Colonna Aldo

Catechismo anticlericale

Autore: 
Colonna Aldo

La parola “laico” non è sinonimo di “ateo” o “anticlericale”, come recenti accadimenti indurrebbero a credere. Il laico sostiene semplicemente l’indipendenza del pensiero e dell’azione politica dall’autorità ecclesiastica. Scriveva Odifreddi, chiarendo a dovere: “ateismo significa non credere nel trascendente, cioè non avere una fede religiosa, e laicismo non mescolare il trascendente col contingente, e più specificatamente la fede con la politica” (p. 44); è un passo molto semplice, da prendere e mandare a memoria.
E meditare.

È  fondamentale riscoprire il laicismo in un momento storico in cui la Chiesa non si rivela istituzione erga omnes, ma super partes o meglio über alles, soprattutto per quanto riguarda gli aspetti fiscali e la visibilità mediatica. E va dedicando eccessiva partecipazione – le parole giuste sono “chiara ingerenza” – nella vita politica, sociale e culturale di una Nazione che – è bene ricordarlo – non è una teocrazia mascherata e non può accettare eccessive intromissioni vaticane in ogni frangente del dibattito civile, e non può tollerare la sottomissione (trasversale!) di troppi parlamentari ai diktat d’oltretevere.

Il pamphlet del giornalista e critico Aldo Colonna ha il merito di rivendicare la necessità e la centralità d’uno Stato laico e d’un dibattito politico influenzato, ma non condizionato da questioni religiose: ha il coraggio di denunciare privilegi da Ancient Regime e grotteschi sostegni obliqui ad uno Stato, quello Vaticano, che per via di un infausto Concordato si ritrova, ottant’anni dopo, a detenere 64mila immobili – chiese escluse – sul solo territorio romano: circa il 20 percento del patrimonio edilizio capitolino; tutto esentato dall’ICI, quale che sia l’attività commerciale svolta (Prodi aveva dichiarato che bastava ci fosse una chiesetta, magari in un angolino, per eliminare ogni dubbio in proposito; p. 37). Non solo. Versiamo regolarmente al Vaticano – come ha riferito Maltese su “La Repubblica” – quattro miliardi di euro l’anno. 

Quattro miliardi di euro l’anno. Così ripartiti: “un miliardo dall’otto per mille, 650 milioni sotto forma di stipendi per 22mila insegnanti di Religione, 700 milioni sotto forma di convenzioni per scuola e sanità, circa quattro milioni per i grandi eventi (Giubileo, raduni religiosi), dai 400 ai 700 milioni di mancato introito provenienti dall’ICI non corrisposto, 500 milioni per esenzioni varie (IRAP, IRES), 600 milioni derivanti dal mancato gettito delle attività turistiche correlate a un flusso di pellegrini, da e per l’Italia, ogni anno di quaranta milioni d’anime (è proprio il caso di dirlo)” (pp. 30-31; sulle meravigliose libertà dell’ORP, Opera Romana Pellegrinaggi, cfr. pp. 37-39).

Senza dimenticare che per via dello stravagante meccanismo dell’otto per mille, il cittadino non ne è proprio sempre consapevole, alla Chiesa vanno anche le preferenze non espresse. In questo siamo ben poco europei.
Ecco spiegate le favolose campagne pubblicitarie ad hoc (2005, Saatchi & Saatchi, nove milioni di euro: alè) vaticane, mentre si preferiva versare alle vittime dello tsunami esattamente un terzo di quella cifra. Carità cristiana.

Colonna analizza e discute recenti fatti avvenuti nel nostro Paese – dalla gogna mediatica riservata a Rivera, nel maggio 2007, per aver evidenziato che la Chiesa nega i funerali a Welby riservandoli piuttosto a Pinochet o a Franco, sino al dibattito sul testamento biologico (casi Welby e Nuvoli), sull’aborto (con grande difesa dei risultati conseguiti dalla 194: aborti diminuiti di 100mila unità in 24 anni), sulla necessità d’una diversa tolleranza del preservativo, sulla natura autentica dell’attività sessuale, sui dati relativi alla presenza Vaticana nell’ONU (!) e nella tv italiana, cfr. p. 133 – ricordandoci che il nostro Paese ha lottato per emanciparsi da certa tirannide aristocratica: e che non è ammissibile che una posizione laica, quindi non estranea al cattolicesimo, venga considerata atea o nemica o ribelle. È la Chiesa che si comporta in modo anticostituzionale, ricorda Colonna, negando a Cesare quel che è di Cesare e prevaricando il normale dibattito politico: ed è per questo, per i suoi privilegi abnormi e amorali e per il suo chiaro potere economico e mediatico, che l’autore sogna che l’opera che ha scritto finisca, in prima battuta, proprio sulle scrivanie dei cattolici. Come i socialisti hanno affrontato periodici e gravi esami di coscienza, per via delle tragedie inflitte a diversi popoli dall’infamia del socialismo reale, così i cattolici devono accettare di confutare e criticare quanto compiuto dalla Romana Chiesa: dalle origini sino ad oggi. Con serenità, e senza dimenticare come il Messia si comportava coi mercanti nel Tempio.

Colonna non chiede che la Chiesa abbracci l’aborto: domanda che si rivolga, almeno, ai soli credenti, senza pretesa di legiferare. È una questione di sensibilità, e di umanità. Colonna esige che si superi l’ostilità al profilattico, perché un figlio va desiderato e cresciuto con consapevolezza. Colonna sogna che inibire la nascita di un infelice non venga considerato omicidio, ma gesto di umana solidarietà. Colonna sogna una Nazione libera – almeno di recuperare il maltolto, e di amministrare equamente i suoi cittadini, senza favorire oligarchie di nessun ordine e grado.
Sarà difficile, ad Avignone Ratzinger non torna: a certi beni il Vaticano non rinuncerà mai.

Da leggere: è uno strumento di coscienza, e di lotta politica. Per la giustizia, e l'eguaglianza di tutti: anche di chi sostiene d'essere depositario unico della verità e della voce di Dio, senza averne titolo.

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Aldo Colonna (Roma, 1948), giornalista, critico cinematografico e scrittore italiano. Ha pubblicato poesie e racconti su “Nuovi Argomenti”, “Alfabeta” e “Paragone” e il saggio “Luigi Tenco. Vita breve e morte di un genio musicale” (Mondadori, 2002).

Aldo Colonna, “Catechismo anticlericale”, Castelvecchi, Roma 2008.
In calce, bibliografia minima.
Art Direction, Progetto grafico: Maurizio Ceccato.
Collana “Le Grandi Navi”, 19.

Gianfranco Franchi, Lankelot. Giugno 2008.

ISBN/EAN: 
9788876152283

Commenti

Olè.

"Quattro miliardi di euro l?anno. Così ripartiti: ?un miliardo dall?otto per mille, 650 milioni sotto forma di stipendi per 22mila insegnanti di Religione, 700 milioni sotto forma di convenzioni per scuola e sanità, circa quattro milioni per i grandi eventi (Giubileo, raduni religiosi), dai 400 ai 700 milioni di mancato introito provenienti dall?ICI non corrisposto, 500 milioni per esenzioni varie (IRAP, IRES), 600 milioni derivanti dal mancato gettito delle attività turistiche correlate a un flusso di pellegrini, da e per l?Italia, ogni anno di quaranta milioni d?anime (è proprio il caso di dirlo)? (pp. 30-31; sulle meravigliose libertà dell?ORP, Opera Romana Pellegrinaggi, cfr. pp. 37-39)".

Minchia! (scusate il francesismo). Non immaginavo in queste proporzioni

Mostruoso eh? Mostruoso...

"...che non è ammissibile che una posizione laica, quindi non estranea al cattolicesimo, venga considerata atea o nemica o ribelle".

Eh si, si fa leva sull'ignoranza dei più, nel farlo pesare alle coscienze del popolo. Li considerano - li vogliono far passare per - sofismi ma non lo sono affatto.

Pensiamoci ogni volta che vengono a fare la questua... (sacerdoti appena ordinati: salario euro 890 circa al mese. Nette)

"Colonna esige che si superi l?ostilità al profilattico, perché un figlio va desiderato e cresciuto con consapevolezza".

Soprattutto questo, visto anche le malattie trasmissibili attraverso il sesso. Questa dell'ostilità al profilattico è veramente una cosa fuori dal mondo. priva di senso.

Accordo pieno. Colonna rimarca il pericolo di morte che nessuno deve dimenticare...

5 - Ariminchia!

Dimenticavo. Secondo l'autore, nel Catechismo ci sono passi che ribadiscono la triste liceità delle "guerre giuste" e non solo. C'è qualcosa di poco ortodosso anche nei confronti della pena di morte (d'altra parte, Mastro Titta...).

Notizie che andrebbero verificate, ma non mi stupirebbe fossero vere.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica riassume accuratamente questa tradizione: "...Una volta esaurite tutte le possibilità di un pacifico accomodamento, non si potrà negare ai governi il diritto di una legittima difesa" (GS 79)

"Si devono considerare con rigore le strette condizioni che giustificano una legittima difesa con la forza militare. Tale decisione, per la sua gravità è sottomessa a rigorose condizioni di legittimità morale. Occorre contemporaneamente:

-Che il danno causato dall'aggressore alla nazione o ala comunità delle nazioni sia durevole, grave e certo.

-Che tutti gli altri mezzi per porvi fine si siano rivelati impraticabili o inefficaci.

-Che ci siano fondate condizioni di successo.

-Che il ricorso alle armi non provochi mali o disordini più gravi del male da eliminare. Nella valutazione di questa condizione ha un grandissimo peso la potenza dei moderni mezzi di distruzione. (2309)

Vere.

E vera anche la posizione sulla pena di morte.

Cfr. WIKI:
http://it.wikipedia.org/wiki/Pena_di_morte

Il Catechismo della Chiesa Cattolica (1997) parla della pena di morte all'interno della trattazione sul quinto comandamento, "Non uccidere", e più specificamente nel sottotitolo che tratta della legittima difesa.

In questo contesto dice (n. 2267):
« L'insegnamento tradizionale della Chiesa non esclude, supposto il pieno accertamento dell'identità e della responsabilità del colpevole, il ricorso alla pena di morte, quando questa fosse l'unica via praticabile per difendere efficacemente dall'aggressore ingiusto la vita di esseri umani.

Se, invece, i mezzi incruenti sono sufficienti per difendere dall'aggressore e per proteggere la sicurezza delle persone, l'autorità si limiterà a questi mezzi, poiché essi sono meglio rispondenti alle condizioni concrete del bene comune e sono più conformi alla dignità della persona umana.
Oggi, infatti, a seguito delle possibilità di cui lo Stato dispone per reprimere efficacemente il crimine rendendo inoffensivo colui che l'ha commesso, senza togliergli definitivamente la possibilità di redimersi, i casi di assoluta necessità di soppressione del reo sono ormai molto rari, se non addirittura praticamente inesistenti. »

(Giovanni Paolo II, enciclica Evangelium vitae, 56: AAS 87 (1995) 464)

Anche se non ho mai fatto mistero di rivendicare il mio essere cattolico (in un mondo che di fatto è sempre più materialista e ateo forse più per tigna che per intima convinzione), onestamente le uscite di Ruini, della CEI etc etc mi hanno sempre messo in profondo imbarazzo e disagio.
Pretese di chi forse capisce venir meno sempre più l'infuenza della religione sulle masse e, di fatto facendo del male alle stesse istituzioni ecclesiastiche, paradossalmente si affida a chi del messaggio religioso ne fa una veste puramente esteriore e strumentale.
Paradossi che mi sembrano tipicamente italiani più che vaticani.
Le osservazioni presenti nel libro non sono campate in aria e soprattutto su quelle inerenti le regalie economiche c'è poco da contestare.
Faccio presente però alcuni aspetti: la fine della DC, partito cuscinetto, con più anime, da quella più "laica" a quella rigorosamente confessionale, ha contribuito a creare questo stato di cose.
Ora non ci sono più filtri tra Vaticano e nuovi politici in cerca di legittimazione.
Il che è paradossale in un'Italia sempre più scristianizzata (ce lo vedete voi un Berlusconi devoto, con tutta quella pseudo-cultura della Milano da bere che in questi anni, con le sue televisioni, ha regalato agli italiani?)
Ho ricordato spesso De Gasperi e la cosidetta "Operazione Sturzo" del 1953.
Emblematica di come si possa essere intimamente religiosi ma nel contempo laici in politica.
Oggi questo non sarebbe possibile, ovviamente.
Ma basterebbe pensare ad un Scalfaro, sicuramente un cattolico integralista, anche bigotto, ma che in questi anni ha saputo dimostrarsi più laico di tanti "atei-devoti".
Lo dice la cronaca.
Però in queste diatribe laicità - non laicità va tenuto presente che i "toni" assumono una particolare importanza, proprio per non cadere in quegli equivoci indicati all'inizio della recensione.
Equivoci che, a mio avviso, sono proprio personaggi come Odifreddi ad alimentare col loro protagonismo, non certo "laico" ma di atei militanti.
Si vero, il personaggio (Odifreddi), che trovo sia il primo a dimenticarsi quella distinzione riportata nelle prime righe, non mi garba affatto, e non perchè sia "ateo" (mi pare che nei fatti la maggior parte di noi italiani lo sia), ma perchè ha dispensato e continua a dispensare affermazioni prive di fondamento.
Magari a tempo e luogo dirò la mia, ma in termini non superficiali.
In altre parole: le posizioni estremiste, siano esse confessionali o altrimenti "atee" presunte razionali, a mio avviso si alimentano le une con le altre.
Anche questa è cronaca dei nostri giorni, e mi pare nella recensione siano state ricordate.
In ogni caso la discussione porta lontano, non fosse altro che in Italia la religiosità, ammesso che sia sempre tale, si accompagna con situazioni paradossali.
Sarà il caso, a tempo e luogo, di approfondire.

Aspettiamo, Lupo. E' sempre un privilegio confrontarsi con te.
Grazie, intanto, per la condivisione delle tue riflessioni e delle tue visioni politiche. Da liberale autentico, come ti conosciamo.

APPREZZAMENTO - Poche ore prima, Berlusconi ha espresso un «ringraziamento» al Papa per «l'apprezzamento del nuovo clima in Italia con l'avvento della nostra parte politica» che rappresenta il Partito dei popoli europei e che «è per il Vaticano cosa molto apprezzabile». Il premier è intervenuto sugli schermi di Canale 5. «Noi siamo dalla parte della Chiesa - ha sottolineato il premier intervistato da Maurizio Belpietro- crediamo nei valori di solidarietà, giustizia, tolleranza, rispetto e amore dei più deboli. Siamo sullo stesso piano su cui opera la Chiesa da sempre». Berlusconi ha ripetuto he tra Stato e Chiesa «è possibile ogni dialogo su ogni argomento», nel rispetto reciproco. Questo, conclude, «è l'atteggiamento profondo del mio governo che non può che compiacere il Pontefice e la Chiesa».

FONTE: CORSERA.

che dici?

dico che per me uno stato laico va benissimo, niente teocrazia, niente strapotere,povertà, essenzialità, serietà. Accettare di ritornare minoranza, senza privilegi, senza garanzie, poco consenso, essere lievito nella pasta e sale della terra, senza prepotenze. Persone di pace, pur senza abiurare alle proprie convinzioni. Apertura al dialogo con tutti, pretendere rispetto ed essere disposti a darlo.
Forse sogno troppo. Alla mia età...

pieno accordo con te.

RISSA TRA MONACI
(IL GIORNALE)

Armeni contro greci-ortodossi per il posto in pole position davanti alla tomba di Gesù
Mariam ha 12 anni e si sente un''''eroina. Insieme alle compagne del collegio armeno ha messo in salvo lo stendardo della Madonna dalla furia dei monaci, avvinghiati come in un match di wrestling davanti all''''Edicola del Santo Sepolcro. E'''' mezzogiorno. Sullo spiazzo davanti alla chiesa più famosa della cristianità, sovrastata dal minareto della moschea di Omar, si parla solo della guerra santa per il diritto alla pole position davanti alla tomba di Gesù. I soldati israeliani hanno appena ammanettato due religiosi, un prete armeno e l''''avversario ortodosso con la tonaca nera e la lunga barba ispida come in una fiaba del russo Afanasiev. All''''interno della basilica, ancora addobbata per la festa armena della Croce, l''''aria è satura d''''incenso e il pavimento disseminato di pezzi di candele, carbone, pietre come dopo una manifestazione politica dispersa dalle cariche della polizia. "Ogni volta è la stessa storia" osserva Christian Manougian, 35 anni, originario di Yerevan, scendendo nella cripta di San Gregorio, la porzione del Santo Sepolcro che la legge ottomana del 1852, assegna agli armeni. Lo scorso anno, ammette, fu costretto a menare le mani: "I greci si sentono padroni. Siamo tutti cristiani ma ci combattiamo come fossimo ebrei e musulmani". Non c''''è pace in Città Santa. Don Matteo Crimella, studioso dell''''École biblique, era al Santo Sepolcro ieri mattina alle 11, quando la processione guidata dal patriarca Torkom Manoogian, con il piviale d''''oro d''''ordinanza, ha raggiunto l''Anastasi, l''''ultima dimora di Cristo prima della resurrezione. "La liturgia armena prevede che ogni 9 novembre il vescovo e i seminaristi portino il proprio frammento della croce al sepolcro" racconta don Matteo. Nel mese di settembre tocca a latini e ortodossi: il legno della reliquia è lo stesso, ma le tre principali confessioni cristiane che custodiscono i luoghi sacri lo venerano a turno. Secondo il diritto consuetudinario bisognerebbe celebrare una volta ciascuno, da anni però armeni e greci si battono come tifosi di calcio per la vittoria, la bandierina su un metro di terra in più: "Quando il corteo è arrivato davanti all''''edicola ha trovato un custode ortodosso impassibile. Non doveva essere lì durante la cerimonia. Invano padre George Hintlian gli ha urlato in inglese di andar via." La maggior parte dei monaci greci parla solo l''''idioma del Pelopennoso ma capisce bene l''''abc bellico, sfortunato esperanto di Terra Santa.
"Volevano provocarci" attacca padre Pakrat, diacono armeno con la dalmatica, la lunga veste rossa accompagnata dal cappuccio di raso nero. Nelle immagini televisive si vedono molti religiosi sfilarsi l''''abito talare per non essere identificati. Cronaca d''''una guerra annunciata, conferma Micky Rosenfeld, portavoce della polizia israeliana: "Sapevamo che sarebbe successo, era questione di tempo". Un anno fa, durante i preparativi per la messa di Natale, ortodossi e armeni si erano picchiati nella basilica della Natività, a Betlemme. Stavolta la polizia era preparata: 40 agenti e un reparto delle forze speciali.
Chi ha scagliato la prima pietra? L''''eterno dilemma mediorientale s''''infrange sulle mura antiche. "Stavamo protestando pacificamente per il nostro diritto a restare nella chiesa" spiega padre Serafim, un greco con la barba lunga e il cilindro nero. Mostra gli occhiali rotti da un pugno, icona tragica d''''una fede accecata.
"Sembrava di essere allo stadio - continua don Matteo Crimella -. I monaci che si lanciavano candele e incensieri, i pellegrini in fuga, la polizia israeliana affiancata dai militari armati di mitra. Uno spettacolo tristissimo in quello che dovrebbe essere il teatro simbolo dell''umanità". Yosef, falegname palestinese cristiano, un abitué della domenica mattina, si è ritrovato asserragliato con le figlie di 8 e 12 anni come durante l'intifada: "Ho visto un gruppo di armeni aggrapparsi ai capelli di un greco e strappargliene una ciocca". Sul pavimento a pochi metri dal sepolcro c'è un brandello di stoffa, un lembo di tonaca.
"E' sempre peggio, l'anno scorso a Betlemme c''''erano monaci con le pietre in tasca" ammette padre Ibrhaim Falts, parroco di Gerusalemme. Ieri si è combattuto con gli arredi sacri. Mariam e le amiche ripiegano lo stendardo e si fanno il segno della croce: la Messa, per ora, è finita.

"È fondamentale riscoprire il laicismo in un momento storico in cui la Chiesa non si rivela istituzione erga omnes, ma super partes o meglio über alles, soprattutto per quanto riguarda gli aspetti fiscali e la visibilità mediatica. E va dedicando eccessiva partecipazione ? le parole giuste sono ?chiara ingerenza? ? nella vita politica, sociale e culturale di una Nazione che ? è bene ricordarlo ? non è una teocrazia mascherata e non può accettare eccessive intromissioni vaticane in ogni frangente del dibattito civile, e non può tollerare la sottomissione (trasversale!) di troppi parlamentari ai diktat d?oltretevere."

"la Chiesa nega i funerali a Welby riservandoli a Pinochet".

> La Chiesa è, storicamente, vicina all'omicidio.
Mastro Titta nel mio cuore, e in quello di tutti i ROMANI.

http://it.wikipedia.org/wiki/Mastro_Titta
Chiesa BOIA.