Corona Mauro

Aspro e dolce

Autore: 
Corona Mauro

Ho terminato da poco la lettura dell'ennesimo Corona, non fresco di stampa (la chiusura del libro è data 2004) ma ancora abbastanza recente: vorrei capire se Mondadori crede di aver trovato la sua gallina dalle uova d'oro o se l'autore, stanco di trascorrere le giornate tra arrampicate montane e intaglio del legno, ha deciso di consacrare il tempo della maturità alle proprie memorie.

Non so neppure cosa sia bene augurare, nè a Mondadori (non conosco i dati di vendita del signore di Erto) né al Corona, che forse per la prima volta può capire cosa sia la fama, quanto costi e che cosa chieda in cambio.
Ho un ricordo dei suoi primi libri - pubblicati dalla saggia editrice pordenonese Biblioteca dell'immagine - come di una lettura fresca, genuina. Senza fronzoli, per nulla letteraria, ma assai evocativa (consiglio le recensioni di questa prima produzione a firma di  Marina Monego qui su Lankelot ). In quei libri, scritti un po’ per caso, c'era lo spirito di un uomo che raccontava il suo rapporto con la natura, una storia d'amore  in piena regola.
E' passato qualche anno, e ci dev'essere stato chi ha fiutato l'affare.
Corona, noto per le sue sculture lignee e qualche impresa alpina, ne aveva da raccontare: erede dei sopravvissuti alla sciagura del Vajont, uomo del bosco, specie di yeti che il contatto con il genere umano sembra aver sempre spaventato all'inverosimile, parte di un mondo perduto (non solo per colpa della frana che cancellò in pochi minuti Erto, Casso e Longarone) e antico, ma anche operaio in una cava di marmo, compagnone di bisbocce ad alta gradazione alcolica (e - aggiungerei dopo la lettura della succitata autobiografia - miracolato degno di beatificazione futura date le numerose volte in cui ha scampato una fine quasi scontata). Aggiungiamo l'indubbia capacità di una narrazione fascinosa e, se pur priva di bellezza letteraria, non vuota invece di contenuti anche profondi: il Corona scrittore, deve aver pensato qualcuno, è servito.
Tuttavia, Mondadori non è un piccolo editore di provincia che magari non fa vendite pazzesche ma mantiene la dignità di scelte libere e al passo con i ritmi di chi scrive. A me sa di macchina trita-tutto, asservita alle regole impietose del mercato e quindi richiede che si produca. Suppongo che Mauro Corona passi più tempo a scrivere che a fare altro, ultimamente e mi chiedo come si possano tradire le proprie radici (in senso neppure molto lato) per trenta denari che forse permettono qualche lusso in più, ma tolgono l’anima.
 
Vivo a poche decine di chilometri dalla provincia su cui è arrampicato il mondo dell'autore, anche la mia zona è stata colpita da una tragedia che ha segnato un "prima" e un "dopo" per migliaia di persone, anche la mia terra ha visto morire l'economia contadina con l'avvento di un progresso inarrestabile che del passato non ha lasciato traccia neppure sulle facce degli anziani, totalmente adattatisi ai "tempi nuovi".
Leggo Corona e mi vengono in mente i racconti di mio padre, dell'osteria dei suoi zii dove passava tutta la vita del paese, di quelli che per mesi salivano in malga con il bestiame e tornavano a svernare, storie di montagne infide, pascoli alti, emigranti e avvinazzati, violenze gratuite e quella durezza condita di miseria e ignoranza e servaggi eterni.
 
Corona racconta con dovizia di particolari un tantino ripetitivi proprio questo tipo di vita difficile, istintiva, priva di spazi per l'affetto, l'amore, la pietà. Si gioisce per un lavoro fatto bene e si festeggia con una grossa sbornia collettiva. Si affronta il lutto o la tragedia con altrettanta dedizione al bicchiere, ma da soli. Gli stati alterati generati dall'alcol scatenano le forze primitive dell'essere umano, lo abbrutiscono, lo rendono simile a bestia. I padri sono violenti e i figli apprendono mestieri e maniere alla dura scuola della vita: la legge del più forte e del più scaltro, la vendetta, l'assenza di rispetto per la donna considerata essere inferiore e oggetto, il rifiuto delle regole di convivenza civile sono il cibo quotidiano per i giovani di queste zone, che nel vino cercano il riscatto, il rifugio, il coraggio negati da un ambiente umano fondamentalmente povero.
 
Aspro e dolce, dice di sè Mauro Corona. Ma in questa maratona dei fatti di una vita non si scorgono molte tracce di dolcezza. L'autoanalisi non è sempre elegante:  si fanno nomi e cognomi delle persone incontrate in una suddivisione manichea della varia umanità  (con punte di assoluto cattivo gusto come nel caso di una fidanzata storica dal nome "di una nota marca di automobili"), si rievocano parentesi personali non proprio da incorniciare sotto le spoglie di una schiettezza ruvida e alla fin fine fastidiosa,  si giustifica in qualche modo ogni azione vigliacca o illegale scaricando semplicemente sull'alcol ogni responsabilità. L'intento dichiarato è quello di tenere lontani i giovani dai danni che questa dipendenza (dalla quale l'autore si dichiara poco coerentemente estraneo) genera, ma l'impressione è di un bilancio da far quadrare prima di tutto con se stessi.
 
Il registro narrativo ondeggia tra anticipazioni e misteri svelati, tra vorrei raccontare tutto fino in fondo ma non posso (e allora mi arrangio e chi vuol intendere...), e un linguaggio colloquiale che a tratti si fa inutilmente forbito. Mi chiedo, se un lavoro di editing c'è stato (e l'impressione purtroppo è che ci sia stato, ma sia rimasto a metà), quali linee abbia seguito: la "ruota libera" dei ricordi che nella prima parte scorre abbastanza ordinata, comincia a rotolare disordinatamente verso la fine del libro, e l'impressione è che ci sia troppa carne al fuoco (in previsione dei futuri memoriali, forse Corona avrebbe dovuto tenere qualche ricordo di riserva).
Gli anni, gli eventi, i fatti, i volti di una vita si accavallano in una specie di ridda dove - sempre sottolineata dalle colpe dell'alcol - la figura dell'autore emerge nitida, ma non ispira eccessiva simaptia. La continua autocondanna per stupidità è più arrogante che umile, il rimorso per certe azioni è reso vano dalla successiva vanteria, il rifiuto dichiarato per certo sistema non trova un'applicazione coerente nelle troppe strizzate d'occhio al mondo di cui forse incosciamente anch'egli desidera far parte.
 
A Mauro Corona va riconosciuto tuttavia il coraggio del confronto con un panorama letterario e culturale che potrebbe annientarlo: l'unica speranza è che la voce di fondo, quella genuina dell'amante della montagna e delle camminate sulla neve, degli animali e delle tradizioni perdute, non venga spenta dal frastuono delle promozioni e del successo facile, del "libro all'anno" e della fama.
Possa questo narratore ritrovare la poesia del "Volo della martora" e dei racconti della sua gente magari smettendo per un po' di scrivere a comando e fermandosi ad ascoltare di nuovo la voce armoniosa e il silenzio pieno di mistero dei suoi boschi.
 
 
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE

Mauro Corona (Erto, Pordenone 1950) scultore del legno, scalatore e narratore.
Ha esordito con Il volo della martora (CDA & Vivalda, 1997), cui sono seguiti per i tipi di Biblioteca dell'immagine Le voci del bosco (1998), Finché il cuculo canta (1999), Gocce di resina (2001), La montagna (2002). Con Mondadori ha pubblicato: Nel legno e nella pietra (2003), Aspro e dolce (2004), L’ombra del bastone (2005), Vajont: quelli del dopo (2006), I fantasmi di pietra (2006), Storie del bosco antico (2007), Cani camosci cuculi (e un corvo).
Vive e lavora a Erto.
 
Mauro Corona, Aspro e dolce. Mondadori, Milano 2006 (Oscar bestsellers). 397 p.
APPROFONDIMENTI IN RETE
Sito dell'autore www.dispersoneiboschi.it

 

  

Ilde Menis, novembre 2007

 

 

 

ISBN/EAN: 
8804553944

Commenti

Non si tratta di una stroncatura netta, ci sono alcune pagine in cui si narrano fatti personali e collettivi cui si deve enorme rispetto. La gente delle nostre montagne non ama esternare i sentimenti, di qualsiasi tipo siano, ed è facile parlare di orgoglio, arroganza, perfino rozzezza. Di fondo, c'è una solitudine profonda, antica e disperata.
In questo senso continuo ad ammirare Corona.

Per tutto il resto spero solo che l'autore si renda conto che non è scrivendo due libri all'anno neppure troppo originali che si diventa migliori o che si risollevano le sorti di una generazione "interrotta" come quella che ha attraversato il prima e dopo Vajont.

"Ho un ricordo dei suoi primi libri - pubblicati dalla saggia editrice pordenonese Biblioteca dell?immagine - come di una lettura fresca, genuina."

uff, sparito commento: volevo dire che sono d'accordo con queste affermazioni. Corona vende parechcio, ogni tanto guardo le classifiche su Repubblica, appena esce un suo libro è in testa, è diventato un fenomeno di costume.

"Possa questo narratore ritrovare la poesia del "Volo della martora" e dei racconti della sua gente magari smettendo per un po? di scrivere a comando e fermandosi ad ascoltare di nuovo la voce armoniosa e il silenzio pieno di mistero dei suoi boschi."
> L'autobiografia, come dicevo l'altro giorno, non l'ho letta, ma me ne aveva parlato una mia amica. Io spero che questo tuo auspicio si avveri, Corona dovrebbe tacere per un po' e uscire poi rinnovato, con la freschezza che aveva nei primi libri. Ottime osservazioni e critica, questa tua impressione l'ho comunque sentita da più parti, da altri lettori extra sito, è diffusa ormai. Speriamo la capisca anche il diretto interessato.

da qualche commento avevo intuito che sai rimasta delusa. E non posso che fare un sorriso amaro leggendo "Tuttavia, Mondadori non è un piccolo editore di provincia che magari non fa vendite pazzesche ma mantiene la dignità di scelte libere e al passo con i ritmi di chi scrive. A me sa di macchina trita-tutto, asservita alle regole impietose del mercato e quindi richiede che si produca"

****

"in questa maratona dei fatti di una vita non si scorgono molte tracce di dolcezza. L?autoanalisi non è sempre elegante: si fanno nomi e cognomi delle persone incontrate in una suddivisione manichea della varia umanità (con punte di assoluto cattivo gusto come nel caso di una fidanzata storica dal nome "di una nota marca di automobili"), si rievocano parentesi personali non proprio da incorniciare sotto le spoglie di una schiettezza ruvida e alla fin fine fastidiosa, si giustifica in qualche modo ogni azione vigliacca o illegale scaricando semplicemente sull?alcol ogni responsabilità" passo trascinante. Ma davvero in quelle zone il problema è così marcato? dell'alcolismo dico. Per esempio (di palo in frasca) io non lo avrei mai detto, ma in Messico la faccenda ha dei numeri da capogiro, sul serio, anche nelle regioni interne.

"Mi chiedo, se un lavoro di editing c?è stato (e l?impressione purtroppo è che ci sia stato, ma sia rimasto a metà), quali linee abbia seguito" > mondadori forse, oltre a triturare la sincerità ha scelto di risparmiare sull'editing :). O magari nessuno lo vuol fare gratuitamente

Marina e Baol, grazie della lettura attenta.
A Marina dirò che SPERO che uno che ha un sito ufficiale giunga anche alle nostre pagine e abbia sufficiente umiltà per riconoscere che va fatta un po' di marcia indietro. Oppure che qualcun altro glielo faccia capire. Perché io credo che la persona abbia davvero delle cose interessanti da dire, ma così si brucia in fretta (e parlo anche di certe recenti interviste, tipo quella su La7 che mi è stata descritta come abbastanza vergognosa...)

Baol: il problema dell'alcolismo qua da noi è storico. Quando negli anni Settanta in Italia si straparlava di droga, qui cominciavano a spuntare come funghi i club degli alcolisti anonimi (ed era ora!). D'altra parte mescola i seguenti ingredienti: freddo, ma tanto, almeno fino a dieci anni fa l'inverno andavi anche in pianura a -10 senza fatica, in montagna non ne parliamo. Poca istruzione (mio papà nel '79 diceva che i suoi scolari del professionale erano la prima generazione dai tempi di Adamo ed Eva che arrivava alle superiori) e lavoro prestissimo (ma io avevo compagni di liceo che erano precettati per vendemmie e raccolta del mais, fienagioni e quant'altro ogni autunno!), dopo le medie si andava a fare il muratore, l'apprendista elettricista, idraulico, l'operaio. Mia madre una volta andò dal padre di un'allieva molto brava a cercare di convincerlo a mandarla avanti magari in una scuola professionale. Lui disse "e dopo signora professoressa? trova un lavoro, un marito e io cosa ne ricavo? A me serve adesso con le bestie e nei campi". E poi la solitudine che deriva dal carattere chiuso, dall'orgoglio smisurato e ferito di chi si è fatto da sè, di chi si è tirato fuori da una miseria nera con fatica di generazioni.
L'alcol serve a dimenticare che non si è nessuno, che si è soli, che la vita è una fatica immane da mattina a sera e poi si muore e la felicità breve di qualche momento non avrà ripagato di nulla il sudore e il dolore.
Qui da noi il fenomeno più pesante a mio avviso è stato soprattutto l'alcolismo minorile e femminile.
Voi non avete idea. Io avevo dei compagni con madri alcolizzate, gonfie e rosse, vedevi il carrello della spesa pieno di vino, ogni settimana. E per mano il bimbo più piccolo.

I tempi stanno cambiando, l'alcolismo è ancora un grossissimo problema, adesso però mascherato bene. La disperazione della miseria non c'è più ma rimane quella della solitudine e di un individualismo feroce e insanabile.

Siamo abituati a leggere dei disagi delle periferie cittadine, anche grazie a tanta letteratura.
Ma esistono piaghe analoghe in posti magari impensabili anche se con modalità e per cause molto diverse...

7. Quello che dici è certo "triste", ma anche molto interesante. Sarebbe bello parlarne più diffusamente, perché racconti con proprietà e amara consapevolezza. D'altronde la mia stima è notoria. Non la prendere come mera adulazione, eh, promesso, sono incapace ad adulare :). Grazie.

"Corona racconta con dovizia di particolari un tantino ripetitivi proprio questo tipo di vita difficile, istintiva, priva di spazi per l?affetto, l?amore, la pietà. Si gioisce per un lavoro fatto bene e si festeggia con una grossa sbornia collettiva. Si affronta Il lutto o la tragedia con altrettanta dedizione al bicchiere, ma . Gli stati alterati generati dall?alcol scatenano le forze primitive dell?essere umano, lo abbrutiscono, lo rendono simile a bestia. I padri sono violenti e i figli apprendono mestieri e maniere alla dura scuola della vita: la legge del più forte e del più scaltro, la vendetta, l?assenza di rispetto per la donna considerata essere inferiore e oggetto, il rifiuto delle regole di convivenza civile sono il cibo quotidiano per i giovani di queste zone, che nel vino cercano il riscatto, il rifugio, il coraggio negati da un ambiente umano fondamentalmente povero."

Io non mi sorprendo molto, infondo tutto ciò accade anche in molti paesi sardi,le persone passano tutto il giorno a spaccarsi la schiena e il tempo che gli rimane chiusi dentro il bar centrale del paese. Sui padri violenti non si può non citare l'opera di Gavino Ledda. Una differenza per fortuna però esiste, ed è legata al ruolo della donna, nonostante quello che ha pensato quel giudice tedesco, incasa di mio nonno comandava nonna e per quanto ne so non è un caso eccezionale.

Baol, ti credo, facciamo così! :)

Red: qui sarebbe interessante approfondire. In Sardegna esiste una piaga dell'alcolismo? Devo dire che non lo sapevo.
E mi chiedo. Perché ad esempio in Sicilia, perfino nelle zone più povere e degradate (che non mancano) non si è mai sviluppata questa piaga?

10. ok :) Poi.

Infatti mi chiedevo come mai non si parla di altre regioni credo. Argomento interessante, davvero.

Mi sembra, da come parlate del roblema alcool, che venga fuori la propensione dei residenti in zone montagnose e isolate a darsi al sistematico assedio al proprio fegato. Io che sono originario di una serie di vallate strette e poco popolate non posso che confermare; ho appena lavorato con gli "anziani del paese" e una buona metà ha un problema di alcolismo molto grave.

Forse la differenza principale con le periferie, di cui Ilde faceva menzione, che conosciamo per interposta letteratura, è che la città da potenzialmente accesso ad altra cultura e ad altre aspettative, mentre le zone periferiche, perdute tra montagne e casolari, non davano nessuna chance ai suoi abitanti.

12, bene approffondisco la mia conoscenza :-)

"A Mauro Corona va riconosciuto tuttavia il coraggio del confronto con un panorama letterario e culturale che potrebbe annientarlo: l?unica speranza è che la voce di fondo, quella genuina dell?amante della montagna e delle camminate sulla neve, degli animali e delle tradizioni perdute, non venga spenta dal frastuono delle promozioni e del successo facile, del "libro all?anno" e della fama".

Mai letto Corona, che ho visto invece una sera in tv intervistato dalla Bignardi nel programma Le interviste barbariche (mi pare si chiami cosi). Un soggetto singolare, non c'è che dire. Si notava comunque, pur non avendolo mai letto, come ripeto, un'estraneità al sistema fin troppo marcata e sottilmente ammiccante. Cosa che mi ha insospettito non poco. Poi leggo questa tua pagina (ne avevo lette anche un paio di Marina, ma centrate più sul tema del libro) e quei sospetti trovano una certa conferma nelle tue parole. Auspichi un ritorno alle origini per Corona, Ilde? A naso mi sembra improbabile, per tutti i motivi che hai brillantemente elencato. Del resto non sarebbe il primo, e non sarà evidentemente nemmeno l'ultimo che si fa in qualche modo corrompere dal sistema editoriale. Ottimo pezzo, come al solito;)

Il signore è grandicello e vaccinato. Auspico dunque che si renda conto che la svendita di se stessi (in tanti termini) non porta lontani.
Potrebbe farcela, intendiamoci. Glielo auguro!

Grazie per l'apprezzamento...

10) Purtroppo si. Il problema è che la gente non se ne rende manco conto, anzi direi che l'atteggiamento tipico è quello di vantarsi delle proprie capacità di bevitore. Sulla Sicilia, non saprei, azzardei un'ipotesi su queste differenze, la Sardegna dagli anni sessanta quando era conosciuta solo come terra di confino ad oggi ha subito una trasformazione radicale e soprattutto molto veloce. Addattarsi ad una società che cambia così velocemente, non penso sia facile e molti si arrendono, soprattutto quando vedono che in costa sfrecciano le ferrari, l'inglese ha quasi soppiantato il gallurese, i padroni son del continente, e tu sei un muratore e probabilmente lo saranno anche i tuoi figli. Forse, e non mi sorprenderei se qualcuno mi smentisse, l'evoluzione siciliana è stata un po' più graduale .

14- 15 Io sarei del parere di Ilde....tra l'altro come scultore era già affermato, ma si vede che l'editoria rende di più. Le interviste (almeno due) dalla Bignardi a "Le invasioni barbariche" le ho viste, almeno in parte (tra l'altro a quella trasmissione andò anche Erri De Luca in altra occasione): Corona cavalca il personaggio, ha il suo look consolidato (canotta nera in tutte le stagioni, bandana, fama di propensione all'alcool) e ora ci marcia su alla grande, all'origine invece probabilmente rappresentava davvero l'estraneo al sistema editoriale, l'alternativo (e ha avuto la prefazione di Magris, mi sembra a Il volo della martora) e lì avrebbe dovuto restare.
Notevole il tema dell'alcoolismo, problema comunque piuttosto presente anche in Veneto, forse una volta più nelle campagne, adesso non ho le idee chiarissime, ma gli Alcolisti anonimi ci sono eccome!

Sì, Marina, il Veneto credo condivida con noi certi tristi primati, soprattutto nelle zone agricole più depresse e in quelle montane.

Mi confermava un amico che ha vissuto in Svizzera che ricorda questo problema in certe zone montuose.

Sembra, da tutto ciò che leggo, di poter individuare alcuni punti chiave nelle zone storicamente colpite dalla piaga dell'alcolismo:
- solitudine (geografica, fisica, interiore)
- clima (nelle zone fredde c'è più buio e maltempo, l'animo stesso si "intristisce" e si chiude)
- povertà (morale, sociale, economica, culturale)

Si beve per dimenticare, per fingere di essere altro da sè, per non pensare alla propria condizione, per trovare il coraggio di relazionarsi (pur in modo distorto) con l'altro e con il mondo.

Per tornare al nostro Corona, colpisce un'affermazione ricorrente: sotto l'effetto del vino - degli alcolici in generale - si ha una percezione diversa della realtà, delle situazioni, meno tragica, più serena. Il rovescio della medaglia è che, passato l'effetto anestetizzante, quella realtà, quelle situazioni, ritornano davanti ancor peggio di prima.
Bene, la stessa identica cosa la dice Christiane F. a proposito dell'eroina...

Salve.
Occorre(rebbe) separare... la "letteratura" di Corona dalla sua leggenda.
In effetti, risulta piu' il prodotto di un marketing nato da un clamoroso equivoco (targato Magris) e poi sapientemente coltivato. Corona, in realtà, nulla (nulla, sottolineo) c'entra col suo "piedistallo" denominato "Vajont". Anche se sulle controcopertine si spaccia il contrario.

Dovrebbe essere molto più interessante come "fenomeno". Anche Vanna Marchi era un "fenomeno". L'unica differenza collo "sciamano" è che non facevano la fila per gli autografi.
Cordiali saluti.

P.S. = ero anch'io un folgorato che credeva alla leggenda. "Aspro e dolce" segna lo spartiacque tra il Corona "Biblioteca dell'Immagine" (passabile) e il Corona Mondadoriano e La7ttiano: una vera fuffa.
Ciao.
Tiziano Dal Farra, Udine (ma sono di Belluno e lo conosco da vent'anni)

Salve Tiziano, onorata dell'attenzione.
Tu (si può?) dici:
>

Beh, nulla forse è eccessivo. Si è trovato a vivere (meglio: un crescere in) un prima e un dopo di cui ho qualche idea, essendo di Gemona. Un tantino spiazzante come esperienza, in ogni caso.
Che lui poi si riempia la bocca, ci riempia i libri e giustifichi metà delle cazzate che ha fatto con le conseguenze di questo disastro magari è anche vero e poco onorevole.

Mi manca la lettura dei "suoi" libri SUL Vajont, poi magari potrò parlare con più cognizione di causa.
Tu che sei delle mie parti forse potresti già anticipare qualcosa..
Grazie e ciao.
Ilde

oh, si è mangiato il passo che avevo sottolineato!

Era questo

"Corona, in realtà, nulla (nulla, sottolineo) c?entra col suo ?piedistallo? denominato ?Vajont?. Anche se sulle controcopertine si spaccia il contrario."

"Mondadori non è un piccolo editore di provincia che magari non fa vendite pazzesche ma mantiene la dignità di scelte libere e al passo con i ritmi di chi scrive. A me sa di macchina trita-tutto, asservita alle regole impietose del mercato e quindi richiede che si produca. Suppongo che Mauro Corona passi più tempo a scrivere che a fare altro, ultimamente e mi chiedo come si possano tradire le proprie radici (in senso neppure molto lato) per trenta denari che forse permettono qualche lusso in più, ma tolgono l?anima."

> Appoggio in toto.

A latere, qua e là, in calce ai pezzi di Marina, a suo tempo, avevo espresso suggestioni simili a queste tue conclusioni. Mi sembra che la conferma di Tiziano (a proposito, benvenuto) chiuda il cerchio.
Ottimo lavoro... come sempre.

Ciao.
Non posso passare da qui molto di frequente (e mi spiace).
Comunque, in sintesi: NON consiglierei di cercare - in Corona - nulla "sul" Vajont. 'Attorno', 'sotto', 'dal'... queste sono "OK".

Soldi (e tempo, e speranze) buttate. Ripeto, come con Vanna Marchi. Ultimamente, magari dietro mio "imput", ha abbandonato la saga del finto superstite e finto sopravvissuto (cavallo di battaglia che lo ha scodellato in ogni dove) e - dice - che NON scriverà + libri colla parola FATALE. OK, ne ha dette tante e il contrario di tutto....
Mi fa piacere che - liberatasi la nicchia della Rowling, che si dedicherà ad altro - il Nostro produca, d'ora in avanti, novelle "fantasy.horror" totalmente "inventate".
Come del resto, finora, l'80% della Sua "letteratura".

Salute.
Tutto il resto, cercando su " http://www.vajont.org "

Dimenticavo: magari nelle pagine "cache" di Google...

Da qualche tempo, l'archivio è ... ingessato

http://www.vajont.org/vajont_static/indice2.html

ma non disperate. E' solo una riedizione del processo Merlin
http://www.vajont.org/vajont_static/saviano.html

Altre letture:

http://www.vajont.org/vajont_static/scuse/prefazScuole.html

Scappo, ciao!!

Bene, Tiziano. Grazie per le segnalazioni - mi spiace per la vicenda dell'oscuramento del sito e delle vicissitudini complesse che immagino, immagino soltanto. Il tuo futuro buon amico Torquato Accetto dà buoni consigli...

Sarei felice di trovare recensite opere dedicate al Vajont, magari a tua cura. Noi tutti avremmo modo di imparare qualcosa di nuovo.

Intanto, ringrazio ancora di cuore voi tutti per il confronto e il dibattito, e Ilde per la recensione dell'opera: appassionata, personale, onesta. Come da tuo dna.

Cmq: sul tema dell'alcolismo - prima che me ne dimentichi - segnalo il pezzo su "Dry" di Burroughs:
www.lankelot.eu/index.php/2007/08/27/burroughs-augusten-dry/

Nonché l'esordio del Minozzi che a me e alla Paola era piaciuto parecchio:

http://www.lankelot.eu/index.php?tag=minozzi

e chissà che mi combina, l'artista Minozzi, che vorrei tanto leggere cose sue nuove. Mmm. Se passa di qua, prenda nota.

Con Gianfranco anch'io ti invito a scrivere del Vajont come potrebbe piacerti per chiarire le idee a tutti noi.
Sul prima, durante e - soprattutto - dopo.

Perché certamente non fu una disgrazia come il nostro terremoto, abbiamo letto e sentito tutti Paolini ma anche qualcosa in più, certo. Ma magari ci è sfuggito qualche intervento importante, anche di questi anni.
Corona ad esempio accenna al processo de L'Aquila. Ecco, io non mi ricordavo.
Sarebbe bello che queste cose non rimanessero sepolte, fanno parte della storia di tutti.

Che ne dici?

Mia nonna paterna - assistente sanitaria dell'ONMI - si trovò a organizzare i soccorsi per le donne e i bambini colpiti dal disastro e ci raccontò tante volte di quella mattina del 10 ottobre 1963 quando da Udine venne infilata in una macchina diretta "dalle parti di Erto" senza sapere neppure cosa fosse successo la sera prima. Glielo dissero e lei chiese se poteva passare a prendere un cambio. Dissero che avrebbe provveduto la Croce Rossa. E così fu e per un'intera settimana dormì, non so bene dove, su una sedia.

ecco, aggiunta copertina e

ecco, aggiunta copertina e archivio MC!