Coe Jonathan

La casa del sonno

Autore: 
Coe Jonathan

L’ultima pagina si ricongiunge alle altre già lette, la copertina ritorna a custodire, intatto, il suo prezioso tesoro. Il libro, chiuso, ingoia l’odore buono di stampa e le mani devote assaporano la porosità della carta quasi a voler lasciare una carezza di gratitudine. “La casa del sonno”, riprende il posto lasciato vuoto sullo scaffale, ma il suo titolo magnetizza ancora la mente stregata, ammaliata, completamente conquistata dal genio che pervade l’intero romanzo assolutamente perfetto nel suo gioco ad incastro in cui personaggi, luoghi ed avvenimenti si intrecciano in una simmetria quasi diabolica. La nota in apertura avverte del duplice binario attraverso il quale si snoda la narrazione capace di altalenare tra passato e presente mantenendo intatto il suo ritmo, col lettore smarrito eppure avvinto che, riga dopo riga, arriva a percepire la grandezza dell’architettura su cui si fonda l’opera di Coe. “Volevo che il lettore si sentisse spaesato, non proprio perso, ma che provasse un senso di disagio, che non sapesse esattamente dove collocare gli eventi o quale fosse l'identità dei personaggi. Il senso di disorientamento che si prova nella fase tra il sonno e la veglia è la condizione in cui vivono molti dei miei personaggi. Si trovano anche in uno stato di confusione emotiva e non hanno ancora scoperto qual è il loro posto nella vita, non hanno ancora trovato la loro strada”.

Il sonno, dunque, si pone contemporaneamente come strumento atto a giustificare la non linearità del romanzo e come metafora dello stato di nebulosa precarietà che coinvolge i suoi protagonisti ripercuotendosi poi, di riflesso, sui lettori. Tuttavia non sono mancate interpretazioni secondo le quali l’autore avesse voluto attribuire al sonno valore di metafora anche sul piano politico con implicito riferimento “all'Inghilterra degli anni novanta che, dopo aver attraversato il periodo thatcheriano, un incubo per molti, si ritrova in quello spazio indeterminato che separa il sonno dalla veglia, ancora incerta se svegliarsi o continuare a dormire”. In quest’ottica, pertanto, Ashdown, prima dormitorio per studenti e poi clinica per la cura dei disturbi del sonno, appare il ritratto della recente storia inglese: all’inizio del libro gotica struttura fatiscente a picco sul mare, trasfigurazione della situazione politica degli anni settanta, poi rimessa a nuovo, almeno superficialmente e dotata di un’apparente immagine di efficienza, ma gestita da un tiranno, dichiarato ammiratore della Margaret signora di ferro, che, contrariamente a quanto affermava Nicolas de Chamfort, secondo il quale la vita è un male a cui il sonno dà sollievo, concepisce la necessità di dormire come la più diffusa malattia che affligge l’umanità. Il rapporto conflittuale con il sonno, del resto, costituisce caratteristica fondante di tutti i personaggi del libro, non solo di Gregory, che nella metafora di natura politica veste i panni del tiranno; ed è proprio questo rapporto conflittuale a rappresentare il nodo della narrazione verso cui i loro destini convergono intrecciandosi.
Ajatasatru disse: «Quando un uomo si addormenta così, la persona fatta di coscienza raccoglie la coscienza di tutti i sensi e si ritira nello spazio all’interno del cuore. Quando i sensi sono così trattenuti si dice che l’uomo è addormentato. Allora il respiro è trattenuto. La voce è trattenuta. L’occhio è trattenuto. L’orecchio è trattenuto. La mente è trattenuta. Quando si addormenta, questi mondi sono suoi. Allora diventa un grande re, portando con sé la sua gente, si muove a proprio piacimento nel suo regno, così la persona fatta di coscienza, portando con sé i sensi, si muove a proprio piacimento nel corpo. Quando si entra nel sonno profondo, in cui non c’è più coscienza di nulla, la persona fatta di coscienza esce attraverso i 72.000 canali che dal cuore conducono al pericardio e ivi si riposa. Si riposa come un giovane, o come un grande re, o come un bramino che ha raggiunto il culmine della beatitudine. Come un ragno secerne la sua tela, come le scintille sprizzano dal fuoco, così da questo Sé emergono tutti i soffi vitali, tutti i mondi, tutti gli déi, tutti gli esseri. Il suo significato mistico è “la Realtà della Realtà”. In verità, i soffi vitali sono la realtà. Esso è la loro Realtà.» (Brihad-Aranyaka Upanishad).
Coe trasmette tutto il fascino della tematica del sonno e se ne serve come espediente per disseminare tra le sue pagine frammenti di storie che lega, poi, impeccabilmente mediante la meticolosa lucidità del suo scrivere, con i capitoli riottosi a riconoscere il proprio epilogo nel consueto punto e che sfumano quindi semplicemente stemperando l’inchiostro per lasciare sulle labbra del lettore la parola che ritroverà come iniziale nel successivo. Sarah, Terry, Gregory: vere e proprie icone viventi dei mille diversi volti del sonno. Robert, Veronica, Ruby: riflessi dolorosi e distorti di queste immagini sofferenti e pulsanti di vita, risucchiati, tutti, nel vortice del collegio universitario di Ashdown, crocevia di equilibri precari, snodo di esistenze intrappolate in un continuo dormiveglia che non conosce tregua, capace di porsi come lo scenario dell’intera vicenda in cui i destini degli studenti protagonisti si fondono, dando consistenza all’intricato corpus del romanzo.
In questa chiave, pertanto, la narcolessia, il sonniloquio, il desiderio insaziabile di dormire il più possibile per non distaccarsi dai propri sogni costretti a svanire al cospetto della realtà, la perversa mania di spiare e violare il sonno altrui ed infine l’ossessione di non perdere un solo minuto di vita dormendo, atteggiamenti, questi ultimi, presentatici attraverso i vari protagonisti del libro, risultano, gli straordinari tasselli di un mosaico che non conosce crepe e non teme di perdersi, come ombra, per troppa luce o per troppa oscurità. Perché “La casa del sonno” è capolavoro, è genio, è gioia di veder alimentata la speranza di una Letteratura contemporanea realmente degna di tale classificazione, carta pregna d’arte intelligente e libera, che non si vende alla banalità e al grigiore dei nostri tempi.
 
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
 
Jonathan Coe (Birmingham, 1961), musicista, giornalista, critico letterario, biografo e scrittore britannico. Ha studiato nel Trinity College di Cambridge e si è laureato presso la Warwick University, dove ha insegnato Poesia Inglese. “Donna per caso” è stato il suo primo romanzo.
Jonathan Coe, “La casa del sonno”, Feltrinelli, Milano 2004. 
Traduzione di Domenico Scarpa.
Prima edizione: “The house of sleep”, 1997.
 
Approfondimento in rete: intervista a Jonathan Coe.
 
COE in LANKELOT:
 


 
 
Angela Migliore, febbraio 2005
Originariamente apparso su Lankelot.com
 
 

ISBN/EAN: 
8807015374

Commenti

Coe è il migliore narratore contemporaneo, almeno tra quelli che ho letto io.
La casa del sonno mi ha letteralmente rapito e incantato.
Molto interessante la tua recensione.

Quanto ho amato questo libro, e quanto ne ho parlato. E' uno di quei romanzi che valgono come segno di riconoscimento tra lettori. Lettori forti, dico, negli anni Novanta. Su Coe aggiungerò qualcosa alle vecchie recensioni, nei prossimi mesi. Grazie intanto per queste pagine;).

"La narcolessia, il sonniloquio, il desiderio insaziabile di dormire il più possibile per non distaccarsi dai propri sogni costretti a svanire al cospetto della realtà, la perversa mania di spiare e violare il sonno altrui ed infine l?ossessione di non perdere un solo minuto di vita dormendo, atteggiamenti, questi ultimi, presentatici attraverso i vari protagonisti del libro, risultano, gli straordinari tasselli di un mosaico che non conosce crepe e non teme di perdersi, come ombra, per troppa luce o per troppa oscurità".

Devo ringraziarti, Franco, perché l'ho scoperto grazie a te e alle recensioni su Lankelot.

Franco
Anch'io ho amato tantissimo questo libro e devo a te l'averlo conosciuto, tocca a me ringraziare, quindi!
Antonio
Non so se Coe sia il migliore, ma l'architettura di questo romanzo non può che lasciare ammirati.

Architettura del romanzo.
Mmm. 2006, architettura, romanzo. Kundera, "L'arte del romanzo": da restituire alla luce.

:) Tocca a Kundera, sì.

Ecco, ero rimasta ben impressionata dalla Banda dei brocchi, impressione appena appannata dalla sua continuazione non altrettanto splendida di Circolo chiuso. Però mi ero riproposta di cercare e leggere La casa del sonno e non posso, dopo aver letto la tua recensione, che adempiere all'impegno :)

A me mancano tutti gli altri, Ilde.
"La casa del sonno" mi è piaciuto così tanto, che temo di restare delusa.

Cara Angela, l'ho finito ieri sera. Devo dirti due cose. Tu scrivi che il "gioco a incastro" di personaggi, spazi e tempi è perfetto. E questo è il limite che io avevo riscontrato nella continuazione della Banda dei Brocchi, condotta più o meno nello stesso stile "su e giù nel tempo". Può essere una questione di gusto, ma a me un romanzo dove tutto "si chiude" alla perfezione (i cattivi sono puniti, i buoni premiati, i misteri svelati ecc.) non fa pensare alla realtà, che lascia aperte e irrisolte miriadi di questioni. La prima parte del romanzo è molto avvincente, poi a me sembra che l'autore si faccia prendere la mano dal bisogno di spiegare. Comunque l'ho apprezzato. La seconda cosa è che ti invito senz'altro a leggere La banda dei brocchi e Circolo chiuso, non ne resterai delusa. Naturalmente la tua disamina dei contenuti del romanzo è ottima e Coe un autore comunque da conoscere.

Francamente Coe nel panorama contemporaneo, perlomeno di quello mainstrean è una spanna superiore a tutti o quasi. Di quelli che ho letto, ovvio. E' veramente un narratore, abile ed incredibile. Benché i rilievi di Ilde sono puntuali e comprensibili, io per esempio ho apprezzato tantissimo Il circolo chiuso, e magari lo posterò a breve. Mi rendo conto che magari è mera faccenda di gusto, il mio apprezzamento, ma la Letteratura è anche gusto personale, talvolta. Credo almeno.