostrano altri disegni – Ransom escluso. Weston, al termine dell’avventura, catturato e costretto a dare spiegazioni, per la sua condotta, spiegherà: “(…) porto sulle spalle il destino della razza umana. La vostra vita da tribù, le vostre armi dell’età della pietra, le vostre capanne simili ad alveari, le vostre piroghe primitive e la vostra elementare struttura sociale non hanno niente di paragonabile alla nostra civiltà fondata sulla scienza, sulla legge, sulla medicina, alle nostre armi, alla nostra architettura, al nostro commercio e al nostro sistema di trasporti che sta rapidamente annullando lo spazio e il tempo. Il nostro diritto di sopravvivervi è il diritto del più forte sul più debole (…) La vita è più grande di qualsiasi sistema morale; i suoi diritti sono assoluti. Non è con tabù da tribù e con massime da libro di lettura che essa ha compiuto il suo cammino implacabile dall’atomo all’uomo e dall’uomo alla civiltà” (pp. 184-185).
L’inquietante dichiarazione programmatica di Weston – estranea all’etica, alla solidarietà, alla libertà e alla tolleranza – mostra l’incredibile potere della paura sull’anima delle persone; l’Oyarsa spiegherà che la paura porta a delitto e ribellione – ribadendo l’insensatezza dell’assurda volontà di potenza dello scienziato umano. Ransom, a differenza dei suoi due aguzzini, saprà convertire le sue paure (in questo libro: dell’alterità, del diverso, dello sconosciuto) in ragioni di fascino e intelligenza; imparerà – da buon filologo – la loro lingua e s’adatterà – da grande antropologo – ai loro usi e costumi, rimanendo sedotto dalla loro visione del cosmo. Ransom riconosce saggezza nelle parole di tutte le razze di Malacandra, e riconosce il segno del comando in Oyarsa.

Quando si congederà, avrà una responsabilità importante – tornato sul Pianeta Silenzioso, dovrà vigilare sulla condotta dei due fisici, avventurieri ambiziosi e assassini. In attesa che l’Oyarsa della Terra si redima, e torni a comunicare con le creature di luce guardiane dei mondi…
È un romanzo incredibile: fanta-teologico, metafisico, educativo.
Intelligente, solare e divertente – come solo la Grande Letteratura sa essere, e rivelarsi. Peraltro, ma questa è una posizione personale, è bello immaginare che le cose stiano realmente così; è bello quando un libro ti restituisce saggezza, giustizia e equilibrio – sussurrando “infinito”, “eternità”, “dio” a chi continua a perdere dio, eternità, infinito. Speranza.


EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Clive Staples Lewis, detto Jack (Belfast, 1898 – Oxford, 1963), romanziere,  filologo, saggista e letterato irlandese. Insegnò Lingua e Letteratura Inglese ad Oxford: là, assieme a J.R.R. Tolkien e Charles Williams, fondò il circolo degli Inklings. 
 

C.S. Lewis, “Lontano dal pianeta silenzioso”, Mondadori, Milano, 1951.

Traduzione di Franca Degli Espinosa. 


Reperibile nell’edizione
Adelphi del 1992, nella traduzione di Germana Cantoni De Rossi.

Prima edizione
: “Out Of The Silent Planet”, 1938. 
 

Approfondimento in rete
:
Wikipedia / Into The Wardrobe: a C.S. Lewis web site / C.S. Lewis Foundation / Cara beltà (a cura di P. Schenone) / BombaCarta (a cura di A. Monda) / Pseudobook / Saggio di M. Pietroselli / Earendil Fantasy Society 

C.S. Lewis in Lankelot:
Lewis Clive Staples - Le lettere di Berlicche - franchi
Lewis Clive Staples - Lontano dal pianeta silenzioso - franchi
Lewis Clive Staples - Perelandra - franchi
Lewis Clive Staples - Quell'orribile forza. Una favola moderna per adulti - franchi  

Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Aprile del 2007

ISBN/EAN: 
9788845908996

Commenti

Merita. Prossimamente, il secondo libro della saga: "Perelandra".

Bene. Un Lewis da recuperare... :)
Altro non dico, bisognerebbe aver letto: ci restituisci con generosa copiosità un sacco di letture importanti, direi...

Come tutti noi, ognuno a suo modo e con le sue motivazioni.
Le mie le conosci, e io conosco le tue. Anche per questo sono felicissimo che tu sia qui.

Sto pensando che il povero Jack ha pessima stampa. Io non ho letto più di 35-50 libri di fantascienza in vita mia, eppure non ricordo d'averlo trovato nominato, questo, come esempio di grande letteratura - il che mi dà da pensare. Meno male che ci ha pensato Adelphi. Sarei curioso di sapere i dati di vendita. Peccato, dico sul serio... questo libro potrebbe interessare molto a quanti sono rimasti affascinati da ENOCH.
http://it.wikipedia.org/wiki/Libro_di_Enoch

(ma quanti sanno cos'è? e va beh. Io neanche l'ho nominato, nel pezzo, ma mi pare sia la fonte prima. Tu che dici?)

"È un romanzo incredibile: fanta-teologico, metafisico, educativo.
Intelligente, solare e divertente ? come solo la Grande Letteratura sa essere, e rivelarsi" Questo per dire che come al solito i tromboni che definiscono tale genere come una sottoletteratura e poi magari incensaon la Tamaro dovrebbo recitare mea culpa. Io di fantascienza ho letto solo teoria letteraria, Asimov e lo sconosciuto Brown, per la solita tesi buzzatiana. Però, ed è un paradosso, è un genere che mi piace.

Dovresti apprezzare parecchio pure - ad esempio - "La nube purpurea" di Shiel e "Cristalli sognanti" di Sturgeon. Entrambe adelphate, entrambe recensite. Primi due nomi legati a grande stile in un genere che non sempre brilla per grande scrittura (innegabile. Pensa se Philip K Dick avesse anche saputo scrivere, non solo genialmente tramare...)

bene, un Lewis di ampio respiro, allora. Sono contenta che tu l'abbia fatto notare. Non sono grande appassionata di fantascienza, ma probabilmente questo è piuttosto particolare.

(questo ti piacerebbe, ne sono abbastanza sicuro:) )

6. Sto finendo Narnia. Sono al quinto libro. Mi sembra - qui in Italia almeno - un'opera piuttosto sottovalutata. A questo punto non ne comprendo chiaramente le cause. Se consideriamo Narnia come narrativa fantasy per ragazzi, possiamo catalogarlo tra i testi educativi e divertenti di maggior livello. Come opera fantasy in sé è sicuramente almeno medio. Che dirti - ribadisco quanto accennato a Ilde: per qualche oscura causa, da queste parti C.S. gode di pessima stampa. Magari gli ultimi due volumi di Narnia si rivelano pessimi, ma il mio giudizio non slitterà più di tanto in un senso o nell'altro.
Intanto ribadisco che il primo dei tre libri della Cosmic Trilogy stramerita. Ave!

Guarda, prima o poi mi leggo le Cronache di Narnia in blocco anch'io, così mi faccio un'idea completa. Come testo per ragazzi credo sia buono. Pessima stampa: dopo il film non ha avuto una certa rivalutazione? C'era il volume ovunque....
Tengo presente anche il primo della trilogia, intanto devo portare a compimento Meneghello.

In Italia non direi. Il film non mi sembra abbia attecchito nell'immaginario collettivo; è stato tra l'altro lanciato ribadendo la vicinanza (e l'inferiorità supposta) tra C.S. Lewis e Tolkien; probabilmente ha deluso il pubblico che s'attendeva altro Signore degli Anelli, e ha trovato un romanzo di formazione con influenze grecule (a livello mitologico). Il megavolume era ovunque - pensa: in passato non era mai uscito tutto Narnia, e dire che poteva avere certo ritorno anche turistico... - solo perché era Mondadori. Dai qualche anno ancora a quell'edizione e troverai tabula rasa, come era in principio. Buon Meneghello cmq;) "Pomo pero" mi aveva colpito almeno quanto "Libera nos a malo"...

Concludo proponendo la solita domanda.
Quante persone conosci - parlo della minoranza dei lettori forti - che abbiano letto tutta la - o almeno un volume della - Cosmic Trilogy, a parte me e in clamoroso ritardo (la segnalazione di Marco era del 2002...)?
E quanti hanno letto tutto Narnia? Da queste parti - sbaglio? - solo Ilde. Mi sembra che i giudizi di Narnia dati qua e là si fondino sulla lettura di uno o due libri (romanzi) della saga. Curioso...

C'è qualcosa che non metto a fuoco. Saprò dirti meglio.

Nemmeno Ilde ha letto tutto Narnia: al sesto ho gettato la spugna. Ma vorrei spiegare, posto che naturalmente tu sei padronissimo di trovarlo un'opera grandiosa. Io sono una tolkieniana da quando avevo 11 anni e una divoratrice di libri per ragazzi prima e di letteratura fantastica poi. Questo non vuol dire che tutto mi sia piaciuto: stronco senza appello la famosissima Marion Zimmer-Bradley e il 90% della letteratura fantastica made in USA (attimo di riflessione... sì, senza apello: Terry Brooks si salva ma solo per frammenti su una produzione sconfinata - ho letto TUTTO quello che è stato tradotto; diverso discorso andrebbe fatto per David Eddings, questo sì notevole, così come la più famosa scrittrice di fantascienza - ma a me piace il suo fantasy - Ursula K. Le Guin). La letteratura fantastica in assoluto migliore viene dal mondo anglosassone e irlandese (tra cui vanno fatti almeno i nomi di Pat 'O Shea - il cui splendido "La pietra del vecchio pescatore" dal 1999 non è più stampato, e Philip Pullman) ma diamo a Cesare quel che è di Cesare: Ende e Preussler sono tedeschi e scrivono cose imperdibili.

Il destino editoriale di Narnia lo ignoro.
Ma per chi volesse scavare un po', nel 1922 E.R. Eddison - inglese - scrisse "Il serpente Ouroboros", pubblicizzato in Italia come fonte di ispirazione di Tolkien. Io non so se Tolkien lo lesse: io sì e l'ho trovato indigeribile. Lontano da Tolkien ancora più di Narnia, un'accozzaglia di mitologia e trame che non finivano da nessuna parte.

Su Narnia posso dire questo: a parte i primi due racconti (e parte del terzo) che non sono male, non riesco a considerarlo un capolavoro. Tutto qui. Tu stesso parli di valore "medio". E direi che ci siamo.

Diamo atto a Lewis di averci provato in un'epoca abbastanza lontana ancora dall'esplosione di questo genere narrativo.

Tuttavia ricorderei che nel 1865 il matematico Charles Dodgson (più noto col nome di Lewis Carroll) dava alle stampe le avventure di Alice nel Paese delle meraviglie e nel 1900 Frank Baum pubblicava Il mago di Oz...
Se proprio vogliamo degli antesignani del genere... :)

Intervento favoloso (è il caso di dirlo). A partire dai richiami a Carroll e Baum; e ti seguo sino a O'Shea, che conservo gelosamente tra i miei scaffali da quando ero piccino. Immagino sia complesso aspettarsi un articolo su Eddison e il suo Ouroboros, ma ti assicuro che il nome intanto è andato in memoria. Certo, se potessi... no eh?:).

Brooks e Zimmer Bradley... hai rispolverato dei nomi che cominciavo a giudicare "removibili". In effetti non siamo a livelli di eccellenza. Mi manca del tutto Eddings. Stesso vale se non ho lapsus abnormi per Preussler. Ehm. Ilde, pleaaase. ;)

5. Gianfra' ma di Dick che consigli? su, aiuta questo povero neofita (comunque con Lewis m'hai intrigato, me la son riletta or ora)

Gianfranco, ti ringrazio, vorrei tanto rispondere alle aspettative ma sono così lenta a interiorizzare ciò che leggo per riuscire a scriverne in modo almeno un poco appropriato.
Nel futuro immediato c'è Tolkien ma nessun problema a recuperare Preussler. Eddison: sinceramente potrei provare a vedere se dopo tanti anni e letture stratificate è almeno affrontabile :)
Mah.
Grazie per la fiducia... :)

14. Non apro bocca: so che tra noi si nasconde l'esperto. E' Andrea Brancolini. Appena passa da queste parti, domandagli - domandiamogli - lumi e sentieri-guida;).

15. Fiducia crescente.

Copertina, tags e archivio.

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