Douglas Coupland aveva saputo battezzare una generazione, diciott'anni fa, scrivendo “Generazione X” [1992]: la storia di una generazione che si raccontava storie per orientarsi nel proprio tempo, per capire quale fosse la propria identità, e la propria missione (collocazione). Un paio d'anni più tardi, durante il discorso per l'apertura dell'anno accademico alla Syracuse University, Kurt Vonnegut dice qualcosa di divertente (irriverente): "Ora, voi giovinastri volete un nome nuovo per la vostra generazione? O forse no, volete solo trovarvi un lavoro, giusto? Beh, i media ci fanno un grandissimo favore a chiamarvi Generazione X, vero o no? Giusto a due lettere dalla fine dell'alfabeto. E dunque io ora vi battezzo Generazione A e vi dichiaro all'inizio di una serie di trionfi e fallimenti spettacolari, allo stesso modo di Adamo ed Eva tanti anni fa" [La fonte originale, in lingua inglese, sta qui].
Era l'8 maggio 1994. “Generation A” [2009; IT, Isbn, 2010] si apre con due epigrafi. La prima è di quel cialtrone nichilista di Malcolm McLaren, e fa semplicemente ghignare. La seconda è questa qui. E fa meditare. Perché il resto del discorso di Vonnegut dice qualcosa in più di particolarmente seducente e intelligente e condivisibile, e forse Coupland voleva che ognuno di noi prendesse e andasse a cercarlo. Il papà di “Mattatoio n.5” prende e domanda scusa ai giovani allievi dell'università di Syracuse, ed è come se parlasse a tutta la nuova generazione di giovani occidentali. “Chiedo scusa: avevo detto che avrei domandato scusa, domando scusa ora. Chiedo scusa per via del terribile casino in cui si trova il pianeta. Ma è sempre stato un casino. Non sono mai esistiti i 'bei vecchi tempi': ci sono stati soltanto 'tempi' […]. E allora sapete che faccio? Dichiaro tutti membri della Generazione A. Domani è un tempo nuovo per tutti noi”. Nel suo discorso non parla di “tempo”, ma di “giorni”. Loro dicono “Good old days”, ho tradotto “tempi” per mantenere il discorso accessibile. Insomma: Vonnegut voleva dire ai ragazzi che non c'era nessuna ragione di disperare per il loro disorientamento e per le loro difficoltà, perché ogni generazione ha le sue ragioni di sofferenza, disorientamento e difficoltà. Una volta è la guerra, una volta è la recessione economica, una volta è la decadenza della cultura, un'altra la pestilenza, un'altra la miseria. Non esiste il giardino dalle mele d'oro, prendete a calci nel culo quelli che vi dicono che ai loro tempi le cose andavano meglio. L'importante è, semplicemente, non mitizzare il passato, perché l'età dell'oro non è esistita mai, con buona pace di quanto asseriva lo storico Eric Hobsbawm, nel suo “The Age of Extremes”. Non ci credete a quei vecchi che vi dicono che il meglio è, in assoluto, alle vostre spalle. È così solo per loro.
Coupland, nel suo nuovo libro, prende atto delle battute del vecchio grande Vonnegut. E ci accompagna in un futuro prossimo: un futuro in cui, come ha scritto qualche giorno fa Culicchia su “Gioia”, la profezia di Einstein è a un passo dall'essersi avverata. Le api si sono estinte ma noi esseri umani siamo ancora in piedi. E se siamo in piedi, forse, è perchè una manciata di noi sono stati punti, improvvisamente, inaspettatamente. In cinque diverse parti del mondo. È successo a Julien, cittadino parigino, intellettualoide e alienato dai videogame, è successo a Samantha, neozelandese che giocava a fare strani toast tra un emisfero e l'altro, è successo a Zack, che disegnava strane cose nel grano, nell'Iowa, è successo a Diana, una ragazza dell'Ontario che soffriva la sindrome di Tourette, è successo ad Hari, un centralinista dello Sri Lanka capace di incredibili trovate commerciali – si fa per dire. I cinque prescelti si ritrovano improvvisamente a guadagnare una fama e una considerazione che non avrebbero mai pensato di poter avere. Li ritroveremo, di lì a poco, catturati da sedicenti scienziati e costretti a fronteggiare strani test, e poi trasferiti in un'isola a metà strada tra Canada e Alaska, a raccontarsi storie a turno: in uno scoperto [“Samantha”, pp. 216-217] omaggio postmoderno al nostro “Decameron” di Boccaccio. “Raccontiamoci storie di stalker, supereroi e culti”, dice una di loro. E ciascuno prende la sua strada. Sullo sfondo, la ricerca dell'umanità d'una droga che sappia alterare la percezione del futuro, diciamo così: e l'illusione di poter trovare il sentiero principe per una nuova narrazione delle nostre vite e della nostra società, per rovesciare l'angoscia dell'autodistruzione, dell'apocalisse prossima ventura. Non senza la solita ironia di Coupland, e non senza qualche incursione nel grottesco (notevole la vicenda dei genitori che ammorbano la figlia ripetendo che non credono più in niente. Come se cambiasse qualcosa: come se fosse vero: come se avesse senso).
Chiudo, per una volta, con l'incipit del libro. “Com'è possibile essere vivi e non interrogarsi sulle storie di cui ci serviamo per ricucire questo posto che chiamiamo mondo? Senza storie, il nostro universo non è altro che pietre e nuvole e lava e tenebra. È un paesino raso al suolo da ondate di acqua calda che non lasciano traccia di quanto esisteva prima. […]. E poi cosa fate? Pregate, forse? Cos'è una preghiera se non il desiderio che gli eventi della propria vita si raccolgano a dare forma a una storia, qualcosa che dia senso a eventi che si sa che possiedono un significato? E così io prego”.
La letteratura può salvarci. Credo.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Douglas Coupland, “Generazione A”, ISBN, Milano 2010. Traduzione di Marco Pensante. Collana “Special Books”, 4. 400 pagine, 15 euro.
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Douglas Coupland aveva saputo
Douglas Coupland aveva saputo battezzare una generazione, diciott'anni fa, scrivendo “Generazione X” [1992]: la storia di una generazione che si raccontava storie per orientarsi nel proprio tempo, per capire quale fosse la propria identità, e la propria missione (collocazione). Un paio d'anni più tardi, durante il discorso per l'apertura dell'anno accademico alla Syracuse University, Kurt Vonnegut dice qualcosa di divertente (irriverente):
[generazione a] ecco i video
[generazione a] ecco i video di lancio d'antan: http://www.designerblog.it/post/7206/douglas-coupland-dalla-generazione-...
[coupland] "Cos'è una
[coupland] "Cos'è una preghiera se non il desiderio che gli eventi della propria vita si raccolgano a dare forma a una storia, qualcosa che dia senso a eventi che si sa che possiedono un significato? E così io prego”."
[coupland] ottimo:). Curioso
[coupland] ottimo:). Curioso di sentire le tue impressioni.
[Coupland] Sono molto curioso
[Coupland] Sono molto curioso di leggerlo e sono felice che l'abbia tradotto l'ISBN. Tu cosa ne pensi di Generazione X?
[coupland] mmm. Penso che
[coupland] mmm. Penso che adesso, 18 anni dopo il grande successo editoriale internazionale, potrei leggerlo con la dovuta serietà:). E' abbastanza invecchiato.
[Generazione A] Anche io ho
[Generazione A] Anche io ho letto tanto tempo fa Generazione X e pensa che l'avevo trovato già stanco a quei tempi.
[coupland] una cosa è sicura.
[coupland] una cosa è sicura. E' un autore che andrebbe letto in lingua inglese, da chi ha robusta conoscenza della cultura nordamericana e non si perde nessuna battutina sottotraccia per strada.
[Coupland] Concordo con te. E
[Coupland] Concordo con te. E prima o poi rimetterò giù la testa per studiare e andare da qualche parte ad impararlo per bene.
[generazione a] Mercury Rev:
[generazione a] Mercury Rev: Chasing a Bee.
http://www.youtube.com/watch?v=aOuMd9cAs60
Those seducers
bombed out lovers, gallant red flocks of mellow seducers, fine eager seekers, deep deef down
beautiful lines from above and we're all a-glow
raise her head and things get warm, hold on to its leg, before it flies away
sun lit walks, I feel no harm, my primitive words match my primitive heart
it's not as easy as it may seem, remember that yourself is steam
and of course it don't mind, chasing a bee inside a jar
and of course it don't mind, chasing a bee inside a jar
Then like sheep led to sacrifial slaughter, they don't mind, but they oughta, all the time (they oughta)
their pretty shells are so inviting, well protected
their eyes are rivers, they give me shivers
it's not time for the real life sign, it's not time for these fears of mine
it's not time for the real life sign, it's not time for these fears of mine
i'm feeling troubled, i'm feeling trapped, can't shake that bubble off my back
it's not as easy as it may seem, remember that yourself is steam
it's not as easy as it may seem, remember that yourself is steam
it's not time for the real life sign, it's not time for these fears of mine
i'm feeling troubled, i'm feeling trapped, can't shake that bubble off my back
i feel no harm, i feel no harm, ...feel no harm
its not as easy as it may seem, remember that yourself is steam
what once was lost will never be found, keep spinning in circles until you break new ground
*
MERCURY REV. Chasing a bee.
[generazione a] articolo on
[generazione a] articolo on line anche in PARADISO: http://www.paradisodegliorchi.com/cgi-bin/pagina.pl?Tipo=recensione&Chiave=898
[coupland, radiocapodistria]
[coupland, radiocapodistria] Amices! Come ogni 2a e 4a domenica del mese, all’interno dell’AGENDA IN ORBITA su RADIO CAPODISTRIA, ON AIR DALLE H 14 ALLE 14.30 ( www.radiocapodistria.net/ ) DOMENICA 10 OTTOBRE sarò ospite di Ricky Russo, living legend, ex calciatore del Chiarbola, speaker e spirito rock triestino, per parlare di libri. Questa volta, ho scelto MODEO e COUPLAND
BUON ASCOLTO! A DOMENICA!
E per recuperare la registrazione... http://therussosinorbita.blogspot.com/
[Coupland - generazione A]
[Coupland - generazione A] Sono arrivato a pagina 180 e l'ho mollato. Non mi capitava da tanto tempo di mollare un libro a metà ma sinceramente non ce la facevo proprio a proseguire nella lettura. Mi stavo annoiando e poi devo dire una cosa: troppo nordamericano...non so spiegare perchè...ma è proprio lontano da me.
[coupland] d'altra parte
[coupland] d'altra parte c'era già il tuo precedente con l'opera prima... ;).
Quanto ai nordamericani, consolati sempre con Thoreau. http://www.lankelot.eu/letteratura/thoreau-henry-david-uomini-non-suddit... - un esempio di nordamericano nostro simile.