Consonni Andrea

La maledizione degli affetti

Autore: 
Consonni Andrea

Tanti piccoli riquadri di una provincia – a nord-ovest, ma potrebbe essere anche a nord-est- degradata e grigia, devastata dall’inquinamento e dalla disgregazione sociale. In questo modo si articola l’ultimo lavoro – in e-book, dettagli qui – di Andrea Consonni, che non riconosce più il paese e il Paese.

La disintegrazione di una piccola comunità sembra essere la manifestazione di un fenomeno ben più ampio e diffuso a un’intera nazione.
In un contesto del genere anche gli affetti costituiscono una maledizione, non sono un nucleo di energia positiva e di forza, ma rapporti spesso negativi:
“Mia nonna amava i gerani e quando si trasferì da noi riempì subito tutto il balcone di gerani.
Erano i più belli di tutto il paese.
Due settimane dopo la sua morte mia madre li avvelenò con l’ammoniaca e la candeggina.
Assistette alla loro fine con un’espressione di gioia sul volto che io e mia sorella non riuscimmo a decifrare” (“Fiori” pag.14)
 
La sensazione principale del narratore è di estraneità: non solo non riconosce il paese, ma si percepisce inadatto ai nuovi riti collettivi, solo, isolato, tra gente chiusa in se stessa e prigioniera dei propri pregiudizi.
Il paese ha avuto, in passato, un notevole sviluppo economico grazie all’Officina e alla Tessitura, nelle quali lavoravano praticamente tutti. La successiva crisi e la conseguente chiusura hanno decretato una perdita progressiva di benessere e la disintegrazione di un tessuto sociale già provinciale e tendente all’ignoranza e al solo guadagno immediato.
L’inquinamento prodotto dalle fabbriche ha distrutto l’ambiente e provocato danni alla salute degli abitanti, spesso malati, così come malati sono i loro rapporti. Solitudine, desolazione, emarginazione, razzismo sono i tratti salienti del paese, che se un tempo esercitava i suoi pregiudizi verso i veneti – i terroni del nord – ora li riversa sugli extracomunitari.
La droga sembra costituire l’unica evasione per molti giovani, che muoiono d’eroina con la siringa ancora piantata nel braccio, per strada o in qualche casa abbandonata in campagna.
“In Paese i morti d’eroina si contano a decine” (p.64)
Tossici, disperati, matti, squinternati, malati, emarginati compaiono rapidi, nulla sembra salvarsi dalla generale degradazione, anche l’oratorio è ridotto a un bestiario, a un Bronx nostrano pieno d’ inquietanti e variegati personaggi.
Di fronte a tanto squallore sembra non esserci soluzione, solo rabbia, gesti assurdi, fini a se stessi, disperati, che non servono a liberarsi, ma solo a sfogarsi.
“Vorrei solo piangere e scrivere cartoline d’addio.
Ribaltare mobili giù in cortile.
Spaccare i vetri delle finestre con una sbarra d’acciaio.
Bruciare le confezioni di pasta sul balcone.
Far marcire il pesce e la carne surgelata nella vasca da bagno.
Tagliare i materassi con un’accetta.
Scrivere sui muri tutto quello che non riesco a scrivere.
Farei di tutto per rompere la maledizione che incombe su questo paese (“La confessione letta su una cartolina arrivata per posta sette anni fa” pag.42)
Certi gesti ricordano “Poliuretano” di Mascheri.
 
Il letterato in questo contesto si ritrova impegolato nelle consuete difficoltà della vita pratica, come affrontare un supermercato o uscire dalla sua camera. Fonti di consolazione sono la musica e i libri.
“Trovo nelle poesie, nelle pagine dei romanzi che leggo una vita alternativa a quella che sto vivendo. I libri dovrebbero essere le chiavi per comprendere ciò che mi circonda, dovrebbero essere dotati di poteri taumaturgici per migliorare la nostra esistenza ma per me rimangono un modo per staccarmi ancora di più dal mondo reale, per scavare gallerie di formicai giganteschi dove i miei pensieri e i miei sogni hanno la possibilità di correre, fermentare, stagionare, morire”. (“Poste italiane” pag.71)
Per il resto in Paese “non si nasce per vivere, ma solo per scomparire” (pag.70)
Le istantanee che Consonni realizza su questo spaccato di nordica provincia sono molto incisive, colpiscono per la loro potente negatività, non sostenuta da un’opposta carica positiva, costruttiva.
“La speranza è come un dente da latte. Dura poco e non ricrescerà mai più” (p.152)
La pavesiana idea del suicidio come puntello della vita si afferma prepotente: “Penso ogni giorno al suicidio”. (p.127)
 
Ci si sente soffocare in mezzo a tanto malessere, aridità, squallore e decadenza e allora accanto all’idea della morte personale, s’invoca la distruzione di tutto il genere umano, come se una catastrofe fosse catartica e risolutiva.
L’impressione è che l’Autore proceda per iperboli, accentui il negativo per sottilinearlo, per sensibilizzare sulla dimensione della crisi, che, per ora, non vede soluzioni.
Magari le scopriremo nel prossimo libro.
 
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Andrea Consonni (1979), scrittore lombardo. Ha esordito pubblicando nel 2001 “Settantanove punti di fuga” (Besa Editrice).
 
Andrea Consonni, “La maledizione degli affetti”, Area 51, 2011.
14 frammenti erano stati già pubblicati sulla rivista “'tina”, numero 22.
 
Approfondimento in rete: Blackmailmag / WRONG: il blog di Andrea Consonni / Su SKYPE con ANDREA CONSONNI [dialogo di FEDERICO MASCAGNI] / Andrea CONSONNI lettore: tutte le sue recensioni su lankelot.
 
In Lankelot: schede su ANDREA CONSONNI.
 
Marina Monego, settembre 2011
ISBN/EAN: 
9788865740378.html

Commenti

[Consonni] Ecco qui, meglio

[Consonni] Ecco qui, meglio tardi che mai....

[Consonni - LMDA] Ogni volta

[Consonni - LMDA] Ogni volta che sento "La maledizione degli affetti" a me viene in mente "La responsabilità degli affetti". Ci sono legami, a mio avviso, maledetti, e di cui ci sentiamo responsabili, per cui ci sentiamo responsabili, e appunto responsabilità e maledizione si inseguono, l'una causa dell'altra e viceversa. Non so. Un pensiero così. (nel momento in cui l'affetto ci sfugge lo malediciamo e ci sentiamo responsabili...nel suo sfuggirci il nostro fallimento, forse. O qualcosa del genere....non so).

[LMDA] Grazie Marina. Grazie

[LMDA] Grazie Marina. Grazie davvero. 

[LMDA Andrea B.] osservazione

[LMDA Andrea B.] osservazione molto interessante la tua, sulla responsabilità, credo sia  complicato capire se e quanto si può essere responsabil idi un affetto finito. Penso a quei matrimoni  o legami in cui a un certo momento uno dei due se ne va e chi resta si sente magari responsabile, anche se fino ad allora gli pareva di non avere colpe.

[consonni] e così siamo a 5

[consonni] e così siamo a 5 schede apparse, negli anni, per parlare dei 3 libri di AC: http://www.lankelot.eu/archivio-autori.html?C/Consonni+Andrea dobbiamo migliorare!

[Consonni] E questa è la mia

[Consonni] E questa è la mia duecentesima recensione, numero tondo :)

[marina] oh! emossion:).

[marina] oh! emossion:). Allora celebriamo: tutta MARINA in Lanke in 200 passi, http://www.lankelot.eu/autori/marina-monego