Cotroneo Ivan

Cronaca di un disamore

Autore: 
Cotroneo Ivan

‘Cronaca di un disamore’ è un romanzo che parla d’amore certo, ma anche di demolizioni, ossessioni, mancanze feroci, ricordi che sopraffaggono, desideri e disperazioni.
È un romanzo semplice nella struttura della trama e nell’esposizione che diventa però assai complesso, un gioco di incastri, più affonda nelle viscere del personaggio, più strappa brandelli di un sentimento passato quanto presente.
Maurizio ha lasciato Luca e Luca non capisce, non riesce ad accettare la perdita, l’assenza, una fine che non gli torna, sembra un incubo da cui cerca disperatamente di svegliarsi. Allora ci passa sopra, ogni giorno un po’, ogni volta un frammento che rivive per poi gettarselo alle spalle. È un percorso lento, quello di Luca, che lui stesso detesta, non è consapevole della strada che sta percorrendo, sente solo il dolore insopportabile e la perdita di un organo vitale, il cuore che gli è strato strappato dallo stesso Maurizio il giorno in cui l’ha lasciato con ‘belle’ parole. Il cuore di Luca, dunque, si sposta con Maurizio mentre il suo corpo muta, dimagrisce e si contorce, si riempie di nuove cicatrici che sembrano sempre più vive e pulsanti. Sembrano.

“Il semaforo scatta, tutti ripartono, e Luca resta lì a domandarsi dove sia Maurizio, e dove stia portando in giro il suo cuore.” (pag.94)

Di fatto in questo romanzo tutto è già scritto dai primi capitoli eppure c’è un’energia, una forza tra le righe che si afferrano solo assaporando i brevi capitoletti con calma, lasciando fluire i respiri di Luca, i brandelli passati che riemergono per poi essere lanciati lontano, sempre più lontano, proprio là dove non lo possono più scalfire solo che lui stesso non lo sa, non si accorge che sta percorrendo la strada del disamore. Perché Luca ama. Sempre e comunque. E fa di tutto per ritornare con Maurizio, lo cerca e lo desidera con l’intensità dei grandi sentimenti, lo sogna con la forza dei programmi mai realizzati, lo aspetta con la voglia di assaporare quel corpo imperfetto eppure rassicurante, che lo ha fatto stare bene.

“Dormì. Non mangiò. Si svegliò di notte chiedendosi cosa gli avessero strappato dal petto. Capì che essere lasciati significa più di tutto essere derubati del futuro.” (pag. 96)

I due protagonisti sono adulti moderni, trentacinque anni Luca, più di quaranta Maurizio, eppure sono palpabili le incertezze, i ritmi ancora irregolari, le ricerche quasi adolescenziali che li portano a piacersi ma anche a dividersi.
In questo romanzo l’amore ha colori, odori, sapori, luoghi, voci, risate e singhiozzi. È un amore poliforme, mutevole. Tutto e il contrario di tutto perché, di fatto, è un amore che sta cercando in tutti i modi di andarsene, scomparire, zittirsi, allontanarsi. Disamore dunque, un processo strano, complicato, che il lettore avverte con certezza solo verso la fine, quando i gesti di Luca sono ormai esasperati, stralunati, sconclusionati nella loro dignitosa lucidità.
C’è una scena in particolare che decreta il percorso, che svela cosa sta davvero facendo Luca in mezzo al caos dei ricordi, delle finte speranze e dell’annullamento, ed è una scena semplice, tenera che Cotroneo infila delicatamente nella trama aspettando che il lettore se ne accorga da solo, che non è una scena della tante, è la scena che identifica il disamore.
Luca va a farsi una nuotata in mare, ha lasciato la città per concedersi una breve vacanza nella stessa casetta dove lui e Maurizio erano stati mesi prima, quando stavano insieme. Luca inizia a nuotare e ogni bracciata è faticosa, dolorosa. Luca è stanco, affaticato, avrebbe bisogno di riposare eppure continua senza voltarsi indietro, ogni bracciata lo porta sempre più lontano dalla riva finché si fermerà e noterà quanto si è allontano sicuro di non poter tornare, di non riuscire a ripercorrere lo stesso tratto eppure riparte. Bracciata dopo bracciata raggiunge la riva e rientra in casa. Così ogni sera prima della cena Luca si lascia avvolgere dal mare scuro e nuota sempre più lontano, ogni giorno qualche bracciata in più poi rientra. Eccolo dunque il disamore che chiude il cerchio, un allontanamento lento ma progressivo, costante.

“Piano, con una sicurezza crescente, capisce perché è venuto fin lì. Perché l’isola lo voleva. Pensa: nessuno si ricorderà di noi. Noi non ci ricorderemo di noi. Oggi sei entrato nel mio passato, nel passato della mia vita. Adesso capisce cosa succederà. Sarà sempre come oggi. Ogni sera, prima del tramonto, andrà a nuotare. Ogni sera si tufferà e si spingerà sempre più lontano …” (pag.132-133)

Non creda però il lettore che questa ‘cronaca’ sia scontata, banale. Tutt’altro. Il finale ci mostra un altro Luca sotto ogni punto di vista, come se il disamore lo avesse cancellato per lasciare al suo posto un’altra persona che si, si chiama sempre Luca ma non ha molti elementi in comune con il protagonista delle precedenti pagine. Ed è così evidente che questo Luca sa, di essere diverso, di avere bisogni che prima ignorava, di non riuscire più a vivere quei sentimenti che invece prima, con M erano spontanei, naturali. M è tutto ciò che gli resta del suo amore per Maurizio, neanche il nome per intero gli è rimasto.  
Ogni tanto poi, in mezzo ai brevi flash del passato e del presente di Luca, Cotroneo inserisce capitoli che sono lì per tutti, per il lettore ma forse anche per se stesso. Capitoli che c’entrano con l’amore e quindi anche con Luca e Maurizio ma il lettore sente che è solo un dettaglio, per qualche paragrafo la storia non è più importante, resta in stand-by il tempo di concedere al lettore un ampio respiro e una riflessione.

“L’innamoramento, nei suoi comportamenti, presenta analogie con tre precise categorie di individui: gli affetti da disturbi ossessivi compulsivi, i tossicodipendenti, e le persone colpite da depressione” (pag.111)

Nella  mia copia del romanzo sopra questa frase che inizia un capitolo deliziosamente crudo c’è la mia calligrafia storta che con la matita, mentre leggevo, ha scritto ‘meraviglioso!’. Appunto.

“Pare che le lacrime siano nate nel corso dell’evoluzione della specie …[…] Nacquero così le lacrime basali. Ciascuno di noi ne sviluppa quindici centimetri cubici all’anno. Esse non si trasformano mai in goccia vera e propria, e servono in sostanza a tenere umido l’occhio. Esistono poi le cosiddette lacrime riflesse, quelle che sgorgano in seguito a un fenomeno esterno… […] E infine le lacrime emotive, detta anche psicologiche, che dipendono da fattori appunto emotivi. […] Le lacrime basali e riflesse differiscono completamente per composizione da quelle emotive. “ (pag.89)

Ossessioni, dipendenza, sbalzi d’umore e lacrime. Eccolo quindi l’amore nelle sue manifestazioni più comuni eppure così spesso banalizzato, ignorato per star dietro al ritmo della giornata, gli impegni e il lavoro. Non è così per Luca che davvero sente tutto e non si risparmia. Neanche quando Maurizio è solo M, neanche quando passa davanti a casa sua senza pensarci. Luca ha bisogno di essere toccato, di sentirsi ancora vivo, per non ripiombare in quel abisso che lo ha quasi risucchiato. Quasi.
La scrittura è semplice e ritmata, accompagna il lettore, i capitoletti sono intercalari veloci che solleticano la voglia di proseguire come se non ci fossero mai abbastanza parole per. Come se l’amore fosse più forte a ogni nuova pagina che ci si appresta a leggere. Come se l’annegamento fosse si lento ma anche dolce, contorto, sottilmente ironico e rassicurante. Come se tutti fossimo quel Luca.

“ Qualcuno, da qualche parte, quando ero piccolo, deve avermi detto che quando si è così amati non si può non amare, […] E io lo so adesso, lo so bene, che questa è la più grande cazzata del mondo, eppure non riesco a mollare, non riesco a mollarti, non riesco a non pensarti. Ogni ora che passa è sempre un po’ peggio. […] E tu salvami che sto affogando nel mare, e poi picchiami a sangue sulla spiaggia e fammi tornare a essere me stesso. “ (pag.38)

EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE

Cotroneo Ivan (Napoli, 1968). È il traduttore per l’Italia delle opere di Michael Cunningham e Hanif Kureishi. Scrive per il cinema, la televisione, la radio. Ha pubblicato anche  ‘Il piccolo libro della rabbia’, ‘ Il re del mondo’ e ‘ La kryptonite nella borsa’.

APPROFONDIMENTI IN RETE

Il sito di Ivan Cotroneo dove si possono rintracciare informazioni, recensioni e news.

ISBN/EAN: 
9788845259821

Commenti

Nuovo articolo di Barbara Gozzi!

Volevo precisare che volutamente non mi sono soffermata sull'omosessualità dei personaggi perché di fatto non ha nessuna rivelanza per la trama, l'analisi e gli svolgimenti. L'amore non risente del fattore sesso o quanto meno è quello che ho percepito io, se non avessi saputo da subito i nomi non mi sarei neanche posta la questione.

Ti ringrazio per la condivisione delle tue emozioni.
Ho delle domande tecniche da porti.
1 - a chi associ Cotroneo, nella scrittura? Antecenti, contemporanei. Italiani in primis.
2 - dove lo posizioni, nella letteratura italiana contemporanea?

Infine:
"I due protagonisti sono adulti moderni, trentacinque anni Luca, più di quaranta Maurizio, eppure sono palpabili le incertezze, i ritmi ancora irregolari, le ricerche quasi adolescenziali che li portano a piacersi ma anche a dividersi."

> Per quali adulti non è così?

Ave!

Caro Gianfranco,
mi spiace che la recensione non sia tanto tecnica quanto meritava ma di fatto questa è stata una lettura di pancia dove i sentimenti hanno assordato i miei 'analizzatori di testo', la matita in mano ce l'ho sempre ma ogni tanto non riesco a 'studiare', leggo e vado via.
Comunque penso che la scrittura di Cotroneo in questo romanzo breve sia ancora in 'evoluzione', alla ricerca di una sua voce più forte e univoca. Ogni tanto ci ho sentito frasi più sperimentali, le si potrebbero definire dove mi è sembrato di avvertire la ricerca, il tentativo si scoprirsi come autore.
" Si erano incontrati per caso, in una discoteca, dopo un pranzo di lavoro avvenuto due giorni prima durante il quale si erano conosciuti e avevano scambiato poche parole" (pag.12) Come qui ad asempio dove si percepisce un registro un pò diverso da altri punti più diretti, scivolosi quasi.
"In questi giorni, tra i momenti brutti, non c'è un momento peggiore del risveglio. Quando Luca apre gli occhi, non riesce a non pensare a Maurizio, alla sua assenza. Più precisamente, gli sembra di avere già pensato a lui tutta la notte, e quando finalmente si sveglia si limita a continuare a farlo." (pag.25) Mentre qui le ripetizioni danno un ritmo che secondo me non è ancora quello di Cotroneo, del Cotroneo autore che usa la sua voce intendo, ma ci sta provando, a tirarla fuori questa voce. Io l'ho letto 'sentendoci' questi elementi tecnici.
E ti dirò che non leggevo un romanzo di questo tipo da molto tempo, anni sicuramente. Come atmosfera, intento di scavo sentimentale e sospensioni mi ha ricordato certe ambientazioni di Steven Sparks ma lì mi fermo. E' un testo dove il passato e il presente si incrociano, i livelli temporali progrediscono insieme solo che il primo (il passato) deve arrivare fino a un certo punto per poi staccarsi definitivamente dal personaggio mentre il secondo (il presente) cerca faticosamente di trovare un percorso alternativo, che lo sleghi dai ricordi, da odori, colori e sapori impressi nella memoria.
Poi ripeto, penso che Ivan Cotroneo sia in evoluzione, anzi è già andato oltre nella ricerca linguistica rispetto a questo romanzo breve per cui mi è difficile ora collocarlo nel panorama letterario italiano avendo per adesso letto solo questo. Basta sbirciare il breve stralcio pubblicato su Letteratitudine di 'La kryptonite nella borsa'(Bompiani, 2007) per rendersi conto che lo stile, l'approccio sono cambiati molto.
"Quando Peppino aprì gli occhi e vide, nel buio della sua stanzetta, la sagoma allampanata di Gennaro seduta ai piedi del letto, che gli sorrideva tranquillo con i suoi denti sghembi, non ebbe affatto paura.

Prese gli occhiali dal comodino, se li infilò con attenzione, raddrizzò la stanghetta rotta e lo guardò bene, per essere sicuro di non sbagliare. Sì, era proprio lui.

?Ciao Gennaro. Come stai??

?Come mi vedi. Bene.?

In effetti, agli occhi di Peppino, Gennaro non stava affatto male. La calzamaglia blu era quella di sempre, così come la sua maglia a collo alto non particolarmente pulita. La mantellina rosa era annodata stretta sotto il collo, con un bel fiocco sistemato, e Gennaro la scostò dal petto con studiata noncuranza, molto elegantemente.

Il suo sguardo era attento, e perfino allegro.

Non aveva ingessature, né segni sul volto. Non sembrava riportare nessun effetto secondario in seguito allo scontro frontale con l?autobus numero 111 barrato, a parte, forse, una nuova pettinatura: fosse stata o meno una conseguenza dell?impatto, ora teneva i capelli tutti tirati all?indietro, che non gli stavano nemmeno male. Peppino decise di porgli subito la domanda che gli premeva, senza girarci troppo intorno.

?Genna?, senti una cosa? Io non capisco? Ma tu, non eri morto??

?Io? E chi te lo ha detto??

?Mamma? zia Titina? tutti.?

?La gente parla solo per parlare.?

?Ma quelle dicono che il pullman ti ha investito.?

?Il pullman mi ha investito, questo è vero. Esso non si è fermato. Ma io non sono morto.?

?E allora chi hanno messo nella bara in chiesa??
Per il post completo qui:
http://letteratitudine.blog.kataweb.it/2008/01/21/la-kryptonite-nella-bo...

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> Per quali adulti non è così?
Dici che ormai siamo generazioni di adulti adolescenti nell'animo, nella gestione dei sentimenti? Può essere...

Sempre dal post di Letteratitudine copio/incollo una risposta dello stesso Cotroneo, interessante perché ne spiega i gusti letterari, gli autori che predilige.

"Oltre a Hemingway, mi sarebbe piaciuto essere un sacco di altri scrittori. Ne cito cinque. Carver, Simenon, Fitzgerald, la Morante e vorrei essere bravo come la Munro."

Perfetto. Grazie per l'integrazione e per l'approfondimento.
Grazie ancora per la condivisione.