Se si dice "Canarie", la mente vola subito alle vacanze, all'Oceano Atlantico, ai vulcani, alle spiagge, per gli amanti del ciclismo il monte Teide richiama i ritiri in altura dei professionisti che si preparano in vista dei grandi appuntamenti della stagione. Se avete pensato a tutto questo, allora "Quindici giorni di novembre", il noir di José Luis Correa sarà una bella sorpresa per voi.
Un noir bruciato dal sole, dolente, tragico, dove si aggirano i fantasmi dei romanzi di Manuel Vázquez Montalbán, Dashiell Hammett, Raymond Chandler, dai risvolti inaspettati e con un finale davvero sorprendente.
Il cuore di questo libro è racchiuso splendidamente nella citazione in apertura della scrittrice uruguayana Carmen Posadas "Il prezzo di una buona reputazione è sempre il silenzio. O la morte." perché sono la Buona Reputazione, le convenzioni sociali quelle che vengono messe alla berlina in questo noir.
Protagonista del romanzo è il detective quarantenne Ricardo Blanco, un uomo che si è trovato quasi per caso ad aprire un'agenzia di investigazione, innamorato della letteratura, della musica, delle donne, donne che hanno lasciato e lasceranno profonde ferite nel suo cuore e nel suo fisico, amico di uomini che vivono nei bassifondi della società ma sempre pronti a dargli una mano nei momenti del bisogno. Ricardo Blanco è un uomo che non si ferma di fronte al dato di fatto, che ama scavare negli angoli più bui dei casi che gli vengono sottoposti, che ama farsi trascinare fino a quegli abissi da cui molti uomini si sottrarrebbero volentieri.
"Dalla notte in cui Miguel Moyano, mio socio e amico, mi propose la strampalata idea di metter su un'attività con i suoi soldi e il mio tempo libero e io gli risposi, d'accordo, perché non un'agenzia di investigazione? E lui sentenziò, con gli occhi lucidi per il whisky di malto, cavolo potrebbe essere divertente, un Moyano nei panni di Sam Spade. A poco mi servirono, quindi, i vari corsi di laurea per corrispondenza non terminati - Ingegneri, Giurisprudenza, Psicologia alla Uned - che collezionavo come fossero immaginette. A partire da quella data cominciai a dare spazio all'intuizione e, soprattutto, a un'alleanza con la fortuna, che quest'ultima aveva scrupolosamente rispettato." (pag. 11)
Il caso su cui Ricardo viene chiamato ad investigare non è certo dei più semplici. Una giovane e bellissima donna, "figlia di papà", Maria Arancha Manrique lo incarica di indagare sul suicidio del fidanzato e promesso sposo Antonio Camember, detto Tonuco, uomo della ricca borghesia di Las Palmas. Fin da subito il caso presenta zone d'ombra, il suicidio è stato archiviato senza indagini approfondite e l'ipotesi dell'omicidio appare invece sempre più plausibile e col trascorre dei giorni Ricardo è costretto a muoversi fra le pieghe di una gioventù indolente, annoiata, finendo per essere lui stesso avviluppato da questa cortina di silenzio, di mezze verità, di terribili segreti, dove nemmeno l'amore che lui stesso proverà per la bellissima Maria sarà qualcosa di così certo, di così esente da dubbi, fino a giungere ad un finale inaspettato ed emozionante.
"Quindici giorni di novembre" è un noir che se non si discosta molto dalla tradizione noir per la consueta caratterizzazione dell'investigatore e per una certa verbosità narrativa, che talvolta innervosisce per le sue incessanti divagazioni e ripetizioni e che avrebbero necessitato di qualche taglio o maggiore pulizia stilistica, rivela invece le sue qualità migliori da una parte nel ricreare quasi fedelmente l'atmosfera di una certa borghesia annoiata disposta a tutto pur di mantenere il proprio status sociale, talmente annoiata da ritenere un suicidio o un omicidio come un episodio come tanti altri e dall'altra nella punizione che viene inflitta ai responsabili, una punizione quasi apocalittica, un marchio che niente e nessuno potrà mai cancellare.
Edizione esaminata e brevi note:
José Luis Correa (Las Palmas, 1962), scrittore spagnolo. Insegna all’Università di Las Palmas. Correa ha ricevuto numerosi riconoscimenti per il suo lavoro, tra cui il Premio Benito Pérez Armas e il Premio Vargas Llosa.
José Luis Correa, "Quindici giorni di novembre", Del Vecchio Editore, 2010. Traduzione di Alberto Malcangi.
Sul web:
http://www.jlcorrea.com/Bienvenida%20todo.htm
Andrea Consonni, dicembre 2010
Commenti
[Quindici giorni a novembre]
[Quindici giorni a novembre] Quindici giorni a novembre, un noir spagnolo.
[correa] alè, in home. Bel
[correa] alè, in home. Bel lavoro And!
[correa - posadas] a
[correa - posadas] a proposito di quanto scrivi qui: "Il cuore di questo libro è racchiuso splendidamente nella citazione in apertura della scrittrice uruguayana Carmen Posadas "Il prezzo di una buona reputazione è sempre il silenzio. O la morte." perché sono la Buona Reputazione, le convenzioni sociali quelle che vengono messe alla berlina in questo noir."
> direi che un bel link ci sta tutto: http://en.wikipedia.org/wiki/Carmen_Posadas
[del vecchio] il tuo
[del vecchio] il tuo bilancio, and, al termine di questo primo incontro con tre loro pubblicazioni?
[Del Vecchio] Uhm, il mio
[Del Vecchio] Uhm, il mio bilancio. Fino ad ora ho letto tre noir e su questi posso dirti che sono buoni libri, non certo capolavori. Autori marginali, magari anche conosciuti nei loro paesi e non solo, ma che rimangono a mio modo di vedere marginali, seppur interessanti e migliori di molti altri autori più strombazzati e che escono per case editrici più note. Nel complesso, forse anche per la grafica scura, mi ricorda un po' la Meridiano Zero. Credo che ci sia ancora tanta tanta strada da fare e speriamo che abbiano il coraggio di osare. Osare veramente come fu per la Meridiano Zero.
[delvecchio-mz] ecco, direi
[delvecchio-mz] ecco, direi che questa potrebbe essere una buona traccia davvero per una parte della tua futura intervista al loro direttore editoriale. Scoprire se Vicentini & c. sono tra le fonti di ispirazione, se la scelta di puntare autori "laterali" si fonda su una filosofia, se la grafica deve qualcosa a qualcuno... tutte cose parecchio interessanti:)