Lewis Clive Staples

Le lettere di Berlicche

Autore: 
Lewis Clive Staples

Un elegante scherzo da prete in tempo di guerra; un quaderno di sofismi cattolici; una conferma inconfutabile dell’avvenuta conversione (a firma J.R.R. Tolkien) al cristianesimo (e alla relativa catechesi: in forma complessa, anglicano-romana) del filologo e letterato nordirlandese C.S. Lewis. Questa la sintesi del popolare (per quanto questo aggettivo abbia senso, in ambito letterario, in Italia) libello – moraleggiante e satirico – di Clive Staples Lewis, detto Jack, originariamente pubblicato sul “The Guardian” proprio nei tristi giorni del secondo conflitto mondiale del Novecento. “The Screwtape Letters” – per noi italioti, “Le lettere di Berlicche” è l’epistolario di un funzionario di Satana: sta addestrando il nipotino, il giovane apprendista Malacoda, demone, alla dannazione di un uomo. Trentuno le lettere (capitoli).
Nella premessa, “Jack” ci avverte che due sono gli errori nei quali si incappa, tendenzialmente, rapportandosi coi demoni: il primo è non credere alla loro esistenza; il secondo, paradossalmente, è avere troppo interesse nei confronti del loro potere. Non a caso, i diavoli si rallegrano d’entrambi gli errori; amano molto il materialista e il mago. Prima d’avviarci nella lettura, veniamo ammoniti: il demonio è un bugiardo, quindi Berlicche potrebbe mentire.

Io ammonisco il neofita: Lewis è un “cattolicarca”, altro non sente che quelle campane che qui a Roma suonano non lontano da casa mia, a dispetto della fede anglicana. Se siete allergici, tenetevi alla larga. Io sono ormai indifferente, azzardo e m’avventuro.

Il libro s’apre con un richiamo a Lutero e Moro, tesi entrambi a ricordare – altro paradosso autoriale – che il demonio non tollera la beffa; del resto, beffa è e rimane questo libro. Nel testo si discute – naturalmente, dobbiamo invertire tutto per riconoscere gli insegnamenti e le credenze di Lewis – di materialismo (Malacoda deve convincere il suo ragazzo che è la filosofia del futuro; non che sia vero, ma che sia “forte”), della debolezza della Chiesa (non episodiche le bastonate nei confronti di quei pastori d’anime e di quei fedeli che mostrano condotta differente da quella richiesta e imposta dal loro Dio; la chiesa è dipinta come “alleata involontaria” del Maligno),  della preghiera (fondamentale che venga evitata, spiega Berlicche).

Al lettore in crisi religiosa per via degli orrori bellici, dei bombardamenti e dei massacri d’innocenti, viene così affidato un breviario laico: si viene avvertiti della pericolosità dei propri momenti di debolezza (il demonio è in agguato!), dal terrore al lutto, fino al dolore fisico; si viene invitati a mantenere sempre pace e armonia nelle case, perché certi veleni sono davvero principio dell’avvento di qualche diavoletto a seminar zizzanie e cattiverie ulteriori; si ricorda – ma è un leit-motiv delle Letterature del Novecento, pure in contesti diversi; cfr. distopie sui regimi – che la paura è il primo alleato del demonio. Si ribadisce – a tutto spiano – che il vero nemico è il materialismo; è un chiodo fisso di Berlicche, il potere del materialismo. Perché gli esseri umani “sono anfibi: mezzo spirito e mezzo animale” (p. 33) quindi sono facilmente portati a cadere vittima di certa – come dire – prepotente presenza della materialità.

Lewis sa bene che non dovrebbero essere mai incoraggiati gli estremismi e ci ricorda che ogni estremismo è uno strumento del male. È un sentiero in discesa, a valle c’è la perdizione.

Berlicche suggerisce che i giovani più fragili siano quelli che oggi chiameremmo figli del relativismo; ossia quelli ben lontani dalle antitesi “vero-falso”, altrettanto suggestionabili alle lusinghe del male sono i vanitosi, i lussuriosi, gli orgogliosi; i lussuriosi, in particolare, vengono confusi con i “monogami relativi” (qui si parla chiaro: “monogamia assoluta” o “astinenza”, niente vie di mezzo) e con gli amanti; deprecabile e tutto letterario questo fenomeno dell’innamoramento, luttuoso e rovinoso per altri che non siano diavoli. L’ambiente medio-alto borghese, in questo senso, è una garanzia per i Berlicche: disimpegno, distacco da tutto, divertimento e puro edonismo; serbatoio inesauribile per l’Inferno. Soprattutto – e in questo caso non si può non condividere – Lewis è notevole nel bastonare per bene chi è troppo possessivo (“mio” è un aggettivo che dimentica “dio”: questa sembra essere la morale. Niente c’appartiene, niente è per sempre a parte colui che è).

Potente la percezione di equivalenza tra “sentire” e “agire”: Berlicche sostiene che nel momento in cui il giovane cada preda dell’inerzia e della pigrizia allora s’attutisce progressivamente la sua capacità di sentire. L’inazione massacra la pulizia dell’anima. Altrettanto accattivante la digressione sul rapporto tra presente ed eternità – termini cari ai Cristiani – e passato e futuro – concetti adorabili in ottica diabolica, per via della prigionia nella nostalgia e dell’ansia figlia dell’ossessione per ciò che dovrà essere: “Il presente è infatti il punto nel quale il tempo tocca l’Eternità” (p. 61).

Non manca – magari come annuncio della sensibilità fantastica altrimenti e altrove mostrata da Lewis: cfr. “Le cronache di Narnia” – una bella metamorfosi di Berlicche in un millepiedi; quella lettera è infatti firmata da un suo dipendente. È l’unico momento puramente letterario – purtroppo breve e comunque incisivo – d’un libello che voleva chiaramente predicare; eccome se ha predicato, soprattutto contro liberali e marxisti, laddove Berlicche esorta a distorcere il messaggio del Cristo contemporaneizzandolo e ideologizzandolo. Magari la descrizione della metamorfosi non ci sarebbe dispiaciuta, ma mi rendo conto che è bene attendersi fuochi d’artificio, in questo senso, altrimenti e altrove. 
Pronto per la ristampa in migliaia di parrocchie. Ma gustosetto per chi non s’offende quando qualcuno dice “non capisci niente: io possiedo la verità, è mia” – cattolico, buddista, islamico, comunista o quel che sia. L’umile consiglio di chi scrive è semplice: tenetevi alla larga da chi dica “Verità”, anche se si spaccia, ridacchiando, per diavolo (con tanto d’acqua santa alla cintura). Ricercate, sempre: ricercate, tutto. E dubitate di tutto. È facile fermarsi a una lettera che non conosce – unica tra le opere letterarie – il dogma della filologia.

Parlo dei Vangeli, apocrifi inclusi. Che pare siano stati stesi un secolo circa dopo quell’anno che chiamiamo “zero”. Qualcosa vorrà dire. O forse no. Ha importanza? La fede suggerisce di no. E ognuno scelga da che parte stare.  Magari senza essere maghi o materialisti: semplicemente, da uomini liberi. Cercare dio non significa trovarlo dove qualcuno ha scritto che sia.

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE


Clive Staples Lewis, detto Jack (Belfast, 1898 – Oxford, 1963), romanziere,  filologo, saggista e letterato irlandese. Insegnò Lingua e Letteratura Inglese ad Oxford: là, assieme a J.R.R. Tolkien e Charles Williams, fondò il circolo degli Inklings.


C.S. Lewis, “Le lettere di Berlicche”, Mondadori, Milano, 1979.
Traduzione di Alberto Castelli.   

Prima edizione
: “
The Screwtape Letters”, London, 1942. Originariamente apparve su “The Guardian” (cfr. Wiki Eng)  

Approfondimento in rete
:
Wikipedia / Antologia: Le lettere di Berlicche / Into The Wardrobe: a C.S. Lewis web site / C.S. Lewis Foundation / Cara beltà (a cura di P. Schenone) / BombaCarta (a cura di A. Monda) /

In Lankelot:
Lewis Clive Staples - Le lettere di Berlicche - franchi
Lewis Clive Staples - Lontano dal pianeta silenzioso - franchi
Lewis Clive Staples - Perelandra - franchi
Lewis Clive Staples - Quell'orribile forza. Una favola moderna per adulti - franchi


Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Aprile del 2007

ISBN/EAN: 
9788804487791

Commenti

Stavo cercando un neologismo per definire la visione del mondo di C.S. Lewis in questo libro. Ho pensato di formarlo a partire dal greco. Ho pensato: "sophia+crathia", inteso come potere di una conoscenza, della conoscenza con la S maiuscola. Poi mi sono accorto che suonava come "Sofocrate", cioè "Socrate". E non era là che volevo andare a parare.

Meno male che dopo il Classico ho fatto Lettere Moderne.

A voi.

"Lewis conservò poche lettere e solo due di quelle che Tolkien gli inviò sono rimaste" (La realtà in trasparenza: lettere, p. 68). In una delle due lettere c'è il commento a un libriccino di Lewis apparso nel 1943 "Comportamento cristiano". Tolkien bacchetta il buon Jack che si era leggermente detto a favore del divorzio. Se Lewis (e da quel che dici ci credo) è un cattolico convinto, Tolkien lo è perfino di più. Un cattolico romano a tutti gli effetti! Però a chi gli criticherà l'assenza di chiari riferimenti religiosi nel Silmarillion e nel Signore degli anelli dirà "il mito e la fiaba devono, come tutte le forme artistiche, riflettere e contenere fusi insieme elementi di verità e morale religiosa ( o di errore) ma non esplicitamente, non nella forma conosciuta del mondo reale, primario".

In ogni caso penso che per Lewis e Tolkien non sia stato sempre facile essere cattolici in un mondo anglicano.

Per il resto, penso che questo librino possa interessare i cultori di Lewis o degli Inklings, certo, ma resta una testimonianza di un modo di essere di autori che divennero famosi per tutt'altro. E val la pena recuperare, e leggere, e riflettere. Grazie.

2. Ave Ilde! Tolkien sembra aver giocato un ruolo fondamentale nella conversione di Lewis; da quel che ho letto qua e là - ho preparato quella bella linkografia ad hoc, anche se ti consiglio di preferire il wikipedia inglese a quello italiano per le ragioni prevedibili - se ne trovano diverse tracce. Non escludo quindi che nel tempo abbia continuato a "consigliarlo". Credo anch'io, come scrivi in 3., che sia stata - la loro - una scelta complessa. E pericolosa, soprattutto a livello accademico.

4. Condivido. E ti confermo che regala pensieri, emozioni, riflessioni. Dono sempre raro. Ho cercato di parlarne con equilibrio perché razionalmente, di fronte a certa sicurezza, tendo a tracollare. Non è accaduto, non so perché ma sorridevo. Forse perché ho letto che "Jack" da giovane era arrabbiato con Dio perché non esisteva. Poi l'ha ritrovato.

"He became a member of the Church of England ? somewhat to the disappointment of the devout Catholic Tolkien, who had hoped he would convert to Roman Catholicism. (Carpenter 2006)

Although a committed Anglican, Lewis's beliefs were eclectic. In much of his writing he works to uphold an entirely orthodox theology (most notably in The Problem of Pain and Mere Christianity). In his later letters and essays, however, he proposes ideas such as salvation after death and purgatory (The Great Divorce) and mortal sin (The Screwtape Letters). It also should be remembered that the Calvinist view of eternal salvation is not a core belief in the Church of England, much less among all Protestants."

Io ho un po' semplificato, a proposito del cattolicesimo di Lewis:). Ma non mi sembra di sbagliare del tutto ...cfr. nota 7 - secondo gli inglesi era "molto eclettico" sebbene anglicano.

Insomma, fate vobis. Diciamo che era un "anglicano romano":) Se pizzichi delle evidenti interpretazioni personali, Ilde, che possano anche potenzialmente alterare la realtà storica, segnalamele - lo dico anche agli altri - e correggerò. (intanto ho perfezionato le prime tre righe, precisando "anglicano-romano")

Mi sembra tutto assolutamente ok. Ti ho trascritto la lettera di Tolkien solo per aggiunta, perché poi devi pensare all'operazione commerciale (tutta italiana) che l'anno scorso venne fatta con Le cronache di Narnia. Leweis sbandierato come l'amico di Tolkien quasi che l'amicizia potesse infondere il genio. Purtroppo - lo vedrai - non è così. Che fossero amici, colleghi, confidenti e perfino in rapporto di aiuto spirituale può essere benissimo. Ma l'Arte di Tolkien è superiore e, diciamocela tutta, a mio parere Tolkien ne era assai consapevole :))

:) Senza dubbio ha esercitato un'influenza incredibile su Lewis, non solo per ragioni religiose (pensa come deve sentirsi l'inglese classico, anglicano, ad ammettere influenze vaticane - "eclettico" è molto divertente - nella scrittura e nelle convinzioni di un integralista anglicano:) ).
Leggevo proprio oggi la storia della genesi della "Space Trilogy" fantateologica che sto per cominciare... tutto nasceva da una scommessa fatta con Tolkien. Insomma: brillava di luce riflessa, a quanto pare.

Cmq grazie per avermi segnalato il dubbio sul suo "cattolicesimo dichiarato", ho perfezionato due passi nei quali m'ero un po' troppo fidato di quel che leggevo nel testo dimenticando le biografie. Contributo molto prezioso:).

Saprò dirti meglio - prima di Narnia - di questo "Lontano dal pianeta silenzioso" che comincerò a sfogliare domani...

grazie Ilde!

10> Insomma.
Diciamo magari che Lewis a parte queste lettere a Berlicche che ricordo mostruosamente pedanti ha scritto soprattutto testi per bambini. Tolkien aveva altre ambizioni e il talento per realizzarle.
11> Le cronache di Narnia lasciale stare; sono una perdita più che sopportabile, decisamente scarsine. La fantasy per diletto e cazzeggio abbonda e se ne trova di valida, se vuoi ti passo qualche decina di titoli.

12, 11. Segnalazioni sempre bene accette!

12, 10. Soprattutto testi per bambini?
Insomma... http://en.wikipedia.org/wiki/C._S._Lewis

14> Hai ragione; avrei dovuto dire che ho letto "il leone la strega e l'armadio" e avevo in mente il numero esagerato di racconti che segue.
12> Prova con G. Martin "A tale of ice and fire" (in italiano edita da Mondadori... nessuno è perfetto). Vale il miglior Asimov e ha vinto diversi riconoscimenti tipo Nebula e affini. Ancora in corso di scrittura, ma i primi tre volumi dovrebbero esistere in economica.

ottimo! grazie;)

a occhio questo testo di Lewis non mi sembra granché....
Ho appena letto solo il secondo volume di Narnia: Il leone, la strega e l'armadio. L'impressione è quella di un libro per bambini, carino, ma niente si eccelso. Il narratore mi sembra - impressione parziale certo - decisamente inferiore a Tolkien per potenza inventiva, di "morale" che ocapacità affabulatorie, per tutto insomma. Con alcune allusioni al cristianesimo che fanno un po' "morale della favola".

ops! Al solito...
"per potenza inventiva, per capacità affabulatorie, per tutto insomma. Con alcune allusioni al cristianesimo che fanno un po? ?morale della favola?.
*
Credo sia stato un ottimo studioso, un buon letterato, ma quel "quid" che determina il grande narratore ce l'aveva Tolkien, non lui.

Probabile - senza dubbio nel caso di questo libello non si può parlare né di grande narrativa né di grande inventiva. Adesso aspetto di vedere l'impatto della meno nota space trilogy prima di sbilanciarmi...

Io sono stata così delusa da Narnia che do ragione a Marina... ah, ieri sera, proseguendo nella lettura dell'epistolario tolkieniano, ho trovato che Lewis riteneva i "versi" inseriti nel Signore degli Anelli "brutti, poveri e fuori contesto". Uhm... che ad un certo punto sepeggiasse una puntina di invidia??? :))

ah ah:). Te lo saprò dire a breve, perché pare che il filologo interplanetario che sto per incontrare - il dimenticato "Ransom" - non sia altri che Tolkien stesso. Reinventato da Jack.

OH! Non sapevo!!!!

e il tutto si apre con omaggio scopertissimo, nome e cognome, a H.G. Wells. Un bel raduno di amici, a quanto pare:)

Decisamente troppo infantile Narnia, per i miei gusti. libro stoppato dopo trenta quaranta pagine e film soporifero (io non m'adddormento mai davanti ad un film, eppure stavolta...). Tra Tolkien e Lewis c'è più di un abisso, a mio parere. Ad ogni modo, curioso sto testo nel quale ti sei imbattuto, ma non fa per me, come tutta l'opera di Lewis immagino (mi sarà più complicato stare al passo coi commenti, rispetto al solito, nei tuoi prossimi pezzi sull'autore;)).

Beh, non ho ancora letto Narnia ma posso dirti che fermarsi dopo 30-40 pagine, a fronte di un'opera che conta su 7 libri, probabilmente è un po' riduttivo. Secondo Pennac hai tutti i diritti per farlo, ma non si può affermare che rimanga il diritto di giudicare.
Posso dirti che questo Berlicche ha sprazzi di buona qualità ma nel complesso non mantiene le premesse; tuttavia l'idea di base non è male e diverse argomentazioni sviluppano pensieri e riflessioni interessanti e costruttive.
Mentre il primo dei tre libri della Cosmic Trilogy - pian piano avanzerò - è sinceramente buono. Tolkien preferiva il secondo, devo ancora lavorarci su - poi te - ve - ne parlo. Infine... il film che dici - e dire che non sono proprio un fanatico del genere, ma un discreto appassionato sì - mi aveva divertito parecchio. L'ho seguito fino in fondo senza mai sbadigliare o guardare altrove. C'era praticamente il revival di tutta le creature più straordinarie della mitologia greca e non solo: sono tornato alle letture d'infanzia... prova a dargli una seconda chance, magari più in là...

e si che c'hai pure ragione, quaranta pagine sono poche per giudicare. Pennac non lo tengo in gran considerazione, pur avendolo letto. Il film non m'ha certo aiutato. Che ti devo dire, può essere non sia nelle mie corde. Oppure l'ho letto distratto e controvoglia. Non ricordo, a dire il vero. Più in là seconda chance possibile, certo, magari con un altro stato d'animo. Come dovrei darla alla Nothomb (pure "Mercurio" lo lessi controvoglia), a quanto pare. Omaggi.

Non conosco l'autore, non è il mio genere. Mi fermo alla pagina e alla frase conclusiva che offre, da sola, ampi spunti per la meditazione .
"Cercare dio non significa trovarlo dove qualcuno ha scritto che sia".

27. (il bello è che Lewis risponde indirettamente raccontando del cosmo e di altri popoli, nella trilogia spaziale!).
*
26. Intanto posso assicurarti che almeno due dei tre volumi della trilogia spaziale, ingiustamente meno pubblicizzata, faranno una gran figura sulla tua scrivania, un bel giorno. Beh, se sarà mi dirai:)

Concordo con la maggior parte dei commenti. ho letto le lettere di berlicche (e il molto più scarso seguito, il brindisi di berlicche). Li ho trovati stimolanti ma mai geniali. Trovo trasudino un umore apostolico decisamnete fuori contesto, con berlicche che, quando parla del "nemico" si lancia in malcelate lodi.
Offre sicuramente moltissimi spunti di riflessione. un po' pesante ed a tratti tremendamente filo-elitarista... mah

> 20 definire i versi del signore degli anelli brutti e poveri è un po' eccessivo. sul fuori contesto si può discutere.

>13 se i metti a leggere Martin son curioso dei commenti che ne verranno fuori...

30, 13. Perché non ce lo presentate voi? Io sono nella solita situazione, ripesco tra gli scaffali e spolvero. Avrei dovuto leggere la Cosmic Trilogy nel 2002-2003...:)

31> Martin non è letteratura, non più di quanto non lo siano Heinlein, Asimov o King. È cazzeggio piacevole e ben scritto, ma sempre cazzeggio.

31, 32> magari cazzeggio è un po' riduttivo. lettura d'evasione diciamo (anche se heinlein un posticino lo meriterebbe). Poi, anche se si volesse introdurre a fianco di cotanta letteratura libri di svago... non so che figura ci farebbero. un giorno magari, quando ci sarà un archivio per genere letterario... chissà.
infine, sono (almeno da parte mia) i mezzi a mancare. credo che la struttura e le formalità che reggono una recensione letteraria (per voi tanto naturali) siano fuori dai miei automatismi. da cui le mie scarse partecipazioni al di fuori della sezione scienze...

33. Ragazzi, lo stile non è tutto. Esistono capolavori di fantascienza per via dell'originalità della trama, delle reminiscenze, dell'analisi dei personaggi; della capacità di scandagliare l'inconscio del proprio tempo. Penso, mi ripeto, a certe pagine di Dick.

Quanto al discorso "recensioni" o "schede": non è una cosa che ho imparato all'Università; è una forma mentis che ho personalmente perfezionato nel tempo. Fondamentalmente non esiste una struttura fissa; la ricchezza di un pezzo sta nella sua capacità di analisi comparativa, nella capacità di contestualizzare l'opera - non solo nella letteratura nazionale d'appartenenza - nella capacità di sintetizzare la trama senza svelarla e di evidenziare tratti fondanti o essenziali dello stile, del lessico, e via dicendo. Solo successivamente vengono altre osservazioni personali; ma quella è prosa, non "recensione". Quindi viene la precisione delle note bio-bibliografiche, con relativo approfondimento nel web. Gli automatismi subentrano solo con l'esercizio, e con le ripetizioni dell'esercizio - via via crescono le difficoltà; si va a misurarsi con qualcosa di estraneo, etc. Magari ne riparliamo nel forum!

Restiamo al tema, Lewis e autori accostabili o interessanti per ragioni tematiche.

Copertina, tags e archivio.

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