Secondo della trilogia autobiografica iniziata con “Infanzia” e terminata con “Vergogna”, “Gioventù” è un vero e proprio romanzo di formazione, in cui l'intera narrazione ruota attorno alla ricerca dell'identità. Il protagonista è allora lo specchio in cui l'autore riflette sé stesso, raccontandosi a distanza di anni e facendo di queste righe, il luogo in cui condensare la propria esperienza personale e di uomo e di scrittore, giacché risulta innegabile la doppia valenza di quello che in quarta di copertina definiscono come un “percorso di apprendistato” sia sul piano esistenziale, sia su quello letterario.Si parte dall'ostinata volontà d'indipendenza anzitutto dalla famiglia, che postula la convinzione secondo la quale “ogni uomo è un'isola”. Il desiderio maggiore è quello di dimostrare di non aver bisogno dei genitori, per questo il nostro si barcamena tra studio e lavoro, teso a liberarsi delle attenzioni ossessive della madre, al cui amore reagisce per tutta la vita con freddezza, opponendo resistenza alle sue coccole anche attraverso una distanza sempre crescente. Cosicché abitare sotto tetti differenti, finisce col non bastare e, complice la drammatica situazione politica del Sudafrica verso la fine degli anni Cinquanta, dilaniato dal razzismo e da leggi volte alla segregazione dei neri, prende piede l'idea di emigrare, diventando addirittura un'urgenza. Perché la patria con le sue contraddizioni e con quel marchio di afrikaner grava come un giogo insopportabile che tarpa le ali ad ogni sogno. Perché “ci sono solo due, forse tre posti al mondo, in cui si può vivere con la massima intensità: Londra, Parigi, forse Vienna”. E allora per quale motivo rinunciare? La meta è Londra, benché John riconosca la superiorità della capitale francese. Ma in Inghilterra, conta di avere meno difficoltà di adattamento e soprattutto spera di respirare l'aria del grande romanzo Ottocentesco.
Attirato dai simboli arcani della matematica e dalla purezza dei numeri, consegue la sua brava laurea per poi lasciare Città del Capo e dedicarsi all'arte, innamorato com'è di Eliot e di Pound, che ritiene i massimi maestri, poiché capaci di rivitalizzare la poesia anglo-americana, restituendole la stringatezza del francese. La sua vera aspirazione, infatti, è scrivere. È cercare di “trasformare il fardello dell'infelicità in qualcosa cui valga la pena dedicare tempo ed energie”. In quest'ottica, quindi, l'impiego all'IBM è solo un escamotage per far fronte alle occorrenze di ordine pratico. Sull'esempio di Kafka, Stevens e dello stesso Eliot, “sceglie di indossare un completo nero, di indossarlo come una camicia che gli brucia le carni, senza sfruttare nessuno, senza imbrogliare nessuno, pagando a modo suo”. Tuttavia lo scontro con la realtà è violento e ben presto il grigiore della routine da impiegatuccio, arriva a logorarlo facendolo schiavo di “un'angoscia che diventerà abituale, cronica addirittura”. Il peso del fallimento si abbatte sulle ambizioni letterarie e pure la sfera sentimentale è un rovinoso precipitare in “abissi di freddezza, insensibilità, villania”. John si concede di sperimentare, adducendo come giustificazione la necessità di fare esperienza, alla stregua dell'ormai consunto archetipo dell'artista dall'esistenza intensa e sregolata. Ciononostante, questo suo atteggiamento non zittisce i sensi di colpa che gli rodono dentro e che blandisce cercando di fuggire le verità spiacevoli, rinnovando dentro di sé quel patto che è pronto a stringere con le donne della sua vita e secondo cui “se lo tratteranno come un mistero, lui le tratterà come un enigma”.
Ne deriva, comunque, uno stato di totale prostrazione, per effetto del quale ammazzare il tempo arriva a costituire il solo imperativo categorico cui si è in grado di assolvere. La gioventù, pertanto, sembra rivelarsi un'età di brucianti illusioni, alimentate da tutti i logoranti dubbi del protagonista. Il mondo suo interiore, permeato sulle letture impegnate e sul cinema d'autore (con riferimento tra gli altri al Vangelo secondo Matteo, di Pasolini), cozza con la meschinità dei meccanismi che regolano la civiltà degli adulti. Tanto da restare sconcertato dal “filisteismo del ceto medio inglese” e dallo scarso spessore di gente i cui unici interessi sono le automobili e il prezzo delle case. Tanto da doversi ricredere finanche sull'Europa a cui guardava con tanta ammirazione, e che invece scopre mercenaria e sempre più invischiata nelle trame della Guerra Fredda. “Il Sudafrica, allora, è una ferita dentro di lui” e non smette di sanguinare. Come non smette di divorarlo il suo stesso orgoglio che lo umilia, impedendogli di accettare il fallimento e anzi spingendolo a perseguire l'inarrivabile gratificazione dell'eccellenza, l'estenuante ricerca della perfezione che è meta ridicolmente infantile. Perché se diventare adulti significa imparare a conoscere, accettare e poi arginare i propri limiti, lui è ancora troppo lontano dal cessare di essere un bambino.
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
John Maxwell Coetzee (Città del Capo, 9 febbraio 1940) è uno dei maggiori scrittori e saggisti sudafricani. Premio Nobel per la letteratura nel 2003.
John Maxwell Coetzee, “Gioventù”, Einaudi, Torino, 2004
Traduzione di Franca Cavagnoli
Titolo originale: Youth
Pp: 173
Approfondimento in rete: Intervista / scheda Einaudi
Coetzee in Lankelot: qui
Angela Migliore, marzo 2010
A Simone.
Commenti
[coetzee, gioventù] nuovo
[coetzee, gioventù] nuovo articolo di Angela! (mancano i tag "letteratura inglese" e "letteratura sudafricana")
Intro: "Secondo della trilogia autobiografica iniziata con “Infanzia” e terminata con “Vergogna”, “Gioventù” è un vero e proprio romanzo di formazione, in cui l'intera narrazione ruota attorno alla ricerca dell'identità."
buona lettura
[Coetzee] Li aggiungo subito!
[Coetzee] Li aggiungo subito!
[Coetzee]di Coetzee ho
[Coetzee]di Coetzee ho sentito parlare proprio da Simone e in effetti sta tra quelli che vorrei leggere. Bella questa pagina, anche per il discorso dei problemi sudafricani.
[Coetzee] E' un regalo di
[Coetzee] E' un regalo di Simone, infatti. E anche i precedenti libri di Coetzee (Il maestro di Pietroburgo e La vita degli animali) li ho letti su sua segnalazione.
[Coetzee] quando Simone ci
[Coetzee] quando Simone ci regalerà anche un nuovo articolo saremo tutti molto entusiasti:). Intanto, questi suoi semi germogliano per bene. Sul fronte Paasilinna adesso siamo molto più preparati;)
Grazie Angela, altra preziosa scheda.
[Coetzee] D'accordissimo.
[Coetzee] D'accordissimo. Aspettiamo pagine nuove a firma Buttazzi e nel frattempo coltiviamo i suoi suggerimenti di lettura :)
Grazie a te, sempre.