Paolo Colagrande non inciampa alla prova del secondo romanzo, dopo aver vinto il Premio Campiello Opera Prima con “Fìdeg”. Anzi sembra qui imprimere un'ulteriore accelerazione alla sua scrittura umoristica e grottesca. La sua rappresentazione dissacrante e caricaturale della società moderna porta alla luce la necessità di raccontare l’esistere che è una maniera del tutto particolare di intendere la narrativa e di conferirle nuova vitalità.
Dal contrasto tra i canoni dominanti dell’etica e dell’estetica e la feroce necessità di non piegarsi alla loro logica, nasce l’umorismo ed il sorriso scanzonato che caratterizzano “Kammerspiel”. La vicenda paradossale di quest’uomo, messo sotto accusa per il fatto di essere indigente, ci fa sentire soli in un universo disumano a cui è stato tolto tutto, anche il diritto di essere poveri.
Per Colagrande Il XXI secolo sarà uno scenario di “pazienti morti in mezzo ad un traffico dinamico di chirurghi eleganti che sorridono". - Si ha come l'impressione che l'eccellenza del mezzo abbia ormai superato l'importanza del risultato. Disponiamo di strumenti straordinari, in tutti i campi, con un grado di sofisticazione così alto da far perdere di vista lo scopo per cui sono stati inventati: a un certo punto è come se lo strumento servisse principalmente a stimare l'abilità di chi lo usa, a gratificare l'operatore. La frase "L'operazione è riuscita, il paziente è morto" rappresenta bene questo passaggio.
Colagrande tenta ogni mezzo per dare consistenza al senso d’incomunicabilità che gli preme di esprimere attraverso pagine in cui la realtà appare imbiettata. Descrive con impietosa esattezza molte situazioni della società contemporanea, pervasa da un’atmosfera di perenne assurdità, con personaggi accomunati dallo stesso disgusto mascherato da una ridanciana disinvoltura, riuscendo a superare l’intrinseco orrore a forza di comprensione umana e di trascendente umorismo. La sua narrazione prende le mosse dalla vita, dall’ombra angosciante dell’incomprensione che di fatto prevale sulla descrizione dei luoghi di una provincia emiliana, impregnati da un senso della fine che li annulla nel momento stesso in cui vengono evocati. Da lì poi divaga sovente attraversando i vasti territori della digressione, dove il racconto trova ulteriore linfa per la propria sostanza vitale, per offrirci infine un binario su cui allinearsi per non lasciarsi corrodere dalla ruggine dei pensieri facili, un pertugio da cui è ancora possibile evadere dai miasmi della quotidianità.
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nuovo libro del Colagrande!
a cura di gpg - in calce link all'opera prima
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