Condé Maryse

La traversata della Mangrovia

Autore: 
Condé Maryse

Che cos’è la mangrovia lo sappiamo tutti.  La mangrovia è una pianta. La Condé deve aver avuto l’inchiostro ancora caldo quando fissò questo titolo, nonché espressione della pienezza dell’identità antillana. Non è un caso che si sia dilettata a scegliere tale raffigurazione. In Guadalupa è difficile trovarsi davanti una casa che non sfoggi una mangrovia nel cortiletto d’entrata, per povero o ricco che sia. Maryse Condé ha voluto parlare a tutti. Questa pianta diviene, per conseguenze naturali, il totem degli antillani e l’espressione massima d’identità. Su questo punto varrebbe la pena soffermarsi ulteriormente per comprendere il profondo attaccamento degli antillani alla loro dimora. Tuttavia, l’immagine dell’antillano che trasloca con l’intera casa (che viene trasportata su dei carrelli trainati da un camion di vecchia generazione) parla da sé.

 

La trama è complessa. Un uomo che arriva a Riviere du Sel (luogo inventato) e che s’installa in questo villaggio dove anni prima aveva vissuto e dove nessuno sa granché di lui. Un gran mistero. Poi, un giorno, muore. E gli abitanti del posto si riuniscono per i suoi funerali. Ognuno ha la sua. Ognuno ha conosciuto un Francis Sacher, lo sconosciuto, che gli altri ignorano. E poi…

Le corps de Francis Sacher traîna sur le marbre froid des tables de l’autopsie. (pag.23)

L’immagine è cruda, asettica, deludente. Il corpo di colui che è morto giace sul marmo freddo. La causa? Nessuno la conosce. Aneurisma? Forse. Questi incidenti sono comuni nelle persone che bevono troppo alcool, che s’ubriacano. L’alcool, ecco l’altra grande componente del triste scenario che accompagna i protagonisti dei testi della scrittrice antillana. L’alcool è sofferenza. È l’unica cosa di cui non ci si priva mai. L’unico peccato voluto e concesso da questa letteratura che sembra assottigliarsi verso la letteratura latino americana, gemellandosi come se ne fosse la sorella.

 
 

Appare spontanea la domanda: non ci sarà un po’ della Condé nel libro? A questo proposito mi soffermerei sul personaggio di Leocadie Timothée. L’autrice ce lo dice fin dall’inizio: Leocadie è un’istitutrice, in pensione da una ventina d’anni. Non si tratta, tuttavia, del personaggio che accompagna la letteratura europea dell‘800. Parlando di lei risulta evidente il suo aspetto d’insegnante in una terra terremotata non solo da eventi geografici, ma da una povertà e una sofferenza profondissime. È un personaggio triste, come i suoi compatrioti, e non lo sa. Vi sembrerà forse troppo azzardato procedere con questa impostazione. Leocaldie è la prima ad aprire la scuola a classe unica a Rivière du Sel. Là, dove i genitori dei suoi alunni non hanno la pelle nera e non capiscono per quale motivo i loro figli devono perdere tempo con lei. Leocaldie vuole lavorare per la sua razza.

Pourquoi j’avais chosi d’enterrer mes vingt ans dans ce trou?   (pag.141)

Il disagio che Leocadie prova in questo ambiente così insipido non ci può forse far ricordare al disagio che la Condé prova nei suoi viaggi in Africa. Sono dodici gli anni spesi nel continente grande. Dodici anni in Guinea, in Ghana, in Senegal dove la scrittrice insegna. Ricordiamoci che un grande membro padre del movimento della negritudine è Leopold Senghor, ex presidente del Senegal. È lui insieme a Aimé Cesaire a generare le concezioni, le rivelazioni che poi influenzano la generazione successiva. L’influenza era di quel panamerismo nascente con sottili sfumature del marxismo tipico dell’epoca. Leocaldie non è che una delle facce di Maryse Condé. La difficoltà che ritrova nel dover insegnare, la sua solitudine, la vecchiaia di una donna che ha dato tutto alla lettere, ha dato tutto alla sua origine, al posto dove è nata non può non rimandarci al fallimento della Condé in Africa. L’autrice parte per il continente nero per ritrovare la sua identità e fallisce. Proprio come Timothée fallisce nel suo scopo. Una nera che non riesce a parlare con la propria gente.

Gli altri personaggi non ci lasciano un respiro, per la loro grande differenza, i loro sentimenti, i loro odi, i loro amori e la loro umanità. Tra i più rilevanti troviamo la giovane Mira, innamorata di Francis, che fugge dal suo ricco padre e dalla matrigna. Avrà un destino altrettanto crudele.

Les gens de Rivière du Sel ne m’aiment pas. Les femmes récitent leurs prières à la Sainte Vierge quand elles croisent mon chemin. Les hommes se rappellent leurs rêves de la nuit quand ils ont trempé leurs draps et ils ont honte. Alors, ils me bravent des yeux pour cacher leur désir.

Pourquoi ? Sans doute que je suis trop belle…(pag. 57)

È una bella, condannata dalla propria bellezza. Ma, soprattutto, è condannata dal peccato di Eva. Ecco, questa puntualizzazione ci offre un'altra prospettiva. Noi, qui, abbiamo davanti un aspetto primitivo, il che ci fornisce delle informazioni importanti nei riguardi della totalità dei personaggi. La donna è tentata dal male incarnato come altra donne che avranno un approccio con Francio Sacher. Dihan, madre adottiva di Mira, nonché la colta donna che ha studiato e viaggiato in Europa viene tentata da Sacher, che la tormenta nei suo sogni a occhi aperti. Tuttavia è doveroso dire che Sacher affascina quasi tutti (nel bene e nel male), dai personaggi femminili religiosi come LouLou ai personaggi maschili come Carmélien.

 

Strutturalmente la Condé fa una scelta. Divide il suo testo in capitoli, un capitolo per ognuno dei personaggi che conosceva il morto. E i personaggi parlano, nella loro diversità e nella loro lontananza, e la Condé li fa parlare fino alla fine. All’inizio abbiamo Timothee che apre il discorso e alla fine una conclusione in terza persona, distante, per dare una panoramica su tutti. Il linguaggio è delicato ed ulteriormente condito con parole di creolo, modi di dire tipici e tutti quegli stimoli letterari che aiuteranno il lettore a capire che una cultura c’è. Una cultura diversa. Anche se quando si parla di cultura tanti oggi rabbrividiscono, la Condé non la nasconde. Anzi: la ostenta.

Per concludere, ci troviamo di fronte ad un’opera di una generazione inedita e grandiosa che procede verso questa ricerca dell’identità pretesa da altri autori in precedenza. La crescita e gli sviluppi procedono in senso orario e lentamente, contando secondo per secondo.



EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE.

Maryse Condé, nata in Guadalupa nel 1937. Grande romanziera e saggista della creolità nonché attualmente insegnante all’Università della Columbia (U.S.A.).

Maryse Condé, “Traversèe de la Mangrove”, Mercure de France, 1989. ediz.2001 Folio n°2411, Francia. 

Bibliografia consigliata.

Aimè Cesaire, “Cahier de retour au pays natal”, edizione Presence africaine, Francia, prima edizione 1983, ediz.1995.

Per approfondire: Ecrit créole.


 



 

Irene Savio. 05 novembre 2003

ISBN/EAN: 
9788879109734

Commenti

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