Cocuzza Giovanni

Riviera dello sguardo

Autore: 
Cocuzza Giovanni

Lo sguardo, la preghiera e il silenzio sono gli elementi con i quali si cimenta la ricerca poetica di Giovanni Cocuzza. La sua poesia è un andare paziente sulla strada del pensiero, uno stare sulla terra che tiene conto delle oscillazioni dell’anima e dei suoi disordini. Il poeta scava nell’essenza dell’esilio umano. Scopre nella contemplazione del mistero della vita il buio della terra che si addensa dentro i cuori perché è tramontata la meraviglia dell’amore condiviso. Con Riviera dello sguardo (Book editore, pagine 80, euro 12,50) Giovanni Cocuzza compie un viaggio intorno all’uomo e alla sua vita che "sprofonda negli abissi dell’incomprensione".

Non siamo più in grado di pronunciare parole che toccano il cuore e la mente. Camminiamo per perderci nell’esilio di un egoismo, piuttosto che tenderci la mano per pensare a un’unica salvezza. Cocuzza scrive versi perché ha ancora fiducia nella vita “che è poi giungere/ al cuore/ dell’Altro”.
La sua voce è chiara quando si rivolge al suo simile come l’Altro di cui ognuno di noi ha bisogno per attraversare con dignità l’esistenza.
Dentro i giorni prigionieri il buio della terra si fa più cupo e nessuno sembra più interessato alle epifanie della cultura del dono. Ci siamo persi sulla strada dell’egoismo e dell’indifferenza, “l’amata lingua della rivelazione” è scomoda perché riporterebbe le nostre anime sulla strada dell’innocenza e della gioia.
Il poeta avverte la necessità del nome, l’urgenza di riscoprire la luce dei volti, la pazienza di abbracciare il cuore segreto delle parole nell’ascolto del silenzio.
Non possiamo continuare a navigare a vista in questi tempi incerti. Abbiamo l’obbligo di essere fedeli alla memoria per scoprire un barlume di essere in questa stagione di passi lenti. “Ci sono immagini, nella memoria,/ che restano miracolosamente/ vive -/ al di là degli oceani di silenzio/ e del dolore -/ anche se mute/ e solitarie/ risuonano le canzoni/ di coloro che non hanno patria/ né più parole,/ ma ricordo./ Eppure,/ di lume in lume,/ al gelo d’ogni eremitaggio,/ l’oscurità del viaggio è dono, augurio/ di letizia che sbreccia/ frontiere”.

La parola poetica di Giovanni Cocuzza è di quelle rare che sanno toccare il cuore e la mente. Parole che si ha paura di pronunciare nell’era dell’incomunicabilità di massa. Il poeta, controcorrente, affida i suoi messaggi non all’impersonale brevità di un sms, ma alla voce interiore del silenzio, che sebbene non abbia amici è sempre in ascolto. Cocuzza avvolge le parole nella calma del silenzio. Soltanto la sua contemplazione potrà donare risvegli rari e preziosi nella civiltà frastornata dai rumori.

Bisogna avere il coraggio di credere nell’ascolto del silenzio che ci ascolta( “Ma qui, sul corpo muto/ delle parole, dov’è nata la festa/ che ci addolcì gli anni,/ rivive solo la strada/ e non il tuo/ ritorno./ Ancora il silenzio/ guada la polvere dei giorni, che arrossì sull’acqua/ del tramonto, ancora il vento/ scuote la barca dei sogni/ per restituirli nudi/ al pianto”).
Osare verso questo “confine indicibile” è l’unico modo per ristabilire le regole fondamentali della cura e dell’attenzione.Ma soprattutto è la via giusta per non perdere del tutto la speranza e la fiducia nella vita, che è sempre e comunque giungere al cuore dell’Altro.

Edizione esaminata

Giovanni Cocuzza, “Riviera dello sguardo”, Book editore, Ro Ferrarese, 2010 .

(Nicola Vacca, anteprima per Lankelot. Questa recensione uscirà mercoledì 29 settembre su Linea quotidiano nella rubrica Nel verso giusto).

ISBN/EAN: 
978-88-7232-649-7

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