Colagrande Paolo

Kammerspiel

Autore: 
Colagrande Paolo
In un imprecisato borgo opulente nel nord dell’Emilia Romagna vive Bisi, un giornalista precario che scrive saltuariamente sulla pagina culturale di un giornale di provincia e che  versa in uno stato cronico di indigenza economica. Il suo bancomat è perennemente in rosso e se non fosse per lo stipendio della moglie Emilia non saprebbe come fare fonte all’affitto e alle rette dell’asilo nido del piccolo Ale. E proprio mentre l’Emilia gli comunica di essere in attesa di un secondo figlio, la sua capo redattrice Alda gli annulla l’incarico di recensire la rappresentazione del Nabucco di Verdi, evento clou della stagione lirica nel bicentenario del teatro, a cui assisteranno tutte le autorità locali ed il Presidente della Repubblica. Nonostante la preparazione culturale penda largamente a favore del Bisi, l’evento viene affidato inspiegabilmente al collega Criscuolo sulla base di valutazioni che esulano dalla competenza sulla materia. Bisi non precipita nello sconforto nemmeno quando un commercialista kantiano gli rivela di aver notato nel suo stile un timbro marcatamente Kammerspiel con derive Biedermeier, il cui significato sfugge ad ogni possibile comprensione; né quando è chiamato a rispondere dinanzi al fisco dall’accusa di ignavo lassismo. In cerca di comprensione salirà sulla draga Regina d’Africa dell’amico Joe Martini, un cantante melodico che - ammaliato dalla seduzione fluviale - ha ormai voltato le spalle alla liturgia degli atti quotidiani.

Paolo Colagrande non inciampa alla prova del secondo romanzo, dopo aver vinto il Premio Campiello Opera Prima con “Fìdeg”. Anzi sembra qui imprimere un'ulteriore accelerazione alla sua scrittura umoristica e grottesca. La sua rappresentazione dissacrante e caricaturale della società moderna porta alla luce la necessità di raccontare l’esistere che è una maniera del tutto particolare di intendere la narrativa e di conferirle nuova vitalità.  

Dal contrasto tra i canoni dominanti dell’etica e dell’estetica e la feroce necessità di non piegarsi alla loro logica, nasce l’umorismo ed il sorriso scanzonato che caratterizzano “Kammerspiel”. La vicenda paradossale di quest’uomo, messo sotto accusa per il fatto di essere indigente, ci fa sentire soli in un universo disumano a cui è stato tolto tutto, anche il diritto di essere poveri.

Per Colagrande Il XXI secolo sarà uno scenario di “pazienti morti in mezzo ad un traffico dinamico di chirurghi eleganti che sorridono".  - Si ha come l'impressione che l'eccellenza del mezzo abbia ormai superato l'importanza del risultato. Disponiamo di strumenti straordinari, in tutti i campi, con un grado di sofisticazione così alto da far perdere di vista lo scopo per cui sono stati inventati: a un certo punto è come se lo strumento servisse principalmente a stimare l'abilità di chi lo usa, a gratificare l'operatore. La frase "L'operazione è riuscita, il paziente è morto" rappresenta bene questo passaggio.

Colagrande tenta ogni mezzo per dare consistenza al senso d’incomunicabilità che gli preme di esprimere attraverso pagine in cui la realtà appare imbiettata. Descrive con impietosa esattezza molte situazioni della società contemporanea, pervasa da un’atmosfera di perenne assurdità, con personaggi accomunati dallo stesso disgusto mascherato da una ridanciana disinvoltura, riuscendo a superare l’intrinseco orrore a forza di comprensione umana e di trascendente umorismo. La sua narrazione prende le mosse dalla vita, dall’ombra angosciante dell’incomprensione che di fatto prevale sulla descrizione dei luoghi di una provincia emiliana, impregnati da un senso della fine che li annulla nel momento stesso in cui vengono evocati.  Da lì poi divaga sovente attraversando i vasti territori della digressione, dove il racconto trova ulteriore linfa per la propria sostanza vitale, per offrirci infine un binario su cui allinearsi per non lasciarsi corrodere dalla ruggine dei pensieri facili, un pertugio da cui è ancora possibile evadere dai miasmi della quotidianità.       

“Kammerspiel” ha una struttura linguistica demotica ma ricca di riferimenti, padrona di contaminazioni dialettali non casuali ma fortemente controllate, che ti seduce con naturalezza e ti avvince, pagina dopo pagina, con schiettezza. 
 
Gian Paolo Grattarola
  
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE : 
 
Paolo Colagrande – Kammerspiel - Alet Edizioni, 2008 
 
Paolo Colagrande è nato a Piacenza nel 1960, dove vive. Ha vinto nel 2007 il Premio Campiello Opera Prima  con “Fideg” (Alet edizioni). Scrive racconti su “Panta” e “Linus”. E’ tra i fondatori della rivista “L’accalappiacani” e collabora con Tuttolibri, inserto settimanale de “ La Stampa ”.

COLAGRANDE  in LANKELOT

 
ISBN/EAN: 
9788875201005

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