Riflessioni brevissime a seguire un articolo pubblicato sul sito dell’American Psychiatric Association (Lesbian and Gay Parenting, Charlotte J. Patterson, University of Virginia,1995)
Umberto Veronesi: “Le coppie omosessuali hanno diritto ad avere un figlio”. Per procreazione assistita o per adozione che sia.
Questione niente affatto di lana caprina.
Le questioni e i prudori sono molti e generalmente considerati da gran parte della popolazione legittimi. Bave da Sagrada Familia.
Se il parallelismo è consentito verrebbe da dire però che oggi – o domani – figli di coppie omosessuali potrebbero essere come ieri i frutti di genitori poi divorziati, separati et similia. Poi rivelatisi cioè del tutto sani e – stante un certo periodo di assestamento sociale – equilibrati. Saranno sani, ovvero cresceranno assassini e deviati, questi frutti di una distorsione malata della sola e vera nuce sociale, del mattone dell’intera perfetta società?
Riprendendo discorsi già apparsi su lankelot.eu mi verrebbe da dire che la famiglia padre-madre-prole sta alle mura domestiche come la democrazia (e quante polemiche a seguire, lo studio di Fini, eccetera) sta alla società. Cioè a volte va bene, a volte va male, ma non è niente affatto detto che debba essere per forza e per forzissima così.
L’equilibrio psicosociale credo derivi più dalle modalità di accoglimento della società nei confronti del singolo soggetto e della realtà familiare entro cui esso è inscritto che da uno stato assoluto di cose. Riciclando una buona terminologia economica si potrebbe dire che la felicità e l’equilibrio sono beni posizionali, non assoluti. Beni cioè che scaturiscono dalla tipologia e dalla qualità delle relazioni che gli individui riescono a sviluppare nei confronti di chi li circonda. dalla posizione che si assume in un contesto.
Quelli che tradizionalmente vengono intesi come campi di indagine (e di conseguente verifica) relativi a una struttura familiare in cui i genitori non siano eterosessuali sono essenzialmente tre (sono anche gli stessi punti focali con cui puntellare muri e muriccioli):
-disagi o sviluppi difficili della sfera della sessualità, ovvero ricerca della identità sessuale
-altri tipi di disagi comportamentali o caratteriali, disturbi psichici
-relazionalità con altri individui
I risultati delle molte, diverse e in parte anche frammentarie, indagini citate nell’articolo della Patterson sono molto interessanti, e ritengo debbano essere comunque presi in considerazione sebbene molte sono state le critiche circa le modalità (statistiche, p.es. si pensi al tipo di universo, di popolazione, ecc.). Quello che può destare reale critica è il numero estremamente limitato di soggetti sottoposti allo studio, ma è anche comprensibile la difficoltà di reperire individui adeguati. Soprattutto c’è carenza (ma lo studio è vecchissimo e mi riprometto di approfondire) di dati su genitori maschi gay.
In sostanza cioè è emersa la non relazione diretta tra l’orientamento sessuale dei genitori e nessuno dei tre punti sopra elencati. Inoltre i maggiori luoghi comuni (genitori gay più inclini all’abuso sessuale, influenza sullo sviluppo di preferenze e gusti extra-sessuali) si sono rivelati in parecchi studi, almeno a partire dal 1979, come cose fondamentalmente da sfatare. I figli di donne gay, in particolare, non hanno mostrato orientamenti sessuali né sociali –la scelta per esempio della migliore amica- sostanzialmente differenti da quelli di figli di donne eterosessuali.
Ovviamente è interessante riferire uno studio e i suoi parziali risultati, ma questo è una scusa. Ciò che la lettura mi ha indotto a mettere a fuoco si è rivelato in due domande, separate e inerenti.
La prima: l’equilibrio psichico non proverrebbe allora dalla magnificata famiglia, modello familiare occidentale o lo si chiami come si vuole? Quindi noi non siamo il prodotto dei nostri genitori, ma per fortuna rielaboriamo sempre in maniera personale attraverso uno strumento che si chiama esistenza (domanda retorica, ovviamente, ma necessaria)?
La seconda: l’orientamento sessuale (sono venti anni ormai che la American Psychiatric Association ha depennato l’omosessualità dalla lista dei disturbi mentali) è in buonissima parte endogeno, indipendente e libero, cioè da liberare, da mettere in condizioni di svolgersi? E, paradossalmente ma poi non tanto, crescere in un ambiente liberato può addirittura facilitare scelte maggiormente consapevoli?
nel web: www.apa.org
Commenti
Nevabop! Mi ha detto Charlie Brown che se l'impaginazione non va bene, di farlo sapere. Non si accettano piccioni viaggiatori. Tendono al vizio.
Cerco di essere il più possibile obiettiva. L'equilibrio psichico dipende da tanti fattori ma in età infantile credo sia delicato. Un bambino abbandonato sviluppa ferite di abbandono. Mi chiedo in realtà che tipo di problematiche sviluppi l'assenza di una differenziazione sessuale fra genitori. Che la risposta sia "nessuna" è da dimostrare. Qui c'è un problema in più da considerare, e a parlare dovrebbe essere un esperto in psicologia, non io. Il figlio di una coppia gay è biologicamente solo (forse) figlio di uno dei due, o di nessuno dei due in caso di adozione. Qui potrebbero esserci problemi di identità non sessuale, ma personale non diversi dal figlio della fecondazione eterologa o del bambino adottato. L'orientamento sessuale penso anch'io sia endogeno, ma occorerebbe vedere se un modello culturale piuttosto che un altro possa influenzarne la natura.
Personalmente credo nella famiglia tradizionale, con tutto il rispetto per gli orientamenti sessuali di chiunque, e sono contraria alla possibilità di adozioni da parte di coppie gay. Un'idea mia, passibilissima di trovare poca accoglienza.
Bel tema, comunque!
Condivido anch'io l'idea che sia decisamente un bel tema. Non entro però in merito perché non mi pare ancora ci sia luce, oltre al fatto che, prima di parlare di 'coppie gay con figli' preferirei vedere maggiore disponibilità ad accogliere 'coppie gay'. Ma guardare più avanti aiuterà comunque, è un'esplorazione di cui ci si avvantaggerà, se si potesse avere altro materiale non sarebbe male.
Per ildelaura: "Mi chiedo in realtà che tipo di problematiche sviluppi l?assenza di una differenziazione sessuale fra genitori", chissà che non si possa sostituire la differenza biologica con una semplicemente di funzioni, uno dei 2 che accetti la funzione dell'uomo e l'altro della donna.
"Personalmente credo nella famiglia tradizionale": mi chiedo, infine, se 2 non possa essere uno dei tanti numeri per creare una famiglia, se i partner possano essere più di 2, numero dettato solo dalle restrizioni culturali.
scusami epicentro, hai ragione; è che in questi giorni sono completamene impallato e agisco come una sorta di automa imbecille. perdono.
Ildelaura, riguardo il punto che sollevi "occorerebbe vedere se un modello culturale piuttosto che un altro possa influenzarne la natura" è proprio questo il bello: parrebbe che il modello non influenzi non solo la scelta sessuale ma neppure scelte per così dire estetiche o di comportamento più generale (i giochi scelti in età infantile e preadolescenziale eccetera). Il problema è che i numeri sono pochi (ricerche su 24 ragazzi, ad es.) per poterne trarre delle conclusioni valide.
sir Lac, apprezzo il tuo "slancio": buttare idee molto aldilà del reale sperando che qualcosa si smuova almeno nelle vicinanze. la provocazione è proprio lì: probabilmente se le coppie gay fossero considerate normali o comunque risultassero integrate il problema dell'adozione e del sano sviluppo psichico e sociale dei pargoli adottati sarebbe meno cocente.
e poi anch'io parlo da ignorante: pur avendo alcuni amici gay non conosco vere coppie gay; comunque credo di poter dire che non ci sia in linea di massima uno che fa la donna e l'altro il marito, non credo funzioni così anche se differenze caratteriali ci possono essere.
Ci sono più discorsi su cui il tuo scritto invita a misurarsi.
Primo. Favorevolissimo alla regolarizzazione delle coppie omosessuali, nonchè riconoscimento delle coppie di fatto eterosessuali. In sostanza, la scelta del matrimonio religioso punta sul sacrosanto diritto di chi è credente ad avere una cerimonia religiosa, oltre che il valore giuridico; quella del matrimonio civile, conseguente valore civile e giuridico. Ma se io volessi convivere a vita non ho gli stessi diritti, avendo comunque gli stessi doveri (pagamento tasse, bollette etc.). Questo, pertanto, è un problema che va oltre la sfera delle preferenze sessuali.
Secondo. E qui il discorso cambia notevolmente. L'adozione dei figli e la fecondazione. Sulla fecondazione sono contrario a priori, per miei convincimenti etici e personali. Pertanto, il discorso esula anche qui dalle preferenze sessuali. Sull'adozione ho un bel dilemma. In linea di principio sarei favorevole a privilegiare le coppie etero. Ma è difficile generalizzare, bisognerebbe analizzare coppia per coppia a livello psico-sociale più che sessuale.
Terzo. Che genere di famiglia è migliore nel mondo d'oggi? Mah? Non so che dirvi. Ognuno viva come meglio crede se non lede libertà e dignità altrui. L'importante è ricordarsi che i figli non sono un capriccio: una volta messi al mondo sono più importanti di noi che li facciamo (o adottiamo). Il vero problema del mondo di oggi è proprio questo: etero, gay o lesbiche; sposati o coppie di fatto, una volta stabilito come vivere cercate di spendervi in modo totale per la vita che avete scelto di crescere. Il diritto a crescere bene per i bambini conta più di qualsiasi riconoscimento giuridico che, spesso pur giustamente, gli adulti cercano per sé.
Bravo Léon, condivido appieno il tuo terzo punto, che davvero a parte qualsiasi convincimento-riconoscimento dovrebbe guidare tutti (tutti) gli aspiranti genitori. Purtroppo invece un figlio non solo (ed è già sbagliato) viene considerato un diritto assoluto, ma talvolta diventa perfino un falso bisogno. Al di là che, come donna che non può averne, qualche volta mi sono sentita considerata un po' di serie B... evidentemente i problemi non sono solo per i gay...
entro di striscio, perché l'argomento è interessante, ma temo non ci siano ancora dati sufficienti per valutarlo, qui ancora non sono riconosciute le coppie gay e neanche quelle etero di fatto, per cui il discorso figli a coppie gay è ancora tutto in fieri, ci vorrebbero psicologi dell'età evolutiva o neuropsichiatri addirittura per analizzare meglio il discorso.
Ecco, il punto tre di Léon è sostanzialmente validissimo e credo sarebbe questo il punto essenziale sul quale basarsi.
Riguardo all'adozione da parte di coppie gay, sono ancora perplessa, mi chiedo come possa sentirsi un bambino che ha due mamme o due papà di fronte ai coetanei che hanno una coppia etero, se verrebbe deriso o altro, ecco, a monte del discorso adozione c'é la preparazione di un terreno socio culturale per queste realtà, proprio perché a rimetterci non siano i piccoli. D'istinto, per ora, sono ancora contraria all'adozione gay, preferirei una coppia etero.
*
Ilde, ma quale serie B? E che è una colpa? E poi ci sono molti modi per esercitare la maternità, non necessariamente quello biologico. La maternità è un concetto allargato secondo me.
Infatti è il punto dell'adozione quello che mi preme di più. Come giustamente avete detto, avere figli non è un diritto, e nemmeno un dovere. In un mondo come l'attuale ci vuole un bell'esamone di coscienza prima di pensare di metterne al mondo. Figuriamoci darli in adozione a chiunque abbia improvvisi pruriti genitoriali. Io sono contrarissimo anche alla fecondazione, la riengo un abominio. La natura, come ha fatto comprendere Ilde accennando alla sua personale esperienza, molto spesso decide per noi. E, rifacendomi alla saggezza orientale, vi dico: mai alterare quello che la natura decide.
Quindi...bando al parafulmine?
Il profilattico, dici? E perchè (premesso che io lo evito quasi sempre quando posso)?
No, dicevo proprio i parafulmini. Se leggo "mai alterare quel che la natura decide" penso ai fulmini che ammazzavano gli innocenti, per secoli. E alla grande invenzione di Franklin. Oppure penso ai vaccini. Penso a una valanga di cose.
Nessuno chiede alla natura di decidere per noi. Non ha intelligenza. A che titolo decide?
Ah, pensavo fosse un modo carino per dire profilattico. Pardon:)
Intendendevo la natura del corpo umano, naturalmente.
E di qualsiasi corpo animato in genere
Vale lo stesso principio. Non è scritto che il destino e la natura siano la stessa cosa.
Più precisamente, mi da fastidio l'alterazione dei corpi animati (sai che sono contro la donazione degli organi, oltre che contro la fecondazione. Ammetto l'aborto in casi eccezionali). Non è un principio religioso, ma spirituale. Io credo che se le cose accadono, qualche motivo di natura trascendente ci sia. Ma di la da ciò, alterare lo stato dell'essere umano, per addizione o per sottrazione, è qualcosa che ci rende più simili a macchine che a esseri animati. Parti dal presupposto che credo che l'uomo abbia in sé anima e spirito, altrimenti potrei anche darti ragione. Una visione materialistica della vita, al contrario, potrebbe render lecito tuttociò. Io non discuto che si possa averla, solo che mi batto per una diverso orientamento, come avrai capito.
Amo la vita e voglio viverla. La mia anima e il mio spirito mi impongono di difenderla sin quando sentirò che è così. Se necessario, un bel giorno, da cyborg. Ecco la risposta.
Se qualcosa di mio può dare vita a qualcuno, quando io non ne ho più, è giusto. La specie deve avanzare e perfezionarsi.
*
Le macchine ci assomigliano, le abbiamo inventate noi.
Lo so, lo so, che le macchine ci somigliano. Sempre di più e troppo. Non discuto il tuo punto di vista, perchè so che tu sei in una buona fede nell'affermare ciò che affermi. Se fossi convinto della buona fede della natura umana già sarebbe diverso. Purtroppo, non lo sono. E ho dubbi seri sul "perfezionamento" della specie.
ma infatti, in linea di massima, caro Léon, - e poi questo è dominio della bioetica- gli interventi sul corpo sono generalmente intesi al ripristino di funzionalità negate o sottratte (per nascita o vicissitudini). il resto tende al delirium divinatatis.
Se dovessi estendere il tuo concetto non dovremmo assumere neppure il naprossene perché allevia il dolore (cioè le mie endorfine non sono sufficienti), immaginare cosa pensi della morfina ;-)
***
poi una nota: non è che chi è madre o padre di diritto naturale (chiamiamolo così) ha una dignità e un senso della paternità a questo dovuto. purtroppo non credo.
splendido M.monego "La maternità è un concetto allargato". Un prete, un buon prete, può essere il migliore dei padri (anzi proprio lo dovrebbe essere, a ben pensare). Un concetto ampio e magnifico, merci.
?La maternità è un concetto allargato?. Sì, forse. Una frase del genere però mi piacerebbe venisse da una donna (gli uomini sentono in modo diverso) che i figli non ha potuto averli, altrimenti è facile parlare. Nonostante un certo raggiunto equilibrio, ancora non riesco, neppure per me stessa, a fare di questo concetto la mia "croce sopra" l'impossibilità biologica di avere figli. Una cosa condivido dell'intervento di Léon: se la natura (chiamiamola "Insieme di leggi che regolano l'universo", capisco che Franco inorridisca..) ha deciso così, ha i suoi buoni motivi.
be' io proprio questo invece, carissima ildelaura, non lo capisco, né lo accetto. la natura -anche a guardarla da lontano, messi in un angolino, il più remoto, dell'universo- non ha mai senso, né tantomeno, motivi. E tantopiù da vicino, quando le forme che assume diventano capricci, più chiaramente capricci. La natura, io credo, non decide, e neppure, per dirla con Gelhen (dovrei controllare se si scrive così ma ho sonno) non agisce, ma al più reagisce.
*** ma quella frase non l'ho detta io, bensì una donna.. M.Monego. non mi sarei permesso..
Nevabop: ok, invece di natura dico Dio. Così va meglio, per chi non ci crede perché mi darà dell'ingenua o al limite dell'illusa e chi ci crede perché capirà. La frase l'ha detta Marina che i figli però li ha... Mi scuso, con tutti, se ho sviato sul personale la conversazione.
non sono nessuno ma mi permetto di dirti che non c'è nulla di cui scusarsi; anzi i giudizi o le opinioni sono sempre personali ovviamente, frutto delle proprie strade; o altrimenti camuffati.
Dio è molto escatologico, dà quel senso che altrimenti sparisce. Comunque Dio o Darwin, big bang o prima mela a cambiare è solo il ricamo: il desiderio, il bisogno di consolazione, è identico.
Io parlo proprio di leggi di natura. E che credo anche che sia governata, come noi del resto, da un'entità trascendente che, se volete, chiamate pure Dio (senza distinzione tra pagano, giudaico-cristiano, islamico etc.) Se esiste un Dio, è uguale per tutti. Parlo di leggi di natura proprio in contrasto e opposizione al mondo ebreo-cristiano occidentale che pensa più o meno quello che hai scritto tu sulla natura, Nevabop. Ovvero, una natura matrigna che agisce solo per reazione: nulla di più errato. La natura vive, è animata. Quale reazione! Questo è un mondo che (quello occidentale) - e mi scuso se andiamo lievemente fuori tema - se ne frega beatamente delle leggi di natura e dell'equilibrio dell'ecosistema. Ma tanto sarà peggio per noi tutti, cosi continuando, invece del tanto sospirato progresso (parola assai odiosa), andremo incontro all'autodistruzione. D'altronde, se ci rifacciamo all'idea ciclica indù della suddivisione delle ere e del tempo (il manvantara), siamo in pieno kaly yuga (l'età oscura). Quindi nulla mi sorprende di questo tempo di manipolazioni dei corpi e disprezzo per l'armonia che regola l'ecosistema. Solo che io ci tengo a combatterlo questo tempo e questo mondo, pur se sarà vano. In fondo la vita della pecorella in attesa l'ho sempre disprezzata.
visto che sono stata tirata in ballo....
allora, Ilde, lo so che viene da me, che i figli li ho avuti senza problemi (o se vuoi mi sono stati donati senza alcun merito particolare, inoltre capisco benissimo quando al termine natura sostituisci Dio, a me capita di farmi altrettante domande su fatti che vivo e dei quali attualmente non capisco il senso ultimo. Mi sa che abbiamo lo stesso entroterra di riferimento),e quindi può essere che mi riesca più facile parlare.
Se avessimo scoperto di non poterne avere penso che avremmo tentato la via dell'adozione (e non è tanto facile, soprattutto quella nazionale, ci eravamo informati perché avevo fatto un pensierino sul terzo....trovarlo già fatto!),vogliono molte garanzie, anche nonni piuttosto giovani (o chi per loro), che possano sostituire i genitori in caso di disgrazia. Fino a un certo limite penso avrei provato anche la scienza, però niente fecondazione eterologa (insomma quella con gli spermatozoi di un altro).
Altra possibilità sono gli affidi familiari, ma lì bisogna esser davvero forti, perché sono spesso temporanei e poi bisogna tenere i contatti coi genitori biologici problematici.
In ogni caso, ti assicuro che il mio non è un discorso solo teorico: io credo che i miei figli biologici non esauriscano e assorbano tutto il senso della mia maternità, anzi alle volte tendono ad essere esclusivi e gelosi ed invece credo sia giusto si abituino a condividere con altri la fortuna di avere una madre.
Io stessa allargo ed esercito, a seconda delle occasioni che si presentano, il senso della maternità, colorandola con la mia fantasia. I circoli familiari troppo chiusi non mi piacciono.
riguardo alla natura e alle sue violazioni, io credo ci voglia un certo buon senso: non lasciarsi andare al fatalismo (appunto, altrimenti niente parafulmine!) ma neppure credere che la scienza possa progredisce in eterno senza porsi alcun problema anche di natura etica.
Personalmente non ho nulla contro la donazione degli organi, anzi ho già lasciato il permesso. Non vedo perché, una volta che si siano accertati che io sia ben bene trapassata, non possano usare qualcosa di mio per salvare un'altra persona. Non si tratta di ridurre l'uomo a una macchina a pezzetti montabili come il Lego, si tratta di un regalo fatto ad altri, sconosciuti, che potranno magari fare una grande scoperta per l'umanità o semplicemente realizzare la loro vita, altrimenti preclusa o limitata.
I trapianti? bene, le trasfusioni di sangue (previi controlli accurati)? Benone.
I profilattici? da noi sono un optional, certo, ma in Africa dove s'impestano di Aids? Li lasciamo morire oppure, in attesa che si formino nuove generazioni con educazione sessuale, cerchiamo di fermare la moria?
L'aborto? Quello è una grande crux per me, nonostante capisca che alla sua origine spesso ci possano essere motivi molto gravi di disagio e costituisca sempre una decisione sofferta, mi riesce molto, molto, molto difficile accettare che una donna si liberi del proprio figlio (se qualcuno di voi ha visto le ecografie già del terzo mese, capirà ancora meglio). Non capisco invece le donne in carriera benestanti che abortiscono perché il figlio costituirebbe un intralcio e magari poi ne vogliono uno verso i 40 anni, in premenopausa. In casi estremi si può ammettere (pericolo di vita per la madre, stupro, sicurezza assoluta che il bambino nascerà con gravissimi problemi, ma anche qui è tutto soggettivo. Io l'amniocentesi manco l'ho fatta - oltre tutto costava un capitale, perché non ero in età a rischio - neppure ho voluto sapere il sesso dei miei figli prima che nascessero, me li sono tenuti a scatola chiusa, sono stati le mie uova di Pasqua!)). Preferirei una società con più aiuti e servizi per l'infanzia e che quindi aiutasse davvero le persone con difficoltà ad accettare una maternità imprevista.
Chiudo,se già c'erano molti argomenti, adesso ce ne sono ancora di più!
Quanto al discorso originario, trovo che la tua riflessione sia straordinariamente sensata e interessante. Uno è amore, l'altro è famiglia. Naturalmente, in nessun luogo diverso dalla fantasia troviamo imposta legge di natura diversa dal "nasci e muori senza preavviso": tutto il resto è farina dell'evoluzione e della storia delle società occidentali, e delle strane e libere interpretazioni dei singoli o dei gruppi.
Se l'amore è istinto, chimica e sentimento, la famiglia è un fattore culturale, economico, sociale e affettivo al contempo. Ambiti ben diversi, e a ben guardare non necessariamente coincidenti.
Grazie Gf, l'ideale sarebbe che la famiglia fosse anche luogo d'amore,in tal modo si crea un'atmosfera decisamente migliore.
E' una cosa che personalmente ho sempre sognato.
[famiglie omogenitoriali]
[famiglie omogenitoriali] Ricevo e vi segnalo...
Nei giorni 18 e 25 gennaio, dalle ore 16,45 alle 19,30, si terrà, presso la Sala Consiliare Municipale “Piacentina Lo Mastro”, in Via Benedetto Croce 50, il Corso di Aggiornamento per educatori di asilo nido ed insegnanti di scuola dell’infanzia ed aperto ai cittadini interessati
Le famiglie omogenitoriali in Italia: una realtà del nostro tempo
Si tratta di un’importante iniziativa, unica sul territorio cittadino, che offre un’occasione significativa e qualificata di approfondire la conoscenza degli aspetti sociologici e psicologici della realtà delle famiglie omogenitoriali, di conoscere le esperienze educative condotte nei nidi del territorio municipale e di acquisire strumenti concreti per rispondere adeguatamente, nell’operatività quotidiana, agli interrogativi pedagogici che tali realtà pongono agli educatori e agli insegnanti. Interverranno Andrea Catarci, Presidente del Municipio Roma XI, Enzo Foschi, Vicepresidente della Commissione Cultura e Sport della Regione Lazio e Carla di Veroli, Assessora alle Politiche Culturali e Pari Opportunità del Municipio Roma XI, che promuovono l’iniziativa.
L’associazione Famiglie Arcobaleno sarà rappresentata dalla sua Presidente, Giuseppina La Delfa e dai responsabili del gruppo-scuola romano, Marilena Grassadonia, Gianfranco Goretti e Viola Valentini.
Le relazioni dei docenti dell’Università “La Sapienza” di Roma Chiara Lalli e Vittorio Lingiardi, le esperienze dei genitori dell’Associazione Famiglie Arcobaleno e delle educatrici dei nidi del Municipio Roma XI, che hanno seguito bambine e bambini figli di genitori omosessuali, permetteranno un ampio confronto sulla realtà delle famiglie omogenitoriali. Sarà inoltre presentato dalle autrici Giuliana Beppato e Maria Tina Scarano “Il libro di Tommi”, un manuale didattico a cura di Famiglie Arcobaleno, rivolto agli insegnanti. FA è nata nella primavera del 2005, dall’esigenza di un piccolo gruppo di donne lesbiche, madri e aspiranti madri. L’associazione, che alla nascita era costituita da circa 25 socie, attualmente, dopo meno di 5 anni, conta 450 soci adulti (130 uomini), genitori di circa 170 bambini. Per comprendere meglio le dimensioni del “fenomeno omogenitorialità” occorre considerare che gli iscritti a FA rappresentano soltanto la punta di un iceberg, la cui parte sommersa può solo essere stimata. Secondo la ricerca più recente, che risale al 2005 (Modi di, con il patrocinio del Ministero della Salute), in Italia i bambini che hanno almeno un genitore omosessuale sono almeno 100.000. Tali dati ci consentono di affermare serenamente che i bambini figli di genitori omosessuali esistono. Il plurale e i colori contenuti nel nome della nostra associazione “Famiglie Arcobaleno” rimandano alla varietà delle famiglie che la compongono. Schematizzando, possiamo individuare:
- genitori che hanno avuto figli nel contesto di una precedente relazione eterosessuale e che hanno successivamente preso consapevolezza o scelto di vivere apertamente il proprio orientamento omosessuale;
- genitori single gay o lesbiche;
- coppie di gay o di lesbiche, che hanno condiviso un progetto di genitorialità e crescono insieme i propri figli, condividendo a tutti gli effetti la cura, l’accudimento e le responsabilità genitoriali. In questo caso, per lo stato italiano, solo uno dei due genitori, quello biologico, risulta essere genitore legale del bambino, non essendo in alcun modo riconosciuto il legame tra il bambino e l’altro genitore, che resta legalmente un estraneo;
- aspiranti genitori omosessuali;
- sostenitori omo- ed eterosessuali.
Famiglie Arcobaleno è un associazione di volontari che persegue diversi obiettivi:
- quello di promuovere momenti di aggregazione tra famiglie con genitori omosessuali, per favorire il confronto e la socializzazione tra genitori e, soprattutto, tra i bambini, offrendo loro l’opportunità di avere accanto durante la crescita modelli familiari simili al proprio.
- quello dell’impegno per il riconoscimento dei diritti e per la tutela dei beni e degli affetti dei nostri figli, a livello politico e giuridico.
- quello, per molti aspetti il più importante, di confrontarci con gli operatori scolastici, sanitari e con chiunque venga in contatto con la realtà delle nostre famiglie e di divulgare strumenti culturali utili alla crescita dei figli con uno o più genitori omosessuali.
Ringraziamo l’XI Municipio per averci offerto questa preziosa opportunità di confronto con gli educatori di asili nido e scuole dell’infanzia, che, rappresentando il primo fondamentale momento di incontro tra le nostre famiglie e la società, non possono che essere per noi degli interlocutori privilegiati. La letteratura scientifica, come sarà ampiamente illustrato durante il corso, conferma ciò che la nostra esperienza ci mostra quotidianamente: l’orientamento sessuale non influenza le capacità genitoriali, non è essere gay o eterosessuale che rende la persona un buono o cattivo genitore. I nostri figli hanno uno sviluppo psicosociale del tutto paragonabile a quello dei bambini che crescono in famiglie “tradizionali”.
Senza dubbio i nostri bambini, che crescono nella verità rispetto alla propria nascita e alla composizione della propria famiglia, devono imparare a gestire lo sguardo degli altri, ed è compito di noi genitori fornire loro gli strumenti per farlo. Così come è nostro compito, come associazione, fornire a chi viene a contatto con le nostre famiglie, strumenti culturali e pratici che li aiutino ad accompagnare i nostri figli e tutti gli altri bambini in un percorso di conoscenza e rispetto reciproci.